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La rischiosa reintroduzione dei nomi inventati.

di Thomas Benedikter*

La polemica sui cartelli non bilingui forse servirà da molla per far chiarezza legale portando il Consiglio provinciale all’approvazione di una nuova disciplina. Ma sicuramente l’offensiva in corso per bilinguizzare i cartelli non mancherà di provocare irritazione fra la popolazione di lingua tedesca. Questa, nel caso dei cartelli dell’AVS, non vede tale intento come applicazione legittima del principio di parità delle lingue, principio valido e in generale accettato per la segnaletica ufficiale della Provincia, ma come estensione geografica in profondità di uno scempio nei confronti del patrimonio culturale di toponimi storici. I sentieri di montagna finora rappresentavano una specie di zona protetta dai nomi inventati di sana pianta da Tolomei. Per decenni i cartelli monolingui dell’AVS non avevano dato fastidio né avevano creato danni a turisti. Si immagini il nuovo rancore che susciterà l’estensione del “prontuario” a tutto il paesaggio alpino, come voluto dal ministro Fitto, si immagini la delusione fra alpinisti, e non solo fra i 40.000 iscritti dell’AVS, nel vedere il CAI a voler imporre l’estensione dei nomi di Tolomei, e a rifiutare le proposte di compromesso dell’AVS, disponibile ad aggiungere sui cartelli le indicazioni tecnico-geografiche (malga, valle, rio ecc.). La promulgazione, nel 1923 e 1940, degli 8.000 nomi inventati da Tolomei, da parte dei sudtirolesi è sempre ricordata come uno stravolgimento del carattere culturale del territorio cresciuto nella storia, parte del tentativo fascista di riscrivere la storia della provincia. Sicuramente la responsabilità politica principale ricade sulla maggioranza politica nel Consiglio che non ha ancora saputo regolamentare la toponomastica in base a valori democratici e antifascisti, in accordo con le relative convenzioni dell’ONU e con lo statuto di autonomia, chiarendo che bilinguismo non significa necessariamente bi-nomismo. Rendere i cartelli dei sentieri comprensibili a tutti non richiede necessariamente accettare e rivalutare 4.000 nomi del prontuario tolomeiano, ma aggiungere i termini geografici-tecnici ai toponomi originali tedeschi e ladini. Anche in altre parti d’Italia il patrimonio culturale dei toponimi delle minoranze, dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, è rimasto intatto oppure è stato ripristinato. L’insistenza del mondo politico italiano nella preservazione e perfino estensione dell’applicazione pubblica dei nomi tolomeiani non solo rischia di danneggiare la convivenza fra i gruppi, ma in fin dei conti fa anche a pugni con ogni seria elaborazione della storia della nostra provincia in chiave democratica.

*) Thomas Benedikter è ricercatore a Bolzano, autore di «Autonomien der Welt» (ATHESIA, Bolzano 2007) e «The World’s Working Regional Autonomies» (ANTHEM, Londra/Nuova Delhi 2007).
Kohäsion+Inklusion Ortsnamen Politik Recht | | Thomas Benedikter | | Aoûta-Aosta Südtirol/o | AVS CAI UNGEGN | Italiano

17 replies on “La rischiosa reintroduzione dei nomi inventati.”

L’articolo è molto equilibrato e mi sento di condividerlo.
L’AVS però non sempre è un esempio di compromesso, come vuol far credere in questi giorni: da noi ha pensato bene di tralasciare i toponimi Postal e Gargazzone, che sono notoriamente storici, a favore di cartelli monolingui. Per carità , non sarò certo io a farne una questione di principio, però se proprio si vuole cavalcare l’argomento dei nomi storici come „patrimonio culturale della provincia“, allora credo che andrebbero evitate queste epurazioni.

L’AVS ha fatto degli errori anche gravi (!) che all’epoca avevo immediatamente criticato. Penso che Thomas Benedikter si riferisca al compromesso successivo all’applicazione dei nuovi segnavia (nei quali, appunto, sia le informazioni tecniche che molti nomi storici italiani e ladini erano stati epurati). L’AVS infatti ha riconosciuto (o almeno è stato costretto a riconoscere) gli eccessi ed ha accettato di sostituire i cartelli incriminati — mentre ovviamente non ha potuto accettare la richiesta «massimalista» del CAI di una reitalianizzazione totale secondo la bibbia di Tolomei.

Nulla da eccepire, come sempre.
Un’ultima curiosità : il testo sopra dice che la toponomastica di montagna era stata un’oasi di tranquillità  e per decenni aveva conservato i nomi storici. A che periodo si riferisce? Non è irrilevante perchè molti usano proprio questo argomento: „Perchè togliere dei nomi che stanno lì da 90 anni?“
Se i cartelli bilingui risalgono a pochi anni fa o in gran parte non ci son mai stati, allora la polemica sarebbe evidentemente pretestuosa e si sgonfierebbe.

premetto che non sono un südtirolese, come ex studente di germanistica conosco abbastanza bene la storia di questa regione tanto da auspicare non solo a una salvaguardia dell’unicità  dei toponimi dei sentieri di montagna in lingua tedesca (e/o ladina), ma, la dove è possibile sarebbe giusto epurare gli stessi nomi dei centri a maggiore presenza tedescofona da quelle false invenzioni in italiano opera del tolomei. Se esiste un revisionismo storico questo dovrebbe riguardare anche l’imposizione assurda di stampo fascista. Un po‘ come in Belgio, Gent…resta Gent… Brugge resta brugge, almeno in loco. Non si tratta di negare qualcosa a qualcuno, ma di un rispetto della storia e delle tradizioni locali.

Perchè i toscani sono spettatori esterni ed hanno un punto di vista più distaccato… se foste nati a Bolzano e avreste letto sempre solo l’Alto-Adige, la polemica sui toponimi fascisti la percepireste come un attacco diretto al vostro diritto all’esistenza.
Paradossalmente, infatti, pare che alcuni settori della comunità  italiana abbiano interiorizzato la logica del „sangue e suolo“, che attribuiscono intenzionalmente ai loro diretti „avversari“ e che quindi cerchino la loro legittimazione in queste pagliacciate dei nomi e dei monumenti fascisti: ogni volta che essi vengono attaccati, questi signori sentono attaccato il loro diritto a vivere quì.

@fabivS

„Un’ultima curiosità : il testo sopra dice che la toponomastica di montagna era stata un’oasi di tranquillità  e per decenni aveva conservato i nomi storici. A che periodo si riferisce?“

In sostanza molte sezioni dell’AVS hanno sempre usato solo i nomi storici. Parlo anche di vallate intere. Come nel caso dei cartelli più recenti (quelli incriminati) l’associazione non ha dato direttive, ma ha lasciato che decidessero le sezioni secondo la loro sensibilità  (o insensibilità ). In ogni caso ci sono molti posti in cui sin dalla mia infanzia (circa 20-25 anni fa) ricordo solamente cartelli con la toponomastica monolingue, cosa che evidentemente non ha mai disturbato nessuno. Ecco perché parlo di „reitalianizzazione“. Coloro che difendono Tolomei affermano spesso che qui la toponomastica fascista si è affermata, perché non fu abolita nell’immediato dopoguerra (come ad Aosta), e quindi dobbiamo tenercela. Ammesso che si condivida questa logica, sicuramente non può valere per molti, moltissimi toponimi di montagna. Sarebbe come reintrodurre oggi i nomi fascisti ad Aosta.

Stupendo modo di argomentare! Succo: le cose funzionano finché qualcuno non si accorge di come funzionano. La „reitalianizzazione“ (sic) è frutto di un atto di distrazione mancata. :)

Das ist die gleiche Argumentation wie die von Benedikter. Aber:

1. war und ist der AVS nicht zur Zweinamigkeit verpflichtet, solange er ehrenamtlich und für seine Mitglieder Schilder aufstellt. Das sieht auch die Staatsanwaltschaft so.

2. glaube ich nicht, dass Zigtausende Italiener über Jahrzehnte blind oder abgelenkt waren. Es war ihnen einfach wurscht, bzw. sie haben es akzeptiert.

Il punto 1 è vero (posto che non facciano ricorso a finanziamenti pubblici). Ma questo poi rende ancora più evidente il bisogno di una legge, posto che il punto 2 non sia sufficiente per fare accettare le cose cosi come sono. Ed è proprio quello che é successo.

Irgendwie habe ich vom letzten Jahr, als dieselbe Polemik ein Sommerloch zu stopfen hatte, einen anderen gadilu in Erinnerung. Was ist passiert?

Ach, die geistig Schwachen lassen sich leicht beeinflussen, da brauchts nur einen „Anonym“ oder einen „Hansi“ und schon kippen sie um.

Gewohnheit und „Ablenkung“ (Nichtwahrnehmung eines Rechts über längere Zeit) sind durchaus Kategorien, die die Rechtsprechung kennt, vergleiche die Ersitzung eines Privateigentums. Wenn der AVS in vielen Ortschaften seit 20-30 Jahren so beschildert könnte man auch sagen, dass sich das etabliert hat. Egal ob das juristisch anerkannt wird oder nicht kann man mit dieser Gewohnheit oder Ersitzung eines Rechts die Irritation vieler erklären, die jetzt keine zweite Italianisierung wünschen/akzeptieren.

Das möchte ich noch ein bisschen genauer ausführen: Wenn es darum gehen würde, die substanzielle Zweinamigkeit auf den Landes- und Staatsstraßen beizubehalten, wären wahrscheinlich nur wenige dagegen, obwohl auch davon viele Flurnamen betroffen wären. Inhaltlich geht es ja um dieselben Tolomei-Namen; aber es gibt in der Bewertung und im Rechtsempfinden der Menschen einen wesentlichen Unterschied zwischen der Beibehaltung eines Zustandes, auch wenn man ihn als Unrecht empfindet, und der Neu- bzw. Wiedereinführung eines solchen, unabhängig ob seine Abschaffung streng legal war oder nicht. Jedenfalls dann, wenn sich dieser Zustand über Jahre durchgesetzt, etabliert und bewährt hat.

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