La toponomastica inventata vista da Nicolò Rasmo.

La collaborazione fra gli studiosi per mezzo della reciproca informazione sui singoli raggiungimenti scientifici può portare a risultati che ricerche isolate permetterebbero raramente di conseguire. Ma solo l’accordo su basi comuni rende possibile il naturale dialogo fra gli studiosi su di un determinato argomento.

Nel campo degli studi storici e scientifici della nostra regione è intervenuto da qualche decennio su queste basi, necessarie per una comprensione comune, e rese del resto già difficili per la necessaria conoscenza di due diverse lingue e culture, un ulteriore elemento disturbatore, il cui influsso si fa sempre più sentire creando malintesi e rendendo difficile agli italiani la partecipazione alle ricerche scientifiche ed ai tedeschi la comprensione degli studi fatti dagli italiani. Intendo accennare alla toponomastica altoatesina (sic) la cui situazione attuale può considerarsi letteralmente caotica. Infatti sotto il velo pseudo-scientifico di un ritorno dei nomi alla loro forma originaria si gabellò, da parte di elementi che non appartengono al campo della cultura, ma piuttosto a quello di un deteriore politicismo, un’arbitraria traduzione e spesso una fantastica invenzione di nuovi nomi con cui si volle sostituire qualsiasi denominazione precedente, sia che riguardasse una città o un paese o un castello o una singola casa o un campo. Le conseguenze, astraendo dal penoso senso di ridicolo gravante non soltanto su chi progettò tali nomi, ma anche, e ben di più, su chi li accolse, li impose e li divulgò, non mancarono di dimostrarsi controproducenti appunto nel campo della toponomastica stessa; perché nella massa delle denominazioni latine o italiane inventate, quelle, ed erano molte, autentiche e, come testimonianze storiche e culturali, veramente importanti, ormai spesso si perdono e rimangono così prive di efficacia e di valore per la media delle persone che in esse si imbattono. Infatti è più logico che queste stesse persone dalla constatazione di prevalenti palesi falsi arrivino ad una conclusione generalizzante del tutto negativa e certo ingiusta.

Che taluno in un momento di euforia si potesse un giorno illudere di imporre dei nuovi nomi allo stesso modo come vennero imposti d’autorità nei secoli passati in certi Stati agli ebrei, è fenomeno naturale ed inevitabile, per quanto da deprecarsi. Ma che tale utopia potesse essere condivisa da tutti era ed è assolutamente inverosimile perché, a meno che non si fosse realizzato un completo trapianto di popolazione, cosa questa che non riteniamo né augurabile, né possibile, tale integrale sostituzione di denominazioni non avrebbe mai potuto compiutamente attecchire.
I nomi di località non devono mai essere artificiosamente cambiati; eventualmente essi col tempo si modificano o si adattano, in modo naturale, alle mutate condizioni linguistiche del paese. Ma anche quando si intendesse affrettare tale opera con semplificazioni ortografiche o con ritorni a più vecchie denominazioni per rendere facilmente pronunciabili i nomi delle principali località anche ad un italiano ignaro della lingua tedesca, non era affatto naturale che tali misure, che dovevano essere prese semmai solo in singoli casi isolati, venissero generalizzate ed introdotte anche dove ciò non era affatto necessario.

Ignoriamo infatti per esempio perché al paese di Blumau, nome certamente non più ostico di Iglesias o Terzolas o Gennargentu o Comeglians o Sauris, ma caratteristico ed inconfondibile, si sia voluto mettere il nome banale di Prato Tires (e prima: Prato Isarco); lo stesso valga per Gossensass, ora Colle Isarco, per Prad, ora Prato Stelvio, per Picolein ora Piccolino e per molti altri.

Da «Toponimi e buonsenso» di Nicolò Rasmo, in «Cultura Atesina» numero 8, 1954. Sottolineature: BBD

Vale la pena soffermarsi sull’affermazione

I nomi di località non devono mai essere artificiosamente cambiati; eventualmente essi col tempo si modificano o si adattano, in modo naturale, alle mutate condizioni linguistiche del paese.

in quanto ben descrive che cosa si intenda per «toponimi storici», ovvero «stratificatisi storicamente». Non si tratta di ritornare indietro nei tempi e scegliere, arbitrariamente, quale fosse il toponimo «storicamente corretto», bensì di un processo non «artificioso», di stratificazione ed evoluzione «naturale», non decisa e imposta a tavolino.

Spesso si vuol far credere che il rifiuto e particolarmente l’abolizione della toponomastica inventata sarebbe un’ingiustizia equiparabile alla sua introduzione e imposizione durante il fascismo; il testo di Rasmo invece rende comprensibile perché tale concezione sia assolutamente fuorviante.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6]

8 Antworten auf „La toponomastica inventata vista da Nicolò Rasmo.“

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