Antonio, frena.

Davvero non capisco perché la Svp abbia voluto aprire una stagione di restaurazione che è iniziata con l’imposizione del calendario scolastico, per passare dalla legge sulla toponomastica alle spinte per non adeguarsi alle liberalizzazioni volute da Monti fino a quest’ultima questione della riforma della legge elettorale. In tutti questi quattro esempi, e non sono questioni marginali, è costante l’attacco ai diritti dei cittadini che significa tornare al Medioevo. Ma indietro non si torna.

Antonio Frena, segretario del PD in Sudtirolo, «Alto Adige» del 13.02.2012

L’unico enorme scandalo, che andrà ulteriormente approfondito anche su , è quello della legge elettorale. L’introduzione del sistema D’Hondt in Sudtirolo è veramente improponibile e andrà combattuta con tutti i mezzi a disposizione.

La definizione del calendario scolastico invece è una prassi internazionale e la settimana corta caratterizza i sistemi educativi di molti paesi tra i più avanzati. Che l’abolizione del Tolomei, rimasta ben sotto le raccomandazioni dell’ONU nella proposta dell’SVP, o il freno al neoliberalismo spinto di Monti, vengano associati al medioevo da un politico (vagamente) di sinistra, è veramente esilarante.

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27 replies on “Antonio, frena.”

Io non scherzerei col fuoco: guarda che a dire ad un segretario provinciale del PD, che è “(vagamente) di sinistra” si rischia una denuncia per diffamazione!!! :P

Per quanto riguarda il merito, trovo che sia sia semplicemente questione di buonsenso capire che leggi che regolamentano l’apertura di esercizi e finiranno inevitabilmente col modificare nel medio periodo anche l’urbanistica, debbano essere adattate alle esigenze delle varie realtà .
D’altra parte passare dall’autonomia scolastica al calendario unico, mi pare un’evidente involuzione: altre sono le esigenze di un liceo di città , altre quelle di un istituto professionale; ed altri sono i bisogni di un polo scolastico cittadino rispetto a quelli di una piccola scuola di montagna.
La toponomastica è un problema di cui abbiamo parlato decine di volte e pare proprio che ognuno ci meta della buona volontà  per non capire e non farsi capire dall’altro.
A parte questo trovo che la questione più allarmante sia la “forzatura” del sitema elettorale, che permetterà  ad una minoranza di governare la provincia senza nemmeno bisogno di allearsi ad altre forze politiche. Il problema della “rappresentanza etnica” così come presentato dai quotidiani italiani, invece, non esiste: la logica del provvedimento è eminentemente partitica, non linguistica. Vero è però che questo, in congiunzione con la chiusura della SVP al gruppo italiano porterà  i consiglieri italiani ad avere una presenza marginale.
E’ un problema? No, il vero problema è appunto che il partito che da 60 detiene il potere in provincia continui con questa ingiusta discriminazione.

Interessant was der Herr Frena da als mittelalterlich bezeichnet. Zur Wahlrechtsänderung hat sich dieser Blog schon geäußert und diese als demokratiepolitisch verwerflich und kontraproduktiv bezeichnet.

Was den Schulkalender betrifft, dürfte dem Herrn Frena entgangen sein, dass Schulen, die das Ganztagesprinzip anwenden, fast immer 5-Tages Modelle anwenden. Besonders diese Schultypen haben sich als sehr geeignet erwiesen, wenn es darauf ankommt MigrantInnen zu integrieren oder leistungsschwachen SchülerInnen nachmittags kostenlos, innerhalb der Schulstruktur Nachhilfestunden oder Aufgabehilfen anzubieten.
Aber die Bedürfnisse der SchülerInnen dürften beim ganzen Tohuwabohu ja keine Rolle spielen. Vielleicht kommt man ja schneller in die Presse, wenn man mal schnell ein nicht existentes ethnisches Problem erfindet oder beim Retter in Rom interveniert.
Bei der Toponomastik stellt sich ebenfalls die Frage was mittelalterlich bzw. dem Geiste des 19 Jh. entspricht. Den Geist des Kolonialismus hoffen wir in Europa schon überwunden zu haben. Aber interessanterweise hängen ja häufig genau die Personen an den tolomeischen Namen, die ansonsten gerne von Europa, Offenheit und den positiven Werten der Globalisierung reden.
Stichwort Liberalisierungsdekret: Eine Sache ist die Diskussion über die Vor- und Nachteile der Liberalisierungen. Etwas anderes die Tatsache, dass dem Land Südtirol wichtige Weichenstellungen im Bereich der Gesellschafts- und Wirtschaftsordnung von Rom diktiert werden. Dies ist unakzeptabel. Für diese Weichenstellungen ist das Südtiroler Parlament zuständig. Und einige Bereiche sind für unser Land tatsächlich untragbar, wie etwa sie Zulassung von Einzelhandel in Gewerbegebieten oder die Zerschlagung von funktionierenden kommunalen Versorgungsbetrieben.

Beh, il bilanciamento “de sinistra” l’ha tentato su Twitter con il messaggio sulla Germania che dovrebbe pagare care le sofferenze della Grecia.. =)
Vedo che anche in Sudtirolo il PD non si smentisce.

Concordo con le posizioni espresse da Pervasion (toponomastica, calendario scolastico e liberalizzazioni), ma sul sistema elettorale forse sarebbe il caso di essere più chiari.
Il sistema di assegnazione dei seggi espresso con il sistema Hondt, viene applicato da molte legislature anche in parte per le nostre elezioni comunali. Nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, si attribuiscono i seggi con lo stesso sistema.
Da quello che mi ricordo nella vicina provincia di Trento si applica pure il sistema Hondt per le elezioni provinciali: applicazione del metodo d’Hondt, (art 72), premio di maggioranza (alla lista o gruppo di liste collegate al candidato eletto presidente) così articolato:

qualora il gruppo di liste che ha ottenuto più voti non abbia conseguito almeno 17 seggi si attribuiscono 17 seggi (più il seggio del presidente): 18 seggi in consiglio;

qualora il gruppo di liste non abbia conseguito 20 seggi (oltre al seggio del presidente) – e la somma dei voti complessivamente riportati dal gruppo di liste collegato al candidato eletto presidente sia pari ad almeno il 40% dei voti validi – si attribuiscono 20 seggi (più il seggio del presidente): 21 seggi in consiglio;

alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato eletto presidente sono comunque assegnati non più di 23 seggi (oltre al seggio del presidente della provincia): quindi alle forze di maggioranza spettano in consiglio al massimo 24 seggi su 35;

alle liste non collegate al candidato eletto presidente spettano comunque almeno 11 seggi in consiglio provinciale (compreso – eventualmente – il seggio spettante al rappresentante dei ladini): quindi alle forze di minoranza spettano in consiglio almeno 11 seggi su 35;

Ci sono altri esempi di paesi con sistema proporzionale puro che adottano lo stesso sistema Hondt, come il Belgio, la Finlandia e il Portogallo.
Mi sembra che anche per le elezioni dei nostri senatori nel collegio regionale del TAA, si attribuisca il seggio con lo stesso sistema.
Le proiezioni pubblicate su alcuni quotidiani sulla ripartizione dei seggi con questo sistema, mostrano alcuni scenari, oltre a premiare le compagini più rappresentative, penalizzerebbero quelle minoritarie, quali Unitalia, la Lega o l’ex Union.
Mi chiedo se la scomparsa di questi ultimi sarebbe un danno ?

zum Schulkalender:

sowohl die 5-tage-woche als auch die 6-tage-woche sind sinnvoll, solange sie gut durchdacht und mit der gesamtstundenanzahl bzw. der gesamtschultage abgestimmt sind.

und genau hier liegt das problem. man hat zwar großmundig mit der 5-tage-woche das system “europäischen standards” angepasst, dabei aber “übersehen”, dass es eben nicht nur um die anzahl der wochentage sondern um das system als ganzes geht.

italien gehört zu den europäischen ländern mit den meisten jahresschulstunden. gleichzeitig ist die anzahl der schultage pro jahr eine der niedrigsten. das bedeutet, das die tägliche dosis wohl die höchste in europa ist. bei der 6-tage-woche war diese intensität noch zu verkraften. mit der 5-tage-woche wird das schwierig da

1. die angekündigte möglichkeit der verkürzung der stundenanzahl um 5 prozent wieder abgeschafft wurde, da man nicht auf ein entsprechendes gutachten aus rom warten wollte (soviel zur autonomie). außerdem wäre dies ohnehin nur ein tropfen auf dem heißen stein gewesen

2. die verkürzung der ferien bzw. die verlängerung des schulkalenders lächerlich ausgefallen ist. der pädagogische wahnsinn von drei monaten sommerferien wurde nicht angetastet. die schule beginnt ganze 3 (in worten “drei”) tage früher als vor der reform.

da also weder die stundenanzahl verkürzt noch der schulkalender verlängert wurde muss man jetzt also die 5 bzw. 6 samstagsstunden (mal 34 schulwochen) zur gänze an den anderen wochentagen unterbringen. und das ist – erraten – schwachsinn.

also bevor man der 5-tage-woche das wort redet, sollte man auch erwähnen, dass die “vorzeigeländer” weniger jahresstunden haben und diese sogar auf einen längeren schulkalender verteilen.

Was in der derzeitigen Debatte einigermaßen untergeht ist der Gesetzesvorschlag der SVP zur direkten Demokratie. Der Vorschlag der “Initiative für mehr Demokratie” findet medial kaum Raum. In weiten Teilen der Bevölkerung entsteht der Eindruck der SVP-Vorschlag würde eh sehr großzügig sein. Faktisch würde er die Möglichkeiten zur direkten Mitbestimmung sehr stark einschränken und bedeutungslos machen. Die Initiative für mehr Demokratie hat mit ihren bescheidenen finanziellen und personellen Ressourcen kaum Möglichkeiten hier eine offene, breite Diskussion herbeizuführen.
Vielleicht ist es auch kein Zufall, dass Herr Frena den SVP Gesetzesvorschlag zur direkten Demokratie, von seiner Negativliste ausklammert.

Mi chiedo se la scomparsa di questi ultimi sarebbe un danno ?

Die Einführung eines Vollmandates, bei Beibehaltung des derzeitigen Verteilungsschlüssel, wenn ein Vollmandat erreicht wird, wäre tatsächlich ein brauchbarer Vorschlag.

Hunter, das ist nach Monaten der öffentlichen Auseinandersetzung die erste brauchbare, weil mit Argumenten unterfütterte Kritik an der Fünftagewoche bzw. an der geplanten Ausgestaltung dieses Modells. Und das sagt doch einiges.

Andererseits arbeiten etwa schon heute 91% der italienischsprachigen Mittelschulen Südtirols (im Rahmen der Schulautonomie) mit diesem Modell. Ganz so katastrophal kann es also nicht sein, wenngleich ich deinen Einwänden (Verkürzung der Sommerferien wäre wohl ein Segen, Verringerung der Unterrichtsstunden pro Tag ebenfalls…) großteils einverstanden bin.

Der Ministerrat hat beschlossen, die Südtiroler Fünftagewoche anzufechten. Soviel zur Autonomie.

Bin mit niwo einverstanden: Das Vollmandat wäre eine gute Lösung, wir brauchen aber hierzulande kein Zählverfahren, das so eindeutig Großparteien (und deren gibt es nur eine) unterstützt: Wir haben kein Regierbarkeitsproblem, sondern umgekehrt eine zu große Machtkonzentration bei zu geringer politischer »Alternation«.

@ pervasion

Andererseits arbeiten etwa schon heute 91% der italienischsprachigen Mittelschulen Südtirols (im Rahmen der Schulautonomie) mit diesem Modell.

machbar ist alles. die frage ist, ob es pädagogisch sinnvoll ist. (und die ital. mittelschulen sind ja nicht gerade für ihre qualität bekannt). ist die nötige aufnahmekapazität bei dieser intensität noch gegeben. wenn sich eine schule entscheidet, “dienst nach vorschrift” zu machen, geht sich das schon aus. aber die vielzitierten, innovativen und hochgelobten “fächerübergreifenden” initiativen fallen diesem system halt dann zum opfer. ob das wiederum sinnvoll ist?

ich hab nix gegen die 5-tage-woche. aber bitte nur in kombination mit einer streckung des schulkalenders und gegebenenfalls auch einer reduzierung der jahresstunden.

Unitalia, la Lega o l’ex Union.Mi chiedo se la scomparsa di questi ultimi sarebbe un danno ?

Seppi, Pöder ed Artioli non sono da annoverare politicamente tra i miei amici. Occorre però batterli politicamente, non sbatterli fuori con una legge elettorale che arriva, guarda caso, proprio un anno prima di elezioni che si annunciano disastrose per la SVP.
Non abbiamo bisgno di altri “porcella” locali.
Parlando chiaro, non esisterebbe un gran problema di governabilità  nemmeno se la SVP avesse “solo” 15 consiglieri su 35… perchè per batterla occorrerebbe che i Verdi, i neo/ex/post-fascisti, i secessionisti, il PD e le destre tedesche si trovassero d’accordo sulla stessa linea… beh, se fosse così c’è da scommettere che sarebbe una proposta da prendere in considerazione, perchè io le orge tra un Heiss e una Klotz o tra un Minniti ed una Mair proprio non riesco ad immaginarmele…

Per quanto riguarda la settimana di 5 giorni, esistono vari modelli per implementarla e li stiamo giusto discutendo or ora nei consigli di classe. Ma in sostanza possiamo ridurli a 2, ognuno col suo svantaggio dal punto di vista dell’insegnamento. Parlo delle elementari:
1- quasi 5 ore la mattina più un pomeriggio fisso a settimana. Beh, lasciatemi dire che già  se si comincia lezione alle 8, verso le 12, nè gli insegnanti nè gli studenti ce la fanno più. Specialmente i bimbi più piccoli. C’è da chiedersi come sarà  cominciare per le 7.45 e finire alle 12.45… in più spesso la pausa viene ridotta, perchè in caso di necessità  tutto fa brodo…
2- lezione normale più 2 pomeriggi a settimana. Gli svantaggi sono molteplici: dopo una mattinata di scuola non è certo 1 oretta di mensa che riesce a ritemprare insegnanti e studenti. Quindi il pomeriggio si trascina in una sorta di coma vigile, a meno di non aver a che fare con classi indisciplinate, le quali si riprendono il tempo sottratto ai giochi giocando in classe. Gli ulteriori svantaggi di questo sistema è che, rispettando i rientri ed i weekend, non si può quasi più dare compiti da fare a casa (per le elementari passi, ma per le superiori è un guaio) e che il tempo per attività  extrascolastiche si riduce drasticamente. Credo che in questo modo imparare a suoanre uno strumento a buon livello diverrà  quanto mai difficile, specialmente alle superiori.

Sì poi magari si risparimerà  qualcosa sugli autobus del sabato… ma dal punto di vista dell’istruzione non credo si possa parlare di un miglioramento.

nochmals zum schulkalender:

mich wundert, dass die folgende beobachtung es selten in die öffentliche diskussion schafft.

nachdem das entsprechende gesetz zum schulkalender offensichtlich ziemlich nachlässig ausgearbeitet wurde, möchte man es nun auf einen prozess beim höchstgericht ankommen lassen.

politiker und beamte werden recht gut bezahlt, gesetze entsprechend den regeln auszuarbeiten.

durch die neuerdings des öfteren zu beobachtende und meines erachtens verwerfliche taktik, werden die steuerzahler doppelt zur kasse gebeten. es ist dies ein extrem leichtfertiger umgang mit öffentlichen ressourcen. es ist ja nicht so, dass derartige gerichtsverfahren nichts kosten – geschweige denn die personellen ressourcen, die sie verschlingen.

was maßen sich diese verwalter eigentlich an? werden hervorragend bezahlt, machen schlechte arbeit und ziehen dann auch noch auf steuerzahlerkosten vor gericht.

Da gebe ich dir Recht… ich habe den Eindruck, in Südtirol herrscht in letzter Zeit eine unerträgliche (und eben auch verschwenderische) Hemdsärmeligkeit.

machbar ist alles. die frage ist, ob es pädagogisch sinnvoll ist. (und die ital. mittelschulen sind ja nicht gerade für ihre qualität bekannt).

Es gibt freilich auch zahlreiche deutsche Schulen, die die Fünftagewoche haben. Ob es zu qualitativen Einbußen kommt, kann ich nicht beurteilen. Aber man hört immer wieder, dass keine dieser Schulen zur Sechstagewoche zurückkehren möchte… und sie hätten ja bis dato die Möglichkeit gehabt.

ich hab nix gegen die 5-tage-woche. aber bitte nur in kombination mit einer streckung des schulkalenders und gegebenenfalls auch einer reduzierung der jahresstunden.

Damit bin ich — wie gesagt — einverstanden. Interessant, dass der Alto Adige die Reform gerade auch deshalb angegriffen hat, weil ggf. 5% der Stunden weggefallen wären…

Sulla proposta del quoziente pieno (Vollmandat) cito quanto pubblicato dall’A.A.:
C’è una premessa da fare – sottolinea Zeller – ovvero che non possiamo prendere in considerazione l’introduzione di una soglia pari al quoziente pieno perché si tratta di una previsione già  bocciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 356 del 1998 a tutela della rappresentanza dei gruppi linguistici. E allora personalmente ritengo che il sistema che meglio consentirebbe di produrre gli effetti di una soglia, favorire le aggregazioni ed escludere i partitini personali, sarebbe l’introduzione del metodo D’Hondt nella ripartizione dei 35 seggi provinciali. E’ un sistema largamente usato in Europa e fino al 1994 anche per il Senato».

Ma vediamo allora, sulla base di una simulazione (elaborata da Zeller e dalla Svp) sui risultati elettorali del 2008, come cambierebbe il consiglio applicando il “progetto Zeller”: la Svp da 18 passerebbe a 20 consiglieri, i Freiheitlichen di Pius Leitner da 5 a 6, il Pdl resterebbe a 3, il Pd a 2, i Verdi a 2 e Südtirol Freiheit di Eva Klotz pure a 2. Sparirebbero invece l’Union für Südtirol di Andreas Pöder, La Lega Nord e Unitalia. E’ tuttavia sul fronte degli equilibri linguistici che le cose verrebbero modificate e non poco: il gruppo tedesco passerebbe infatti da 27 a 29 consiglieri e quello italiano da 8 a 6 consiglieri. E così sarebbe a forte rischio la permanenza in giunta del gruppo italiano con 2 assessori come adesso visto che si tratta di una presenza che “deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quali sono rappresentati in consiglio” come recita l’art. 50 dello Statuto.

La Tageszeitung di alcuni giorni fa ha pubblicato un articolo interessante su questa materia e sui possibili scenari.

Ma spiegatemi perché nessuno ha mai contestato il sistema Hondt per le elezioni comunali, mentre ora lo teme. Un’aggregazione di potenziali movimenti di opposizione sarebbe più che auspicabile.

Io devo ammettere che non sapevo che alle comunali si applica il sistema D’Hondt — e trovo che piuttosto che introdurlo a livello provinciale lo si dovrebbe abolire anche alle comunali. Sì, so che il Vollmandat è stato rigettato dalla Consulta, ma probabilmente basterebbe prevedere — come in Trentino, se non erro — una rappresentanza minima per i ladini per superare questo scoglio. Inoltre, ma in questo campo l’esperto sei tu, mi risulta che ci siano sistemi di ripartizione dei seggi (quasi) altrettanto efficaci nell’eliminazione dei micropartiti (e/o nell’incentivare le aggregazioni), ma che distribuiscono più equamente i seggi che si liberano, senza favorire così fortemente proprio i partiti più grossi e indebolire quelli italiani (a meno di convincersi a coalizzarsi). Quello della rappresentanza degli italiani è un problema serissimo, se non vogliamo che si disaffezionino ancora di più alla politica sudtirolese (e quindi all’autonomia).

Hai ragione, volendo si potrebbero cercare dei sistemi diversi di ripartizione dei seggi. Sicuramente ad indebolire la rappresentanza del gruppo linguistico italiano ha spesso contribuito la frammentazione dovuta alla presentazione di molte liste assolutamente e mi ripeto poco rappresentative. Alle ultime provinciali la dispersione tra queste liste andava dal centro alla sinistra, tra le liste escluse c’erano inoltre: Idv, udc sinistra dell’AA, comunisti italiani e a questi sembra si aggiungeranno altre liste: il partito altoatesino, la lista Berloffa e chissà  chi altro.

Achtung: Anders als im Trentino wird in den Südtiroler Gemeinden NICHT nach dem D’Hondt-Prinzip gewählt. Es gilt die normale Verhältniswahl, das bedeutet, dass man z.B. bei zehn Gemeinderatsitzen mit 10% der Stimmen einen vollen Sitz bekommt, mit 20% zwei volle Sitze usw.

Das D’Hondt-Prinzip kommt zwar im Südtiroler Wahlgesetz vor, es wird aber nur bei der Verteilung der Restmandate eingesetzt und kommt extrem selten zum Einsatz: Und zwar dann, wenn sich Parteien zu so genannte Listenverbindungen zusammentun. Der D’Hondsche Bonus geht dabei nicht an Großparteien sondern an Verbindungen aus möglichst vielen Parteien. Soviel ich weiß hat 2010 nur die Koalition von Spagnolli in Bozen einen Extra-Sitz durch D’Hondt bekommen: die Liste Bonino-Panella sitzt mit ihren 0,9% im Gemeinderat, die Freiheitlichen mit 1,4% nicht.

Normalerweise gibt es keine Listenverbindungen und damit kommt D’Hondt nicht zum Einsatz. Das bedeutet prinzipiell, dass die Restsitze an jene Parteien gehen, deren Reststimmen mehr als ein halbes Vollmandat ergeben. Mit z.B. 10% für einen Vollsitz muss man also mindestens 5% haben, um einen Restsitz zu bekommen (OK, es gibt gewisse mathematische Sonderfälle, aber im Prinzip sind es etwa 5%…).

Wie das Gemeindewahlrecht in Südtirol funktioniert, zeigt dieses Bsp.:
Es gibt 10 Sitze, einen vollen Sitz gibt es also mit jeweils 10%. Partei A hat 56,5%, B = 24%, C = 13,5% und D = 6%.

a) NORMALE VORGANGSWEISE OHNE LISTENVERBINDUNGEN:
Dann bekommt A=5 volle Sitze, B=2 Sitze und C=1 Sitz. Die verbleibenden zwei Restmandate (6,5+4+3,5+6 = 20% = 2 Sitze) gehen an A (6,5%) und D (6%), weil sie besser als B (4%) und C (3,5%) sind.

b) VORGANGSWEISE MIT LISTENVERBINDUNGEN OHNE D’HONDT: Hätten aber B und C vor den Wahlen eine Verbindung geschlossen, so werden ihre Stimmen zusammengezählt (4+3,5=7,5%) und sie bekommen den Sitz von D (6%). Dieser steht dann dem stärkeren der beiden, das ist B, zu. In diesem Fall ist D’Hondt noch nicht aufgetreten.

c) AUFTRETEN DES D’HONDT-FALLS: Das D’Hondt-Prinzip tritt z.B. ein, wenn A, B und C eine Koalition eingegangen wären. Dann summieren sich ihre Reststimmen auf 6,5+4+3,5=14%. Ein demokratischer Mensch denkt, dass 14% ein ganzer Sitz (10%) plus 4% Rest sind und diese 4% zuwenig sind, um die 6% von D zu schlagen, das heißt die Dreierkoalition bekommt einen Sitz und D den zweiten. Das D’Hondt-Prinzip besagt aber, dass man die 14% auf 2 mal 7% aufteilen kann und so die 6% von D zwei Mal schlagen kann, somit bekommt die Dreierkoalition beide Restsitze.

Wie gesagt sind Listenverbindungen mit mehreren Parteien in Südtirol extrem selten und kommen nur in den großen Städten vor, deshalb gilt zu 98% das normale Verhältniswahlrecht.

Ich bin der Meinung, dass dieses Verteilungsprinzip auch für den Landtag optimal wäre. Würde man es hier anwenden, bräuchte es 2,86% der Stimmen für einen Vollsitz. Die SVP würde dann (wie es sich gehört) mit 49,9% auf 17 und mit 50,1% auf 18 Mandate kommen.
Natürlich liegt die inoffizielle Hürde für den letzten Restsitz hier bei nur 1,5% und würde Pöder und Co das Leben erleichtern (heute liegt die Hürde bei etwa 1,9%). Wenn aber wie oben beschrieben alle Parteien das Prinzip der Listenverbindungen fleißig nutzen, dann wird diese Hürde deutlich nach oben geschraubt. Dann müssten sich auch Pöder und Co Listenpartner suchen, um ihre Chancen zu verbessern. Schlussendlich wären dann die Listenverbindungen auch die ideale Grundlage für die Bildung der Landtagsfraktionen, Vergabe der Fraktionsgelder usw.

Sono andato a rileggermi l’articolo di Christoph Franceschini pubblicato sulla Tageszeitung del 15 febbraio, che avevo letto troppo di fretta.
In pratica lui dice che la proposta della SVP sull’applicazione del sistema matematico per l’attribuzione dei seggi è solo una manovra per distogliere l’attenzione, ma che alla fine verrà  messo al voto quella sul mandato pieno. E’ probabile che trovi una maggioranza qualificata, vista la disponibilità  di parte dell’opposizione.
In sostanza i seggi non assegnati vengono attribuiti solamente a quelle liste che hanno raggiunto il quoziente elettorale pieno. Prendendo per riferimento i risultati del 2008 anche in questo caso risulterebbero escluse le liste della lega, unitalia e union, mentre se ne avvantaggerebbero il pdl, pd ed i freiheitlichen.
Per quanto riguarda la formula matematica Hondt, è un sistema presente in parte del testo unico delle leggi regionali sulla composizione ed elezione degli organi delle amministrazioni comunali. Sul sito della regione taa si può consultare il testo unico, mi sembra che sia l’articolo 88 comma g per i comuni fino a 15.000 abitanti e l’articolo 89 comma g per quelli sopra i 15.000 abitanti.
Il sistema matematico Hondt è applicato in diversi ordinamenti di entità  nazionali o locali in molte varianti.
La proposta di fk per le provinciali sarebbe da approfondire, ma non credo possa trovare consenso.

Ich finde man sollte nicht soviel polemisieren warum die SVP ein neues Wahlrecht haben möchte, sondern mehr darauf schauen wie sich dieses langfristig auswirken könnte:

1. Positiv ist es dass man diese Restmandatsparteien endlich los ist. Dieser Typus von Partei macht keine gute Parlamentsarbeit sondern sind im Grunde eine One-Man-Show, wie man an drei konkreten Beispielen sehen kann. Da sie sehr wenig Stimmen haben werden solche Parteien eher mit Effekthascherei arbeiten und sich eine Nische finden um eine bestimmte eher nicht besonders besonnene Wählergruppe anzusprechen.

2. Spätestens bei den übernächsten Landtagswahlen werden die Stimmen die diese Parteien erhalten haben mit großer Wahrscheinlichtkeit an andere Oppositionsparteien gehen und so wird sich der Vorteil für die SVP wieder schmälern.

Langfristig kann man davon ausgehen dass sich dadurch die Parlamentsarbeit qualitativ verbessert und die SVP am Ende doch noch die absolute Mehrheit verliert, denn es gibt keinen Grund zu glauben dass der Trend des Stimmenschwund der SVP in den letzten 20 Jahre sich umkehren würde.

@ gorgias
ich finde, es geht einfach auch um ein bisschen gerechtigkeit. absolute mehrheit, wenn man nicht die absolute mehrheit der stimmen auf sich vereint – na ja.
und den ein-mann-parteien kann man auch mit eingangshürden herr werden.

Ieri Christoph Franceschini ha pubblicato sulla Tageszeitung un ulteriore articolo sulla legge elettorale. Egli riporta le due opzioni di modifica al testo unico delle leggi regionali per l’elezione del Consiglio regionale. Entrambe le proposte, sia quella dell’Svp che quella di parte dell’opposizione prevedono l’esclusione dall’assegnazione dei seggi, delle liste che non superino il quoziente elettorale, ma poi divergono sulle modalità  di calcolo per l’assegnazione dei seggi.
La proposta di parte dell’opposizione (verdi e freihetlichen) prevede il seguente calcolo:
dopo la determinazione della cifra elettorale di lista, si procede all’assegnazione del numero dei seggi, dividendo il totale dei voti validi riportati da tutte le liste per il numero dei consiglieri (35) più due (37). Perciò nella somma sarebbero compresi tutti i voti validi, anche quelli delle liste escluse. I seggi non attribuiti verrebbero ripartiti tra quelle liste che hanno raggiunto il quorum, con i voti residui più alti.
La proposta caldeggiata da Karl Zeller prevede invece un altro calcolo:
all’assegnazione dei seggi concorrono quelle liste che superano il quoziente elettorale calcolato nel seguente modo: totale dei voti validi di tutte le liste diviso per il numero dei consiglieri (35); quindi si sommano i voti validi delle liste che hanno superato il quorum e si dividono per il numero dei consiglieri (35) più 2 (37), il quoziente elettorale raggiunto determina il numero dei consiglieri da assegnare.
Egli afferma che tale calcolo del quoziente elettorale, che esclude i voti delle liste che non raggiungono il quorum, è presente nella legislazione di molte realtà  territoriali.
Sono due modelli diversi, entrambi legittimi.

Leider ist die Methode der Tageszeitung/Freiheitlichen/Grüne fehlerhaft. Hier ein Beispiel bezogen auf die Wahlen 2008, wobei ich 6000 Stimmen von der Südtiroler Freiheit zur Partei Sinistra verschiebe, damit das Problem ans Licht kommt.

SVP 146555
FRE 43615
PDL 25297
PD 18141
GRÜ 17745
STF 8888 (statt 14888) 2,92%
UFS 7048
LEG 6413
UNI 5689
IDV 5009
UDC 3792
BÜR 3622
LAD 3344
SIN 8226 (statt 2226) 2,70%
COM 1262

Die Partei SIN scheitert in diesem Beispiel ganz knapp an den nötigen 8233 Stimmen = 304636 / 37 (2,7%-Hürde).
Die Verteilung der Vollmandate ist folgende:
SVP 17, FRE 5, PDL 3, PD 2, GRÜ 2, STF 1

Insgesamt gibt es 30 Mandate, damit bleiben noch 5 Restmandate. Bei 6 Parteien geht nur der PDL leer aus, das Endergebnis lautet:
SVP 18, FRE 6, PDL 3, PD 3, GRÜ 3, STF 2

Schlussendlich gewinnt in diesem Beispiel die SüdTFr. mit nur 2,92% zwei Sitze, während Sinistra mit 2,7% leer ausgeht. Der PDL hat fast drei Mal so viele Stimmen wie die SüdTFr. und bekommt nur einen Sitz mehr Das ist mathematisch ein totaler Blödsinn!!!

Allerdings ist auch Zellers Methode nicht ganz in Ordnung, man müsste immer den Wert 35 verwenden. Damit ergibt sich
SVP 19, FRE 6, PDL 3, PD 3, GRÜ 2, STF 2

Laut Onlinerechner (keine Prozenthürde, keine Berücksichtigung von Enthaltungen/weißen/ungültigen Wahlzetteln) ergibt sich mit D’Hondt genau folgendes Szenario: SVP 20, FRE 6, PDL 3, PD 2, GRÜ 2, STF 2. Ich glaube, diese Zahlen entsprechen jenen von Zeller.

Sono troppe le supposizioni sui dati del 2008, che difficilmente si ripeteranno, sia per una diversa espressione del voto che per una variazione del corpo elettorale, sarebbe interessante invece proporre i diversi sistemi matematici alla luce di eventuali sondaggi.
Ogni schieramento fa i suoi calcoli cercando di modificare la legge affinché sia per sé più favorevole o punitiva nei confronti degli avversari. E’ nei dettagli del calcolo che sta la differenza, non solamente nelle formule Hondt o Vollmandat.
Spero che il consiglio provinciale trovi un accordo per riformare la materia anche negli articoli cosiddetti tecnici, che possono contribuire ad un notevole risparmio di tutte le operazioni elettorali.

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