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Toponomastica di montagna (II).

Poche settimane fa mi ero già espresso sulla questione, ma ora mi vedo «costretto» a ritornarci per ragioni d’attualità. Infatti, il Club Alpino Italiano (CAI), con modalità preoccupanti e chirurgica precisione, negli ultimi giorni ha lanciato una campagna sulla toponomastica, concertata con la politica, per reitalianizzare le montagne. Parlo di «precisione» in quanto si riaccendono i riflettori sulla questione giusto nel periodo in cui la nostra terra è visitata da un numero elevatissimo di turisti italiani, consegnando loro un’immagine distorta della realtà locale. L’ipocrisia più insopportabile, però, è quella di tirarli in ballo direttamente come apparenti artefici di qualche improbabile traduzione «a pennarello» sui cartelli segnavia e come autori di «numerosissime» lamentele e reclamazioni. L’assessore Berger, giustamente disgustato dalla violenza di questa campagna, si è informato presso le associazioni turistiche, alle quali però di proteste non ne sono arrivate. E c’è da credergli, perché se davvero ci andassero di mezzo i soldi, le Pro Loco e gli albergatori sarebbero i primi a chiedere la traduzione fino all’ultimo maso. Certamente ora la problematica, sollevata ad arte, farà sì che qualche turista più «nazionalista» colga l’occasione per entrare nel coro. Ma in sostanza chi ama la montagna non può che ripudiare l’artificiale e snaturante colonizzazione politica di Tolomei — fatto che potrei confermare, in maniera ovviamente non rappresentativa, per esperienza diretta con numerosi turisti italiani.

Se la destra italiana è perfettamente nel suo elemento, la sinistra e gli interetnici non si sottraggono certo alla politica «etnica», nella quale va sempre bene sostenere l’importanza di Tolomei per la convivenza, mentre sui veri soprusi e diritti linguistici negati non si apre bocca. Oppure forse Sinistra Democratica (che sta portando la questione dei cartelli davanti ai giudici) ha mai puntato il dito contro il monolinguismo di poste, ferrovie o polizia?

L’azione del CAI è espressione di chi è rimasto intrappolato in una mentalità colonizzatrice, volendo perpetuare con prepotenza l’effetto snazionalizzante di un «prontuario» che, ormai, per moltissimi toponimi di montagna sembrava dimenticato. Fa amaramente ridere che Broggi, presidente del CAI in Sudtirolo, affermi che i nuovi cartelli alimentano le tensioni etniche, quando sono proprio le modalità della sua iniziativa a riaccendere artificialmente il contrasto etnico.

Vada, il signor Broggi, nei Pirenei baschi, a vedere se turisti spagnoli e francesi si lamentano di nomi davvero impronunciabili. Si renderà conto che non c’è bisogno di distorcere la realtà, di rendere tutto perfettamente intellegibile (ma inesorabilmente falso), per garantire la sicurezza. Non si è mai sentito di un incidente in montagna (né qui, né altrove) dovuto al monolinguismo dei nomi. Vada anche a fare un po‘ di trekking in Catalogna, il presidente del CAI, dove i nomi fascisti non solo sono aboliti ma perfino vietati. E — forse — è già stato in Svizzera, dove i turisti sono costretti a sopportare toponimi monolingui in italiano, francese, tedesco e perfino in romancio. Oppure, per non rimandare solamente all’estero, vada in Val D’Aosta, in Sardegna, in Friuli, a vedere se le montagne sono tutte «tradotte».

In ogni caso, criticato aspramente il CAI in quanto braccio allungato di una certa politica, non si possono non tirare in ballo le responsabilità di chi da decenni ha evitato il dialogo sulla regolamentazione della toponomastica, prevista sin dai trattati di Parigi, lasciando che i nodi venissero inesorabilmente al pettine. Certamente lo statuto di autonomia è perfettamente ambiguo quando fa riferimento alla «toponomastica bilingue». Ma allora bisognava rimboccarsi le maniche per modificarlo — oppure, più semplicemente, portare avanti una legge ed attendere l’esito di un’eventuale impugnazione per poter (re)agire di conseguenza.

Lo stesso Alpenverein (AVS) non può comunque pensare di sostituirsi alla politica. Improponibile, in Sudtirolo, abolire i toponimi italiani delle maggiori località. Perfino irresponsabile non tener conto della traduzione di concetti quali «ponte», «giogo» o «rifugio». Ma il CAI ha già fatto sapere che non ritiene sufficiente un passo indietro su questi punti, già annunciato dal presidente dell’AVS.

Queste sono esasperazioni di un conflitto etnico solamente assopito dai soldi, destinato a riaccendersi ogni qualvolta i separati in casa (ma a cosa servono due club alpini di stampo etnico?) si incontrano. E sui sentieri pubblici è inevitabile. Sarebbe ora di dare una soluzione politica al problema della toponomastica (e non solo a quello!), invece di delegarlo alle associazioni.

Vedi anche:
Comparatio Faschismen Kohäsion+Inklusion Ortsnamen Plurilinguismo Politik | Italianizzazione | Ettore Tolomei | | Südtirol/o | AVS CAI | Italiano

68 replies on “Toponomastica di montagna (II).”

Resta il fatto che la toponomastica di montagna è messa solo in lingua tedesca nel territorio della Repubblica Italiana.
Ma questo sembra che non conti nulla…evidentemente siamo in un secolo provvisorio…poi la storia tornerà  indietro.

Heute präsentiert der Alto Adige stolz das Ergebnis seiner Kampagne: Eine Handvoll Touristen, die jetzt endlich (nachträglich) ihren Urlaub absagen und auch drohen, nie wieder nach Südtirol zu kommen. Der Gast als Werkzeug der Innenpolitik: so verschlagen war bis jetzt noch nicht einmal die Süd-Tiroler Freiheit.

Ottimo articolo. Atteggiamento incomprensibile e irresponsabile per un giornale del gruppo l’espresso. Ho deciso di disdire il mio abbonamento con effetto immediato.
Luigi credimi la repubblica italiana non c’entra, anche in altre regioni ci sono denominazioni solo in lingua locale frutto di stratificazioni storiche. A valle i nomi italiani più importanti sono utili (mi servono per orientarmi, ormai la gente ci è abituata), ma in montagna non ho voglia di trovarmi traduzioni ridicole che non servono a nulla.

Segnalo un articolo di http://www.noeles.net, ora http://www.noeles.info che neanche l’AVS si comporta come si dovrebbe nei confronti di un’altra minoranza quella ladina, anche se le cartine della Tabacco e della Kompass (le più usate) riportano i veri toponimi ladini.

Wegeprojekt dl AVS: n laour fat apresciapuech tles valedes ladines

Per cie che reverda la toponomastica de gran loces

L Alpenverein Sudtirol (AVS) é tl mete su te dut Sudtirol na rei de segna-trois nueva tl cheder de sie „Suedtiroler Wegeprojekt“ con mesurazions gps sostegnudes da satelit. L projet vegn finanzié da fonds dla Union Europea, da la provinzia de Bulsan y dal stat. I micro-toponims talians (dl prontuar) vegn conseguentamenter lascés demez. Da pert taliana pluevel, side da man ciancia che da man dreta, protestes. Te chest caje, autramenter che autrò olà che ai é dagnora elastics, vuelei samben che al vegne respeté l statut de autonomia a la letra che preveid „toponomastica bilinga“, ence tolan i toponims „inventés“ da Ettore Tolomei y ofizialisés dal fascism. Bendebot sotissoura se prejenteia la situazion tles valedes ladines. Can onse i toponims ladins, can dantcà  toponims todesc, can tramedoi y can n grum de indicazions faledes y dret gonot toponims scric falés o ence demé per todesch. Ai talians ti végnel p.ej. prejenté la roda de Pütia sciche „Peitlerrundgang“.

Tles valedes ladines n sotissoura.

Les anomalies ne se ruva nia plu: Col dal Ermo vegn p.ej. amarscé sun l sit dl Alpeinverein sciche „villaggio/Weiler“, cie che al ne é mai sté. La Roda de Pütia vegn prejenteda da la assoziazion turistica de Lijon, sceben dut l raion dla roda é sun l teritore dl comun de San Martin de Tor. L Lè dla Creda giata sie prum inom sciche Kreidesee per todesch, ence per l escurscionist talian.
Dut adum n sotissoura, n iade ladin dant (nia dagnora te sia dreta forma), n iade todesch. Chi Jus de Alfarei deventa enscì Alfreider Joch dantfora. Al é segné na Utia de Munt da Tunzené che ne esisteia nience sot a chest inom y dantaldut nia te sia posizion geografica. Chisc é demé n valgugn ejempli.
I fai é grovesc, sciche an ne essa mai vedù p.ej. la cherta dla „Tabacco“ che reporta en gran pert microtoponoms originars y i trois te na forma garateda. Aluesc figureiel enfinamai micro-toponims en contraposizion. P.ej. onse Sas Dales Nu (!) empede Sas da les Nü y dlongia „Zehner“ per todesch empede dret Sas da les Diesc.

(Ich kopiere hier einen Beitrag, den ich vorher auf „Opera“ geschrieben hatte. Der obige „Safari“-Beitrag ist durch.)

Ich finde auch, dass die Mikrotoponyme (ladinisch in den ladinischen Tälern, deutsch in den anderen Gebieten) erhalten werden sollen. Lächerlich finde ich es, wenn Herr Holzmann sagt, dass dadurch mancher Wanderer in Lebensgefahr geraten würde. Da frage ich mich doch, wie sich diese Kritiker im Ausland zurechtfinden, meinetwegen in Island, in Wales.

Natürlich muss sich der AVS schon an die eigene Nase greifen. Was für das Italienische gilt, gilt in den ladinischen Tälern natürlich auch für das Deutsche.

Wie wäre es, wenn man die (eingebürgerte) italienische bzw. deutsche Benennung in Klammern setzte? Da würde es doch augenscheinlich werden, wie der authentische(re) Flurnamen lautet.

Nochmals OT. Hast du schon mal iGoogle probiert? Sprache Deutsch + Standort Bozen/Italien oder Sprache Italienisch + Standort Bolzano/Italia ergeben immer dieselben Nachrichten.

Questa polemica artificiosa sulla toponomastica monolingue nella segnaletica dei sentieri di montagna, la trovo retrograda e infondata. Da moltissimi anni ci orientiamo in montagna con cartelli con indicazioni oriunde, affermate e conosciute dagli abitanti dei paesi di montagna e nessuno si è mai perso per tale motivo. Qualunque alpinista o escursionista che frequenta le nostre montagne si orienta su cartine con indicazioni bilingui e se ha bisogno di un aiuto per orientarsi, troverà  maggior comprensione e aiuto mirato, se indica la sua meta nella dicitura più conosciuta. Faccio un esempio banale, se un’escursionista si perde in montagna e cerca la cima Quarta, troverà  senz’altro più aiuto se la indica nella dicitura tedesca Karspitze. Se un qualunque turista si lamenta per la mancata dicitura bilingue, se ne stia a casa a girare e perdersi sui sentieri meno curati e trasandati della sua provincia di origine. I nostri sentieri sono per la gran parte ben curati, segnalati e addirittura predisposti per la navigazione mobile. Da noi certi sentieri di montagna stanno diventando quasi delle autostrade, a questi luoghi preferisco montagne e valli meno frequentate, nelle quali l’orientamento fa parte dell’avventura, e la fatica viene ricompensata da silenzi e spazi selvaggi. Ma tornando sulla traduzione in italiano della segnaletica di montagna, vorrei solo ricordare tutti i turisti italiani e stranieri che trovo spesso sulle montagne del Tirolo del nord, le valli laterali della Wipptal da Obernberg, Gschnitz, Gschmirn, Stubai, ecc. pullulano di alpinisti ed escursionisti veneti e trentini specialmente nella stagione invernale e nessuno si è mai perso o ha preteso la traduzione nella propria lingua. Di alpinisti ed escursionisti italiani ne ho trovato su molte montagne europee, dalla Slovenia nel Triglav, dalla Slovacchia negli Alti Tatra, in Romania nel FăgăraÅŸ, in Corsica sul GR20, in Germania lungo i sentieri del Reno, ecc. e ci si orientava con i toponimi locali e basta. Per circa venti anni, con il nostro gruppo d’amici per la maggior parte di origine trentina, siamo saliti e scesi con gli sci per gran parte delle montagne sud tirolesi e abbiamo sempre indicato le nostre mete nella lingua tedesca, per rispetto e convinzione. Un discorso diverso va fatto però per i toponimi delle città  e paesi.

@ernesto
io invece non credo che rinnoverò la tessera all’AVS, dove sono socio da anni. Anch’io per la verità  ho trovato eccessivo su questo punto l’Altoadige, cui sono abbonato.
Non credo che queste siano state decisioni degli alpinisti, ma solo dei politicanti che ci sguazzano, tanto i tedeschi che gli italiani.
I primi poi non si sono mai divertiti così tanto, fanno come il gatto col topo.
Io, se vorrò andare ancora per monti, ritornerò a farlo solo oltre il Brennero, dove da 30 anni – d’estate e d’inverno – mi sono sempre sentito più ben accetto che nel mio paese.
E questo mi spiace, ma l’ho sperimentato e ci devo credere.
Girare per le valli per credere.

Ich möchte im Trentino, wo ich oft wandern gehe, auch keine Schilder mit Trient, Kronmetz, Rofreit, Arch, Reif, St. Michael an der Etsch und wie sie sonst noch alle geheißen haben. Natürlich sollten in den ladinischen Tälern aus den selben Gründen nur die ladinischen Ortsnamen bleiben.

Da Giorgio Holzmann jetzt mit dem Thema Sicherheit daherkommt, möchte ich die Frage in den Raum stellen, ob die einsprachigen Beipackzettel der Medikamente die Sicherheit nicht viel mehr gefährden. Wieviele Landtags- und Parlamentsanfragen hat Holzmann dazu schon gemacht? Die Frage wie sich die Touristen in anderen Ländern in voller Sicherheit bewegen wurde ja schon im Artikel gestellt und von Sandro mit seinem schönen Bericht eindrücklich beantwortet.

caro pervasion… purtroppo i politicanti italioti locali tacciono sempre quando si tratta di violazioni del bilinguismo da parte di poste, ferrovie e polizia…

E se fai notare questa anomalia a chi si erge baluardo dello statuto di autonomia non ti rispondono :-)

Vedasi a questo proposito il gruppo facebook „segnaletica bilingue in Alto Adige – zweisprachige Wegmarkierung Südtirol“

Ein wichtiger Faktor der dazu kommt, ist das italienische Namen auf den Bergen auch Verwirrung stiften. Wenn z.B. ein italienischer Tourist einen Einhemischen nach den Lagi di Sopranes fragt oder zur malga covolo will, kann ihm kaum jemand weiterhelfen, weil die Leute diese Erfindungen einfach nicht kennen.

Allgemein gesehen ist die Diskussion die von italienischer Rechte und Linke (und Grüne in Südtirol) geführt wird um die Wiedereinführung aller vom italienischen Faschismus frei erfundenen Namen auch in den Bergen (in Katalonien z.B. geschieht das Gegenteil, die spanischen Namen verschwinden langsam von der Bildfläche, ist ja auch Katalonien) sehr zwiespältig.
Die Leute sollten nicht auf den Arm genommen werden (auch nicht die Italiener in diesem Land durch Aufstachelung aus den Medien), sondern es sollte Aufklärung erfolgen über diese Sachlage. Denn im Prinzip ist es so: wenn man diese erfundenen Namen wieder überall einführt (auf den Landkarten und gesetzlich ja schon Realität, sogar die Berge will man jetzt damit „bereichern“), kann man gleich damit beginnen, wieder wie im Faschismus und „demokratischen“ Nachkriegsitalien, darauf zu bestehen die Nachnamen und Vornamen der deutschen Südtiroler zu übersetzen, das wäre in etwa, wenn auch drastischer, dasselbe. Wollen die Grünen, ital. Rechten und Linken diese faschistischen Zustände wieder herstellen oder was bezweckt man mit dieser Diskussion?
Habe eigentlich nie gehört dass in Nordtirol jemand von Gefahr sprach, weil alles geschichtlich deutsch-tirolerische Namen verwendet werden und der eine oder andere Tourist diese nicht alle hundertprozentig versteht. Tja, wenn ich nach Katalonien fahre verlange ich auch nicht dass alles auf spanisch beschildert ist, ich befinde mich schließlich in Katalonien.
Und außerdem komisch, dass niemand davon spricht was wirklich gefährlich ist: Nämlich alle Medikamentenbeipackzettel nur auf italienisch zu bekommen, wo man auch trotz Italienischkenntnissen natürlich nicht wissen kann, was bestimmte fachliche Begriffe auf Deutsch bedeuten und es dadurch zu erheblichen Nebenwirkungen und der Gefährdung der Gesundheit kommen kann…Hört jemand einen Aufschrei der Grünen oder anderer Parteien in Südtirol bezüglich diesem wirklich existentem Problem?

Mi associo a Susanne e ad Alexander nel complimentarmi con Sandro. Bellissima testimonianza, molto efficace.

Inoltre ripropongo una lettera apparsa sull’odierno «Alto Adige» a firma di un professore milanese, unico in controtendenza in un tripudio di opinioni, articoli, fondi e commenti tutti a senso unico:

Si vede riemergere in questi giorni una vecchia e sciocca polemica riguardo ai toponimi altoatesini che alcuni vorrebbero fossero „tradotti in italiano“ anche su tutti i cartelli indicatori dei sentieri e sulle cartine topografiche, in nome di un preteso rispetto del principio del „bilinguismo“. In quanto italofono e linguista di professione, rilevo che la questione è mal posta, perché il bilinguismo riguarda i sistemi linguistici e il complesso del lessico comune, ma ovviamente non riguarda i nomi propri. Mi spiego: anche negli atti ufficiali in italiano nessuno si sogna di „tradurre in italiano“ il nome del signor Durnwalder, che è una persona sola e non ha bisogno di due nomi. Ma allora, perché una località  come Durnwald deve invece avere due nomi? Anche senza considerare gli effetti a volte grotteschi e ridicoli che queste traduzioni „forzate“ profucono (per esempio: „Durna in Selva“), una duplicazione dei nomi porta a complicazioni sia economiche sia pratiche: una cartina affollata di nomi doppi rischia di essere illegibile, e più di una volta mi è capitato di assistere a equivoci e malintesi causati dall’uso di due nomi per uno stesso luogo. La sola reale (ma inconfessata) giustificazione della richiesta di nomi „italiani“ dovunque è la volontà  sciovinistica di dimostrare anche linguisticamente il „possesso“ di questi luoghi da parte dello stato italiano.

Vermondo Brugnatelli
Università  di Milano-Bicocca

http://it.wikipedia.org/wiki/Vermondo_Brugnatelli

@sosigis
ich muss dir erzählen, was mir vor einigen Jahren im Sarntal passiert.
Wir warem Mototreffen der Aasgeier, haben da geschlafen und sind am Morgen in eine Bar einen Kaffee trinken, da kommte ein italienischer Tourist in die Bar, schaut dier Runde, wendet sich an mich und fragt: „mi scusi, mi sa dire dove trovo San Martino?“ Ich dachte kurz nach, und fragte: „ma da dove é venuto lei?“ Antwort: „veniamo da vipiteno e ho fatto il passo.“ “ allora avrà¡ sbagliato passo, perché San Martino si trova in Val Passiria, non qua.“ Der schaute mich etwas verwirrt an, und fragte nach:“ ma qui sono in Val Sarentino?“ .“SI“. „Qui deve esserci un San Martino da qualche parte !“ Plötzlich merkte ich, dass die ganze Bar zu lachen anfing, und ich wusste nicht wieso. So kanns einen gehen!!

Eigentlich spreche ich ziemlich gut italienisch, ich verstehe auch fast alles, Ich war sogar schon in Reinswald schifahren, aber San Martino???? Nie gehört

Sandro, nell’intervento qui sopra, ha scritto:

Un discorso diverso va fatto però per i toponimi delle città  e paesi.

Penso che alluda dunque alla divisione tra la cosiddetta macro- e microtoponomastica. Al che mi vien da pensare se tutta questa polemica sia una macro- o una micropolemica. Esiste un confine riconoscibile?

A parte gli scherzi. Da quel che ho capito, la maggioranza dei cartelli approntati dall’Alpenverein ha semplicemente cancellato ogni elemento in lingua italiana (anche le indicazioni più generali, tipo „maso“, „fonte“, „cima“ ecc.). A mio avviso si è trattato di uno sbaglio (e di questo avviso è anche Karl Zeller). L’impressione infatti non è quella di un’azione volta all’abolizione di toponimi „impropri“ (sui quali però la discussione dovrebbe aprirsi, non chiudersi con azioni unilaterali), bensì di un’abolizione della lingua italiana tout court.

Credo di essere stato abbastanza chiaro su quel che penso della futile polemica sulla segnaletica di montagna che ha funzioni più importanti quali l’orientamento e non il disorientamento linguistico ed escursionistico. La segnaletica posta generalmente all’inizio dei sentieri ed agli incroci più importanti contiene informazioni sulle località  indicando nome e quota del luogo di partenza o dei luoghi di destinazione con i tempi di percorrenza e il numero di sentiero, detto anche segnavia. E’ chiaro che quindi deve essere mirata ed evitare diciture poco chiare ed equivoche. Da quando il turismo si è propagato sulle nostre montagne, portando sicuramente dei benefici, ma anche cambiandole l’aspetto, il modo di andare in montagna è cambiato radicalmente. Ricordo di quando andavo in montagna in tenera età  con mio padre, ci si orientava fuori del bosco per ometti di pietra e qualche cartello qua e là . Gli ometti sono rimasti per me i segnavia più interessanti, utili in caso di nebbia o neve. Mi è rimasta l’abitudine al passaggio di aggiungerci dove possibile una pietra. (Stoanernen Mandlen), ma sono sempre più rari, scomparendo per far posto a sentieri più larghi o nuove strade di collegamento alle malghe. Domenica scorsa sono tornato nella valle di Pfunders, dopo una quindicina d’anni d’assenza, dopo la gola di Dun, si stanno costruendo strade forestali per raggiungere le ultime malghe non più gestite, peccato !! Il problema dell’orientamento non si pone più, basta il navigatore satellitare dell’utilitaria, di tutti i contadini autorizzati a raggiungere le proprie proprietà .

@gadilu: Infatti non ho esitato a criticare la mancata traduzione delle informazioni generali (rifugio, passo ecc). Lo stesso presidente dell’AVS ha subito ammesso che quella era una forzatura e che avrebbe provveduto a correggerla. Meglio tardi che mai. Ma né il CAI né i suoi estensori politici si sono detti soddisfatti, perché il gioco è un altro. Se le critiche si fossero davvero soffermate su quel punto, non solo non avrei mai criticato questa campagna d’estate, ma ne sarei perfino stato un convinto sostenitore.

Interessante, a proposito, l’articolo che l’odierna Tageszeitung dedica alla questione. Ad esempio, a Mühlbach i nuovi cartelli monolingui hanno sostituito quelli vecchi, altrettanto monolingui. Ma mentre prima non c’erano mai stati problemi ora, grazie alla campagna del CAI, sono stati modificati a pennarello anche lì. Quindi, il CAI (e con esso il quotidiano „Alto Adige“) non ha criticato un problema che creava già  tensioni etniche, è la campagna stessa ad averli innescati.
Tra l’altro, se (sempre secondo la TAZ) a Ridnaun il bilinguismo è arrivato solo con i nuovi cartelli, lo stesso vale anche per l’altipiano di Natz-Schabs. Ma ai giornali ed ai politici „interessati“ ovviamente non fa comodo raccontare che in fondo, la situazione non è molto diversa da come era prima.

wär doch schön wenn čechy noch als böhmen angeschrieben wäre, mit seinen schönen städten kuttenberg, budweis und karlsbad… die slowakei wär auch wieder schöner mit pressburg, alt- und neusohl sowie lizenz…

achja und so nebenbei http://www.youtube.com/watch?v=JqsYMPmF8ko
ich find ihn sehr, sehr, sehr lustig und unterhaltsam :)

@gadilu
nel penultimo intervento hai centrato il problema; complimenti, sei sempre molto chiaro e corretto. Ti invidio…faccio fatica ad essere così imparziale.
Io come socio AVS ripeto che sono stato oltremodo disgustato.
Il resto sono balle che i politicanti si raccontano prendendosi in giro tra loro… è in fin dei conti il loro mestiere.. ci campano molto allegramente con le loro balle. E qualcuno invece si ritiene superiore e blatera tanto imparzialmente perchè non è nè alpinista nè italiano nè tedesco….Signoreiddio lo ha fatto nascere suedtiroler.. beato lui..

il tema qui è la toponomastica, lo so, ma vorrei allargare il discorso più in generale; penso che se vogliamo trovare qualcosa da recriminare, nei più svariati campi della vita di tutti i giorni dei gruppi entici, di argomenti e spunti ne troveremo a bizzeffe, con molte e sacrosante ragioni ed argomentazioni. Le colpe degli uni e degli altri nei confronti bzw. degli alri e degli uni, sono sicuramente molte e deprecabili. Per fortuna (?) ci pensano i soliti noti a denunciare ed a rivendicare, con articoli, interrogazioni, diffide e nette prese di posizione.
Purtroppo si sente poco la voce di noi che siamo contenti; noi che parliamo ed ascoltiamo volentieri le due lingue, noi che troviamo più bello vivere qui nella doppia società , piuttosto che in una città  monoetnica. Noi che vediamo più i vantaggi che gli svantaggi. Noi che apprezziamo.
Quando avremo la nostra „marcia dei 40mila“? Quando la nostra „maggioranza silenziosa“ scenderà  in piazza per emarginare ed „espellere culturalmente“ i facinorosi?
Che bello sarebbe!

@observer
Die grosse, schweigende, zufriedene Mehrheit in Südtirol geniesst das Leben in diesem schönen Land, und riskiert nebenbei von „rechts beider Sprachgruppen“ überholt zu werden. Und wenn wirklich nichts passiert, wird es soweit kommen, dass der Rest der Welt alles glaubt, was die „Rechtsüberholer“ so von sich geben! Schon deshalb wäre es toll, einen Marsch der 40tausend zu machen, obwohl nicht alles hier Gold ist was glänzt! Es gäbe schon noch einige Sachen zu verändern, aber solange es uns hier so gut geht, wird es niemand schaffen, „zufriedene“ Menschen auf die Strasse zu bringen!

Sì, sono pienamente d’accordo con l’articolo iniziale e anche con quello del professore milanese. Vorrei però precisare che l’AVS ci è andata giù pesante. Avrebbe potuto sicuramente scrivere se una qualunque denomiazione si riferisse ad un maso, ad un passo o ad un ruscello. Tra il resto sono stati purgati anche toponimi italiani storici, di derivazione non fascista, come Gargazzone e Postal, che sono riconosciuti come legittimi anche da ST-F e dagli Schuetzen… diciamo che anche loro ci son andati giù pesante con l’epurazione dei nomi italiani.

@ Luk4S
il tuo riferimento al gruppo facebook ”segnaletica bilingue in Alto Adige – zweisprachige Wegmarkierung Südtirol” è totalmente fuori luogo e concettualmente sbagliatissimo. infatti:
-è un gruppo dichiaratamente apolitico e apartitico (quindi non composto da politicanti…)
-è assolutamente favorevole ad una applicazione rigorosa dello statuto di autonomia (comprese poste , ferrovie, ecc.)
-non capisco quali risposte abbia „dovuto“ darti e invece ti ha negato

ti aspetto (vi aspetto tutti) sulla bacheca del gruppo per eventuali approfondimenti…

p.s.= il gruppo è stato fondato molti mesi fa (vedasi lo storico della bacheca) quando nulla e nessuno avrebbe lasciato immaginare il polverone che si è alzato sul tema e quindi senza nessun tipo di velleità  speculative o strumentali (che anzi temiamo come la peste…)
arrivederci/auf wiedersehen/assudëi

@giusto cartello:

Willkommen. Hast du vielleicht auch inhaltlich etwas zu den hier veröffentlichten Artikeln zu sagen? Warum (und mit welcher Glaubwürdigkeit) setzt sich die fb-Gruppe nur einseitig für die Zweinamigkeit (also die Besitzergreifung) bis zum letzten Berggipfel und nicht auch sonst für die peinlichste Einhaltung der Zweisprachigkeit ein?

x pérvasion: gliel’ho fatto notare anch’io al Sig. Giusto Cartello che non capisco perchè non mettano lo stesso impegno anche per denunciare il monolinguismo di poste, ferrovie e forze dell’ordine… mi è stato risposto che a loro non interessa e che non c’entra col gruppo…

guten morgen,
ich erlaube mir hier dem luk4s die antwort zu posten, die ich ihm auf fb zum thema gepostet habe:

x luca,
sono d’accordo con te quando dici che il bilinguismo dovrebbe essere applicato ovunque, quando c’è di mezzo il pubblico. io non sono l’amministratore di questo gruppo e quindi non mi intrometto su quello che qui si discute. fatto sta che – sempre secondo il mio modestissimo parere – questo gruppo si è preso a cuore il discorso della segnaletica in montagna, si potrebbe (portresti) fondare un gruppo che si occupa del bilinguismo delle poste, polizia, ferrovia e quant’altro, sono sicuro che avresti un numero consistente di membri. mettiamola cosi: suddividendo il lavoro (per un bilinguismo condiviso e praticato) tra vari gruppi si riesce ad essere più incisivi. che ne dici?

wie schon im italienischen text geschrieben, ist dies meine persönliche meinung , ich will hier nicht giusto cartello vertreten.

schöne grüsse an alle, wirklich interessanter blog.

@ pervasion:
Diese automatische „Mathematikformel“ Zwei(Drei)namigkeit=Besitzergreifung
ist für mich zu einfach und (entschuldigung) „banal“.
la questione è sicuramente molto più complessa…

io posso solo aggiungere a quanto scritto sopra che le mie posizioni sono esattamente identiche a quelle ad es. del vescovo Golser, di don Paul Renner, di Paolo Valente che non mi sembrano proprio i più fedeli adepti di Tolomei…

il sig. lukas benedikter si diverte un sacco a provocare ma le risposte alle sue domande ci sono tutte, basta saper (voler) leggere e basta cercare una sana discussione (piuttosto di una vuota provocazione…)

inoltre le „giustificazioni“ stesse dei politici mi fanno pensare sempre di più di essere nel giusto…hehehehe…quando uno è costretto ad affermare: se un’associazione privata (AVS oppure TV) pone privatamente dei cartelli su terreno privato con fondi privati allora non è tenuta a rispettare il bilinguismo…o è uno scioglilingua oppure è puro autolesionismo…quando il semplice buon senso rende più che evidente la funzione pubblica (e di sicurezza) di quei cartelli…

„wiklich interessanter Blog“

Warum diskutiert ihr dann nicht mit? Was macht die Italianisierung der Flurnamen für euch so wichtig? Wieso reicht der Kompromiss vom AVS nicht?

Ich glaube, dass es weltweit wohl schwierig sein dürfte ein Beispiel zu finden, wo flächendeckend die Mikrotoponomastik übersetzt wird. Wobei es ja an sich schon ein Widerspruch ist einen Eigennamen zu übersetzen. Eigenname bedeutet ja, dass der Name für sich steht.
Selbst in Tibet, das ja bekanntlich chinesisch besetzt ist, und die Chinesen sind in ihren Methoden nicht sehr zimperlich, folgt der Großteil der mikrotoponomastischen Begriffe dem Tibetischen. Abweichungen gibt es dort vor allem aufgrund der unterschiedlichen Schreibweise. Selbst der Name Everest, kein unbedeutendes Gipfelchen, heißt auf Tibetisch Qomolangma “Mutter des Universums”. Der chinesische Name ZhÅ«mùlÇŽngmÇŽ FÄ“ng ist eine phonetische Wiedergabe des Tibetischen.
Ich bin gerne bereit eine Kiste Bier zu bezahlen, wenn mir jemand ein Beispiel außerhalb Südtirols bringt, wo Namen von Almen, Bergen, Bächen und Bergweilern flächendeckend übersetzt wurden und amtlich in Gebrauch sind.

@ alexander
mit „wirklich interessanter blog“ meine ich den gesamten, nicht nur dieses thema. ich habe ihn eigentlich erst in den letzten tagen gefunden, ich diskutiere sehr gerne mit.
ich persönlich kann mit einer italienisierung der flurnamen nicht viel anfangen, sehr wohl bin ich aber ein befürworter der mehrsprachigkeit dieses landes und die art und weise wie der avs das ganze durchgezogen hat, entspricht ganz und gar nicht meinen vorstellungen eines wirklichen zusammenlebens. ich bezeichne es ganz einfach als eigentor und als versäumte gelegenheit…..
das rauhtaljoch würde für mich auf einem schild giogo rauhtal heissen und nicht giogo valle ruvida, die labesebenalm würde ganz einfach malga labeseben heissen, der wilde see kann ruhig mit lago selvaggio übersetz werden (dieser ausdruck wird auch im italienischen regelmassig gebraucht, so wie bressanone, lago di varna, novacella usw) ich brauche keine malga stinna (stinalm) oder malga accilla (aschila alm)

hier ein kurioses beispiel unterschiedlicher auffassungen von zweisprachigkeit:

http://www.facebook.com/home.php?#/photo.php?pid=106223&o=all&op=1&view=all&subj=86118858287&aid=-1&id=100000010663148&oid=86118858287

Dann bist du also gewissermaßen auf der Linie des bbd Blogs, von dem auch eine Übersetzung nur des Übersetzbaren gefordert wird. Für ein mehrsprachiges Südtirol sind wir hier glaub ich alle.

Ich persönlich würde es schade finden, wenn Namen wie Kofleralm mit malga Kofler wiedergegeben werden oder der Steinerbach mit rio Steiner ausgeschildert wird. Angaben wie schwieriger Weg, bewirtschaftet, Schlafgelegenheit, seilgesicherter Steig, Klettersteig usw. müssen selbstverständlich übersetzt werden, da hier eine wichtige Zusatzinformation zum Toponym gegeben wird, die ohne Wenn und Aber zu übersetzen ist.
Zurück zur malga Kofler oder zum Steinerbach. Die Alm oder der bach sind hier integraler Teil des Toponyms und sollten deshalb m.E nicht übersetzt werden. Ich finde es beispielsweise immer schön, wenn ich in einem Land unterwegs bin und über die Toponyme eine Menge neue Wörter der Landessprache lerne. Beispiel Norwegen: relativ schnell hat hier jeder kapiert, dass der -jökull ein Gletscher ist oder der vatn ein See oder die heia die Höhe.
In Schottland oder in Cornwall folgen viele Toponyme auch nicht dem Englischen, sondern den alten keltischen Begriffen. Dort käme niemand auf die Idee eine alte Endung für Wald in forest zu übersetzen.
In Südtirol wäre es auch schön, wenn man über die Toponyme lernt was Bach, Joch, Alm, Hütte, Wiese usw. auf Ladinisch heißt.
Im Übrigen ist es Standard einer jeden wirklich guten topografischen Landkarte, Begriffe wie Alm, Gletscher, Joch, Sattel, Tal, Bach usw. in der Legende in mehreren Sprachen wiederzugeben.
Wenn man wirklich etwas für die Sicherheit machen möchte, wäre es zielführender in wirklich exzellente topografische Landkarten zu investieren. Die besten Wanderkarten über Südtirol, die tabacco Karten, erreichen nicht das Niveau der Schweizer Landeskarten oder der britischen OS Karten.

Giusto Cartello: per me tu puoi pensarla anche come il Dalai Lama, non è che se la pensi come un prete o un vescovo allora automaticamente la tua idea è giusta. Anche perchè seguendo questo ragionamento quando mettevano al rogo le streghe che in realtà  erano magari erboriste di gente d’accordo ce n’era moltissima…(e ci credo…)

Detto questo, a me non mi interessa se il Vescovo Golser dice che non si può riparare ai torti facendo altri torti… questa è un’emerita stronzata, anche se la dice il Vescovo, e siccome siamo in democrazia ho ancora il diritto di pensarlo e di dirlo.

Stiamo parlando di toponimi inventati… più torto di così! Io confido nella politica che, anche magari grazie al ministro maroni che proprio amante dell’italia non è, riparino ai torti istituendo una commissione per la toponomastica ma di certo non come quella che vorreste voi, col CAI e con solo rappresentanti italiani. Ci vuole una commissione che rispecchi la compisizione etnico-linguistica di questa terra e decida finalmente quali sono i toponimi da tenere e quelli da cestinare.

Fino a quando poste, ferrovie, forze dell’ordine, „inserire a piacere qualsiasi altro ente publico o di pubblico servizio“ non rispetteranno il bilinguismo io continuerò a dire che i nomi italiani inventati da tolomei sono una stronzata.

@luk4s:
se la pensi così allora non usarli quei toponimi ma non impedire a chi con quei nomi è nato e cresciuto di poterli continuare ad usare.
è questa la differenza abissale: da una parte (chi la pensa come te) si pretende di eliminare, di sradicare, dall’altra (chi la pensa come me) si chiede di affiancare. saranno anche una „stronzata“ questi toponimi ma fanno parte integrante della mia (e di molte altre…) identità .
mi pare che l’ultimo a praticare la soppressione, la cancellazione, la sradicazione da queste parti era un certo Benito…che tu dici a parole di odiare ma ricalchi piuttosto bene come forma mentis…

luk4s, wo hast du bitte die information erhalten, dass die von giusto cartello gewünschte kommission aus CAI und nur italienischsprachigen vertretern bestehen soll? da wäre ich nämlich in der falschen gruppe……
kannst du mir das bitte erklären? wäre nett von dir, danke

Die Gleichsetzung einer totalitären Entnationalisierungspolitik mit der Weigerung, deren Ergebnis auf immer und ewig festzuschreiben und sogar noch zu vollenden ist eine Absurdität, die nicht dadurch wahr wird, dass sie fortwährend wiederholt wird. Ein demokratisches Land ist dazu legitimiert, nach rechtsstaatlichen Grundsätzen (und unter Berücksichtigung der Minderheiten) Entscheidungen zu fällen — selbstverständlich auch solche, die die Fortführung faschistischen Unrechts unterbrechen.

Das katalanische Sprachgesetz, welches die faschistischen Ortsnamen abschafft und sogar verbietet, entspricht demokratischen Grundsätzen, weil es dem Wunsch der breiten Mehrheit entspricht, von einem legitimierten Parlament beschlossen wurde — und nicht mit Willkür und Gewalt gegen den Willen (und sogar zum Nachteil) der Bürger von einer Diktatur durchgesetzt wurde.

Giusto: è come parlare con un muro. La maggior parte dei toponimi non fanno parte della storia o della cultura degli italiani che vivono qui: sono pure invenzioni. Parlate tanto di bilinguismo: bene allora cosa vi costa chiamare i luoghi coi loro nomi?
Io rimango della mia idea: aggiungere Malga, Cabinovia ecc… ecc.. va più che bene ma utilizzare toponimi assurdi è un affronto.

@luk4s:
a proposito di muro…
riporto qui la posizione ufficiale del gruppo di facebook da me creato sulla questione cartelli bi-trilingui che tu ben conosci visto che sei iscritto e partecipi molto attivamente alla discussione…
Rileggiteli per favore poichè rispondono a tutte le tue domande. in particolare per i toponimi assurdi rileggiti il punto n.3…e il punto n.4
(sempre a proposito di muro…chiarisco che se non introdurrai argomenti nuovi a sostegno delle tue argomentazioni questa è l’ultima volta che risponderò alle tue provocazioni. tu dirai machissenefrega…;-) ma è veramente logorante cercare di dialogare con te…)

la posizione ufficiale del gruppo:

-pieno rispetto dello Statuto di Autonomia (art. 8 e 101) quindi toponomastica bilingue/trilingue
-NON vanno tradotti i nomi propri di masi ecc. (Koflerhof resta maso Kofler)
-vanno rispettati e mantenuti TUTTI i toponimi italiani effettivamente in uso mentre c’è piena disponibilità  per l’abolizione di quelli caduti in disuso e sconosciuti da tutti (naturalmente quali sono i toponimi italiani in uso non lo possono decidere nè il sig. Luis Durnwalder, nè il sig. Georg Simeoni, nè il sig. Sven Knoll, ecc. ecc. va nominata una commissione con esperti di lingua italiana (magari del CAI).
-non vanno inventati nuovi toponimi in italiano laddove non esistono
-vanno sempre tradotte tutte le indicazioni di pubblico interesse (che non sono toponimi!) come Kabinenbahn, Parkplatz, ecc.

@giusto cartello
questi toponimi ma fanno parte integrante della mia (e di molte altre…) identità .

Du wirst wohl nicht ernsthaft behaupten, dass (faschistisch) erfundene Toponyme von Almen, Bergseen, Bächen, Bergen, Jöchern, Bergweilern usw. zu deiner Identität zählen? Oder anders rum. Fällst du in eine Identitätskrise, wenn für diese Namen nur mehr der historische Begriff verwendet wird?
Vielleicht würde es der Identitätsfindung nützlich sein bestimmte historische Tatsachen und Fakten zu respektieren, so wie sie sind.

Ich verwende in Ladinien auch meist die deutschen Exonyme, bzw. verbinde damit viele Kindheitserlebnisse in den ladinischen Dolomiten mit den dt. Exonymen. Trotzdem bin ich strikt dafür, dass in Ladinien nur die ladinischen Toponyme verwendet und ausgeschildert werden. Ich denke meine Identität kann dies nicht nur aushalten sondern sie wird dadurch sogar bereichert.
In Zukunft heißt der Peitlerkofel, der eine tolle Landmarke für halb Südtirol darstellt halt offiziell nur mehr Pütia – ist doch schön.

Zurück zum maso Kofler. Der maso Kofler ist kein maso Kofler sondern der Koflerhof. Das Hof ist hier integraler Bestandteil des Toponyms. Und es zählt halt mal zur Südtiroler Kulturlandschaft, dass Höfe mit Hof bezeichnet werden und Almen mit Alm. Im Trentino ist der Hof ein maso und die Alm eine malga, basta.
In Ladinien ist die Hütte die ütia, der Bach, der rü und das Joch ein ju, pas oder forcela. Deshalb möchte ich in Ladinien auch nur diese Begriffe als offizielle Namen sehen. Der Rest ist kulturelle Vergewaltigung.

Ich mache diesbezüglich ein Beispiel. Normalerweise werden Gletscher in Südtirol als Ferner bezeichnet. Östlich des Turnerkamps in den Zillertaler Alpen werden Gletscher aber vorwiegend als Kees bezeichnet. Ohne jetzt auf die genaue Bedeutung Ferner und Kees einzugehen, verdeutlicht dieses Beispiel nur, dass hinter jedem Toponym viel Kultur und Sprachgeschichte steckt. Wenn nun der Ferner oder das Kees ganz lapidar und einheitlich mit vedretta übersetzt werden, so gehen diese Feinheiten verloren. Diese Feinheiten würden sogar verloren gehen, wenn sie im deutschen ganz lapidar als Gletscher wiedergegeben würden.

Zum Abschluss noch ein krasses Beispiel, auch aus dem Ahrntal. Der Klockerkarkopf (übrigens nicht der nördlichste Punkt in der Wasserscheide zwischen Schwarzem Meer und Adria, dieser Superlativ gilt dem Westlichen Zwillingsköpfl, ein wahrlich bescheidener Gipfel – aber dieses Detail ist unserem Obergeografen, einem bestimmten Herrn Tolomei entgangen).
Zurück zum Klockerkarkopf. Ist die Erfindung Vetta d’Italia für Menschen in Südtirol identitätsstiftend? Wenn ja, ist dieses Faktum wichtiger als die Tatsache, dass es für die betroffenen Einwohner der Gemeinde Prettau eine Beleidigung und Verarschung darstellt.

niwo: con il sig. giusto cartello è come parlare con un muro…

Giusto: ti faccio un esempio. in un paesino della val venosta è segnato:

Bergsee… Cosa facciamo? Vi mettete ad aggiungere a mano „lago di montagna“ ?? State rasentando il ridicolo…

La verità  è che dietro la facciata di gruppo apolitico state portando avanti rivendicazioni di stampo nazionalistico italiano…

Ah giusto ma te la pensi come il vescovo…

@luk4s:
esatto! come il Vescovo e come moltissimi altri (aggiungo alla lista Florian Kronbichler autore di un ottimo editoriale sul CORRIERE DELL’ALTO ADIGE di domenica 06 settembre).
noi il ridicolo lo rasentiamo…tu ci sei dentro fino al collo!
adiòs

@luk4s

frage: ist der name bergsee ein eigennamen wie z.b. seefeldsee oder wird dort im vinschgau einfach nur darauf hingewiesen dass es dort einen see in den bergen gibt? wenn die zweite möglichkeit zutrifft dann sollte schon die bezeichnung zweisprachig sein. die übersetzung ist dann einfach eine übersetzung, so wie wasserfall einfach cascata heisst, ohne dass man jetzt den tolomei dafür verantwortlich machen kann…..

Mi permetto di intervenire perchè la questione comincia a superare lo stretto confine regionale….
Al di là  di tutto e delle parole che vengono profuse, occorre rispettare la legge (Statuto); quindi i cartelli devono essere bilingue (trilingue)
Non c’è altro da dire.
Sono stato ultimamente in Alto Adige per una breve vacanza e i cartelli stradali (non solo quelli di montagna) in tedesco, non sono legali (per esempio autostrada scritto solo in tedesco..)violando non solo lo Statuto ma anche il Codice della strada….mi sembra che si stia esagerando.
Saluti
Riccardo

Genova

per esempio autostrada scritto solo in tedesco..

questo sarebbe grave, ma mi pare improbabile ed è tutto da verificare. Le uniche località  segnate in Autostrada normalmente in tedesco sono „Muenchen“ e „Innsbruck“, ma credo che con la più buona volontà  non ci sia da arrabbiarsi se il loro nome ufficiale è quello.

Premetto che sono favorevole al bilinguismo, mentre sono contrario a un binomismo totale.

In ogni caso: Mai visto un cartello del genere, mai. Invece finché la gestione delle statali era dell’ANAS, ce n’erano centinaia di monolingui italiani.

Per quanto riguarda l’autostrada stessa la situazione «grave» o «illegale» non va certo a scapito dell’italiano, come ho documentato qui (vedi foto allegate all’articolo):

http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=5303

Grazie Riccardo da Genua/Genova!
Sie haben mir einen neuen Schubs im Bestreben zum Staat Südtirol gegeben! Wann nimmt sich die SVP endlich dieses Themas an??

Hmm, die Äußerungen von „giusto cartello“ von vor einem Jahr (warum wohl sind wir jetzt wieder am selben Punkt???) nehmen sich ja noch sehr gemäßigt aus, geht mal auf die Seite der FB-Gruppe „Comitato per la difesa della toponomastica italiana“…da wird das Kind mit dem Bade ausgeschüttet und gleich ganz die deutsche Sprache „in Italien“ verboten und gefordert, die „crucchi di merda“ zur Räson zu bringen. Zum Glück spiegelt das ja nur die „radikalen Elemente“ wider (oder vielleicht doch nicht bei 1250 Mitgliedern?).

Una volta cerano i fascisti…e italianizzarono tutte le terre sotto il loro dominio compresa questa terra strappataalla loro madrepatria Austria e…hanno sofferto.
Anni dopo gruppi armati definiti „combattenti della libertà “ hanno esploso, sparato, ucciso e seminato terrore per un decennio e poi… venne stipulato questo specialissimo statuto di autonomia con tanti articoli tra cui quello del bilinguismo.
Oggi….? Oggi l’esasperato localismo identitario portato avanti dai politici che ci governano beffano il bilinguismo e voltano la schiena a noi italiani sudtirolesi. Si noi, che siamo cresciuti con i nomi delle montagne, dei laghi e dei fiumi in italiano.
Se il CAI avesse messo solo la segnaletica in italiano….allora sarebbero tutti fascisti. Lo fa l’AVS …tutto in Deutscher Hand….e va bene cosi.
Mi sembra che il diritto di essere italiano in questa terra stia diventando un utopia nel pensiero e nella parola. Usare i nomi propri nella propria madre lingua è un diritto prorpio e tutelato. Che sia statoTolomei, Annibale o Oswald von der Wolkenstein a dare i nomi alle vette ….chi se ne frega…ma non toglieteci il diritto di usare la nostra lingua cosi come nessuna la toglierà  ai voi di madrelingua tedesca in questo fazzoletto di terra governato daSchutzen e testardi….la convivenza inizia dal rispetto
reciproco e non con i sopprusi.

@Roland
Niemand will den Gebrauch verbieten, gleich wie niemand den Italienern verbieten kann, nach Monaco oder nach Amburgo zu fahren. Aber diese Orte haben trotzdem den deutschen Namen München und Hamburg. Ich wandere zum Radlsee, und du wanderst zum Lago Rodella, ok? Aber nur weil du zum Lago Rodella wanderst, muss das doch nicht auf einem Schild stehen? Und das Recht Italiener zu sein wird dadurch doch nicht geschmählert, es bräuchte nur ein bisschen Verständnis und Geschichtswissen, um zu verstehen wieso uns die deutschen Namen so wichtig sind.

Ach, eine Sache noch:

Una volta cerano i fascisti…e italianizzarono tutte le terre sotto il loro dominio compresa questa terra strappataalla loro madrepatria Austria e…hanno sofferto.

Wer hat gelitten, die Faschisten oder die Südtiroler?

Anni dopo gruppi armati definiti ”combattenti della libertà â€ hanno esploso, sparato, ucciso e seminato terrore per un decennio e poi… venne stipulato questo specialissimo statuto di autonomia con tanti articoli tra cui quello del bilinguismo.

Darüber müsste man noch mal diskutieren, wer mehr Terror gemacht, und mehr Menschen umgebracht hat in diesem Land, die Faschisten oder die Freiheitskämpfer!

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