[La proposta di legge elettorale] ora in esame incide anche sulla dimensione elettorale locale, con la trasformazione dei confini territoriali del collegio senatoriale Bolzano-Bassa Atesina, con lo scorporo di sei Comuni (trasferiti ad altri collegi) allo scopo dichiarato di circoscrivere il numero degli elettori del collegio agli appartenenti al gruppo linguistico italiano e di rendere più concreta l’elezione di un candidato appartenente a questo gruppo: si tratta di un’evidente manipolazione della democraticità del sistema, che ancora una volta si propone di predeterminare l’esito della competizione, non in ragione del partito ma del gruppo linguistico.
La Corte costituzionale, in primis, con riguardo alle elezioni (allora) regionali, ha distinto fra rappresentanza politicamente assicurata di candidati dei gruppi linguistici italiano e tedesco attraverso il normale funzionamento del metodo proporzionale riferito alla consistenza dei due gruppi linguistici e rappresentanza giuridicamente garantita, attraverso l’assegnazione a priori, per legge, di un seggio consiliare a un candidato del gruppo linguistico ladino. Ora, la riforma proposta per il collegio senatoriale propone una formula ibrida, ossia di introdurre una rappresentanza politicamente garantita ad uno dei due gruppi linguistici più consistenti. Il meccanismo conferma la sua attitudine manipolatoria, che dà del gruppo linguistico italiano una immagine impropria di minoranza che debba essere garantita al di là del funzionamento ordinario della competizione democratica.
da Pericoloso cambiare le regole, contributo apparso oggi sull’edizione sudtirolese del Corriere a firma di Roberto Toniatti, emerito di Diritto costituzionale all’Università di Trento – enfasi mia
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