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Toponomastikkommission (I): Qualis pater…

Gli italiani [sono] venuti qui dopo la prima guerra mondiale, cercando di riportare questi territori geograficamente italiani ma anche idealmente e fisiologicamente italiani, in quanto a popolazione, perché i ladini venivano considerati fratelli che dovevano essere in qualche modo raggiunti e ricollegati alla struttura degli italiani perché, credete a me, anche ai tempi dell’Austria il ladino era un dialetto italiano, in quelle zone veniva insegnato l’italiano, quindi il ladino non era considerata una lingua e tuttora ho i miei dubbi che possa considerarsi pienamente una lingua. Lo chiamo idioma. C’è di peggio in Italia: il bergamasco, il sardo, l’abruzzese, tutti dialetti che se parlati in maniera stretta sono incomprensibili persino ai vicini a 30 km di distanza. Ma questo è un problema italiano, e gli italiani se lo devono risolvere da sé non con una legge provinciale di Bolzano.

Prof. Carlo Alberto Mastrelli (presidente dell’Istituto di Studi per l’Alto Adige, Firenze, già  vicepresidente dell’Accademia della Crusca, professore emerito presso la facoltà  di lettere dell’Università  di Firenze) invitato come «esperto» (sic); affermazioni fatte durante l’udienza in commissione toponomastica presso il Landtag, che ripropongono argomentazioni degne del Tolomei. Tratto dai verbali ufficiali della dieta sudtirolese.

Vedi anche:
Discriminaziun Faschismen Minderheitenschutz Nationalismus Ortsnamen Politik | Zitać | Ettore Tolomei | | Ladinia Südtirol/o | | Italiano

16 replies on “Toponomastikkommission (I): Qualis pater…”

Dal libro di Josef Fontana „Unbehagen“, Band 2/1, Seite 28
„Wir Ladiner sind keine italienische Minderheit in Südtirol – wie die Herren in Trient der italienischen Regierung und aller Welt glauben machen wollen -, sondern wir sind ein eigenes,freies Volk, das älteste der in Tirol lebenden Völker, ein freies Volk, das immer zufrieden mit dem deutschen Volk Tirols gelebt und mit diesem durch gleiche Kultur, Sitten und Gebräuche, Wirtschaft und tiefe Heimatliebe verbunden ist. Die Schicksale dieser beiden Völker sind untrennbar miteinander verknüpft.“
(Quelle: Der Tiroler Nr. 90 vom 21.April 1920)
Sembra che i Ladini non volessero essere considerati per nulla „fratelli“ degli italiani…ma si sa, gli italiani ci hanno portato la cultura….. :vogel:

Was für ein Humbug! Allein ein kurzer Blick in ein Lesebuch für romanische Philologie genügt um festzustellen, dass das Ladinische kein „Idiom“ des Italienischen sein kann, da morphologisch keine Übereinstimmung mit italoromanischen Sprachen vorhanden ist (siehe z.B. Pluralbildung).
Daneben ist obiger Text rein völkische Rhetorik aus dem vorletzen Jahrhundert – spätestens ab „fratelli“, was so einige Assoziationen hervorruft. (Anscheinend sind Ladinerinnen aber nicht näher verwandt.) Peinlich, wenn so jemand als „esperto“ missverstanden wird.

Der Skandal besteht darin, dass Leute, wie Mastrelli überhaupt von der Toponomastik-Kommission eingeladen werden und hier ein Forum für ihre kolonialistischen Aussagen erhalten. Auch eine Erklärung warum bestimmte Diskussionen in Südtirol auf niedrigstem Niveau geführt werden und aufgrund nationalstaatlichem Druck nicht nach international gültigen Kriterien einer Lösung zugeführt werden.
Ein Lob an pérvasion, der sich die Mühe gemacht hat, die nicht sehr erbaulichen Protokolle unter die Lupe zu nehmen.

Ich habe ein paar Tage gewartet, um eine eventuelle Reaktion der bbd-Leser abzuwarten. Leider ist nichts gekommen.

Zuallererst: die Aussage von Mastrelli ist Blödsinn. Darüber braucht man gar nicht zu diskutieren.

Aber ebenso wie die Vereinnahmung der Ladiner durch die italienische Sprachgruppe (siehe Mastrelli) zu verurteilen ist, gilt dasselbe für die deutsche Sprachgruppe (siehe Bonetti Staffler).

Deswegen wundert es mich, dass es auf den Kommentar von Frau Bonetti Staffler keine Reaktion der bbd-Leser gegeben hat. Das Geschwafel von „gleiche Kultur, Sitten, Gebräuche, Wirtschaft, tiefe Heimatliebe und untrennbares Schicksal“ dient einzig und allein dazu, die Ladiner auf die eigene (in diesem Fall die deutsche) Seite zu ziehen.
Und noch viel mehr enttäuscht mich die überaus positive Bewertung dieses Kommentars.

Liebe Nationalisten der beiden anderen Sprachgruppen! Schreibt es euch endlich hinter die Ohren: die Ladiner sind ein eigenes Volk und weder ein deutsches noch ein italienisches Volk.
Langsam aber sicher geht mir das auf den Wecker!

@phoenixblob

Warum bist du so darauf bedacht zu trennen?

Die Ladiner waren immer schon ein Teil Tirols und nicht Italiens, gleich wie die deutschsprachigen und gleich wie italienischsprachigen Bürger. Deswegen kann ich zB dem Kommentar von Frau Bonetti Staffler und ihrer Quelle nur zustimmen.

Ich weiß nicht, ob hinter der Aussage im »Tiroler« Ideologie steckt oder nicht (und wenn ja, welche), doch grundsätzlich kann ich nichts Anstößiges daran finden, dass sich die Ladiner als eigenes und freies Volk definieren, dessen Schicksal (obwohl ich das Wort nicht mag) mit jenem der deutschsprachigen Südtiroler eng verknüpft ist. Genauso würde ich heute sagen, dass wir (mindestens) drei Sprachgruppen haben, deren Geschicke eng miteinander verknüpft sind. Deshalb will BBD auch nur einen gemeinsamen Weg einschlagen, obwohl das Selbstbestimmungsrecht der Ladiner im Manifest ausdrücklich festgehalten ist.

@ko

Warum bist du so darauf bedacht zu trennen?

Genau diese Frage müssten Sie Frau Bonetti Staffler stellen. Warum ist dem von ihr geposteten Text nur von den Deutschen und den Ladinern die Rede? Teilt die italienische Sprachgruppe in Südtirol etwa nicht das gleiche Schicksal? Warum wird hier getrennt?

Ich bleibe bei meiner Meinung: Dieser Text dient dazu, einen Keil zwischen die Sprachgruppen zu treiben. In diesem perfiden Spiel versuchen gewisse „deutschnationale“ Kreise die Ladiner für die eigenen Zwecke zu benutzen, ebenso wie das italienische Nationalisten versuchen. Die Ladiner sollen für sich selbst entscheiden, wem sie sich zugehörig fühlen und wem nicht, und weder von der italienischen noch von der deutschen Sprachgruppe bevormundet werden.

Übrigens: die Bewertung meines vorherigen Kommentars spricht Bände…

@ phoenixblob
Mi dispiace che non sia stato capito il senso del mio intervento. Io ho riportato il testo di un documento votato l’11 aprile 1920 all’unanimità  dalle assemblee popolari dei ladini a S. Vigilio di Marebbe, San Martino e Badia. È un fatto che a quei tempi i ladini volevano restare un popolo e vedevano più possibilità  per questo scopo mantendo il legame con i Tirolesi di lingua tedesca che non con l’Italia. Tutte le norme autonomistiche, benché insufficienti, di cui godono oggi i ladini, sono state ottenute grazie alla collaborazione con i Tirolesi di lingua tedesca, mentre l’Italia ha sempre cercato di negare l’estistenza di un popolo ladino (vedi Degasperi, per il quale il ladino era soltanto un dialetto trentino).
Ma se preferisci posizioni attuali à  la Carolina Kostner, che è „orgogliosa di cantare l’inno di Mameli“, viel Spass dabei.

Che la tutela di cui godono i ladini in Sudtirolo e in Trentino sia dovuta in larga misura alla presenza della minoranza di lingua tedesca, mi pare fuori dubbio. Che sia merito di quest’ultima, però, è molto meno vero. Purtroppo si tratta soprattutto di un «effetto collaterale» non riconducibile a un interessamento attivo dei rappresentanti dei «tedeschi». Anzi, in determinati periodi ci furono violente tendenze assimilatrici anche da parte tedesca, mai del tutto sopite.

Che la tutela di cui godono i ladini in Sudtirolo e in Trentino sia dovuta in larga misura alla presenza della minoranza di lingua tedesca, mi pare fuori dubbio.

Bene, mi pare incontestabile, specie se confrontata con la situazione non brillante dei ladini di Fassa o, peggio ancora, della provincia di Belluno. Però una cosa è fare un’affermazione del genere, basata su fatti oggettivamente rilevabili, una cosa è fare propaganda politica del genere peggiore, quella che altera volutamente i fatti o addirittura li stravolge, particolarmente grave nel caso del prof. Mastrelli in quanto studioso di linguistica, quindi uno scienziato, ma un po‘ anche nel caso della signora Bonetti Staffler, che venendo dal Trentino dovrebbe essere più consapevole di altri della complessità  e delicatezza della storia tirolese, considerata in tutte le sue componenti, in particolar modo delle due „italiane“, quella altoatesina e quelle trentina, molto diverse tra loro e, come dire, da maneggiare con cura. Tanto più se la comunità  altoatesina (e forse la trentina?) deve essere coinvolta nel processo auspicato da BBD. Invece va avanti come un bulldozer ripetendo le solite banalità  su quello che è successo nel 1920 ecc. ecc. Le sappiamo già , grazie.

La condizione dei ladini di Fascia non è per nulla cattiva (anzi!), ed è per questo che ho scritto «i ladini in Sudtirolo e in Trentino»:

– Hanno il Comun General de Fascia
– Il ladino si studia a scuola
– Hanno un proprio istituto culturale (Majon di Fascegn)
– Sono stati aboliti i microtoponimi non ladini

ecc.

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