Un boato a ritmo di ska?

Come da noi riferito, la candidata verde alla presidenza della Commissione Europea, Ska Keller, si è più volte detta favorevole sia a riconoscere il diritto democratico all’autodeterminazione della Scozia e della Catalogna, sia a favorirne la permanenza nell’Unione Europea in caso d’indipendenza.

I Verdi sudtirolesi nell’ambito delle prossime elezioni europee hanno deciso di aderire al progetto della Lista Tsipras e quindi non fanno riferimento a Ska Keller. Dal punto di vista di si poneva dunque la questione se potesse risultare utile sostenere i Verdi italiani dando un possibile (benché improbabile, considerata la soglia del 4%) contributo all’affermazione della lista verde europea.

Prima di esprimerci in tal senso abbiamo interpellato Marco Boato, storico esponente dei Verdi, trentino e numero due della lista European Greens nella nostra circoscrizione, chiedendogli se ciò che Ska Keller riconosceva alla Scozia e alla Catalogna i Verdi italiani lo concederebbero anche al Sudtirolo o, ad esempio, al Veneto. Ecco la sua risposta:

Sono personalmente contrario all’autodeterminazione. Non dobbiamo creare nuove frontiere, ma superare quelle esistenti, nel quadro di un’Europa federale, degli Stati, delle regioni e dei popoli. Questa è stata la lezione di Alexander Langer, che non avrebbe voluto la disgregazione della ex-Yugoslavia e che si è sempre impegnato non per la separazione, ma per la convivenza tra diversi gruppi etnici e linguistici. L’art. 5 della Costituzione italiana afferma sia l’unità  che la valorizzazione dell’autonomia. L’art. 6 tutela le minoranze linguistiche. L’art. 116 garantisce la specialità  autonomistica del Trentino-Alto Adige/Südtirol e garantisce le Province autonome di Bolzano e di Trento. La strada da percorrere è quella di un’autonomia ancora più forte ed estesa, non quella di un separatismo fuori dalla storia.

A fronte di questa posizione non può consigliare di votare i Verdi italiani.

Grundrechte Mitbestimmung | Europawahl 2014 | | | Catalunya Scotland-Alba Venetien-Vèneto | EU Vërc | Italiano

25 replies on “Un boato a ritmo di ska?”

Schade, wobei man natürlich trotzdem die Europäischen Grünen mit einer Wahl stützen würde, ein weiterer Beweis wie unlogisch die Wahl eines Parlamentes mit nationalen Listen ist

gibt’s das, dass dieses “grenzen abbauen, anstatt neue zu ziehen” so verbreitet ist. die stellungnahme boatos strotzt ja gerade nur so vor “nationalen” argumenten.

Das liegt daran das es so logisch erscheinen mag.
Hier kann ja jeder sein Gegenargument hinschreiben, dann sollte man dagegen gewappnet sein

es ist gar nicht so einfach, im Internet eine Liste jener Parteien zu finden, die wir in Südtirol überhaupt wählen können! Ich habe keine gefunden! Kann da jemand weiterhelfen?

Und immer dieselbe Schallplatte: Art 5, die Einheit der Nation, Art 6 Schutz der Minderheiten vor dieser Nation. Eine wirkliche Vision zur Überwindung dieser (Un)Logik scheint Boato nicht zu haben.

Der Zerfall der Sowjetunion muss der grünen Logik nach ein tiefschwarzer Tag gewesen sein.
Soviele neue Grenzen, eine Katastrophe!

La posizione di Boato è limpida, il riferimento a Langer opportuno. L’argomento che i Verdi europei (favorevoli all’autodeterminazione dei “popoli”) fanno valere “in generale” non può applicarsi al caso “particolare” del Sudtirolo, provincia nella quale non esiste UN SOLO popolo (né mai esisterà , se almeno la preoccupazione prevalente risulta quella di salvare le specificità  culturali dei diversi gruppi linguistici che qui vivono). Questo è anche il motivo che rende di fatto impossibile ogni accostamento delle vicende sudtirolesi a quelle di altre regioni, come Catalogna o Scozia. La via per un progressivo depotenziamento degli stati nazionali nella cornice di una maggiore integrazione europea non passa, nel nostro caso, da un preliminare atto di “disintegrazione” territoriale. Bisogna attendere (posto che qualcuno si metta seriamente a lavorarci) una lenta riformulazione dei presupposti unitari su base federalistica e alla luce di una più armonica individuazione di macroregioni transfrontaliere da rendere sempre più autonome dal punto di vista amministrativo (senza cioè troppe bandiere, simboli o altri reperti vetero o micro-nazionalistici).

Wir stellen fest:
1. Einen Bezug auf das Selbstbestimmungsrecht der Völker. Vokabular des 19. Jh., das gadilu und ein Teil der Südtiroler Grünen sonst gerne bei anderen (zu Recht) kritisieren. Leute wir sprechen von Demokratie und wir leben im 21. Jh.
2. Euregio und Föderalismus Rhetorik – immer dann wenn der Ruf nach Unabhängigkeit stärker wird entdecken bestimmte Kreise die Euregio oder den Föderalismus, Projekte für die diese Kreise sonst nie konkret einen Finger rühren.

Sie behaupten, dass in Katalonien und Schottland nur ein Volk leben und dass daher der Selbstbestimmungsanspruch greifen würde. Auch in Schottland und Katalonien leben Nicht-Schotten und Nicht-Katalonier.
Auf eine EU-Lösung zu warten ist für Südtiroler ein Blödsinn, weil der Anspruch auf Selbstbestimmung ein eigenes Recht ist und nicht vom Terminplan der EU abzuhängen hat.

La retorica del “popolo” è certamente pessima. Resta il fatto che il 99% dei promotori dei movimenti indipendentestici (anche in Sudtirolo) parla proprio di “popolo”, vale a dire di autodeterminazione dei “popoli” e cita volentieri testi rubricati sotto la categoria “Völkerrecht” (in italiano, si traduce con “diritto internazionale”, suonerebbe già  meglio, ma verrebbe ugualmente inteso come “diritto delle genti”). Fate bene a ripetere che a voi sta a cuore “altro”, ma è un “altro” che sta veramente a cuore a pochissimi.

Quello che dice niwo è giusto. Il tema dell’Euroregio è quasi esclusivamente un espediente retorico. Ciononostante non è un espediente retorico MENO RETORICO del richiamo a un futuro post-etnico da raggiungere in un ipotetico “stato sudtirolese fatto da semplici cittadini” come quello che qui si vagheggia. Se alla costruzione della prima ipotesi (Euregio) si è lavorato pochissimo, alla costruzione della seconda (secondo i principi propagati da bbd) non si è neppure cominciato a pensare.

Vorausgeschickt, dass ich im Völkerrecht kaum bewandert bin, erlaube ich mir folgende unschuldig-naive Fragen:

Darf ein Volk nur eine Sprache sprechen? Wird die Schweiz dann von vier Völkern bewohnt? Werden hier die Begriffe “Ethnie” und “Volk” vermischt/verwechselt? Können nicht die Bewohner Südtirols als das “Südtiroler Volk” gelten? (Es stellt sich berechtigterweise die Frage, ob es als solches auch Anspruch auf das Selbstbestimmungsrecht der Völker hätte, da Südtirol ja nicht unabhängig ist, es aber möglicherweise sein müsste, um ein eigenes Volk zu haben. Oder gilt als Volk, wenn sich eine Gruppe von Menschen mit der Willensbekundung gefunden hat, ein eigenes Volk zu sein…die Frage nach der Henne und dem Ei).

Der »Volksbegriff« hat mehrere, sehr verschiedene Bedeutungen, doch diejenige, die ihm Gabriele (aber auch das Völkerrecht nach derzeitiger Auslegung) beimisst, ist eine absolut ethnische.

Die Begriffswahl zwischen “Völkerrecht” oder “internationales öffentliches Recht” ist in dieser Frage belanglos und bedeutet immer das selbe.
Leider gibt es in Bozen viele, die ihren Heimatbezug und ihre Identität auf Siegesdenkmal u.ä. stützen anstatt diese Ära endlich zu überwinden
Meiner Ansicht nach hindert diese starre Blick auf benannte Ära eine normale Vertrautheit zu Südtirol zu haben.
In der Schweiz fühlen sich die Tessiner als Schweizer. einen ähnlichen Ansatz sollte für Südtirol gefunden werden.

Die Trentiner fühlen/fühlten sich jahrhundertelang auch als Tiroler/Österreicher.

Das Problem bei uns in Südtirol, die Menschen sind nicht hier tief verwurzelt, bzw. ihre Verwurzelung liegt in Italien, solang Südtirol bei Italien ist sind sie hier verwurzelt, da sie eben Italiener sind, sollte nun Südtirol nicht mehr “terre italiana” sein, haben sie ihre Bindung verloren, solang das denken vorherrscht ich bin primär Mitglied einer Volksgemeinschaft (ja auch von deutschsprachiger Seiten) und nicht Mitglied einer Schicksalsgemeinschaft (im wahrsten Sinne des Wortes war es Schicksal, in unser Land zu kommen) zu sein, werden sich diese (Nationalistischen-) probleme nie lösen.

Le soluzioni di Boato/Gadilu/Zeller, parlano di magnifiche e progressive sorti mediante un superamento delle barriere in chiave europeista etc.. etc..
Qualunque sia la loro caratterizzazione, Euregio, Europa delle regioni, macroregioni, federalismo, collaborazione transfrontaliera, pizzica e taranga etc… non tengono però conto che un tale futuro dipende in misura determinante dalla volontà  attiva di collaborare dello stato: finchè si galoppa verso una nuova stagione di centralismo ed il parlamento ha molti altri problemi cui pensare piuttosto che preparare un futuro su misura per il sudtirolo (o anche solo ratificare qualche trattato europeo, che renderebbe alcune cose più facili), si rischia che queste rimangano solo belle parole, utili solo da tirar fuori quando si parla di autodeterminazione. Un po’ come si tiran fuori gli zampironi quando arrivan le zanzare e poi li si ripone in sgabuzzino fino alla prossima occasione.

Magnifiche e progressive sorti.

Ecco, esatto, io potrei parlare di sorti magnifiche e progressive giusto come ne parla Leopardi ne “La ginestra o fiore del deserto”. Con la stessa fiducia, diciamo. ;)

Altro punto: tenere conto della volontà  attiva dello Stato. Beh, credo che anche il più acceso indipendentista debba auspicare “la volontà  attiva dello Stato”, a meno di non immaginarsi di procedere CONTRO quello Stato, con tutte le conseguenze del caso. E ripeto: allo stato attuale non penso che i contributi del blog bbd (giacché di altre forme di proposta indipendente non ne vogliamo ovviamente parlare) siano stati discussi a sufficienza negli ambienti romani “giusti”. Ah, ovviamente neppure in quelli di “oltretalvera”.

Fabius, basta scrivere: è l’ora che tu passi finalmente all’azione.

Leider gibt es in Bozen viele, die ihren Heimatbezug und ihre Identität auf Siegesdenkmal u.ä. stützen anstatt diese Ära endlich zu überwinden.

A parte che non è vero – soltando semplificando le cose e non conoscendo per nulla la psicologia dei bolzanini si possono (ancora!) scrivere frasi come queste -, non c’è nulla di più sciocco del chiedersi perché gli “altri” non sentono le stesse cose che sentiamo noi. Un po’ come quegli italiani che vorrebbero che anche i sudtirolesi sentissero “loro” l’inno d’Italia o mettessero il tricolore in ogni maso.

Ernsthafte Frage meinerseite: wie fühlen sich dann “diese” Bozner? Kannst du mir eine Veröffentlichung nennen, die auf die Gefühlslage eingeht?
Nochmals, dies ist kein Sarkasmus meinerseits, sondern ich möchte es wirklich verstehen. Im direkten Gespräch bekomme ich leider keine Antworten, aber vllt. verfüge ich auch nur über zu wenig Fingerspitzengefühl…

Come si sentono i “bolzanini”? Domanda preliminare: è possibile parlare di un sentire omogeneo, riferito a un gruppo unico e indifferenziato di persone? Non penso. I “bolzanini” sono un gruppo composito per eccellenza, di matrice sociologica prevalentemente urbana (o fortemente urbanizzata) con storie di provenienza assai diversificate. Si tratta inoltre di una popolazione fluttuante, molti vanno, altri sono venuti di recente. Socializzandosi prevalentemente in scuole italiane (anche se esistono tendenze diverse) e finendo per consumare “cultura italiana” (anche qui con le ovvie eccezioni), si tratta di persone che si sentono piuttosto “isolate” all’interno del territorio circostante (sempre con le ovvie eccezioni). Una cosa è certa: sia per “colpa” loro – o meglio dei partiti politici che costituiscono il loro riferimento, essenzialmente “nazionale” -, sia per “colpa” dei tedeschi (che hanno cercato di governare la provincia senza prevedere la loro partecipazione alle decisioni essenziali), i “bolzanini” non hanno ancora sviluppato un sentimento di vera appartenenza ai destini della provincia (cfr. il libro di Giudiceandrea, “Spaesati”), risulta quindi perlomeno azzardato (io dico inverosimile) chiedere a loro che facciano un salto ulteriore, abbracciando la fumosa causa dell’indipendenza. Del resto, perché mai dovrebbero? I “problemi” identitari che stanno alla base di molte rivendicazioni separatiste da parte tedesca non sono i “loro” problemi. Ma soprattutto: nessuno ha messo ancora bene in chiaro quali VANTAGGI deriverebbero agli italiani di Bolzano da una eventuale secessione. Scaldarli, su questo tema, rimane un’impresa quasi impossibile. Anzi: impossibile.

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