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Partito iperetnico e inclusione.

La faccia del verde Riccardo Dello Sbarba incastrata tra quelle di Vezzali, Urzì e Seppi a discutere di politica etnica e difesa degli italiani è un emblema dell’involuzione politica sudtirolese degli ultimi tempi. Non siamo ancora al partito di raccolta, da contrapporre a quello delle minoranze linguistiche (invece di superarlo in chiave territoriale) ma si parla già di «fronte degli italiani». Non nasce né per discutere di politica culturale, né per dare un ruolo attivo agli italiani nell’evoluzione dell’autogoverno, ma per creare trincee etnico-identitarie, sulle quali pur con insignificanti distinguo tutti sembrano convergere. D’altronde l’agenda politica viene ormai dettata dalle destre, assecondate (se non precedute) da un quotidiano che da anni cavalca l’onda della confrontazione, salvo negare il proprio ruolo e proporre modernissime forme di dialogo, dettandone le condizioni.

Certo, fa ancora una certa impressione vedere un verde in compagnia di berlusconiani, finiani (che amano ricordarci i lati buoni del fascismo) e Unitalia (arrivati a definire il resistente Franz Thaler un disertore). In altri paesi, più democratici, i fronti comuni si creano contro partiti di questo tipo, non assieme a loro. Ma forse lo stupore è dovuto più all’etichetta di «partito interetnico» che i verdi si sono autoaffibbiati (in un periodo in cui ancora lo erano) che ai veri contenuti della loro politica. Da anni ormai sostengono posizioni francamente indifendibili e difficilmente distinguibili da quelle dei partiti più oltranzisti: Dalla negazione dell’esistenza di una minoranza tedesca, passando per la difesa di tutti i toponimi fascisti («ubi nomen, ibi patria», nientemeno), alla richiesta di eliminazione della fontana di re Laurino (contestuale alla richiesta di mantenimento dei monumenti fascisti) e all’idealizzazione permanente dello stato centrale in quanto garante super partes di equilibrio e diritti fondamentali.

A fronte di quest’incredibile miseria — completata dall’adesione del PD di lotta e di governo — diviene sempre più improcrastinabile una decisa apertura di tutti i partiti «di lingua tedesca» nei confronti dei concittadini di lingua italiana. Anche se l’impianto autonomistico ancora non lo favorisce, è necessario scindere la discriminante politica da quella etnica, per dare rappresentanza effettiva a quelle migliaia di italiani (destinati verosimilmente a crescere) che già ora danno il loro voto a partiti autonomisti e indipendentisti, senza che questi possano rappresentarli efficacemente. Se vogliamo avanzare verso un futro comune diventa definitivamente insostenibile che gli italiani non trovino un’offerta politica che li inglobi in un progetto propositivo, invece di costringerli a salire sulle barricate in difesa di Mussolini e Tolomei.

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28 replies on “Partito iperetnico e inclusione.”

Den Grünen kann man für die erstaunlich erfolgreiche Umsetzung der Agenda P-R-2013 gratulieren. (Projekt Restmandat 2013).

Als Alternative für italienischsprachige SüdtirolerInnen, die an einer gemeinsamen Zukunft unseres Landes interessiert sind, kommen die Grünen immer weniger in Frage – diese italienischsprachigen SüdtirolerInnen haben letzthin ohnehin SVP gewählt.
Schade, dass dieser wachsende Anteil von ItalienierInnen noch keine Möglichkeit hat, sich auch politisch sichtbar zu machen. In einem Projekt, das unseren italienischen MitbürgerInnen im autonomistisch/independistisch/postethnischen Sinne eine Stimme verleiht, sie sichtbar macht, liegt die wahre Zukunft unseres Landes.

A caldo. Temo che sia proprio l’irrealizzabilità  (cioè il fatto che non si realizzerà  mai) del progetto includente da te auspicato, caro pérvasion, a favorire quell’ammucchiata etnicizzante che giustamente stigmatizzi.

Es kann nicht sein, dass alle italienischen Parteien in Südtirol Tolomei und Mussolini huldigen. Es liegt an den italienischen Wählern eine Partei zu gründen die sich von den faschischtischen Relikten distanziert, oder zumindest jene Personen an die Spitze der bestehenden Parteien zu wählen, die sich von diesen Symbolen deutlich distanzieren…
Aber da dies nicht der Fall ist, muss ich leider schlussfolgern, dass diese Politiker wohl die allgemeine Ansicht des Volkes vertreten und somit “alle” Italiener in unserem Lande Faschisten sind.
Bei diesen verhärteten Fronten ist die Aussicht auf eine Einigung bei Toponomastik-Fragen oder ähnlichem hoffnungslos. :-(
Es gibt daher nur eine Lösung: die Mehrheitspartei soll kraft ihrer Mehrheit selbst entscheiden und die (italienische) Opposition ignorieren.

Richtig @Senoner,
genau deshalb wäre es so wichtig gewesen, wenn mindestens ein paar wenige(!) führende ital. Politiker aufgestanden wären und sich lauthals für eine komplette Beseitigung ausgesprochen hätten;
Mindestens 1 -2 namhafte hätten Mut zeigen können, dass Sie uns verstehen ; Mit uns meine ich immer noch jene Mehrheit der “Ureinwohner”, welche für eine komplette Beseitigung sind.
Sollte es in einem Meinungsbildungsprozess aber herausstellen, dass es für eine zukünftige Mehrheit besser wäre diese Dinger in irgendeiner Form stehenzulassen, so wären trotzdem die klaren Aussagen der paar wenigen ital. Politiker umso gewichtiger; Dies wäre -für mich jedenfalls- eine Chance gewesen um festzustellen, dass nicht alle (also die meisten) Faschisten sind und ich (und hunderttausende andere) hätte dies eindeutig als “Abschwörung” am Faschismus interpretiert und als freundliche Geste gegenüber den deutschen Südtirolern .

Nun interpretiere ich es so, dass ein wirklicher Neubeginn -zumindest von ital. Seite- gar nicht gewünscht ist.

Eine “gesteuerte” Historisierung von Herren, die den Dr. im “Rückwärtswissen” haben, kann ich nicht erwarten, dass sie Lösungen fürs “Vorwärtsdenken” bringen, oder habt Ihr schon mal irgendeinen relevanten Politiker mit Zukunftsvisionen erlebt, der Dr. Historiker war ?

Es gibt daher nur eine Lösung: die Mehrheitspartei soll kraft ihrer Mehrheit selbst entscheiden und die (italienische) Opposition ignorieren.

Tolle Lösung. Peccato lo statuto d’autonomia – per come è costruito – impedisca per l’appunto soluzioni di questo tipo. Ma è significativo notare quanto poco i suoi meccanismi (stabiliti a tutela delle minoranze!) vengano ignorati da alcuni appartenenti alla “minoranza” (sic) tedesca.

Frau Foppa scheint auch wenig Verständnis dafür zu haben, dass der LH nicht an den 150-Jahr-Feierlichkeiten zur Einheit Italiens teilnehmen wird:
http://www.stol.it/Artikel/Politik-im-Ueberblick/Lokal/Foppa-schreibt-offenen-Brief-an-Durnwalder-Sie-trampeln-auf-den-Gefuehlen-der-Menschen-herum

Frau Foppa würde die 150-Jahr-Feiern gern nutzen “um dem italienischen Volk die Besonderheit Südtirols in Italien zu veranschaulichen. Hier im Lande könnten wir gemeinsam auf das schauen, was Südtirol zum Zeitpunkt der Italienischen Einigung war.”
Aber es kamen ihrerseits keinerlei konstruktive Vorschläge zum “Hofer-Jahr” 2009.

Man hat schon langsam den Eindruck, dass für die Grünen nur das interessant ist, was vom italienischen Kulturraum kommt.

Jetzt reicht es mir. Als langjähriger Grünenwähler habe ich nun endgültig die Schnauze voll. Frau Foppa fordert ernsthaft mehr “Feingefühl”. Jetzt haben wir auf einem offiziellen Gebäude des Staates einen Diktator samt Kampfparole stehen und wir werden von einer Partei, die den Frieden und Völkerverständigung propagiert aufgefordert, mehr Feingefühl zu beweisen. Meine klare Haltung gegen jede, auch indirekte, Unterstützung von Faschismus und Nazismus macht für mich diese Partei unwählbar. Ja, sollen wir uns jetzt auch noch entschuldigen? Foppa tretet in die Fußstapfen von Benussi, ich warte, bis sie uns auffordert, Rosenkränze abzulegen.

@succus: Der Klotz’sche Begriff “Pazifaschist”, der Herrn Heiss bei “Pro & Contra” einmal an den Kopf geworfen wurde, wird für die Grünen jeden Tag passender.

@Senoner (& Martin)

des Volkes vertreten und somit ”alle” Italiener in unserem Lande Faschisten sind.

Pffffft…. ma pensa te… fascista sarai tu, casomai!
Fondare un nuovo partito? Hahahahh! Sai di cosa stiamo parlando, caro mio?
Che poi una tale critica in una terra dove il 50% degli elettori mette ancora la crocetta sulla SVP ormai per pigrizia, quando anche dal fruttivendolo se ne sente parlare male è tutto dire.
Che nessun personaggio politico si sia distanziato dal coro è pure falso. Il mio ex professore di matematica, segretario provinciale di Rifondazione comunista ha rilasciato il seguente comunicato. Non so che diffusione abbia avuto, ma se lo si va a cercare solo sulla Dolomiten o sul sito di STF, di sicuro non lo si trova… leggetevelo!

Gli italiani dell’Alto Adige non si identificano con i residui del fascismo

L’accordo ”salva Bondi” Governo – SVP che annuncia la soluzione definitiva del problema dei relitti storici del fascismo in Alto Adige e soprattutto il modo con cui è stato calato sulle spalle della popolazione locale ha molto da insegnare. La SVP mette a disposizione i suoi voti in Parlamento per salvare provvisoriamente Berlusconi dall’ultimo di una ormai lunghissima serie di scandali che hanno squadernato l’assoluta assenza di moralità  del suo comportamento, pubblico e privato. Coraggiosa e coerente scelta per un partito che, come la SVP, ha sempre proclamato di ispirarsi ai valori della morale cristiana. E per salvare un ministro che, certamente non da solo, è responsabile del disastro a cui è stato trascinato un inestimabile patrimonio artistico che, a partire dagli scavi di Pompei, è patrimonio non solo italiano ma dell’umanità  intera.
Questa vicenda mette ancora una volta in luce un modo di governare che con questo governo è ormai diventato prassi normale. È paradossale che mai come con questo governo, che ha fatto del ”federalismo”, cioè dell’autogoverno locale, il collante che lo tiene assieme, si è operato utilizzando sistematicamente i Prefetti ed emanato decisioni e accordi calati dall’alto sulla testa delle popolazioni locali, mai coinvolte e chiamate a decidere su quanto le riguarda. Un metodo molto apprezzato e praticato in sede locale da SVP e dal suo ineffabile dominus.
Anche su lo specifico dell’accordo di cui si parla vanno fatte alcune serie considerazioni. La sopravvivenza in Alto Adige di opere che esaltano senza ombra di dubbio il fascismo e la sua opera di snazionalizzazione nei confronti delle popolazioni locali rivela la ignavia delle classi dirigenti (di entrambi i gruppi linguistici) che hanno governato questa terra dal dopoguerra ad oggi. Invece di procedere alla rimozione immediata dei monumenti fascisti, li si è lasciati in opera o addirittura, come nel caso del Mussolini a cavallo, lo si è completato con lo scopo evidente di avere dei pretesti facilmente additabili per chiamare a raccolta i rispettivi nazionalismi di riferimento. E questo uso in chiave di raccolta degli spiriti nazionalisti funziona e viene esercitato anche ora.
Su questa vicenda vanno precisate almeno due cose. Primo , che una decisione come questa, calata dall’alto in questo modo impedisce ancora una volta di affrontare il problema coinvolgendo la popolazione e individuando dei percorsi condivisi. Questa modalità  rischia invece di gettare la popolazione nelle braccia di minoranze nazionaliste agguerrite e interessate a soffiare sul fuoco.
In secondo luogo va ribadito che questi monumenti rappresentano un anacronismo e un insulto per ogni coscienza democratica e ogni persona che conosca la storia di questa terra senza filtri nazionalistici. Qualcuno sa dire in quale città  della Germania è sopravvissuto un bassorilievo, anche molto più piccolo del nostro Mussolini, raffigurante Adolf Hitler che saluta le folle alzando il braccio al saluto nazista? Qualcuno sa dire che cosa hanno a che fare con le vallate sudtirolesi gli ossari che accolgono i resti di caduti su fronti molto lontani da queste terre e certamente non accolgono i resti dei caduti in quella orribile guerra originari di queste valli? Qualcuno sa spiegare perché sul bassorilievo di piazza Tribunale deve campeggiare il motto mussoliniano ”credere, obbedire, combattere” e la sigla DUX? Non è mica un manifesto di CasaPound! E perché sul monumento della Vittoria campeggino scritte che proclamano che qui l’Italia è venuta a portare la civiltà  ai barbari? Sono forse inviti alla convivenza e alla costruzione di un avvenire in comune?
Se questi residui sparissero di certo non ne sentiremmo la mancanza. Certamente occorre disinnescare queste mine etniche, sempre pronte a esplodere e scatenare scontri nazionalisti; occorre farlo in fretta, ma individuando un percorso condiviso che soprattutto eviti di continuare a gridare ai quattro venti che il ”gruppo italiano” si identifica in questi simboli fascisti esaltatori della sopraffazione di un popolo su un altro.
Fabio Visentin
Segretario provinciale di Rifondazione Comunista dell’Alto Adige

Gefällt mir, was Visentin hier schreibt. Das ist mir leider entgangen. Er war wohl nicht laut genug.

Ich habe aber einige Fragen:

“…Mussolini a cavallo, lo si è completato con lo scopo evidente di avere dei pretesti facilmente additabili” stimmt das? War auch die SVP damals dafür, dass dieses Relief fertig gestellt wird?

“…gli ossari che accolgono i resti di caduti su fronti molto lontani da queste terre” Wessen Knochen befinden sich denn dort? Gibt es überhaupt irgendwelche Knochen darin, oder sind das nur leere Bauwerke?

“occorre disinnescare queste mine etniche … in fretta, ma individuando un percorso condiviso” und schon sind wir wieder am Anfang: wie soll dieser Konsens zustandekommen?

@gadilu: “lo statuto d’autonomia … impedisca per l’appunto soluzioni di questo tipo”. Vuoi dire che in un paese democratico non decide chi ha la maggioranza, ma chi grazie allo statuto può pretendere che rimanga valido lo status quo? Infatti dubbio che gli “italiani” siano disposti a cambiare idea e a smontare il duce – magari lo facessero di propria volontà .

@ Senoner

Lo statuto d’autonomia prevede che la minoranza (a livello nazionale) tedesca (e ladina) governi questo territorio. Ma esiste un meccanismo di “sicurezza” che impedisce alla maggioranza (a livello provinciale) di soverchiare la minoranza territoriale (che sono gli italiani). Esiste per esempio un meccanismo (se non sbaglio utilizzato solo una volta) che prevede il voto separato per gruppi “etnici” qualora essi giudicassero una decisione lesiva dei propri interessi. I giuristi parlano in questo caso di un “freno a mano”, da tirare nel caso che il sistema – basato sul consociativismo (Konkordanzmodell) – s’inceppasse.

In der letzten ff ist ein Leserbrief von Christian Ferrari, welcher (bewusst oder unbewusst) ganz auf BBD Linie ist. Ob er den Blog kennt?

Die Grünen finden heute kaum noch Zuspruch in der Bevölkerung. Schade, denn in Südtirol hätten wir eine seriöse linke Opposition bitter notwendig. Ihren Höhepunkt hatten die Grünen vor ein paar Jahren, doch leider konnten sie ihre Position nicht ausbauen. Sie schaffen es z. B. nicht, Arbeiter anzusprechen, in über 100 Gemeinden Südtirols sind sie nicht präsent.
Beim Thema Wirtschaftspolitik, das gerade für grüne Stammwähler – wohlhabende Bürger – interessant wäre, haben die Grünen keine konkreten Vorschläge, außer Kusstatschers unrealistischer Forderung nach einem Grundeinkommen für alle. Autonomiepolitisch kann man sie ebenso nicht ernstnehmen, auch wenn sie sich als “autonomiefreundlich” bezeichnen: In den letzten Jahren waren sie so gegen ziemlich jede neue Kompetenz, die das Land übernehmen sollte. Eigentlich müsste man die Grünen als “Status-Quo-Partei” bezeichnen, da sie am liebsten alles so lassen möchten, wie es ist. Sie lehnen so ziemlich jede Verstärkung der Autonomie ab. Interessant ist auch, wie sie bei ethnisch brisanten Themen wie Toponomastik oder faschistische Relikte die deutschen Befindlichkeiten nicht ernst genug nehmen und dort landen, wo die italienischen Rechtsparteien (!) stehen.
Bei den Landtagswahlen 2008 und den Gemeinderatswahlen 2010 wurden die Grünen abgestraft, doch sie reden sich ihre Niederlagen schön, indem sie von “Konsolidierung auf hohem Niveau” (Hans Heiss) sprechen.

Auf ihrer jüngsten Pressekonferenz in Bozen haben die vereinten Grünen wieder eine Menge ihrer ungereimten Weisheiten verzapft. Sie haben mit leicht verschwommenem europäischem Blick glasklar erkannt, dass man in Südtirol für die italienischen Seite, besonders wenn dort Faschisten das große Wort führen, immer größtes Verständnis zeigen muss, während sich auf der anderen Seite Ungläubige, ja geradezu Ketzer tummeln, die durch die allein selig machende heilige grüne Inquisition zur Vernunft gebracht werden müssen.
Wenn Minister Bondi, horribile dictu, mit der Entfernung des großen italienischen Führers Mussolini einverstanden ist, dann ist für die Grünen nicht Bondi die Verkörperung des Bösen, sondern Durnwalder, der mit dieser “spontanen Mitteilung” die ihrem Führer in beispielhafter Treue ergebenen italienischen Mitbürger “massenhaft verprellt” hat. Wenn Durnwalder aus Rücksicht auf die Mehrheit der Bevölkerung, die er wohl glaubt vertreten zu müssen, ganz höflich und ungewohnt bescheiden die Teilnahme an den italienischen Einheitsfeiern absagt, dann ist das “eine knallharte Erklärung”, die ein beeindruckendes Defizit an Sensibilität und krasse Fehleinschätzung beweist”. Wie sensibel sind da doch die Lega-Minister, die den Einheits-Feiertag als “reinen Wahnsinn” bezeichnen und sich mit der Trikolore den Hintern putzen.
Aber die Grünen kritisieren nicht nur, sondern sie haben auch konstruktive Vorschläge:
– Die faschistischen Denkmäler soll man erklären – damit das Militär in Zukunft weiß, für wen es die Kränze niederlegt.
– Der LH soll an den Einheitsfeiern teilnehmen – damit das Fehlen der Lega-Minister nicht so auffällt. Vielleicht kommt auch der Ghaddafi, dann könnte man “eine neue Einheit jenseits nationalistischer Engstirnigkeiten” feiern.
– Die Ortsnamen sollen alle dreisprachig werden – weil das die Orientierung erleichtert und weil so Senator Tolomei die wohlverdiente Ehre erhält; er dürfte wohl ein Grüner gewesen sein.
– Der Austausch zwischen den Sprachgruppen soll verstärkt werden – am besten fängt man mit Partnertausch an.
– Der Zweit-Sprachenwettbewerb soll verbessert werden – die Erstsprache ist ja ein zu bekämpfendes, zum Glück im Rückzug befindliches Übel nationalistischer Denkweise.
– Der Wert der Autonomie soll betont werden – das Übel Demokratie wird man damit wohl hoffentlich austreiben können.
– Der Austausch “mit den Nachbarländern Tirol und Trentino” soll verbessert werden – damit vollends in Vergessenheit gerät, dass wir das eigentliche Tirol sind.

Zumindest fehlt es den Grünen laut oben zitiertem Artikel nicht an einer hohen Portion an intellektueller Arroganz und Überheblichkeit. Die “Restgrünen” beanspruchen ganz locker “die besten Ideen zu haben” und “Querdenker” zu sein. Ganz unrecht haben sie nicht. Mir ist bis dato keine grüne Partei in Europa bekannt, die sich für den Verbleib der Büste eines Schwerverbrechers auf einem öffentlichen Gebäude einsetzt. Gratulationen zur Vorreiterrolle im Rückwärtsdenken.

Suvvia, correggiamo gli svarioni di Staffler:

Die faschistischen Denkmäler soll man erklären – damit das Militär in Zukunft weiß, für wen es die Kränze niederlegt.

Non risulta a nessuno che i Verdi considerino i monumenti fascisti dei luoghi per deporre corone di fiori.

Der LH soll an den Einheitsfeiern teilnehmen – damit das Fehlen der Lega-Minister nicht so auffällt. Vielleicht kommt auch der Ghaddafi, dann könnte man ”eine neue Einheit jenseits nationalistischer Engstirnigkeiten” feiern.

I Verdi non pretendono che il LH festeggi alcunché. Ma magari consigliano il LH di non impedire che lo facciano altri anche a nome della provincia (il LH non è la provincia, fino a prova contraria).

Die Ortsnamen sollen alle dreisprachig werden – weil das die Orientierung erleichtert und weil so Senator Tolomei die wohlverdiente Ehre erhält; er dürfte wohl ein Grüner gewesen sein.

I Verdi non si sono espressi per la traduzione completa dei nomi e penso siano soddisfatti del lavoro della commissione preposta. Poco fa Riccardo Dello Sbarba ha proposto di mutare il nome “Vetta d’Italia” in “Vetta d’Europa” (proposta già  fatta a suo tempo da Langer).

Der Austausch zwischen den Sprachgruppen soll verstärkt werden – am besten fängt man mit Partnertausch an.

Un’intensificazione degli scambi tra gruppi linguistici si può auspicare senza per questo rovinare la salute a nessuno, mi pare.

Der Zweit-Sprachenwettbewerb soll verbessert werden – die Erstsprache ist ja ein zu bekämpfendes, zum Glück im Rückzug befindliches Übel nationalistischer Denkweise.

Non esistono affermazioni dei Verdi che portino a considerazioni di questo tipo.

Der Wert der Autonomie soll betont werden – das Übel Demokratie wird man damit wohl hoffentlich austreiben können.

Fanno bene i Verdi a sottolineare il valore dell’autonomia. Fino a poco tempo fa erano gli italiani (nazionalisti e fascisti) a non accettare l’autonomia. Adesso i nemici sono aumentati, e anche tra gli amici di Staffler se ne contano parecchi.

Der Austausch ”mit den Nachbarländern Tirol und Trentino” soll verbessert werden – damit vollends in Vergessenheit gerät, dass wir das eigentliche Tirol sind.

Un tempo il Tirolo era un territorio che andava da Kufstein a Borghetto. Adesso, secondo Staffler, s’è ridotto a un fazzoletto compresso tra Brennero e Salorno? Roba da non credere.

Mit dieser Apologie könnte man glauben, dass gadilu sich als Grüner outet (; Ein Outing, welches nicht gerade kaschieren kann wie “out” die Grünen in Südtirol zur Zeit sind.
Die Gründe dafür hat pervasion öfters in diesem Blog erwähnt und ich kann ihm dabei nur zustimmen.

Un’apologia? Non scherziamo. Ho solo raddrizzato il quadro storto appiccicato da Staffler alla parete. I Verdi sono “out” in Sudtirolo, può darsi. Non mi sembra che però quelli “in” debbano essere seguiti solo per questo motivo.

Non risulta a nessuno che i Verdi considerino i monumenti fascisti dei luoghi per deporre corone di fiori.

Aber das Militär sind dieser Meinung und die Grünen wollen ihnen diese Denkmäler nicht wegnehmen.

I Verdi non pretendono che il LH festeggi alcunché. Ma magari consigliano il LH di non impedire che lo facciano altri anche a nome della provincia (il LH non è la provincia, fino a prova contraria).

Aber wenn es keine politische Mehrheit dafür gibt hat es auch keinen Sinn, dass Einzelne das Ganze vertreten?

I Verdi non si sono espressi per la traduzione completa dei nomi e penso siano soddisfatti del lavoro della commissione preposta. Poco fa Riccardo Dello Sbarba ha proposto di mutare il nome ”Vetta d’Italia” in ”Vetta d’Europa” (proposta già  fatta a suo tempo da Langer).

Die Position der Grünen ist die Übersetzung aller öffentlichen Namen.

Non esistono affermazioni dei Verdi che portino a considerazioni di questo tipo.

Sie sagen es nicht explizit.

Fanno bene i Verdi a sottolineare il valore dell’autonomia. Fino a poco tempo fa erano gli italiani (nazionalisti e fascisti) a non accettare l’autonomia. Adesso i nemici sono aumentati, e anche tra gli amici di Staffler se ne contano parecchi.

Solange nur die italienischen Nationalisten gegen die Autonomie waren, gab es selten klare Worte der Grünen. Sie sind jetzt für die Autonomie, weil andere weiter gehen möchten.

1. I militari (che comunque non si sono mai espressi al riguardo) non possono mettere corone di fiori su dei reperti musealizzati. E i Verdi sono a favore della musealizzazione di questi reperti, dunque contrari ad ogni uso politico e/o militare degli stessi.

2. Interessante. Dunque il Sudtirolo è rappresentato SOLO da chi detiene la maggioranza politica? È tornato il totalitarismo e non ce ne siamo accorti.

3. No. I Verdi sono sicuramente contrari alla traduzione dei toponimi che contengono nomi propri (i famosi esempi relativi ai masi intitolati col nome di famiglia ecc.).

4. Se non lo dicono non lo dicono. La distinzione tra implicito ed esplicito non è qui pertinente e non credo sia utile processare intenzioni.

5. Penso di conoscere bene il pensiero di Langer. Affermare che Langer non abbia contrastato il nazionalismo italiano (e qualsiasi altro nazionalismo) corrisponde ad affermare una falsità  smentibile ad abundantiam.

1. Das Militär sagt nichts, aber es handelt (wir wissen im Auftrag von wem). Ob es nicht mehr möglich sein wird, nach der Historisierung (nicht Musealisierung) Kränze niederzulegen muss sich erst erweisen. Ein Schild oder eine andere Minimallösung reichen sicher nicht aus.

2. Das ist in jeder Demokratie so und hat mit Totalitarismus nichts zu tun. Als Gerhard Schröder Zwist mit George W. Bush hatte, flog Merkel in die USA als Vertreterin der Opposition, aber nicht als offizielle Repräsentantin der Bundesrepublik.

3. Ich habe geschrieben, dass die Grünen die Übersetzung aller öffentlichen Namen wollen. Familiennamen sind nicht öffentliche Namen.

4. Sie sagen es nicht, aber sie handeln.

5. Ich habe nicht geschrieben, dass Langer nicht den Nationalismus bekämpft hat. Aber die Grünen haben nie die Autonomie so klar verteidigt und schon gar nicht dafür gekämpft.

1. Storicizzazione e musealizzazione, in questo caso, sono due termini contestuali (e infatti, si potrebbe parlare anche di “contestualizzazione”). Certamente l’operazione renderebbe ipso facto impossibile un uso politicamente strumentale dei reperti. Nessuno porta dei fiori davanti al vetro di Ötzi.

2. Non esiste alcun “Zwist” tra Durnwalder e Napolitano. Una rappresentazione ufficiale del Sudtirolo a Roma (nella persona del vice governatore) sarebbe stata una soluzione più comprensiva delle particolarità  del nostro territorio e istituzionalmente corretta.

3. Sta scritto nell’accordo Fitto-Durnwalder (e nello statuto di autonomia) che nello spazio pubblico deve vigere il bi-trilinguismo. E una apposita commissione ha da poco concluso i suoi lavori con un risultato di generale accordo. I Verdi non si segnalano per esprimere posizioni diverse dallo spirito di quell’accordo.

4. Sie handeln wie? Portami un esempio (anche solo UN esempio) di un’azione promossa dai Verdi a nocumento dell’apprendimento della madrelingua. Faticherai parecchio.

5. I Verdi sono nati negli anni ottanta, quando il secondo statuto di autonomia esisteva già  da un pezzo (difficile che potessero contribuire alla sua creazione). Non per questo è possibile dire che non abbiano “difeso” l’autonomia. L’hanno fatto, criticandone alcuni aspetti, ma non perdendo mai di vista il punto: si tratta di una soluzione in grado di “sterilizzare” questa terra dal pericoloso virus del nazionalismo. Esistono invece partiti attuali (in primis Süd-Tiroler Freiheit, secondariamente i Freiheitlichen) che basano la loro azione politica su un attacco frontale allo statuto (giudicato soluzione insufficiente). Opponendosi a questi partiti, i Verdi difendono lo statuto d’autonomia.

@ laios, gadilu, finn, staffler

ich bezweifle die sinnhaftigkeit, sich über formulierungen zu streiten, die eindeutig mit einem ironisch-überspitzten unterton geschrieben wurden. weder solch polemisierende (obwohl das sachlich bleiben ob der wendungen und windungen der grünen zugegebenermaßen schwer fällt) “analysen” noch die wortreiterische diskussion über solche bringen uns wirklich weiter. das wollen wir doch lieber der politik überlassen, die hat übung darin. mir würde es mehr spass machen, wenn wir wieder sachlich werden könnten.

@ hunter

È un’ironia inaccettabile, caro hunter. Un’ironia che tende a dipingere le cose come non sono. Va denunciata. E io l’ho fatto.

@ gadilu

ich hab ja gesagt, weder das eine noch das andere bringt uns weiter. es ist die art und weise, wie politiker sprechen.

IL TEMPO E’ GENTILUOMO. Vorrei far sommessamente notare come l’avvenimento citato dal post – la “foto di gruppo” italiota con Dello Sbarba e Tommasini dentro – è rimasto un episodio, uno dei tanti incontri che si fanno tra i diversi gruppi consiliari e a cui solo l’Alto Adige ha creduto come svolta storica.
Dopo di che c’è stata la campagna acquisti svp per l’elezione di Unterberger, la svendita di tutta la destra italiana, la richiesta di Urzì-Vezzali delle due commissioni su toponomastica e bilinguismo, accettate dalla svp in cambio del loro voto und so weiter und so fort. E in questi avvenimenti successivi io mi sono ritrovato invece in altre “foto di gruppo”, nähmlich coi Freiheitlichen, con la Südtiroler Freiheit e con Pöder. Da nazionalista italiota a nazionalista todesko? Macché: solo chi cerca pretesti crede alle foto dell’Alto Adige.
Ma il tempo (in questo caso i successivi due mesi) fa giustizia delle balle.
Bis bald.

Ovviamente Riccardo sa che — a prescindere dall’interpretazione esagerata che ne da l’Alto Adige — rimane un’enorme differenza qualitativa tra una collaborazione che è venuta a configurarsi per ragioni puramente etniche e collaborazioni «sachthemenbezogen», che fanno parte della vita democratica. Che quella collaborazione sia (o perlomeno sembri) fallita è un bene, ma non dimostra nulla, se non la voglia d’inciucio della destra italiana (e forse anche della SVP).

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