K33: Violentissima presa di posizione.
Attacco alla libertà di pensiero e di parola

Ieri sera in seno alla Convenzione dei 33 (K33) si è dibattuto in maniere civile e democratica sul tema dell’autodeterminazione. Sino a quando, al termine della consueta interruzione ha chiesto la parola il consigliere provinciale Alessandro Urzì (AAnC), che ha parlato di sangue, di guerre, di accordi d’onore e di codice penale, chiedendo al presidente Christian Tschurtschenthaler (SVP) di abortire la discussione.

Ecco qui la trascrizione dell’inaudita presa di posizione, atta a censurare o perlomeno criminalizzare il pensiero politico — perfettamente democratico — di una parte dei membri della Convenzione:

[…] Dev’essere chiaro a tutti un percorso — e lo è — che approderà, infine, anzi: non infine, ma che avrà un punto di approdo sia in consiglio provinciale che in consiglio regionale, prima di dover essere rinviato al piano nazionale. Quindi diciamo così che mi sento pienamente investito di una responsabilità rispetto a quello che sta accadendo, e ho seguito con attenzione, ma anche un po’ di sorpresa il dibattito che dal mio punto di vista sul tema della secessione non avrebbe titolo di essere ospitato all’interno della Convenzione per l’autonomia — perché, ed è questo che sostanzialmente volevo ribadire, è un tema che esula dall’idea stessa che si deve avere dell’autonomia come strumento di composizione che ha trovato la sua risoluzione proprio nello statuto di autonomia che è un complesso di regole che ha evitato che la provincia di Bolzano dovesse affrontare quel travagliato percorso che la ponesse di fronte proprio al tema della secessione. Io credo che un po’ di chiarezza anche di fronte a noi stessi […] va fatta, nel senso che la responabilità che ci assumiamo, anche nell’assumere un ruolo in questa convenzione, è quella di credere nell’autonomia. O si crede nell’autonomia o ci si alza e ci se ne va via. Questo non è il tavolo dove discutere di altro che non sia autonomia. Poi si può essere più o meno amici dell’autonomia, volerla più spinta o meno spinta, volerla più bella o meno bella, volerla… questo è il posto per discuterne, e io ho le mie idee. Non è il giorno in cui voglio esporle, ma tutto il resto non c’entra assolutamente nulla con i princìpi costituenti che hanno dato vita alla legge sull’istituzione della convenzione per l’autonomia. Allora io invito realmente il presidente a riportare sull’ordine dei lavori la convenzione, perché poi, quando gli atti arriveranno in consiglio provinciale potrà essere eccepito il fatto che questi atti non siano nemmeno ricevibili quando affrontino questioni che esulano dal rapporto con il sistema dell’autonomia. Poi c’è — e concludo — non solo una questione di ordine tecnico […], c’è anche una questione di ordine etico e morale. E sa qual’è, presidente, la questione di etica e morale, che qui forse a molti non interessa, perché non interessa l’etica e non interessa la morale. Ma la morale è che si è fatto un accordo d’onore fra gruppi linguistici, fra Repubblica d’Italia e Repubblica d’Austria, fra comunità e partiti politici sull’autonomia; gli accordi d’onore vanno rispettati e l’autonomia è il frutto di questo accordo d’onore, da altre parti si usa stingere l’accordo d’onore con una stretta di mano che non può essere sciolta se non nel sangue. Lo ha detto il collega Dello Sbarba, che è sicuramente al di sopra di ogni sospetto. Ipotesi, altrove, che hanno trovato soluzione estrema, passano attraverso le guerre, le guer-re! E io non accetto come cittadino di questa provincia che si provochi lo spirito della guerra e della contrapposizione introducendo temi che sono totalmente non estranei, confliggenti con lo spirito dello statuto di autonomia. Bisogna esserne fedeli, io sono fedele all’autonomia. Lo sono critico, molto critico — e lo sanno tutti — ma fedele all’autonomia, perché ho assunto come cittadino di questa terra prima che come cittadino italiano, ma ho assunto sia come cittadino dell’Alto Adige sia come cittadino italiano che come cittadino europeo un patto d’onore con i cittadini di altro gruppo, con i partiti, con la società, con le istituzioni, con le repubbliche che hanno — con sforzo mostruoso dopo una straordinaria, una drammatica, una devastante guerra, quella mondiale — fatto un accordo che è stato evocato prima, l’accordo Degasperi-Gruber, di cui forse perdiamo lo spirito e il senso, che è stato un accordo che ha chiuso una guer-ra! Io non accetto, presidente, che in Alto Adige si possano riproporre temi che riaccendono conflittualità estreme e drammatiche sino alla rottura dei rapporti. Poi ciascuno risponde evidentemente di fronte alla propria coscienza e la propria etica, io ho la mia e mantengo sempre le parole. E se le istituzioni per le quali mi impegno, e la Convenzione è una di queste — la convenzione non è una cosa terza che discende da Marte, la convenzione è stata voluta con una legge provinciale, la provincia ha delle sue regole e un riferimento normativo che è lo statuto di autonomia, ci sono altre fonti normative che conoscete… allora io dico, presidente, che bisogna avere la consapevolezza che si deve essere rispettosi del contesto dentro al quale si opera. Se ci fosse un’ulteriore, comunque, volontà di proseguire, si può anche, eventualmente, mettere agli atti ulteriori atti che possono essere utili, fra questi anche il codice penale, presidente. Grazie.

Sottolineato da me.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4]

3 Pingbacks/Trackbacks

  • tirolerwolf

    Siamo sicuri che l’autore di questo minestrone sia consapevole di quello che dice e soprattutto sappia cos’è esattamente l’autonomia? L’unica cosa che può fare è vergognarsi

  • Pingback: K33: Selbstbestimmung – Brennerbasisdemokratie.()

  • fabivS

    Ad Urzì ed ai sui pari l’Autonomia non è mai andata giù. Son andati avanti fino a ieri a ripetere “siamo in Italia” e “coi soldi di Roma”; ora invece siccome la loro posizione non è più difendibile fuori dai Bar di via Resia, si ergono a difensori dell’autonomia.
    Sangue, onore e guerra sono parole che provengono dal suo immaginario, che è mutuato senza troppi imtermediari da quello fascista.

    La cosa peggiore non è però il suo sporco gioco che usa gli spauracchi della guerra civile o addirittura tra stati per creare tabu attorno ad un argomento di discussione. La cosa triste è che molti si siano abituati al fatto che la maggioranza degli italiani siano così e che ora per quieto vivere lo accettino senza obbiezioni. Purtroppo argomenti di questo tipo si son già sentiti agli Open space.
    Bisogna dire no ai ricatti e riprendersi il proprio diritto a discutere liberamente; spiegando le proprie ragioni con rispetto e pacatezza, ma senza cedere e senza paura!

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