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Toponomastica, si riparte.

Negli ultimi giorni è ritornato alla ribalta il tema della toponomastica di montagna, con alcuni elementi di novità che vorrei enumerare e sottoporre a discussione:

Il dialogo tra AVS e CAI. Su pressione del Governo Sudtirolese, e più concretamente degli assessori Berger e Tommasini, i due club alpini stanno cercando un compromesso che metta tutti d’accordo. Se ovviamente saluto la via del dialogo, osserverò con una sana dose di scetticismo se il primato rimarrà della politica oppure se si metterà tutto in mano ai privati. Il nostro Governo deve finalmente assumersi le responsabilità che gli competono.

L’interpretazione del governo centrale.
Il deputato pseudomoderato Giorgio Holzmann (PDL) non ha resistito ed ha interpellato il ministro Fitto. In quanto a prevedibilità, Holzmann avrebbe anche potuto chiedere a sé stesso, con risultati molto simili. L’aberrante risposta del ministro: Va tradotto tutto. Il che significherebbe portare avanti ad æternum l’opera di falsificazione messa in opera dal fascismo.

La posizione di Riccardo dello Sbarba (Verdi).
Assieme a Donato Seppi (Unitalia) esautora il governo provinciale e si schiera a favore della toponomastica bilingue senza se e senza ma, fino all’ultimo maso e fino all’ultimo ruscello di montagna. Assunzione acritica del prontuario tolomeiano, lettura à la lettre dello Statuto.

L’avvertimento dell’assessore Roberto Bizzo. Unica posizione di buonsenso e degna di nota, quella dell’assessore pd: va bene tradurre, ma fermiamoci davanti ai nomi propri. «Non confondiamo bilinguismo con ‘binomismo’». Che io sappia, è il primo politico «italiano» ad esprimere pubblicamente questo concetto tanto semplice e logico. Complimenti, ottimo!

In tutto il dibattito mi mancano però altri due aspetti:

L’intenzione. Domanda fondamentale, che va considerata nell’interpretare leggi e trattati: Qual’era la volontà del legislatore¹ o (nel caso del trattato di Parigi) degli autori del documento? Bene, qui sembra evidente che lo Statuto abbia voluto riappacificare i tre gruppi linguistici, reintroducendo la toponomastica tedesca — ma in nessun caso la volontà era quella di far portate avanti l’opera di Tolomei, che aveva intenti chiaramente falsificatori, oltre che di snazionalizzazione.

I risultati elettorali. La toponomastica è stata un tema politico e mediatico importantissimo negli ultimi mesi, ma nessuno dei partiti che ha difeso posizioni intransigenti ne ha tratto benefici alle ultime comunali. Né il centrodestra italiano (dove semmai è cresciuta la Lega Nord, che non si è mai espressa con forza su questo tema), né i Verdi, né tantomeno Sinistra Ecologia e Libertà di Guido Margheri, autore degli esposti alla magistratura contro l’AVS.

¹) Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.
Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato.

(Art.12 delle “Disposizioni sulla legge in generale” estratto dal Codice Civile, aggiornato al settembre 2009; sottolineatura: )

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4 replies on “Toponomastica, si riparte.”

Sehr gute Zusammenfassung. Roberto Bizzos Stellungnahme ist im Kontext des üblichen Diskussionsniveaus ein schillernder Lichtblick. Zweisprachigkeit und Zweinamigkeit sind zwei völlig verschiedene Dinge. Ein Eigenname kann schon per definitionem nicht übersetzt werden, also zweinamig sein – dann wär es kein Eigenname mehr, dieser steht ja für sich. Toponyme zu übersetzen ist kulturelle Vergewaltigung. Das ist ja das unausgesprochene Ziel einiger Parteien (z.B. Unitalia, PDL). Dass höchste Vertreter der Grünen dies nicht verinnerlichen sagt vieles über den inhaltlichen Niedergang dieser Partei aus.
Zur Diskussion passt auch ein Zitat von Landerat Berger: “Alles was übersetzbar ist wird auch übersetzt”. Er meint damit Begriffe wie Alm, Bach, Gletscher, Sattel, Joch usw. Tolomei wird sich über die späte Anerkennung auf Landesregierungsebene freuen.

Dazu ist nochmals anzumerken, dass es in keiner Weise zu rechtfertigen ist, dass in der Mikrotoponomastik Begriffe wie Joch, Bach oder Alm übersetzt werden. Im Toponym Kofleralm ist “Alm” integraler Bestandteil des Eigennamens. Im Toponym Jeuf de Frara/Jouf de Frea ist Jeuf bzw. Jouf integraler Bestandteil des Eigennamens.
Anstatt eine Kulturvergewaltigung bis zur letzten Alm und zum letzten Bergbach zu manifestieren, könnte man als kulturelle Bereicherung an ausgewählten Hinweisschildern die Bedeutung von bestimmten Toponymen erklären und erläutern.
Beispiel Rotbachkees: Kees ist ein ganz eigenes Toponym für Gletscher. Wenn man den Eigennamen Rotbachkees so wie es sich gehört unangetastet läßt, aber darunter auf Erläuterungsstafeln auf deutsch, italienisch, ladinisch und englisch die etymologische Herkunft des Begriffes Kees erklärt, würde das Verständnis für die Vielfalt unserer Eigennamen gefördert und kulturell interessierten MitbürgerInnen und TouristInnen ein Mehrwert geboten. Mit tolomeischen Übersetzungen von nicht übersetzbaren Eigennamen und Zusätzen von Eigennamen wird im Gegensatz dazu kultureller Wert vernichtet.
In Ladinien wären Erläuterungen der reichen ladinischen Toponomastik auch für deutschsprachige SüdtirolerInnen eine wertvolle und längst notwendige kulturelle Nachhilfe. Der Eigennamen hat selbstverständlich nur auf Ladinisch zu stehen. Ausgewählte Tafeln könnten auch hier die Eigenheiten der ladinischen Toponomastik in verschiedenen Sprachen erläutern. Wäre eine schöne kulturelle Bereicherung, wenn SüdtirolerInnen aller Sprachgruppen so schrittweise mit Begriffen wie jü, rü, lè, forcela usw. vertraut würden.
Für Touristiker, die sich gerne Touristen anbiedern, obwohl sie in ihren Hochglanzbroschüren gerne mit Begriffen wie Kultur und Tradition herumwerfen, wäre dies auch ein interessanter Vorschlag.

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