Categories
BBD

HGV konstruktiv.

Nachdem es durch Durnwalders Ankündigung, nicht an den Feierlichkeiten zur italienischen Einheit teilnehmen zu wollen (nach Anfeuerung durch diverse Medien) zu Spannungen und Protesten gekommen war, hat nun HGV-Direktor Walter Meister einen exzellenten Vorschlag unterbreitet, wie man darauf reagieren könnte. Anders als im Falle der Wanderschilder, als der Chefhotelier noch auf Anbiederung gesetzt und von der Politik einen Rückzieher gefordert hatte, geht er diesmal besonnener vor. Er regt an, die Kulturressorts von Tommasini (PD) und Kasslatter-Mur (SVP) möchten doch eine Broschüre ausarbeiten lassen, mit der die Urlauber kurz und bündig über die Geschichte und die besonderen gesellschaftspolitischen Verhältnisse in unserem Lande informiert werden. Die kompakte Publikation könnte man in Hotels und Tourismusämtern aufliegen lassen.

Durch Aufklärung für Verständnis zu werben ist nicht nur redlicher als der Ausverkauf unserer berechtigten Anliegen — und somit im Interesse beider Seiten — sondern auch mittelfristig sinnvoll, da Vertrautheit eine hervorragende prophylaktische Wirkung entfachen kann: Möglicherweise finden in Hinkunft gewisse Hetzkampagnen keinen fruchtbaren Boden mehr; Vorurteile, denen sogar die Bürgermeister von Florenz und Turin aufgesessen sind, könnte man abbauen. Im Hinblick auf eine weitere Entwicklung der Eigenregierung oder auf die Auflösung des Verbunds mit dem Nationalstaat ist eine angemessene, objektive Außendarstellung ohnehin unentbehrlich.

P.S.: Eine derartige Broschüre wäre die ideale Gelegenheit, die einschließende italienische Landesbezeichnung »Sudtirolo« erstmals in einer amtlichen Publikation zu benützen, nachdem es uns Minister Bondi (FI) in seinem Brief vorgemacht hat.

Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.

58 replies on “HGV konstruktiv.”

Richtig so, bravo.

Auch die Verwendung des Namens Sudtirolo wäre korrekt, da er von den meisten Italienern ausserhalb unserer Provinz eh schon häufiger verwendet wird als Alto Adige: sei es weil man die Geschichte Südtirols kennt und weiss, dass der Name Alto Adige nur erzwungen wurde; sei es, weil man selbst schon hier auf Urlaub war und feststellen musste/durfte, dass dieses Land so verschieden vom Rest Italiens ist, also ein Teil Tirols und nicht nicht Italiens ist; sei es weil man uns verspotten will – wir uns aber (zum Glück) nicht beleidigt fühlen, wenn wir so genannt werden. :-)

Wie auch immer: Bondi hat den Namen Sudtirolo nun endlich hoffähig gemacht.

Unsere italienischen Landsleute (altoatesini di madrelingua italiana) sollten sich auch endlich als sudtirolesi sehen und es wird ihnen dann leichter fallen sich hier heimisch zu fühlen. Ich bin der Meinung, dass es ein grosser Schritt in die richtige Richtung wäre um endlich den disagio loszuwerden.

Und die Zeitung “Alto Adige” müsste dann auch endlich einsehen, dass sie hier fehl am Platz ist, da schon ihr Namen anachronistisch ist. :-)

Unsere italienischen Landsleute (altoatesini di madrelingua italiana) sollten sich auch endlich als sudtirolesi sehen und es wird ihnen dann leichter fallen sich hier heimisch zu fühlen.

Come no. Chiedere a Tommasini, per esempio. Fa (in teoria) il vicepresidente della giunta provinciale, ma ai festeggiamenti per il 150° ci deve andare rappresentando solo gli altoatesini (che ovviamente sono una cosa ben distinta dai sudtirolesi). O chiedere a Dello Sbarba, quando da presidente del Consiglio provinciale voleva andare a rappresentare il Sudtirolo (!) nei paesi di lingua tedesca e Durnwalder gli diceva: no, tu non puoi.

@gadilu: mi incuriosisce molto quello che scrivi su Dello Sbarba, il quale non potè rappresentare il Sudtirolo in paesi germanafoni per volontà  di Durni. Ero/sono all’oscuro di questo fatto, mi potresti dare qualche elemento in più (quando circa, occasione)? Mi piacerebbe informarmene di più.

gadilu@
Ist das nicht der springende Punkt? Die Frage nach der Legitimation und der Motivation Südtirols/Sudtirolo und des “Mussolini” Alto Adiges bezüglich der Teilnahme an den 150-Jahr Feierlichkeiten des Staates.

Ciao, GadiLu!
Il disagio degli altoatesini è proprio questo: loro pensano di essere altoatesini, ma quando mettono un piede davanti alla loro casa vedono le montagne, non il mare o le colline; vedono la neve e non la macchia mediterranea, le strade sono pulite, non piene d’immondizie; la gente attorno parla il tedesco, non l’italiano; le case sono costruite in stile tirolese e così via. Insomma, vedono che il mondo che li circonda non é l’Italia ma un paese straniero – ecco perchè non si sentono a casa loro – si sentono a disagio.

Solo quando questi altotesini accetterenno di trovarsi in Sudtirolo e capiranno di essere anche loro Sudtirolesi, non si sentiranno più a disagio. Essere Sudtirolesi non significa vestire i Lederhosen e cantare lo Jodel, come alcuni sostengono, ma semplicemente questo: vivere nel Sudtirolo, accettando la cultura ed il mondo che ci circonda così com’è.

@Stefan: Da ich hier darauf hingewiesen hatte, erlaube ich mir, dir zu antworten. Das war meines Wissens zu Beginn der Amtszeit Dello Sbarbas als Landtagspräsident. Doch er ließ diese skandalöse Forderung der SVP nicht auf sich sitzen, sodass sie nie zur Anwendung kam.

@ Senoner

Io mi riferivo a fatti politici precisi. La spiegazione del disagio che hai fornito assomiglia a una favoletta. Peccato io abbia più di cinque anni, altrimenti l’avrei molto apprezzata.

@gadilu
I fatti politici che citi, non li conosco, e quindi non mi esprimo.

per quanto riguarda la “favoletta”: sono convinto di quello che scrivo. Agli altoatesini è stato raccontato sin da piccoli la favoletta “siamo in Italia”. Purtroppo per loro si tratta solo di una favoletta. La realtà¡ é ben diversa: siamo in Sudtirolo. E scoprire che i genitori hanno raccontato und favola/bugia, li fa sentire a disagio… La colpa non è dei Sudtirolesi, ma di coloro che continuano a raccontare sta favola dell’AltoAdige e del siamo-in-Italia.

I fatti politici che cito sono quelli di cui stiamo parlando qui (se non li conosci non capisco la tua presenza all’interno della discussione).

La favoletta é una favoletta, mi dispiace. Il Sudtirolo, come dici tu, è una provincia italiana, quindi se a uno gli raccontano che “siamo in Italia” gli raccontano anche una cospicua parte di verità . Poi, è del tutto evidente che esistono delle particolarità  (come ovunque) e l’adattamento consiste nel percepire con esattezza in cosa consistano e quali conseguenze possano avere. Il fatto che l’autonomia sia stata progettata per costruire due mondi paralleli non aiuta gli abitanti dell’una e dell’altra lingua a farsi un quadro – diciamo così – obiettivo della situazione complessiva. Io conosco italiani convinti che il “siamo in Italia” significhi più o meno “non ci dovrebbe essere nessuna differenza tra qui e Brescia” e sudtirolesi, quelli che credono all’altra favoletta (Südtirol ist nicht Italien), che s’incazzano perché a Bolzano le cose sono tutto sommato ancora diverse rispetto a Graz. Io certamente non appartengo ai primi. Spero tu non appartenga ai secondi.

Sopra mi è saltato via una frase: Il Sudtirolo, al contrario di quanto affermi tu, è una provincia italiana…

@gadilu

Il Sudtirolo, come dici tu, è una provincia italiana, quindi se a uno gli raccontano che ”siamo in Italia” gli raccontano anche una cospicua parte di verità . Poi, è del tutto evidente che esistono delle particolarità  (come ovunque)

So einfach ist das also, Südtirol ist eine italienische Provinz und es gibt einige Eigenheiten (wie halt überall).

Sehr fundierte Analyse über Südtirol

Dann wundert ihr euch noch dass die Mehrheit der Italiener im Lande sich als AltoAtesini versteht, Disagio und die typische “Siamo in Italia” Mentilität hat und faschistische Symbole für ihre Identität benötigt wenn selbst die angeblich Gemässigten diese Ansichten fast genauso ähnlich vertreten?
Wir sind eine italienische Provinz deswegen “Siamo in Italia. Nun dann wärs eben höchste Zeit diese “Realität” zu ändern, vielleicht ändert sich dann auch etwas in den Köpfen. Umgekehrt scheint es ja nicht möglich zu sein, das beweisen die letzten 70 Jahre und die jüngsten Ereignisse.

Wir sind eine italienische Provinz deswegen ”Siamo in Italia”. No, infatti. Wir sind eine italienische Provinz deswegen ”Siamo in Austria”. E poi qualcuno parla di analisi superficiali.

Dire “siamo in Italia” senza specificare se si intende l’Italia come nazione, come territorio culturale, linguistico o altro, è troppo generale. Infatti in senso lato il Sudtirolo è tutt’altro che Italia. Caro Gadilu, questo tu lo sai bene. Anche gli “altoatesini” lo notano tutti i giorni che questa terra non è la solita Italia che troverebbero 200 chilometri più a sud o oltre.

Anche noi ladini siamo italiani solo sulla carta, ma non nel cuore: né la nostra lingua né la cultura o le tradizioni sono di stampo “italiano”. Quindi dire che siamo “Italiani” o “siamo in Italia” è sbagliato – è vero solo che siamo cittadini italiani e che questa provincia è territorio facente parte dell’Italia (e aggiungo: contrariamente alla nostra volontà ).

Andiamo oltre: Anche Hong Kong era da sempre una città  cinese, abitata da cinesi seppur facente parte del Regno Unito, come anche Gibilterra. Guadalupe è Francia o America Centrale? Reunion è Francia o Africa? Chiedi un pò ai rispettivi abitanti autoctoni e sarai sorpreso.

Dimenticavo: Anche i fiamminghi non si identificano come valloni. Chiederesti ad un catalano se si sente spagnolo? O al Dalai Lama se è fiero di essere cinese? … E idem i sudtirolesi non sono italiani.

Non sentirsi italiani non implica disprezzare gli italiani e l’Italia. Anzi, lungi da me un tale pensiero. Sono invece innamorato dell’Italia e mi sono simpatici gli italiani. È un peccato però che tra questi molti sono poco informati (o come li definisce Spagnolli: ignoranti), e quindi pensano di doverci integrare o assimilare quando invece sono gli “altoatesini” gli spaesati che dovrebbero adattarsi.

Occorre specificare? Siamo in Italia, nel senso che siamo collocati all’interno di un insieme amministrativo e legislativo italiano, insieme declinato qui in rapporto alla presenza di una maggioranza di cittadini non di cultura italiana (occorre ripetere sempre questa banalità ?) che ha nel tempo contrattato uno status di autonomia a sua volta reso possibile dalle norme costituzionali che reggono quell’insieme. Finché questa trama di relazioni complesse e stratificate non verrà  sostituita da qualcosa d’altro (e di migliore, sfida tutt’altro che semplice da raccogliere) possiamo dire di essere in Italia e di trarne (tutti) un discreto profitto.

Adattarsi, continuo, a riconoscere nel Presidente della Provincia un’istanza giuridica, morale e culturale superiore a quella, poniamo, espressa dal Presidente della Repubblica?

Mah, a me di cosa pensano e dicono tutti non interessa una cippa. Se io dico “siamo in Italia” so esattamente quello che intendo. Ed è una roba proprio esatta al millimetro.

pérvasion hat Recht: die Fronten sind wohl festgefahren – so kommt man nur schwer weiter. :-(

@gadilu: gli altoatesini devono capire di trovarsi in Sudtirolo ed adattarsi ai costumi locali, se non vogliono sentirsi fuori posto (=a disagio). Non pretendo che portano i Lederhosen, ma almeno potrebbero dimostrare un pò di buona volontà  ed imparare il tedesco, usare i nomi originali e così via. Tu gadilu sai bene il tedesco, mai sai meglio di me, che ahimè molti altoatesini vedono il tedesco come und peso e lo detestano con la scusa che “siamo in Italia”. Ed è proprio in questo contesto che la frase “siamo in Italia” è altamente provocante e fasulla.

A parte che per adattarsi ai “costumi locali” gli altoatesini dovrebbero parlare il dialetto … ma siamo ancora a questo? È questo il tema? Usare i nomi “originali”? E poi andrebbe tutto bene? Ma bene come? Cosa accadrebbe se questo accadesse (tutti gli italiani che parlano dialetto e invece che dire Varna dicono Vahrn)? Vorrei veramente cosa accadrebbe di nuovo. Nel dettaglio.

…c’è un solo modo per sapere: staccarsi dall’Italia. Quindi, se veramente vuoi sapere, dovresti sostenere l’indipendenze di questo paese…

L’altro ieri ho visto und trasmissione sul ZDF dove parlavano del Belgio… hanno chiesto ad un esponente della minoranza linguistica tedesca, cosa vorrebbero fare in caso il Belgio si spaccasse in due. La risposta era: “possiamo aggregarci al Lussemburgo, ritornare alla Germania o formare uno stato indipendente – saremo comunque più grandi di Lichtenstein”.

Ed io aggiungo: il Sudtirolo è più grande del Lussemburgo (sia come area: il triplo, che come numero di abitanti, seppur di poco). Sono piu piccoli anche Andorra, Malta, San Marino, Monaco e molti altri. Anche l’Islanda ne ha meno abitanti del Sudtirolo, oppure le Bahamas o le Maledive. Insomma saremmo in buona compagnia. Tutto il mondo sa, dove si trovano Mauritius o le Seychelles – con la nostra indipendenza il turismo otterrebbe un’enorme spinta. :-)

Dunque tu sostieni l’indipendenza per far aumentare il turismo. Bene. Sorry, non è una prospettiva che m’infiamma (oltre a non essere certa: non capisco proprio quale correlazione ci possa essere tra indipendenza e aumento dei flussi turistici: se Firenze si staccasse dall’Italia la coda davanti agli Uffizi si allungherebbe di qualche metro?). Penso poi che di turisti ne abbiamo già  abbastanza così.

@senoner
wie recht du hast, hoffentlich sehen das bald mehr Menschen so. Ich glaube auch daran, dass wir uns keine Sorgen machen müssten, auch nicht als unabhängiger Staat. Und innere Probleme liessen sich dann ohne Einmischung aus Rom oder Wien angehen. Wirtschaftlich mache ich mir auch wenig Sorgen, im Gegenteil.

Schon interessant wie Gadilu sich immer nur einzelne Teile oder Beispiele aus einem Text rauspflückt und dann drauf rumreitet, auf den Rest will er freilich nicht eingehen. Wohl aus gutem Grund.

Non chiedo un’aumento dei flussi turistici. A me basta sapere che risparmieremo un SACCO di soldi per il marketing (vedasi i soldi sperperati dalla SMG per loghi o simile). :-)

Ho citato il vantagio dal punto di vista turistico/economico, perché è proprio questo il punto che intimorisce molti. C’è purtroppo ancora tanta gente che crede alla favola dei soldi da Roma, e pensa che il nostro benessere non sarebbe possibile in uno stato indipendente.

Persino un sindaco ladino ha pensato di dover sostenere la festa dei 150 anni per non perdere clienti italiani… Anch’io lavoro nel turismo, e devo ribadire che non c’era una singola disdetta. Anzi, grazie alla quella festa (per noi) inutile, riusciamo a tappare bene i buchi di marzo con i nostri fedelissimi clienti italiani. ;-)

Ancora: il nesso tra indipendenza e risparmio di soldi per il marketing è una roba che ti sei inventato adesso (complimenti) ma mi pare davvero priva di stringenza. Potevi affermare con la medesima logica che uno stato indipendente risolverebbe finalmente il problema dell’acne giovanile.

La favola dei soldi da Roma deve essere davvero potente se il governo locale è sempre stato così titubante nel richiedere una completa autonomia finanziaria (ovvero: chiedere di riscuotere le tasse e non soltanto distribuire il “ritorno”).

Comunque vorrà  dire che la Verfassung sudtirolese la faremo scrivere agli albergatori della Val Gardena. Che com’è noto sono tutti anche formidabili giuristi. :)

Il nesso tra risparmio per il marketing e l’indipendenza? Non riesci ad immaginarti, che in futuro il Sudtirolo sarà  presente su ogni atlante? Per la stampa di questi libri non dovremmo spendere una lira e neanche per i meastri che insegneranno ai bambini di tutto il mondo dove si trova il Sudtirolo e quali sono i suoi prodotti (mele, vino, turismo…).

E di giuristi albergatori ne conosco almeno tre – ma non mi sbilancio sulla loro capacità  di redigere una costituzione. :-)

La produzione di mele e di vino già  non soddisfa la richiesta di mercato attuale, figuriamoci se c’è bisogno di espandersi in questo senso. Sul turismo abbiamo già  detto. È comunque significativo verificare quanto segue: al modo del più prevedibile pensiero infantile, qui ognuno formula un piano di attese conforme alla sua precedente visione del mondo (se fai il produttore di mele, dall’indipendenza ti aspetti un miglioramento della produzione delle mele). Pensiero mitologico di primo livello, direi. Ma va bene anche così. Tanto si fa solo per parlare.

Ciao Senoner, salutami gli amici albergatori-giuristi (che mi ricordano tanto i dentisti-dantisti).

Mi pare evidente che sia come dice Senoner. Ne parlai anche con un collaboratore di SMG. Per me — e secondo il progetto BBD — non può essere una ragione per perseguire l’indipendenza. Ma se può aiutare a confutare le paure e gli argomenti economici degli «unionisti», ben venga. Tra l’altro noto che sono proprio questi ultimi a ricorrere in modo massiccio a queste argomentazioni (che a me personalmente interessano relativamente).

Ich glaube es ist nicht schwierig die Vision von Senoner nachvollziehen zu können.
Er spricht einen wunden Punkt an. Solange Südtirol Teil des Nationalstaates Italien ist, sind die Eigenheiten unseres Landes in kultureller, sprachlicher, gesellschaftlicher, wirtschaftlicher und touristischer Hinsicht, nach Außen hin nicht sichtbar. Nicht sichtbar sein, bedeutet nicht existieren. Der Nationalstaat Italien läßt uns ja nicht mal den Namen. Bolzano province, Trentino-AA, Alto Adige region usw. sind gängige Bezeichnungen unter denen wir weltweit erwähnt werden.
Kein Wunder, dass vor ca. 10 Jahren als die 1000 bekanntesten Tourismusdestinationen (keine Ahnung welche Methode die angewandt haben) ermittelt wurden, darunter zwar Nordtirol, Salzburg usw. zu finden waren, aber nicht Südtirol.
Vieles in dieser Hinsicht könnte auch heute schon verbessert werden. Doch sind es ja gerade wieder unser Kampfblatt Alto Adige und seine politischen Verbündeten die dagegen loslegen. Wer erinnert sich noch an den Vorschlag für die Bezeichnung Südtirol auf den Weinkorken oder die Polemiken um das Südtirol Logo. Auch die Landesverwaltung vermarktet sich nach Außen hin stümperhaft. provinz.bz.it ist doch keine Webdomain für ein Land. Unter diesem Namen vermarkte ich eine Schuhcreme.
Langer Rede, kurzer Sinn – die Unabhängigkeit wäre marketing-mäßig mit einem 6er im Lotto vergleichbar, und dies nützt bekanntlich allen im Lande lebenden Sprachgruppen, auch wenn ich mich dagegen verwehre alles zu monetarisieren und nur im wirtschaftlichen Kontext zu beziffern.

…Wer erinnert sich noch an den Vorschlag für die Bezeichnung Südtirol auf den Weinkorken oder die Polemiken um das Südtirol Logo…

wenn man den zeitlichen Verlauf der Einführung des Südtirol-Logos etwas genauer unter die Lupe nimmt , so erkennt man parallel dazu die “schleichende Zulassung” des Mussolini-Qualitätsweines (fine wine of fasciostyle…) ;
Irgendwie werde ich das Gefühl nicht los, dass immer dann wenn die (deutschen) Süd-Tiroler etwas mehr von ihrer Ur-Identität zurückzuholen versuchen , im Gegenzug die Aktivitäten des Nationalstaates zur Gegendarstellung (zB im Sportbereich) stark zunehmen; Zwar nicht én bloc, aber scheibchenweise, unterschwellig,gut organisiert und natürlich auch stark unterstützt vom Platzhirsch AA.

@martin
Beim Logo sehe ich keinen Zusammenhang. Diese Weine mit den “famosen” Etiketten gibt es schon seit (zu)vielen Jahren. Und mich wundert dass die Justiz nie dagegen vorgegangen ist.
Dass aber an anderer Stelle auf Aktion gleich Reaktion folgt ist natürlich, die Art der Reaktion (z.B. AA) ist aber verwerflich.

Es geht mir nicht um mehr verkaufte Äpfel oder mehr Schifahrer auf den eh schon überfüllten Pisten… sondern um die Bewahrung unserer Identität, wozu diese Autonomie leider nicht reicht.

Die Eigenheitenn unseres Landes sind nicht nur nach Außen hin nicht sichtbar, sondern in ihrer Existenz stark gefährdet. Wir beobachten doch die schleichende Assimilierung in unserem Lande: in Ladinien geht diese schneller vor sich als in den anderen Tälern Südtirols. So hat man in der Tourismuswerbung bereits die deutschen Ortsnamen aufgegeben und es existieren nur mehr Alta Badia und Val Gardena…

Es geht mir darum den Angsthasen die Befürchtung zu nehmen unser (Klein)Staat könne nicht überleben. Zahlreiche Beispiele von anderen Kleinstaaten beweisen das Gegenteil – und ich möchte das mit Zahlen und Fakten untermauern. Auch Slowenien und Montenegro sind erst nach der Loslösung von Yugoslawien aufgeblüht.

@martin
wir haben doch unsere ortsnamen, wir müssen die doch nicht “zurückholen”, bei mir heisst halt reinswald “reinwald”. ist das bei dir anders?
und bald werden sie auch wieder offiziell werden, viel zu spät, aber immerhin.
oder ist dein zurückholen der ur-identität gestört, wenn reinswald für unsere italienischsprachigen mitbürger weiterhin “san martino” heist??

Martin, Bressanone, per esempio, dovremmo dunque tornare a chiamarla Prihsna, no? O è possibile trovare anche qualcosa di più ur-ur-ur-identitario?

ach komm@gadilu,
Du weisst schon was ich meine;
unter Ur-Identität verstehe ich die Ur-sprüngliche ;
Meine Ur-Grossmutter war Österreicherin italienischer Sprache ……. ach, lassen wir das.
Vielleicht habe ich mich in der Zeit vertan, bin ev. zu altmodisch , oder das Wort UR ist hier nicht erwünscht, was weiss ich;

Bressanone geht mir für Deine ital. Bezeichnung schon gut;

Andererseits gibts offiziell halt immer noch nur diese ital. Bezeichnung;

Ich erwarte von Dir jetzt nicht, dass Du hier Deine persönliche ur-ur- urprungsbezeichnung erklärst, allerdings erwarte ich mindestens endlich eine offizielle Gleichberechtigung unserer ur-sprünglichen Ortsnamen hier in diesem Land.

Du weisst, dass die geplante “Topo-Reform” noch lange nicht gegessen ist.

@ martin

Non sto a ricordarti che la legge sulla toponomastica potrebbe essere promulgata in ogni momento, visto che rientra tra le competenze della provincia. E che nessuno (ma proprio NESSUNO) si oppone a una ufficializzazione degli URNAMEN che ti stanno a cuore.

@ gadilu

ich nehme gerne von Dir zur Kenntnis, dass in diesem Forum niemand etwas gegen die offizielle Wiedereinführung der “toponimi tedeschi” hat.
In diesem Forum hier jedenfalls……

@ pervasion

unter “zurückholen der Ur-Identität” verstehe ich das “zurückholen der Identität in die Legalität”; Unsere Ortsnamen sind rechtlich gesehen nicht gültig / legal; Geduldet zwar aber immer noch illegal.
Ist Dir deshalb übel geworden ?

In diesem Forum hier jedenfalls……

No. Ovunque. Donato Seppi, per fare un esempio, è completamente A FAVORE dell’ufficializzazione dei toponimi tedeschi (certo non dell’ESCLUSIVA ufficializzazione di quei toponimi). Donato Seppi. Sai chi è Donato Seppi? Beh, è a favore. A sfavore – finora – era la Svp.

Ja gadilu, das stimmt. Die gesamte Riege der italienischen Rechtsparteien ist für die Legalisierung der historischen Ortsnamen, natürlich die Bedingung vorausgesetzt, dass ebenso der gesamte Prontuario (und nicht nur Teile daraus) ihren Platz auf den Wanderschildern und den offiziellen Karten des Landes finden. Man rühmt sich sogar seiner Interethnizität und seines Friedenswillens, da man ja ausdrücklich die Koexistenz beider Namenslisten fordere (die eine soll beibehalten, die andere offiziell eingeführt werden) und etwa nicht die finstere Absicht hege, der “anderen Seite” etwas wegnehmen zu wollen. Im Gegenteil, man befinde sich in der Defensive und fühle sich deswegen im Recht.
Dieser bezwingende Gedankengang führt schließlich zur selbstbewussten Inkulpierung all derjenigen politischen Kräfte, dem friedlichen Zusammenleben mit Desinteresse gegenüberzustehen, die dem Tolomei’schen Werk und dessen vollständigen Einführung zumindest mit Unbehagen begegnen oder dieses gar beseitigen möchten. Mitunter verfängt dieses Argument, weil man im Vorfeld die beiden Toponomastiken stillschweigend gleichgesetzt hat, die historisch-ethische Dimension jedoch gänzlich außer Acht lässt. Aber was erzähle ich Dir da, Du kennst den Mechanismus ja besser als ich und er wurde auf diesem Blog sicherlich zur Genüge angesprochen.

Worauf ich denn eigentlich hinaus wollte: Diese Argumentationsart ist in ihrer simplifizierenden und moralisierenden Struktur sehr einnehmend und — so meiner Meinung nach, korrigiere mich bitte, wenn nötig — auch sehr wirkungsmächtig bei unseren italienischsprachigen Mitbürgern.
Du hast mir einmal im letzten Jahr auf einen Einwand mit einer interessanten Replik geantwortet, dass die von “uns” so eindringlich wahrgenommene Unrechtmäßigkeit für andere freilich einen ganz anderen Stellenwert besitzt, möglicherweise als diffus schützens- und schätzenswert gefühlt wird, da sie ja Teil der eigenen Vergangenheit und lokalen Kultur darstellt (in etwa vergleichbar mit den Denkmälern aus dem Ventennio) und dass von “unserer” Seite dieser Umstand oft übersehen oder verdrängt wird.
Die große Frage ist: Wie kann man diese affektive Reaktion, diesen Reflex, sofort jegliche rationale Diskussion abzulehnen und abzublocken, bändigen oder kontrollieren? Beide Seiten scheinen darunter zu leiden, sobald etwas ihnen Gehöriges von der anderen Seite in Frage gestellt wird, dieses mit Krallen zu verteidigen, so als ob die eigene Existenz oder das Bleiberecht damit korrelierte. Wie kann man also in der Toponomastik- oder in der Denkmalfrage die Diskussion so versachlichen, dass man zu den Sachen selbst kommt, ohne unützes, emotionalisiertes Beiwerk? Denn dass es gesellschaftlich und ethisch legitim ist, diese und andere “Probleme” als solche zu benennen und dann zu lösen, darin stimmst du mit mir ja überein, oder?
Wie würdest Du, ganz grob, disagio, Repräsentation des Konfliktes durch Symbole, Rolle und “Schuld” der deutschen (sowie ladinischen?) und italienischen Sprachgruppe bewerten? Wo sollte deiner Meinung nach abgerüstet werden?
Ich für meinen Teil sehe hier, sofern meine kurze Analyse stimmig ist, nur einen gordischen Knoten, und ich wüsste nicht, wo man zur Lösung desselben ansetzen müsste…

Ciao gadilu!

Sto ancora aspettando la tua risposta – o l’hai data in privato solo a Beppi?

Scrivi che gli AltoAtesini sono a favore dell’ufficializzazione dei toponimi tedeschi… ma è il minimo, che vengano finalmente ufficializzati o nomi “originali”, è ovvio che nessuno sia contrario. E diffatti non è questo di cui si discute da decenni. Il problema sono i nomi falsi, inventati, che dovrebbero finalmente sparire. Dimmi però dove gli AltoAtesini sono disposti a rinunciare ad un singolo nome inventato da Tolomei.

Ciao Senoner, non preoccuparti della mia risposta a Beppi. Intanto leggiti questo. L’ho trovato in rete, non so chi l’ha scritto. Buona giornata.

«Un giorno di luglio del 1904, Tolomei decise di fare un viaggio in montagna. Salì a Roma sul treno e si diresse a nord. Attraversò la pianura padana, verso le Alpi. Le torri di Verona ed ecco, finalmente, l’Adige azzurro!». Sono le prime righe di un gustoso racconto di Klaus Stiller, tratto dal libro «Dem Dichter — Sein Vaterland», intitolato «Tirolo, bel suono latino». Si parla ovviamente dell’impresa del famigerato senatore (lo divenne solo nel 1924, per «meriti culturali e patriottici») nonché «Conte della Vetta», curiosa nomina elargita da Vittorio Emanuele III. L’impresa è descritta da Stiller con sorniona ironia. Ironia alla quale probabilmente non fu indifferente neppure Franzl Gasser — il ragazzotto che lo accompagnò sulla cima del Glockenkarkopf — quando assistette alla scena di quel buffo personaggio intento a scolpire con martello e scalpello la parola «Italia» su un sasso della cima.

Peccato che non possiamo condividere quell’ironia. Ettore Tolomei, assurto a figura emblematica del prevaricatore, è l’alfiere di un fascismo «ideale eterno», quindi coincidente, nella percezione dei suoi critici, con una volontà  di dominio anteriore al ventennio e sopravvissuta al crollo del regime mussoliniano. Pesantissima eredità , la sua. Facilmente strumentalizzata da chi è alla ricerca di simboli fatti apposta per dividere e far rinascere lo scontro etnico al livello di una mera rappresentazione che, tuttavia, accompagna e ombreggia in modo ostinato i successi conseguiti sul piano della pacifica convivenza.

Liberarsi da questa ingombrante eredità  dovrebbe essere avvertito come un compito ineludibile, in particolare dalla comunità  italiana della nostra provincia. Accogliere la proposta dei Verdi, mutare cioè il nome «Vetta d’Italia» in «Vetta d’Europa» (idea successivamente sposata anche da autorevoli esponenti del Cai e di varie associazioni), aprirebbe a questo proposito una via praticabile, soprattutto darebbe un segnale di maturità  e consapevolezza davvero opposta a quel «calare le braghe» che costituisce la becera interpretazione di chi ancora confonde la dignità  e la legittimità  della presenza italiana in questa provincia con il rifiuto di ogni ragionevole autocritica.

Occorre ribadire questo punto perché purtroppo sfugge ai più. Per affermare la ragionevolezza dell’autocritica non dobbiamo attenderci qualcosa in cambio, non dobbiamo temere di sembrare «deboli». Al contrario, il vantaggio sta già  tutto nella rimozione dell’ostacolo frapposto tra il nostro passato colonialista e il pieno diritto di considerarci cittadini senza complessi d’inferiorità . L’effetto benefico di un simile passo, proprio nell’anno del centocinquantenario dell’Unità  d’Italia, squillerebbe persino più forte di qualsiasi tromba celebrativa.

“Vetta d’Europa”, was für ein genialer Vorschlag das doch ist, ich staun immer wieder. Warum man dann nicht den Siegesplatz in “Piazza d’Europa” umbenennt? :D

A Bolzano esiste già  un “Viale Europa”, una “Piazza Europa” creerebbe solo confusione. Perchè non rinominarla “Piazza Innsbruck” allora? Visto che a Innsbruck esiste un “Bozner Platz “?!?

Leave a Reply to anonym Cancel reply

Your email address will not be published.

You are now leaving BBD

BBD provides links to web sites of other organizations in order to provide visitors with certain information. A link does not constitute an endorsement of content, viewpoint, policies, products or services of that web site. Once you link to another web site not maintained by BBD, you are subject to the terms and conditions of that web site, including but not limited to its privacy policy.

You will be redirected to

Click the link above to continue or CANCEL