Categories
BBD

Eklat im Schilderstreit.

Nachdem sich der Landeshauptmann geweigert hat, ein Abkommen mit Minister Fitto zu unterschreiben, das faktisch ein Tolomeisierungs-Diktat gewesen wäre, greift nun die Zentralregierung im Schilderstreit zu drastischen Mitteln. Sie beruft sich auf Art. 120 der Verfassung und gibt dem Land Südtirol 60 Tage Zeit, 36.000 Schilder zu ersetzen, die es gar nicht aufgestellt hat. Andernfalls werde man die Zuständigkeit auf den Präfekten übertragen. Das ist eine unerhörte Maßnahme, ein »Krieg« mit der klaren Absicht, autonome Zuständigkeiten zu untergraben. Dabei rächt sich nun, dass das Land nie offensiv ein eigenes Ortsnamengesetz vorangetrieben hat; es war vorauszusehen, dass man dadurch irgendwann in die Defensive geraten würde.

  • Die Grünen legitimieren das Vorgehen des Staates zu allem Überfluss auch noch, anstatt wenigstens im Härtefall im Namen autonomer Zuständigkeiten zusammenzustehen. Sie stellen die Verantwortung von Land und AVS in den Vordergrund und werden damit für mich autonomiepolitisch endgültig untragbar.
  • Die Zentralregierung mischt sich im Namen einer zweifelhaften Legalität in südtirolinterne Angelegenheiten ein, während zahlreiche ihrer Mitglieder selbst wesentlich gröbere Probleme mit der Justiz haben. Deshalb ist für mich nicht nur die rechtliche, sondern auch die moralische Legitimierung dieses Aktes fraglich.
  • Landeshauptmann Durnwalder (SVP) hat bereits angekündigt, vor dem Verfassungsgericht gegen die Maßnahme klagen zu wollen. So wäre dies die Gelegenheit, endlich rechtliche Klarheit auf diesem Gebiet zu schaffen. Gleichzeitig sollte die Landesregierung ein Ortsnamengesetz vorlegen. Damit wäre auch dem Präfekten bei Flurnamen nur noch möglich, funktionale Begriffe wie “Alm”, “Weg” usw. zu übersetzen.
    Überdies wäre es an der Zeit, die Koalitionspartner an eingegangene Verpflichtungen zu erinnern.
  • Sollte eine Verfassungsklage erfolglos bleiben, wäre auch ein Gang vor internationale Instanzen ins Auge fassen: Das Autonomiestatut wurde auf Grundlage eines internationalen Abkommens ausgearbeitet, außerdem war die UNO am Prozess beteiligt. Die Vereinten Nationen oder die zuständigen Gerichte könnten ein Gutachten abgeben, wie »Zweisprachigkeit« im Falle von Ortsnamen zu verstehen sei, bzw. eine Interpretation der Entsprechenden Verträge vornehmen.

Siehe auch: 1/

Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.

67 replies on “Eklat im Schilderstreit.”

Cartelli bilingue: Dellai
critiche al Governo

23/07/2010 11:45
TRENTO – “La decisione del Governo – spiega Dellai – di attivare i ”poteri sostituivi”, per la prima volta, contro la Provincia autonoma di Bolzano, interessa da vicino anche il Trentino. Al di là  dei ”dettagli” e degli errori commessi dall’Alpenverein, ci interessa e ci inquieta il ”segno”, il profilo simbolico di questa decisione contro la Provincia sorella, in una materia così delicata ed esplosiva per una popolazione di minoranza come quella della toponomastica.
Dovremmo saperlo bene anche noi Trentini. Forse ci siamo dimenticati di quanto disagio e di quanta sofferenza provavamo quando – essendo noi minoranza di lingua italiana nel Tirolo Austriaco – eravamo costretti spesso a veder ”tedeschizzati” i nomi tradizionali di alcuni luoghi e di alcuni Paesi.
Non sempre, successivamente, quando questa umiliazione toccava ai Sudtirolesi, noi Trentini ci siamo ricordati di questa nostra esperienza: per un lungo periodo abbiamo pensato, forse, che la ”italianizzazione” della toponomastica in Provincia di Bolzano fosse questione non di nostra competenza. Ma così non era e così non è.
Oggi, superata almeno in parte la deriva di una concezione ”quantitativa e amministrativa” della nostra autonomia speciale, siamo più consapevoli che il progetto autonomistico esige alimentazione etica e civile così come esige solidarietà  e rispetto reciproci; comprensione dei problemi e assunzione di responsabilità  .
Ecco perché, come ripeto senza entrare nei dettagli, non possiamo che essere inquietati dalla decisione del Governo, che prefigura una sorta di soluzione autoritaria e ”manu militari” di fronte a una questione che tocca le corde più intime della sensibilità  di una minoranza linguistica. Se gli statisti che hanno accompagnato l’autonomia della nostra Terra, da Degasperi a Moro a Andreotti, avessero avuto lo stesso atteggiamento, la nostra Regione non sarebbe, oggi, un esempio di convivenza e di pace ma un cumulo di macerie.
Esprimo pertanto – conclude il presidente della Provincia autonoma di Trento – la massima solidarietà  istituzionale alla Provincia autonoma di Bolzano, nell’augurio che possano prevalere a Roma buon senso e lungimiranza

Armando di Borgo 23/07/2010 13:38

Se invece che pensare ai nostri cartelli incominciassero a mettere quelli che mancano nel resto dell’Italia farebbero molto meglio.
Magari sostituire anche quelli con i buchi e correggere quelli sbagliati !

giuseppe 23/07/2010 12:16

eccoli i rappresentanti del fasullo federalismo, il governo centrale che abbiamo!
La maggioranza dei nomi in italiano sono una pura invenzione e non vedo perchè se la toponomastica è in un’ altra lingua bisogna per forza tradurla, del resto spesso in modo abominevole.
Per i turisti? Non diciamo c*****e! S si vai a Mosca, ti presndi la cartina e ti sforzi a leggere il cirillico….figuramoci per il tedesco.
Un toponomo originariamente in italiano deve rimanere solamente in italiano come solo in tedesco, ladino o dialettale.
Non deve essere una questione di appartenenza etnica. Punto.

Carlo di Nanno 23/07/2010 10:23

Il bilinguismo parlato e scritto nella pubblica amministrazione alto atesina è una conquista e un dovere, perchè rappresenta un punto d’incontro necessario.
Ma le località , è più logico, e più naturale, che mantengano il nome originale! Non ci si perde se un località  è solo in tedesco, mica lo si deve interpretare, è solo un nome, così come lo sono Cogne, Courmayeur, Meran. Los Angeles, Lloret de Mar, Auer, Arbatax, Kaibab: tutti esempi di località  in lingua DIVERSA da quella ufficiale

Daniele di Levico Terme 23/07/2010 09:37

E poi, tecnicamente, in Alto Adige gli italiani sono – per così dire – ‘immigrati’. Con la stessa logica, qualsiasi popolazione immigrata dovrebbe avere il diritto al bilinguismo. Ma mi sa che non piacerà  a molti.

“In Alto Adige ci vanno anche tanti turisti italiani e i cartelli devono essere comprensibili anche per loro” – cribbio, il tedesco non è arabo. E poi, tutti i turisti olandesi sul lago di Caldonazzo? Quelli chi sono, turisti di un dio minore? Perché non mettere in Alta Valsugana i cartelli in olandese?

Ale di Trento 22/07/2010 15:39

Mi sono tolto un dubbio.
Ho googlato costo cartello stradale….
Siamo su una media di 70 euro + iva quindi 84 euro.
Per 36.000 cartelli fanno 3.024.000 euro di costi di produzione.
più la manodopera per togliere quelli vecchi e mettere quelli nuovi.
Più il danno di immagine del turista che, in vacanza in Val Passiria, avrà  l’impressione di essere in Valtellina ecc ecc ecc…

Andrea di Pomarolo 22/07/2010 15:09

Mi spiace per Fitto ma Durnwalder ha ragione a lasciare i cartelli in tedesco e i nomi originari dei sentieri e passi ! Era da sempre così poi in Alto Adige nessuno ha problemi nel capire il tedesco quindi il problema non si pone

Dall’edizione online dell’Adige

L’articolo del Corriere è zeppo di errori. Però nemmeno le tesi sostenute da Vassalli (e non solo da lui per la precisione) sono poi molto convincenti. Cioè non capisco quale possa essere l’interesse economico che avrebbe spinto Tremonti e il governo centrale in una guerra così brutale contro il Sudtirolo. Piuttosto mi sembra un’ingerenza insensata, senza sbocchi, orchestrata dai soliti estremisti stile Biancofiore. Ricordiamoci che la questione non fu sollevata da Roma, ma dal CAI di Bolzano, che difficilmente lo fece per un calcolo di Tremonti. In ogni caso, che le motivazioni siano etnico-nazionalistiche, economiche o di potere, quest’ingerenza/prepotenza va respinta in toto.

Apprezzo molto i commenti «benevoli» sull’Adige e sul Corriere, che confermano quanto da me ripetuto nelle ultime settimane: Ho l’impressione che la maggior parte dei turisti (e dei montanari) italiani se ne infischiano delle follie tolomeiane.

Mentre, ribadisco, le traduzioni «funzionali» (parcheggio, fermata del bus, posto di soccorso…) vanno garantite immediatamente, sostituendo i cartelli monolingui — indipendentemente dal fatto che siano di proprietà  privata, si trovino su suolo privato ecc., quindi non «per legge» ma per rispetto e buonsenso.

Ha parlato Frattini (“andremo fino in fondo”)… quando parla Frattini mi viene voglia di indipendenza, è un riflesso.

Già . E il deputato valdostano Roberto Nicco, nell’ultima domanda, conferma l’ipotesi di Vassalli sull’attacco alle prerogative delle Autonomie…

Wie erklären Sie sich dieses angekündigte harte Durchgreifen der römischen Regierung in Südtirol?

Nicco: Die Haltung der Regierung gegenüber den Spezialautonomien kennen wir. Minister Roberto Calderoli hat diese Position kürzlich in der Tageszeitung “Libero” klar ausgedrückt: Die autonomen Regionen und Provinzen sollten eigentlich abgeschafft werden. Weil dies aber leider gesetzlich nicht möglich sei, werde die Regierung ihnen halt die finanziellen Ressourcen wegnehmen. Das hat die Regierung dann auch getan – mit der Vereinbarung, die im Haushaltsgesetz eingebaut wurde.

Rimango dell’avviso che

nemmeno le tesi sostenute da Vassalli (e non solo da lui per la precisione) sono poi molto convincenti.

Che questo fosse un governo antiautonomista ed estremista si sapeva, e questo contribuisce a capire un attacco così brutale ed insensato. Che la questione nasca dalla volontà  di Tremonti (direttamente o indirettamente) lo metto in dubbio. In ogni caso, se sbagliassi, sarebbe ancora peggio.

Ho capito, certamente non solo di Vassalli, ma visto che ieri l’ha detto lui… Comunque resto dell’opinione – in assenza di spiegazioni più plausibili – che alzando la posta a tal punto, servendosi anche dell’informazione (ieri la notizia rimbombava ovunque!), si voglia dimostrare agli italiani la necessità  di tagliare i privilegi del Sudtirolo, dove i soldi si spendono (questa la tesi che si vuol far passare per vera) nel montare cartelli discriminatori. Non ho mai creduto alla teoria secondo la quale i dirigenti del PDL locale riescano a influenzare tanto il potere centrale. In termini di voti, il consenso dei bolzanini di lingua italiana conta pochissimo. Quello di un paese che stringe la cinghia…. molto di più.

Also ich freu mich zur Zeit wie ein Kleinkind zu Weihnachten :D

Danke Fitto, danke Frattini, danke CAI & Co.!!!
Dank euch werden auch die letzten Ignoranten und Utopisten einsehen müssen, daß es nur einen Ausweg aus der nicht enden wollenden Misere gibt: die Selbstbestimmung ohne wenn und aber!

Die Stellungnahme von Herrn Dellai gefällt mir.

Eigennamen dürfen nicht übersetzt werden. Punkt.

Non accetteremo mai provocazioni tramite nomi fascisti….tral’altro da un ministro appena “trombato” in Puglia….

Devo rilevare che, a dispetto della grande risonanza mediatica, la disinformazione regna sovrana. Io stesso non riesco a comprendere esattamente i termini della contesa e mi scuso se mi rivolgo a voi per un chiarimento. Tutti ne parlano ed ognuno in termini diversi così alla fine mi viene anche a me il dubbio. Qual’è il punto della questione?

1- Alcuni dicono che a “Pfandler Alm” dovrebbe essere affiancato “Malga della Conca” secondo la traduzione di Tolomei

2- Altri dicono che a “Pfandler Alm” dovrebbe essere aggiunto “Malga Pfandler” per indicare la tipologia dell’indicazione.

Cosa intende il ministro Fitto per bilinguismo? E cosa intende fare l’AVS.
A me pare giusto fare riferimento ai nomi storici e, nel caso la località  abbia nomi in più lingue usarle entrambe (Ortlerspitze – Cima Ortles), altrimenti solo quella storica con l’indicazione della tipologia del luogo di destinazione (Astfeld Dorf – Astfeld Paese ).

Ganz sicher konnte man sich bis heute gar nicht sein, weil der genaue Text des “Abkommens” zwischen Fitto und Durnwalder geheim war. Aber heute war im Alto Adige eine Gegenüberstellung drinnen. Anscheinend wollte Fitto ALLES übersetzen was Tolomei übersetzt hat (also Malga Conca), Durnwalder/Berger (+AVS) nur Gemeindenamen, Fraktionen und Zusätze (also Malga Pfandler).

Sembra che anche il procuratore capo Rispoli abbia fatto una proposta simile alla due, segno che la riterrebbe sufficiente.

Il fatto è che ormai sento SOLO gente che parla della proposta 2 (Malga Pfandler – Pfandler Alm).
E credo purtroppo che sia passato il messaggio tra la gente che la questione sia che AVS/Durnwalder non voglia aggiungere nemmeno le definizioni Malga/Cima/Paese etc…

Die Grünen legitimieren das Vorgehen des Staates zu allem Überfluss auch noch, anstatt wenigstens im Härtefall im Namen autonomer Zuständigkeiten zusammenzustehen. Sie stellen die Verantwortung von Land und AVS in den Vordergrund und werden damit für mich autonomiepolitisch endgültig untragbar.

Die Grünen scheinen den Kompass verloren zu haben. Auf ihrer Webseite werden der LH und der AVS härter angegriffen als eine faschistoide Zentralregierung. Von der Verteidigung autonomer Kompetenzen ist in den Stellungnahmen auf ihrer Webseite nichts zu finden. Sind dies die Ideale der Südtiroler Grünen?
Erstaunlich, dass sich ihre Positionen, durchaus auch ungewollt, immer mehr mit denen der Extremisten des PDL und von Donato Seppi decken.

Die Grünen scheinen den Kompass verloren zu haben.

I Verdi sono storicamente un partito di opposizione (in realtà  molto tedesco e poco postetnico, come si vede); e quando non sanno bene cosa dire, per andare sul sicuro dicono il contrario di quello che dice la loro maggioranza di riferimento (e chi non l’ha mai fatto almeno una volta?); quindi finiscono per essere un doppione di Seppi e PDL, che fanno la stessa loro operazione solo in chiave etnica e non ideologica.
Io ho l’impressione che a volte vogliano opporsi acriticamente alla logica dominante e spesso finiscano per rafforzarla. Se fossero i Verdi di un’altra provincia urlerebbero sicuramente “contro la prevaricazione del governo centralista delle destre che mira a schiacciare le autonomie locali” però quì il loro avversario non è Berlusconi, ma SVP & Klotz.

AUSZUG VON DER GRÜNEN HOMEPAGE:

Schilderstreit: Für ein Abkühlen der Debatte und eine rationale, klare Lösung!

Die Grünen verfolgen den schwelenden Schilderstreit mit Sorge. Nationalistische Stimmungen werden aufgeheizt und die aktuelle Emotionalisierung der Debatte zeigt auf, dass hier seit Langem das Finden einer guten Lösung für alle SüdtirolerInnen versäumt wurde.

Um diese Lücke aufzuheben und die Situation zu normalisieren, fordern wir:

Die Einhaltung der gesetzlichen Bestimmungen (Pariser Vertrag und Autonomiestatut) und folglich die weitgehend zwei- bzw. dreisprachige Benennung der Örtlichkeiten.
Die Ausarbeitung des Toponomastikgesetzes im Sinne des friedlichen Zusammenlebens muss Vorrang vor allen anderen Überlegungen haben. Den ItalienerInnen in unserem Land muss die Verwendung all jener Namen zugestanden werden, die sie seit 80 Jahren benutzen – unabhängig von den zweifelsfrei imperialistischen Hintergründen der Entstehung dieser Namen. Wahrscheinlich wird es vor einer sinnvollen Neuregelung zuerst eine Abänderung des Autonomiestatuts brauchen. Denn der Art. 101 des 2. Autonomiestatuts ist unbefriedigend.
Es gehört in den kulturellen Auftrag der Politik unseres Landes, die Sensibilität dafür zu schaffen, dass die Tolomei’schen Namen mit dem Ziel der Unterdrückung der deutschen und der ladinischen Volksgruppe entstanden sind. Diese Namen müssen, analog zu den Denkmälern, Zeugen einer Geschichte sein, die wir in Südtirol kennen und gemeinsam aufarbeiten sollen. In einer entspannten Atmosphäre der Sprachgruppen untereinander könnten auch formal festgehaltene, aber kaum verwendete Ortsnamen im Konsens gestrichen werden können
Es geht nicht an, dass eine Sprachgruppe darüber entscheidet, welche Namen eine andere Sprachgruppe zu verwenden hat. Diese Entscheidung steht auch nicht einer Kommission oder einem Landesamt zu.
Für die praktische Regelung erinnern wir an den Grünen Gesetzesentwurf, der schon mehrfach durch den Landtag gegangen ist und der die Unterscheidung von öffentlicher und privater Toponomastik vorsieht.
Brigitte Foppa und Sepp Kusstatscher, Co- Landesvorsitzende der Grünen

@ otto

Ich möchte nach Pà‰s Aufforderung Dir keinen Kommentar in den Mund legen. Aber wie wärs mit dem hier:
Ich frage mich, wieso die Grünen in Zukunft nicht gleich für den PdL kandidieren. Ihr Rechtsverständnis, was faschistische Relikte, Tolomeis Italienisierungswerk und vieles mehr betrifft, deckt sich doch 1:1 mit dieser Berlusconi-Almirante Partei. Eine Namensänderung bei einer Zusammenlegeung dieser zwei Parteien erübrigt sich sogar. Das “P” dieser neuen Partei könnten dann für “Pacofascisti” stehen und die Sache hat sich.

L’assimilazione delle posizioni dei Verdi a quelle del PDL – solo perché i Verdi non si battono con lo stesso stupido vigore degli estremisti tedeschi per i loro stupidi fini – è una di quelle mostruosità  delle quali non si finisce mai di provare disgusto.

Na na, mal langsam. Man kann mit der Position der Grünen im vorliegenden Fall nicht einverstanden sein, aber deshalb kann man sie noch lange nicht in denselben Topf werfen. Die Überlegungen der Grünen haben nichts mit faschistischem Gedankengut gemein.

@pervasion
ich denke, dieser auszug aus der homepage bedarf einfach keines kommentars, weil er sich selbst erklärt. ich fand nur, dass er bei so häufigem zitieren der grünen eingeschoben gehört. nicht mehr und nicht weniger.

denn dass jeder, der einen nicht von der STF oder kollmann genehmigten italienischen namen verwendet, ein faschist sein soll, beweist ja nur , dass diese beiden zitierten keine ahnung haben, was faschismus ist.

Es geht aber in der derzeitigen öffentlichen Debatte gerade nicht um die Radikalposition der STF. Diskutiert werden ja grob gesehen folgende zwei Varianten:

1) Durnwalder/AVS/Berger: Beibehaltung aller Gemeinde- und Fraktionsnamen sowie Bezeichnungen von Katastralgemeinden wie sie Tolomei festgelegt hat. Beibehaltung aller historischen italienischen Bezeichnungen. Bei allen anderen Bezeichnungen Übersetzung funktionaler Begriffe wie See, Alm, Hof, Joch, Pass, Scharte ohne Übersetzung des Ortsnamens.

2) Fitto/CAI/Margheri/Unitalia/Grüne: Übersetzung aller Orts- und Flurnamen unter Wiedereinführung (ergo Legitimierung) des gesamten Tolomei-Fälschungswerks bis zur letzten Almwiese. Wiedereinführung auch längst nicht mehr gebrauchter erfundener Ortsnamen auf der Wanderwegbeschilderung. (Extremvariante: Übersetzung aller von Tolomei noch nicht übersetzten Namen).

@susanne
man kann schon, aber man will nicht, oder besser gesagt: “Ein Tiroler darf nicht”.

So langsam merke ich, dass meine Position zu diesem Thema zu neutral ist, oder auf jeden Fall auf der einen Seite zu wenig “tirolerisch”, und auf der anderen zu wenig faschistisch! Was wiederum dazu führt, dass ich von den einen als Verräter angesehen werde, und von der anderen als “tirolese di merda”.

Strano il mondo!

@pervasion
nr. 1 finde ich persönlich eine ziemlich gute lösung, mit der möglichkeit vielen den wind aus den segeln zu nehmen(ein paar sturschädel wird es leider immer geben!)

und nr. 2 kann ich nicht glauben, so extrem und direkt habe ich es noch nirgends gelesen(lese ich am falschen ort?), und ich kann nicht glauben, dass die grünen dabei mitziehen! das wäre doch ein kniefall, ein “hosen runterlassen” vor den faschistischen kräften in unsetem land!

@pervasion

Einspruch!
a) der gesetzesentwurf der grünen enthält den passus über die “gebräuchlichkeit” eines namens: wird ein (tolomeischer) name nicht gebraucht, weder von der lokalen italienischen bevölkerung, noch von den (ital) gästen, wird er nicht benutzt.

b) wir reden hier alle nur über die 8000 tolomeischen namen, oder? die 3-500 historischen von vor 1918 stehen wohl nicht zur diskussion?
“bis zur letzten almwiese” heisst aber, alle ca. 300.000 toponyme. auch davon steht bei den bösen grünen nichts.

wie das erhoben wird, steht auf einem anderen blatt und muss gegenstand einer diskussion sein.

@laios
wenn du nach einem standesamtgesetz heiratest, das unter den faschisten gemacht wurde: bist du dann faschist?

a) der gesetzesentwurf der grünen enthält den passus über die ”gebräuchlichkeit” eines namens: wird ein (tolomeischer) name nicht gebraucht, weder von der lokalen italienischen bevölkerung, noch von den (ital) gästen, wird er nicht benutzt.

Das stimmt nicht. Es steht da nur, dass solche Namen (eventuell) im Konsens gestrichen werden können. Das ist aber bei Unitalia auch so. Im Konsens kann man immer alles machen. Im Konsens können wir das Autonomiestatut aufgeben, ein Unabhängigkeitsreferendum abhalten, die Steuern oder die deutschen und ladinischen Ortsnamen abschaffen.

b) wir reden hier alle nur über die 8000 tolomeischen namen, oder? die 3-500 historischen von vor 1918 stehen wohl nicht zur diskussion?
”bis zur letzten almwiese” heisst aber, alle ca. 300.000 toponyme. auch davon steht bei den bösen grünen nichts.

Die Grünen befürworten »die weitgehend zwei- bzw. dreisprachige Benennung der Örtlichkeiten«, und zwar unterscheiden sie nur zwischen öffentlich und privat. Zwischen öffentlich und privat muss man aber ohnehin unterscheiden, denn niemand hat (außer in einer Diktatur) das Recht, einen privaten Namen zu ändern. Wenn also alles Öffentliche zweinamig sein muss, dann ist es alles — es sei denn man erlangt gem. Punkt 1 einen Konsens.

P.S.: Ich bin durchaus für die Konsensfindung, dass das hier oben nicht missverstanden wird. Wenn die Grünen aber für diesen Konsens sind, dann sollten sie meines Erachtens auch — jetzt — dazu beitragen und nicht mit rhetorischen Verweisen auf einen eventuellen späteren Konsens die Maximalpositionen der Rechten mittragen.

Ich sage ja auch nicht: Ich bin für den sofortigen Anschluss an Österreich, später können wir dann entspannt — im Konsens — Schutzmechanismen für die Italiener ausarbeiten.

da haben wir es wieder – kaum sind wir grünen in der toponomastik- oder denkmälerfrage nicht gleichgeschaltet mit den deutschen schreiern, sind wir wieder zu faschistInnen verkommen.
Ich finde diese gleichsetzung banal, geschmacklos udn gefährlich. Mit faschismusbegriffen sollte man schließlich (gerade nach all unseren erfahrungen) sorgsam umgehen.
Und wer jetzt wieder einmal verzerrt und vereinfacht, sollte zuerst die rechtslage kennen (entschuldigt das lehrmeisterliche gehabe) – steht alles in unserer pressemitteilung.
Was aber die befindlichkeit angeht, so habe ich eine sehr einfache position. Ich finde das gefeilsche um die anzahl der zu verwendenden namen eine unerhörtheit gegenüber der italienischen sprachgruppe. Stellt euch einmal vor, wenn sich die italiener im lande darüber unterhalten würden (über jahrzehnte hinweg!), welche namen die deutschen zu verwenden haben. Wir würden vor den internationalen gerichtshof wandern (zu recht!). Jetzt ist bei uns der knackpunkt der diskussion der, dass die ital namen in faschistischer zeit entstanden sind (die deutschen in germanischer zeit, sicher auch nicht immer im konsens aller, nehm ich einmal an, sondern wohl auch mitunter, indem unterwerfungsintentionen dahinter steckten) – seitdem werden sie allerdings verwendet und sie verschwinden lassen, käme de facto einer neuen hegemonieerklärung gleich.
Wenn wir etwas von der tolomei’schen sauerei gelernt haben müssten, dann eben dass man SO nicht zusammenleben und gleichberechtigtes miteinander fördert, sondern hass erzeugt und letztlich vertreibung im sinne hat.
Das ist mein gedanklicher hintergrund und ich fordere alle auf, das gleichsetzen der grünen positionen mit faschistoidem gedankengut oder auch mit PDL-aussagen zu unterlassen.
brigitte foppa
P.s. warum lassen wir nicht die italienerInnen im lande entscheiden, welche namen sie verwenden möchten?
P.P.S. die muskelspiele fitto-durnwalder interessieren mich aber schon überhaupt nicht. Mich interessiert es wie deutsche und italienerInnen (und andere) in diesem land miteinander umgehen.

Sehr geehrte Frau Foppa, es freut mich sehr, dass Sie an der Diskussion teilnehmen.

– Vorneweg möchte ich Ihnen Recht geben: Dass die Grünen und etwa Unitalia — wie ich oben beschrieben habe — fast deckungsgleiche Positionen vertreten, rührt von völlig unterschiedlichen kulturellen, ideologischen und politischen Ausgangspunkten her. Die Position der Grünen hat mit Faschismus nichts zu tun — gar nichts! — sondern höchstens mit dem kolossalen Missverständnis, dass ein besseres Zusammenleben auf Grundlage einer (unaufgearbeiteten) historischen Fälschung funktionieren kann.

– Sie kritisieren die Vorgehensweise der »Deutschen« aufs Schärfste, interessieren sich aber wie Sie einräumen nicht für einen Minister, der die Autonomie als solche demütigt, ohne dass es hierfür einen Grund gäbe. Die Nichtausübung der autonomen Zuständigkeit schadet in der Praxis (!) höchstens den deutschen Ortsnamen, weil die faschistischen Dekrete solange in Kraft bleiben und die italienischen Ortsnamen als einzige amtlich sind. Dass die Grünen — ungeachtet ihrer Position in der Toponomastikfrage! — die Autonomie nicht gegen autoritäre Angriffe verteidigen, wirft meines Erachtens einen Schatten auf die (autonomie)politische Zuverlässigkeit dieser Partei.

– Niemand »feilscht« hier um Namen, schon gar nicht um die, die Italiener verwenden dürfen. Denn erstens dürfen (anders als in einer Diktatur!) auch nichtamtliche Namen benützt werden (Mailand, Berlino, Londra…) und zweitens sieht der Durnwalder-Vorstoß gerade eine empirische Erhebung der tatsächlich benützten Namen vor.

– Die Aufgabe der Grünen als sprachgruppenübergreifende Partei wäre es selbstverständlich nicht, in den Chor »deutscher Schreier« einzustimmen, sondern eine Vermittlerrolle zwischen den Positionen einzunehmen und auch bei den Italienern aktiv um Verständnis zu werben, dass nicht alle (!) faschistischen Erfindungen beibehalten werden können. Einen Anfang könnten Sie ja zum Beispiel mit jenen Namen machen, die offensichtlich nicht mehr benutzt werden, anstatt jetzt die völlige Reitalianisierung per Wanderbeschilderung zu fordern. Die Unfähigkeit, eine tatsächlich (und nicht nur rhetorisch) mäßigende Rolle einzunehmen müsste m. E. der zentrale Kritikpunkt an den Grünen sein.

– Mit Sicherheit ist es nicht gut, dass sich nur »deutsche« Parteien mit dem Thema befassen. Doch wäre nicht wenigstens ebenfalls anzuprangern, dass sich italienische Parteien — selbst linke — niemals ergebnisoffen auf ernsthafte Gespräche eingelassen haben, die die Eindämmung des tolomeischen Unfugs zum Ziel haben?

– Dass Sie die Abschaffung der deutschen Ortsnamen durch ein totalitäres Regime vor 70 Jahren mit dem Abbau dieses Fälschungswerks durch demokratisch gewählte Vertreter gleichsetzen spricht Bände. Sie sehen also tatsächlich keinen Unterschied?

– Ihre Legitimierung des Prontuario, indem Sie ihn mit den historischen Ortsnamen auf eine Stufe setzen, übertrifft sogar die Haltung vieler Faschisten. Die meisten italienischen Rechtsparteien haben mittlerweile keine Schwierigkeiten mehr, die Absurdität des Fälschungswerks einzuräumen, und fordern die Beibehaltung längst nicht mehr auf Grundlage seiner vorgeblichen historischen Legitimität. Ich will diese Passage Ihres Kommentars also überlesen haben — es sei denn, Sie wünschen ausdrücklich eine Stellungnahme dazu.

– Schließlich sprechen Sie von einer klaren Rechtslage. Doch so klar ist die Rechtslage gar nicht; wären Sie dieser Meinung, könnten Sie den Durnwalder-Entwurf ja per Enthaltung durch den Landtag winken — in der Gewissheit, dass ihn das Verfassungsgericht absägt. Dann wäre die Diskussion ein für alle Mal beendet. Außerdem sind die Grünen ja im Falle der mehrsprachigen Schule, des Proporzes, der Vierjahresklausel auch für eine Abänderung oder zumindest für eine flexible Auslegung der »klaren Rechtslage«. Es ist also schon sonderbar, wenn jetzt die Position der Grünen mit der Rechtslage begründet wird; wären Sie mit der Rechtslage nicht vollkommen einverstanden, würden Sie ja Initiativen dagegen ergreifen.

@Brigitte Foppa

Sicher haben sie Recht, wenn sie einige Äusserungen in diesem Forum als ungerechtfertigt anmahnen, aber ein paar Richtigstellungen ihres Kommentars seien mir doch erlaubt:

Stellt euch einmal vor, wenn sich die italiener im lande darüber unterhalten würden (über jahrzehnte hinweg!), welche namen die deutschen zu verwenden haben.

Natürlich ist es für die Italiener im Lande nicht einfach mit der Geschichte dieses Landes umzugehen, aber sie sollten es wenigstens versuchen. Denn die Deutschen im Lande unterhalten sich wenigstens darüber, sogar mit dem Versuch, die andere Sprachgruppe miteinzubeziehen, was man der von den Italienern vor einigen Jahrzehnten nicht unbedingt behaupten kann.

Jetzt ist bei uns der knackpunkt der diskussion der, dass die ital namen in faschistischer zeit entstanden sind (die deutschen in germanischer zeit, sicher auch nicht immer im konsens aller, nehm ich einmal an, sondern wohl auch mitunter, indem unterwerfungsintentionen dahinter steckten) – seitdem werden sie allerdings verwendet und sie verschwinden lassen, käme de facto einer neuen hegemonieerklärung gleich.

Das ist ein totales Totschlagargument, das uns nirgends hinführt, auser in eine Sackgasse, und neben bei noch ziemlich aus der Luft gegriffen ist.
Ich glaube nicht, dass regelmässig von Italienern gebräuchliche Übersetzungen verschwinden sollen, vielmehr sollten alte, selten bis nie gebrauchte jetzt nicht durch einen Minister und so eine Diskussion revitalisiert werden, denn das braucht niemand, und das nützt niemandem.

Wenn wir etwas von der tolomei’schen sauerei gelernt haben müssten, dann eben dass man SO nicht zusammenleben und gleichberechtigtes miteinander fördert, sondern hass erzeugt und letztlich vertreibung im sinne hat.

Unsere Namen sind nicht gleichberechtigt, denn unsere alten deutschen Namen gibt es offiziell gar nicht mehr, und kein Mensch kann verlangen, dass man zusieht, wie nie benutzte und in Vergessenheit geratene tolomeische Namen eine Auferstehung feiern sollen, während niemand daran denkt, z.B. den Namen “Gilfen Klamm” mindestens der, wie sie sagen, tolomeischen Sauerei(gola di racines), rechtlich gleichzusetzen.

Ich finde diese gleichsetzung banal, geschmacklos udn gefährlich. Mit faschismusbegriffen sollte man schließlich (gerade nach all unseren erfahrungen) sorgsam umgehen.

Aus grünem Munde entbehrt diese Aussage nicht einer gewissen Ironie.

Aber: Die Grundaussage ist so falsch nicht. Es ist im Grunde völlig gleichgültig, ob Ortsnamen übersetzt werde und woher die Übersetzungen stammen. Dann gibt es halt beide und jeder kann verwenden was ihm gefällt. Die wirklichen Probleme sind andere.

@ brigitte

seit der zeit, in denen die gesetzlichen regelungen und verträge bzw. das autonomiestatut entstanden sind, auf die du dich berufst, hat sich in weiten teilen europas in bezug auf die bewertung der totalitären regime des 20. jahrhunderts viel getan. beispielsweise war zu jener zeit in spanien noch franco an der macht, in österreich wiegte man sich derweil gemütlich im opfermythos und die themen nationalsozialismus und faschismus waren entweder tabu bzw. wurden verdrängt bis bagatellisiert.

daher ist es meines erachtens nötig, die regelungen in einem modernen sinne der differenzierenden und nicht relativierenden geschichtsaufarbeitung zu interpretieren und gegebenenfalls auch abzuändern.

der konflikt um die namen ist demnach also kein ethnischer sondern ein ideologischer (und deshalb finde ich es traurig, dass die grünen, die ich normalerweise recht gern habe, eine anachronistische position einnehmen). es geht deswegen in der aufarbeitung auch nicht um zahlen oder gebrauch, sondern um methodik und intention.

natürlich kann und soll man nicht alle autobahnen abreißen, weil sie die nazis gebaut haben. genausowenig wie das berliner olympiastadion oder dachau. aber im unterschied zum siegesdenkmal zum beispiel, ist das olympiastadion “entnazifiziert” und dachau von einem todeslager der nazis zu einer gedenkstätte gegen den nationalsozialismus umgewandelt worden. das gleiche müsste in einem “normalen” land mit einem siegesdenkmal passieren, das den verbrechen des faschismusses huldigt: anstatt alpini-kränze eine gedenkstätte für die opfer der totalitären regime des 20. jahrhunderts. abebe-aregai- statt amba-alagi-straße.

apropos befindlichkeit: ich glaube auch die leute in oÅ›wiÄ™cim würden sich schön bedanken, wenn sie auschwitz auf der ortstafel stehen hätten.

der einzige punkt, in dem ich mit dir übereinstimme, ist, dass es an italien bzw. den italienern liegt, das problem zu lösen und sich freiwillig von den “relikten” zu verabschieden. alles andere würde – wie du richtig erkennst – hass erzeugen und unfrieden bringen. von einer modernen demokratie, die italien hoffentlich sein will, müsste man sich einen derartigen schritt schon erwarten dürfen. andererseits, solange eine parlamentarierin der pdl-fraktion nach so einer aussage nicht den sessel räumen muss, dürfte das wohl noch ein zeitl dauern:

eine abschließende frage: findest du es falsch, dass das rote steinchen im zentrum australiens in sämtlichen offiziellen referenzen des australischen staates jetzt nur mehr uluru und (nach über 150 jahren) nicht mehr ayers rock heißt? oder dass die grönländische hauptstadt – obwohl 1728 von den dänen als godthà¥b gegründet – seit 1979 als einzigen offiziellen den grönländischen namen nuuk trägt?

@jonny

Unsere Namen sind nicht gleichberechtigt, denn unsere alten deutschen Namen gibt es offiziell gar nicht mehr

unsere namen sind gleichberechtigt, auch wenn ihnen das placet der “offizialität” rein gesetzlich fehlt.

weder in deutschland, noch in österreich noch sonst wo (in normalen staaten) sind die toponyme einzeln gesetzlich festgeleget! nur hier bei uns, wo ausschliesslich durch den prontuario sozusagen umgekehert an die sache herangegangen wird, rufen selbst wir nach einer gesetzlichen verankerung der deutschen namen! das ist unsinn!
wenn die deutschen südtiroler einen ort “A” nennen, dann heisst er A! da kann kommen wer will.

@pé

selbst die von den grünen geforderte unterscheidung von privaten und öffentlichen namen kann ein schuss nach hinten sein, weil ja selbst bergspitze, seen oder bäche in privatem eigentum sind. ich weiss nicht wem der ortler gehört, aber angenommen, er gehört einer suldner alminteressentschaft, kann er dann nicht auch italienisch benannt werden?
jawohl, er kann, denn die alminteressenten können niemandem verbieten, ihn ortles oder sonst wie zu nennen.

Auch mich freut es, dass Brigitte Foppa zur Diskussion beiträgt. Die ganze Toponomastikdiskussion gibt meines Erachtens nur, weil in Italien zu wenig Geschichtaufarbeitung gemacht wurde. Während in Deutschland die Erinnerung an die Gräuel des Nazideutschlands stets wach gehalten wird und ich dies als unabdingbar halte, ist eine derartige Aufarbeitung in Italien nicht geschehen und wird auch nicht gepflegt. Darum ist auch verständlich, dass auch gemässigte Italiener sich bei der Toponomastikdiskussion sich auf die Seite der faschistischen Fälschungen schlagen. In Deutschland wäre das so nicht möglich. Ich glaube, dass jeder liberal und demokratisch denkende Mensch zuallererst sich von jedem faschistischen Gedankengut (was ja die tolomeiischen Erfindungen sind) trennen sollte, dann erst kann entschieden werden, was richtig und falsch ist. Deshalb sollten für mich die Grünen auch im Ortsnamenstreit zuallerst ihre klare antifaschistische Haltung bewahren und die tolomeischen Ortsnamen ablehnen um den Weg für eine echte Diskussion freizumachen.

@ otto:

Auszug aus Wikipedia (Ortsname) zur Situation in Österreich:

• der Gemeindename – als Gebietskörperschaft und Rechtsperson − obligt der Kommunalverwaltung selbst, und wird mit Gemeinderatsbeschluss vom Bürgermeister festgestzt, und muss von der jeweiligen Landesregierung bestätigt werden. Sie tragen in der amtlichen Statistik eine eigene Gemeindekennziffer (Gkz.) – es gibt etwa 2.350 Gemeinden
• der Name der Ortschaft – als stadtplanerischer Region – wird seitens der amtlichen Statistik der Statistik Austria (STAT) rechtsverbindlich erfasst, sie tragen eine Ortschaftkennziffer (Okz.) innerhalb der Gemeindekennziffer,[4] – es gibt etwa 17.370 registrierte Ortschaften
• Siedlungsnamen im eigentlichen Sinne – als geschlossenes Siedlungsgebiet/Ortsgebiet, sie können auch Weiler/Rotten (bis 10 Häuser), Einöden (bis 3 Wohnstätten) bis hin zu Einzelgebäuden darstellen – werden von der Datenbank GEONAM erfasst

Ortsnamen werden also auch (z.B.) in Österreich mit einem Beschluss festgesetzt oder rechtsverbindlich erfasst.

Zwei Kuriositäten (Aosta): [1] [2]

@ otto
im grunde geht es aber um die offizialität. denn wie du richtig bemerkst: niemand kann irgendwem verbieten “selva di molini” zu mühlwald zu sagen. so wie ich zu venezia locker lässig venedig sagen kann. das heißt aber noch lange nicht, dass venedig der offizielle name der stadt sein muss. in der schweiz gibt es bestimmt mehr leute, die genève als genf bezeichnen. heißen tut die stadt dennoch genève.

und dass das mit dem offiziellen status schon ein problem ist, zeigen navigationsgeräte, routenplaner oder google maps. diese verwenden nämlich oft – meist bei kleineren örtlichkeiten – nur die offiziellen, also die italienischen namen. während sich bozen meist auf den karten und beschreibungen findet, ist das mit mühlwald (dort sind glaub ich von den gut 1500 einwohnern drei italienischsprachig) meist nicht der fall.

@ succus
genau meine rede. schritte wie das spanische “ley de memoria histórica” wurden in italien nie getätigt. die aufarbeitung der faschistischen vergangenheit nie angegangen. noch einmal: die toponomastik ist eine ideologische (demokratie vs. totalitär) und keine ethnische (deutsch vs. italienisch) angelegenheit. und daher müsste es für die grünen eigentlich klar sein, welche haltung in dieser frage einzunehmen ist.

es ist auch immer von “deutschen” orts- und flurnamen die rede. ich bin jetzt kein experte der etymologie südtiroler ortsnamen. aber ich kann mir gut vorstellen, dass einige der namen rätischen oder anderen ursprungs sind und sich über die jahrhunderte zu dem entwickelt haben, wie wir sie heute kennen. namen haben also irgendwie keine “sprache” – also kann ich sie auch nicht übersetzen. auto ist ein begriff und bedeutet auf italienisch macchina und auf englisch car. aber schlanders? schlanders hat keine bedeutung – vielmehr aber bezeichnet es einen ganz bestimmten ort.

Es ist im Grunde völlig gleichgültig, ob Ortsnamen übersetzt werde und woher die Übersetzungen stammen.

Andererseits finde ich die Reaktionen der Südtiroler wichtig. Das Signal an die Zentralregierung, dass die Südtiroler auch im Kleinen stets wachsam sind und sich ihres Minderheitenstatus nach wie vor voll bewusst sind, ist ein wichtiges.

@brigitte foppa

Jetzt ist bei uns der knackpunkt der diskussion der, dass die ital namen in faschistischer zeit entstanden sind (die deutschen in germanischer zeit, sicher auch nicht immer im konsens aller, nehm ich einmal an, sondern wohl auch mitunter, indem unterwerfungsintentionen dahinter steckten)

Dieses Argument ist schon sehr abenteuerlich. Damit vergleichen Sie zwei geschichtliche Ereignisse, die zu völlig verschiedenen Zeiten, unter völlig verschiedenen völkerrechtlichen, technischen, gesellschaftlichen und wissenschaftlichen Rahmenbedingungen stattgefunden haben. Eine klassische Bagatellisierung der totalitären Zielsetzungen des Faschismus.
Ich hoffe Sie nehmen diesen verunglückten Vergleich selbst nicht ganz ernst – eine gewisse Nähe zu faschistischen Erklärungsschablonen wäre ansonsten nicht mehr ganz abwegig.

Was aber die befindlichkeit angeht, so habe ich eine sehr einfache position. Ich finde das gefeilsche um die anzahl der zu verwendenden namen eine unerhörtheit gegenüber der italienischen sprachgruppe. Stellt euch einmal vor, wenn sich die italiener im lande darüber unterhalten würden (über jahrzehnte hinweg!), welche namen die deutschen zu verwenden haben.

Es unterhält sich niemand darüber welche Namen die italienische Sprachgruppe zu verwenden hat. Es geht darum welche Namen offiziell sind. Jede Sprachgruppe kann selbstverständlich den Namen verwenden, den sie als richtig ansieht.
Aber wenn es über den offiziellen Charakter geht, hat nicht eine Minderheit in der Stadt Bozen über die Mikrotoponomastik in einem Tal, einer Gemeinde oder einer Alm zu entscheiden. Ebensowenig wie die deutschen SüdtirolerInnen darüber zu entscheiden haben, wie die offiziellen Namen in Ladinien zu sein haben. Ob ein Name gebräuchlich ist oder nicht, ist im lokalen Kontext vor Ort zu untersuchen. Dies ist ausschlaggebend und im übrigen auch international anerkannt.
Mit demselben Argument könnten die deutschsprachigen SüdtirolerInnen ja auch verlangen, dass Trient, Kronmetz, Mailand oder Venedig offiziell zweinamig sind.

Die Grünen hätten in dieser Diskussion als interethnisch ausgerichtete Partei die Autorität gehabt für vernünftigere Positionen im italienischen Mitte/Links Spektrum zu werben. Diese Chance wurde leider vertan.

Andererseits finde ich die Reaktionen der Südtiroler wichtig. Das Signal an die Zentralregierung, dass die Südtiroler auch im Kleinen stets wachsam sind und sich ihres Minderheitenstatus nach wie vor voll bewusst sind, ist ein wichtiges.

Auch diese Aussage entbehrt — aus dem Munde eines Verfechters der Musterhaftigkeit dieser Autonomie — nicht einer gewissen Ironie. Das sind ja tolle Aussichten, wenn wir Südtiroler auch nach Ansicht eines überzeugten Bewahrers des Istzustandes ständig »auch im Kleinen wachsam« und uns unseres Minderheitenstatus’ bewusst sein müssen. Wie mühsam.

Auch diese Aussage entbehrt — aus dem Munde eines Verfechters der Musterhaftigkeit dieser Autonomie — nicht einer gewissen Ironie. Das sind ja tolle Aussichten, wenn wir Südtiroler auch nach Ansicht eines überzeugten Bewahrers des Istzustandes ständig »auch im Kleinen wachsam« und uns unseres Minderheitenstatus’ bewusst sein müssen. Wie mühsam.

Nenne es konservativ, aber ich denke, dass wir mit der Autonomie, was solche Konflikte des Zusammenlebens betrifft, am besten Gefahren sind. Sämtliche hypothetischen Alternativen, wie etwas ein Freistaat oder die Rückkehr zu Österreich, würden lediglich die Lobby der italienischen Volksgruppe schwächen, die verschiedenen Probleme aber nicht einer ausgewogenen Lösung zuführen. Nur dadurch, dass das politische Gewicht der Italiener in Südtirol, aufgrund Interventionen von Regierungspolitikern, nicht marginalisiert ist, kann an Kompromissen gearbeitet werden. Man wird sehen ob man am Ende der Diskussion eine Lösung findet mit der alle leben können. Natürlich muss von beiden Seiten Kompromissbereitschaft signalisiert werden, was meines Erachtens nach, in dieser Causa, von italienischer Seite noch nicht geschehen ist.

Ich bin gerade heute aus der Schweiz (Engadin) zurück. Komisch – dort stehen jegliche Namen auf rätoromanischer Sprache – keinen scheint es zu stören. Der Piz Trovat ist der Piz Trovat nicht etwa die “Gefundenspitze” oder was weiß ich was …. Im übrigen fallen dort gleich wenig Italiener von den Bergen wie hier zu Lande oder im Apennin (so viel zum Thema aus Sicherheitsgründen sollte alles zweisprachig sein!). An der Grenze wurde ich von Beamten durchgewunken auf deren Auto nur auf rumantsch “Grenzwache” (oder ähnlich) stand – irgendwie habe ich es doch kapiert wer diese Menschen sind.

Im übrigen habe ich mir die Mühe gemacht 10 italienischsprachige Südtiroler zu befragen 1) wo sich denn Astfeld befindet und 2) wie es denn auf Italienisch hieße …. komisch, ich habe im 2. Fall keine Antwort erhalten – einige wussten dass es sich um ein Sarnardörf handelt. Das gleiche habe ich mit Neumarkt gemacht und prompt kam die “richtige” Übersetzung raus – alle wussten wo sich Neumarkt befindet.

Also sind denn alle Namen für die italienischsprachigen Südtiroler wirklich so wichtig?! NEIN in keinster Weise. Die meisten italienischen Namen sind absolut unbekannt und finden keine Verwendung im täglichen Leben. Diese Namen sind deshalb abzuschaffen. Im übrigen auch die deutschen Übersetzungen in Ladinien.

Wenn man sich endlich mal auf Landesebene zusammensetzen würde und endlich mal der Versuch gestartet wird eine eigene Südtiroler! (deutsche, ladiner UND Italiener!!!) Identität zu gründen, dann wäre das alles sowas von kein Problem – aber was das anbelangt sind wir meilenweit von einem Miteinander weg und gerade was diese Fragen anbelangt sind die Grünen, obwohl sie sich das Interethnische ganz groß auf die Fahne schreiben, komplett von der Rolle in Ihren Forderungen und Legitimierungen der faschistischen “Zuggerlen” in Südtirol.

Die Italiener brauche nicht eine italienische – die Deutschen nicht eine deutsche und die ladiner schließlich nicht eine ladinische Identität sonder WIR brauchen eine Südtiroler Identität.

eine schöne diskussion, für die ich dankbar bin.
Mir ist einiges klarer geworden, insbesondere die tatsache, dass es in dieser ganzen debatte wieder genau wie bei der friedensplatzgeschichte abläuft. Auch da hatten sich die klassischen rechts-links-schemata aufgelöst und wurden durch ethnische demarkationslinien ersetzt. Bis man sich gegenseitig überhaupt nicht mehr verstand und sich gegenseitig faschistoides verhalten vorwarf. Achtung also, dass es nicht wieder so weit kommt!
Zurück zur toponomastik.
Ich hatte mich bisher hauptsächlich mit italienischen gedankenträgerInnen konfrontiert, bzw in mir selbst die italienische komponente überwiegen lassen. In diesem forum finde ich im wesentlichen die “deutschen” argumentation wieder (entschuldigt die vereinfachungen, ich bin mir ihrer bewusst). Und wir Grünen sind mitten drin und sind die einzigen, die beide denkrichtungen führen und mit einer anderen sicht zu überzeugen suchen, nämlich der BEIDER sprachgruppen.
Es stimmt nämlich nicht, dass hier demokratie vs. autorität gegeneinander prallen (WAS ist demokratisch? Die 2sprachigen namen? oder die historisch korrekteren?) und leider lassen sich auch uluru und grönland nicht so einfach auf unsere situation übertragen (auch wenn ich die denkaufforderung sehr schön gefunden habe!). denn der unterschied ist der, dass es bei uns eben NICHT nur einen hegemonischen staat (vgl australien, dänemark) und eine unterworfene volksgruppe gibt (vgl. ureinwohnerInnen, inuit), sondern dass in unserem land eine umkehrsituation herrscht: die übermacht der deutschen gegenüber einer italienischen gruppe, die zwar staatsweit in der mehrheit ist, lokal aber in der zweiten reihe steht – und dies so wahrnimmt.
Lest den Alto Adige heute, da sind lauter stimmen wie meine, die für die 2sprachigkeit der ortsnamen eintreten, ohne großes wenn und aber.
Ich bleibe also dabei: die italienische ortsnamenfrage sollte am besten von den verwenderInnen der italienischen namen oder in gemeinsamer entscheidung gelöst werden – dabei tut sensibilisierung für die entstehung dieser namen dringend not (wie weit sind wir eigentlich mit dem gemeinsamen geschichtebuch???).
Dass die deutschen namen endlich festgeschrieben werden müssen, war für mich “sottinteso”, da sind wir wohl alle einverstanden.
Alle rechtlichen argumentationen sind übrigens auf derselben linie. Aber die finde ich nur halb so interessant wie die gespürten der menschen in diesem land.

man kann von politikern im allgemeinen nur mehr enttäuscht sein. alleine die tatsache, dass politiker weit weniger ahnung von “politik” als “laien” haben, sagt einiges aus. das ist sicherlich nicht nur auf die grünen beschränkt, auch in allen anderen parteien stellt man immer wieder unwissenheit und oberflächlichkeit fest.
jetzt aber zum inhalt der vorposterin. die aussagen von frau foppa sind für mich haarsträubend. auf die einzelnen elemente will ich gar nicht eingehen. eines jedoch finde ich nennenswert. da wird auf den “alto adige” von heute verwiesen.
ich hab ihn gelesen. besonders aufmerksam die stelle, wo die deutschsprachigen alpenvölker verallgemeinert als das “böse” dargestellt werden und dann ein aus der luft gegriffener vergleich mit kärnten hergestellt wird. wenn das die maßstäbe der grünen (sicher auch andere parteien, es schrieb hier halt frau foppa von den grünen) in südtirol sind, dann weiß bald kein mensch mehr wo sie politisch stehen. dass es in diesem land nicht ZWEI sondern DREI sprachgruppen gibt, darauf wollte ich frau foppa auch noch hinweisen.

@ brigitte

freut mich, dass dir die uluru und nuuk beispiele gefallen haben. ich hätte da noch ein paar auf lager.

da du gerade den siegesplatz erwähnst: wenn italien über den offiziellen namen der vetta d’italia (klockerkarkopf) entscheiden soll und die befindlichkeiten der italienischsprachigen mitbürger in diesem fall berücksichtigt werden müssen, dann hätte doch wohl auch ganz südtirol an der volksabstimmung zum siegesplatz teilnehmen müssen, oder nicht?

ad unvergleichbarkeit von nuuk und uluru:
da bin ich nicht ganz deiner meinung, um nicht zu sagen, dass du falsch liegst. zu jener zeit (1979) war grönland teil dänemarks und auf dem weg in die autonomie. die bevölkerungsmehrheit im gesamten staate dänemark – in dem was faul war – stellten die dänen. in grönland hingegen waren die grönländer (inuit und mischlinge) in der mehrzahl, die dänen als staatsvolk in der minderheit. also ich sehe da eine absolute übereinstimmung mit der situation in südtirol. tut mir leid.
sogar mit uluru ist mein vergleich stimmig und hinkt nicht wirklich. uluru befindet sich nämlich im uluṟu-kata-tjuṯa-nationalpark und dieser ist teil des anangu-landes (anangu sind eine reihe von aborigine-stämmen im zentrum und nordwesten australiens).

ad demokratie vs. totalitär:
doch. genau darum geht es. wenn alessandra mussolini “meglio fascista che frocio” im fernsehen sagen darf und parlamentarierin bleiben kann, wenn mussolinis denkmal in bozen abends unkommentiert beleuchtet wird, wenn eine demokratischer staat faschistische dekrete wieder einführt … dann besteht nachholbedarf in sachen geschichtsaufarbeitung. und dann werden die menschen auch verstehen, dass bei abschaffung der tolomei-namen niemandem etwas weggenommen wird, sondern – im gegenteil – eine gemeinsame identifikation mit dem territorium (unabhängig von sprache und herkunft) gefördert wird. ganz im sinne des bbd-manifests. solange dieses land hier aber für die einen südtirol und für die anderen alto adige ist, wird dieses bbd-ziel nie funktionieren (lies dir bitte zu diesem thema die abhandlung von lidia menapace im jahrbuch “politika 2010” der südtiroler gesellschaft für politikwissenschaft mal durch).

zum abschluss noch der knüller:
wie ignorant sogar die vermeintliche elite italiens in dieser hinsicht ist, zeigen die aussagen giovanni puglisis (seines zeichens unirektor in mailand, linguist (!!!) und unesco-präsident italiens (!!!)) zum toponomastik-streit. puglisi meinte in unterstützung durnwalders: “der mt. everest heißt auch auf der ganzen welt mt. everest und muss nicht in alle sprachen übersetzt werden”. sollte puglisi dies tatsächlich so gesagt und nicht ironisch gemeint haben, kann es wohl nur als intellektuelle hilflosigkeit auf diesem gebiet ausgelegt werden. mt. everest ist nämlich ein paradebeispiel für sprachimperialismus a la tolomei. nur aufgrund der europäischen dominanz im 19. jahrhundert (und aufgrund einer fehlenden aufarbeitung der verbrechen des kolonialismusses – klingt irgendwie bekannt, oder) ist der berg in den meisten teilen der welt jetzt als everest bekannt. nur eben nicht dort, wo er tatsächlich steht. für mich heißt der berg chomolungma (tibetisch für mutter des universums) – oder auch sagarmatha (stirn des himmels), wie die nepali auf der anderen seite des massivs zum höchsten berg der welt sagen. george everest, nach dem der berg benannt wurde, war übrigens zeit seines lebens mit dieser namensgebung nicht einverstanden, da er der überzeugung war, dass der berg seine originären namen behalten sollte.

alleine die tatsache, dass politiker weit weniger ahnung von ”politik” als ”laien” haben, sagt einiges aus.

Deiner Meinung, traurig aber wahr! Das darf es in einer repräsentativen Demokratie nicht geben, wo Politiker exorbitante Löhne kassieren, damit sie ihre Wähler professionell/kompetent vertreten können. In der SVP zum Beispiel sind die meisten Abgeordneten nur Stimmvieh, das nach Parteileitungsbeschluss das Händchen hebt. Unsere Politiker haben seit 20 Jahren keine Vision und keine Zukunftsstrategie entwickelt, speziell zu immer wiederkehrenden Themen (Toponomastik…) darf es einfach keine solche Ratlosigkeit und Improvisation geben.

Lest den Alto Adige heute, da sind lauter stimmen wie meine, die für die 2sprachigkeit der ortsnamen eintreten, ohne großes wenn und aber.

Die Chefin der Grünen lässt sich ihre Meinung vom Hetzblatt Alto Adige suggerieren bzw. rechtfertigt ihre politische Linie damit… dann brauchen wir uns um diese Partei keine Sorgen mehr machen. “Abgeschrieben” würde ich sagen, wann gibt es endlich eine Linkspartei in Südtirol, die linke Werte vertritt?

Generell nehmen PolitikerInnen ja an den Diskussionen in diesem Blog relativ wenig aktiv teil. Deshalb ist die Diskussionsbereitschaft von Frau Brigitte Foppa, die immerhin als Sprecherin der Grünen spricht (in anderen Parteien würde man von der Position einer Parteichefin sprechen) sehr zu begrüßen.

Gerade deshalb können bestimmte Aussagen nicht so ohne weiteres im Raum stehen gelassen werden. Ich hab folgende Aussage von Frau Foppa schon oben kritisiert, möchte das aber nochmals wiederholen, da diese Aussage aus dem Munde einer aktiven Politikerin des Mitte/Links Spektrums doch eine bestimmte Tragweite hat.

Jetzt ist bei uns der knackpunkt der diskussion der, dass die ital namen in faschistischer zeit entstanden sind (die deutschen in germanischer zeit, sicher auch nicht immer im konsens aller, nehm ich einmal an, sondern wohl auch mitunter, indem unterwerfungsintentionen dahinter steckten)

Ja selbstverständlich ist der Knackpunkt der Diskussion die Tatsache, dass der tolomeische Prontuario Teil der faschistischen Doktrin war, einer Ideologie, deren Ziel es war Südtirol kulturell auszuradieren.

Noch etwas plakativer: Der Knackpunkt ist der Russland(Vernichtungs)feldzug Nazideutschlands im zweiten Weltkrieg. Der Einfall der Hunnen im 4 Jh. n. Chr. war aber auch nicht ohne.

Der Knackpunkt der Nazi-Gräueltaten war, dass 6 Mio Juden, Roma & Sinti und politisch Verfolgte systematisch ermordet wurden und nicht bei einem Erdbeben ums Leben kamen.

Als Parteichefin der Grünen sollte man mit den “Knackpunkten der Geschichte” sensibel umgehen.
Ich persönlich glaube nicht, dass sich in Deutschland ein Politiker nach ähnlichen Aussagen noch halten könnte.

@Brigitte Foppa
“Lest den Alto Adige heute, da sind lauter stimmen wie meine, die für die 2sprachigkeit der ortsnamen eintreten, ohne großes wenn und aber.”

So kommen Sie zu Ihrem Standpunkt? Und was heißt “ohne großes wenn und aber”? Ohne Kompromissbereitschaft zu zeigen (siehe Durnwader-Vorschlag)?
Kommt vielleicht doch noch im nächsten Posting die Pointe und wir können hier alle gemeinsam ganz herzhaft lachen?

Heute im Hetzblatt erschienen:

Dove ci porterà  la ”guerra” dei nomi? Luis Durnwalder dice che ignorerà  (la sua espressione è più colorita) la diffida del governo. Arriverà  l’esercito a rimuovere i 36 mila segnali monolingui tedeschi e a sostituirli con cartelli bi o trilingui? Quali reazioni seguiranno da parte sudtirolese? E quelle reazioni ne provocheranno di nuove? Vengono i brividi solo a pensarci. Sull’opera dell’Alpenverein e di molte associazioni turistiche delle nostre valli non ci possono essere dubbi. Evitare anche i nomi italiani più diffusi, come ”Bolzano”, ”Vandoies”, ”Corno del Renon” ecc…, denota null’altro che la volontà  di presentarsi come gli unici padroni del territorio. Infatti nei cartelli dell’Alpenverein non compaiono neppure indicazioni come ”malga”, ”sentiero”, ”lago”. La dice lunga anche quel segnale a Pliscia, frazione della val Badia, dove si legge ”Enneberg”, ma non ”Mareo” né ”Marebbe”: questa volta ci sono andati di mezzo pure i ladini. (Tra l’altro, sempre in Badia, qualche cartello solo in italiano è scappato anche al Cai, tra ”Antermoia” e ”San Martino in Badia”.)
A questa provocazione la parte italiana – senza apprezzabili differenze tra i diversi schieramenti politici e le diverse tradizioni culturali – risponde chiedendo il rispetto dell’”obbligo della bilinguità â€ (ovvero trilinguità ), previsto dall’articolo 8 dello Statuto di Autonomia. Dunque: ”Bolzano” accanto a ”Bozen” (e ”Bulsan”), ”Vandoies” accanto a ”Vintl” e anche ”Malga Còvolo” (e non semplicemente ”Malga Kofler”) accanto a ”Kofler-Alm”. Oltre che legalmente fondata, la richiesta sembra ragionevole. Lo è davvero? Vediamo.
Nel solo paese di La Valle l’Istituto ladino Micurà  de Rü ha censito 1662 toponimi; in tutta la val Badia si parla di circa 15.000 toponimi, in val Gardena altrettanti: quasi tutti solo in ladino. Nessuno conosce il numero complessivo in provincia di Bolzano; c’è chi parla di 350.000: quasi tutti solo in tedesco. Davvero si vuole la bilinguità , e all’occorrenza trilinguità , per tutti, compresa ”Malga Còvolo”? Allora dovremmo inventare nuove traduzioni italiane – e anche tedesche nelle valli ladine – per decine di migliaia di nomi, dato che Ettore Tolomei ne elenca ”solo” 8.000. E’ proponibile? Non credo. Chi invoca la bilinguità  dovrebbe perciò indicare un criterio secondo il quale essa si applica. Altrimenti è fondato il sospetto che si parli di bilinguità  per difendere o addirittura completare il… Prontuario di Tolomei.
Si sono sentiti molti richiami alla ragionevolezza, in questi giorni. Ben vengano, ma non bastano. Tutti si dicono ragionevoli, ma chi è disposto ad accettare anche solo parte delle ragioni avversarie? Di questo, infatti, si tratta. L’Alpenverein, le numerose associazioni turistiche e tutti coloro che sognano una bonifica linguistica per ribadire che questa terra è esclusivamente ”tedesca”, devono accettare che l’elemento italiano è ormai parte integrante di essa.
Esistono luoghi che hanno più di un nome, ognuno con la sua legittimità , perché le differenti versioni sono di fatto diventate patrimonio delle comunità . Viceversa, chi invoca la bilinguità  (a tappeto) della toponomastica deve riconoscere che l’imposizione di migliaia di nomi italiani fu un affronto alla cultura locale. Non si possono considerare legittimi tutti quei nomi per il solo fatto che sono citati in una lista ufficializzata con decreto del governo fascista. Ciò che invece può legittimarli è l’uso effettivo, accertato con onestà  e ascoltando, come d’obbligo, tutte le parti in causa.
La soluzione c’è. La abbiamo sott’occhi. Nelle valli ladine le principali località  vengono indicate con i tre nomi in uso: ”La Ila/Badia/Abtei”, ”Urtijëi/Ortisei/Sankt Ulrich”; invece migliaia di altri luoghi sono indicati con il solo nome ladino: ”Mirì”, ”Fornela”, ”Valdander”. Nessuno protesta contro quei cartelli monolingui, perché nessuno si sente minacciato dal nazionalismo ladino.
Purtroppo invece un nazionalismo italiano e un nazionalismo tedesco esistono ancora in Alto Adige/Südtirol. Ciò spiega la diffidenza reciproca e l’accanimento col quale viene combattuta la ”guerra dei nomi”.
L’attuale controversia può essere il detonatore di una nuova stagione di scontro etnico, facendo esplodere risentimenti e rancori che covano nel profondo degli animi di molti altoatesini e sudtirolesi. C’è più d’uno che in cuor suo lo spera. Ma può essere anche l’occasione per superare quel conflitto, arrivando finalmente a deporre le armi, linguistiche e d’altro genere.
Dipende solo da noi.

Lucio Giudiceandrea

Scusa gadilu, ma perchè continui a mettere qui link verso il tuo blog?
Più di una volta hai espresso l’opinione che Brennerbassdemokratie è morta.

Ho messo il link a un articolo di Valentino Liberto sul tema in questione. Si tratta di opinioni intelligenti. Nonostante il fatto che si possano leggere sul mio blog.

Vedi gadilu, il fatto che tu continui a mettere link sul sito BBD da spazio a due ipotesi:
1) BBD non è affatto morta, motivo per cui segnali qui dei contenuti sul tuo blog
2) BBD è morta, ma tu hai un tale disperato bisogno di avere lettori che metteresti link ovunque, persino su un sito morto

Personalmente propendo per la prima ipotesi.

Vedi Stefan, io tendo a pensare che se BBD non è morta, sono gli interventi come il tuo che comunque gli rendono l’esistenza difficile. Per quanto riguarda i link, generalmente si fa così:

1) Si leggono e ci si confronta con i contenuti che si trovano (in questo caso molto pertinenti alla discussione).

2) oppure si ignorano.

Quello che trovo un po’ disdicevole (se mi consenti) è rinfacciare a chi ha messo il link cose che non c’entrano nulla con la discussione in atto. È una perdita di tempo e fa pensare sempre a quella triste storiella dello stupido, del dito e della luna. Ti saluto cordialmente e ti auguro tanta felicità .

Caro gadilu,

grazie per aver confermato la mia ipotesi che BBD è tuttaltro che morta.
Io avevo trovato un po’ disdicevole (se mi consenti) affermare la morte di questo interessante sito, quando è abbastanza chiaro che non è così.

Comunque chiudo qui il mio breve excursus, visto che mi hai tolto una curiosità  che avevo.
Ti ringrazio per i cordiali saluti e auguri che ovviamente ricambio.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *