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Europa delle differenze.
Quotation 165

Può sembrare singolare che, proprio in un periodo storico in cui, anche se con tante difficoltà, l’Unione Europea è ancora un decisivo elemento di attrazione per tanti paesi che vi vogliono entrare, si manifestino al suo interno crescenti tendenze verso l’indipendenza e la frammentazione.

Il tutto è invece molto comprensibile perché proprio l’ombrello europeo permette livelli di autonomia che, nella grande globalizzazione mondiale, non sarebbero compatibili con una vita prospera di un piccolo Paese. Senza che vi sia un disegno preciso si va quindi camminando verso la concreta costruzione di un’Europa delle differenze, con una sempre più accentuata attenzione agli aspetti dell’autodeterminazione e del pluralismo. Se ben gestito questo processo può anche venire incontro alle legittime aspirazioni dei cittadini. Mi auguro solo che le differenze non diventino eccessive perché, in questo caso, autodeterminazione e pluralismo si trasformano fatalmente in anarchia e ingovernabilità.

Romano Prodi, già presidente del consiglio dei ministri italiano e presidente della Commissione Europea, il Messaggero, 13.09.2014 (estratto)

Poco tempo fa il Landeshauptmann aveva affermato che il caso sudtirolese è paragonabile piuttosto alla Catalogna che alla Scozia, in quanto il governo italiano, come quello spagnolo, sicuramente non ci consentirebbe di votare sull’indipendenza. In quanto però il Sudtirolo non ha mai ufficializzato il desiderio di organizzare un referendum sull’autodeterminazione, le affermazioni di Kompatscher appartengono alla sfera dell’astrologia. Leggendo il fondo di Romano Prodi da cui è tratta la citazione qui riportata, sorgono dubbi molto seri sulla qualità della predizione.

Vedi anche:

Democrazia Föderal+Regional Kleinstaaten Medien Politik Selbstbestimmung Subsidiarität | Zitać | Arno Kompatscher Romano Prodi | | Catalunya Scotland-Alba Südtirol/o | EU PD&Co. SVP | Italiano

4 replies on “Europa delle differenze.
Quotation 165

La vera questione non è tanto se il governo italiano sia disposto a concedere un referendum. La vera questione è se i sudtirolesi (ed i veneti… ed i lombardi…) sono disposti a lottare per averlo.
Sarebbe disposto Kompastcher a gestire un conflitto istituzionale con Roma, proponendo l’organizzazione di un referendum (magari in prima istanza anche solo consultivo). E sarebbero disposti i cittadini sudtirolesi a sostenerlo in questa sua determinazione?
Se si riescono a portare 250 mila persone in piazza a Bolzano – germanofoni, italianofoni e ladinofoni – a sostegno del referendum, è chiaro che si crea una situazione de facto che non può essere ignorata.

I catalani ai quali per le proporzioni alludi sono facilmente «mobilizzabili», mentre né gli scozzesi né i sudtirolesi lo sono. Ma non c’è scritto da nessuna parte che la democrazia vale solo per chi scende in piazza (anche se un po’ meno di apatia non farebbe certo male a nessuno).

Certo. Quello che intendevo dire è che la via per l’indipendenza non sarà  mai gentilmente offerta da Roma, così come in Spagna non è gentilmente offerta da Madrid.
Se i sudtirolesi la vogliono devono mostrare di volerla e per questo serve determinazione, impegno civile ed anche un minimo di sacrificio.
L’impegno civile, poi, può avere tante forme – non necessariamente andare in piazza.
Tuttavia sarebbe un peccato sprecare quella straordinaria finestra di opportunità  che grazie alla Scozia ed alla Catalogna si sta aprendo.

Se si riescono a portare 250 mila persone in piazza a Bolzano – germanofoni, italianofoni e ladinofoni – a sostegno del referendum, è chiaro che si crea una situazione de facto che non può essere ignorata.

Diciamo che se venissero distribuite parecchie salsicce a persona e 2 o 300 litri di birra a tavolata ce la si potrebbe fare.

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