Pochi giorni fa l’assessore Christian Bianchi (FI) aveva pesantemente insultato alcuni tifosi della selezione austriaca che, durante una partita dei mondiali di calcio, avevano esibito una bandiera con la scritta «Südtirol ist nicht Italien». Secondo lui, si tratterebbe di persone «malate di testa».
Come avevo già osservato, sfruttare grandi eventi sportivi internazionali per dare visibilità alle proprie rivendicazioni politiche è una pratica comune a tante minoranze nazionali e «nazioni senza stato». Non si tratta assolutamente di una stranezza sudtirolese, anzi.
Uno degli esempi più noti sono gli striscioni «Catalonia is not Spain» che ormai sono un classico delle partite del Barça, ma il fenomeno va ben oltre il calcio.
In occasione della recentissima partenza del Tour de France dalla Catalogna, numerose associazioni della società civile hanno promosso una campagna unitaria per riempire il percorso con migliaia di estelades, le bandiere catalane con la stella, simbolo delle rivendicazioni indipendentiste del paese.
Screenshot da esteladesaltour.cat
Per l’occasione è stato persino creato un apposito sito, esteladesaltour.cat, che invitava apertamente cittadine e cittadini a trasformare
il passaggio del Tour per le terre catalane in una grande dimostrazione civica e democratica per rivendicare l’indipendenza della Catalogna.
– esteladesaltour.cat
Obiettivo esplicito: riempire le prime tre tappe del Tour (del 4, 5 e 6 luglio) con migliaia di bandiere, striscioni e messaggi favorevoli all’indipendenza.
L’iniziativa non solo è pienamente riuscita, con un’enorme presenza di estelades lungo il percorso, ben visibili nelle immagini della regia internazionale, ma ha anche ottenuto un’ampia attenzione mediatica. Quotidiani come Le Parisien avevano perfino dedicato spazio alla mobilitazione ancor prima che partisse la corsa, contribuendo alla visibilità internazionale della causa catalana.
Nessuno ovviamente è obbligato a condividere le rivendicazioni politiche, peraltro perfettamente legittime. Ma in una democrazia la risposta dovrebbe essere il dissenso politico, non l’insulto e la patologizzazione di chi le esprime.
In Sudtirolo, purtroppo, siamo abituati a vedere le manifestazioni sportive dominate dai nazionalisti italiani e — non di rado — anche da gruppi neofascisti. In molte altre regioni d’Europa e del mondo, invece, sono soprattutto gli autonomisti e gli indipendentisti espressione delle relative minoranze nazionali a darsi maggiormente da fare.
Per Bianchi, evidentemente, saranno tutti «malati». Ma questo rivela soprattutto la sua concezione poco democratica della libertà d’espressione e una profonda insofferenza verso idee diverse dalle sue — mentre dice ben poco sulla bontà di tali iniziative.


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