Toponomastica: La carica dei retrogradi.

Quarantotto professori italiani e tedeschi hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, al Governo italiano, alla Corte Costituzionale (!) e alla Provincia autonoma di Bolzano in difesa della «toponomastica italiana» in Sudtirolo. Sorvoliamo su chi siano (come Carlo Alberto Mastrelli, che prosegue il «lavoro» di Tolomei) — o sul fatto che non ci sia alcun professore sudtirolese — ed entriamo direttamente nel merito:

Al Signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

A tutte le Istituzioni del Governo, della Corte Costituzionale e della Provincia autonoma di Bolzano

«Venuti a conoscenza che è in esame da parte della Commissione paritetica Stato/Provincia autonoma di Bolzano detta dei Sei una ipotesi di norma di attuazione che prefigura la messa in discussione del pieno diritto dei cittadini italiani di riconoscersi, utilizzare e tramandare il proprio ricco e vasto patrimonio di migliaia di nomi di luogo in lingua italiana in Alto Adige, così come hanno fatto finora e per decenni.

La norma di attuazione in esame non riguarda il «pieno diritto dei cittadini italiani di riconoscersi, utilizzare e tramandare il proprio ricco e vasto patrimonio di migliaia di nomi di luogo in lingua italiana», bensì l’ufficialità di una parte, probabilmente ridotta, di quel «patrimonio» inventato da un pazzo e imposto da un regime totalitario. Nessuno vieterà mai, come invece avvenne al contrario con i toponimi originari, «il pieno diritto» di chicchessia «di riconoscersi, utilizzare e tramandare» qualsiasi nome.

Tale norma di attuazione violerebbe gravemente i principi della Costituzione e l’obbligo del bilinguismo italiano-tedesco sancito da leggi costituzionali, da sentenze della Corte Costituzionale e dall’Accordo De Gasperi / Gruber del 1946. Un Accordo che è alla fonte dell’autonomia speciale in Alto Adige, basata sul principio di assoluta e inderogabile parità linguistica fra i gruppi conviventi;

  • È veramente strano che siano dei professori, quasi tutti linguisti, ad affermare che i nomi c’entrano col bilinguismo, mentre l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di geografia (no, non il consiglio comunale di una recondita località sudtirolese) afferma l’esatto opposto.
  • L’assoluta e inderogabile parità linguistica fra i gruppi conviventi (e delle lingue), con buona pace dei professori, nella realtà non esiste e non è mai esistita. Se veramente la si volesse difendere… ma no, non è il caso.

preso atto che è già avviato un contestuale e controverso iter legislativo nel Consiglio provinciale di Bolzano, che si uniformerà ai criteri già all’esame della suddetta Commissione dei Sei, i quali criteri risulterebbero palesemente contrari alla lettera e allo spirito della Costituzione;

Dove e come la Costituzione, nella lettera e nello spirito, afferma che i nomi (i nomi!) debbano essere tradotti? Che un torto perpetrato dal regime fascista non possa venire almeno attenuato? E dunque quel che è avvenuto in Val d’Aosta o in Trentino sarebbe incostituzionale?

rilevato che lo Statuto di autonomia altoatesinodefinisce con chiarezza il quadro normativo entro cui riconoscere la potestà legislativa provinciale sulla toponomastica, ossia “fermo restando l’obbligo della bilinguità nel territorio della Provincia di Bolzano”; e ancora: “Nella Provincia di Bolzano le amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua tedesca, anche la toponomastica tedesca, se la legge provinciale ne abbia accertata l’esistenza ed approvata la dizione”. Alla Provincia spetta dunque il compito (art. 101 e 102 dello Statuto) di dare ufficialità ai toponimi tedeschi e ladini, come espressamente stabilito dalla norma, e non già di sopprimere o limitare i toponimi italiani esistenti e in vigore da quasi 100 anni. Oltretutto l’italiano è “la lingua ufficiale dello Stato”, secondo quanto ribadito proprio e sempre dallo stesso Statuto di autonomia altoatesino;

Ora qui la cosa diventa veramente paradossale: visto che la legge dice X non si può fare una legge che dica qualcos’altro. Oppure: Visto che la legge oggi vieta i matrimoni fra omosessuali non si può fare una legge che li renda possibili. Stendiamo un velo.

i Sottoscritti si rivolgono con urgenza alle massime autorità della Repubblica italiana e alle Istituzioni della Provincia autonoma di Bolzano consapevoli del valore insopprimibile del bilinguismo paritario, affinché fermino in tempo il tentativo che si rivela di esclusiva natura politica e privo di qualsiasi serio appiglio storico.

Privo di qualsiasi serio appiglio storico? Fa piacere notare che anche ai professori non manca il senso dell’umorismo.

Un tentativo gravemente lesivo della Costituzione e dei principî dell’ordinamento, nonché del ruolo della lingua italiana, lingua della Repubblica, e del suo valore culturale e comunicativo riconosciuto, studiato e insegnato anche a livello internazionale.

Se veramente il ruolo e il valore culturale e comunicativo della lingua italiana dipendesse da qualche toponimo inventato e imposto… povera, poverissima lingua italiana. Forse allora sarebbe meglio chiudere baracca.

I toponimi, tanto italiani quanto ladini e tedeschi, costituiscono un “bene collettivo” che deve potere essere condiviso e salvaguardato come espressione più alta della cultura e delle identità presenti in Alto Adige.

Questo «bene collettivo» è composto da migliaia di «falsi storici» scientificamente ridicoli. In tutto il mondo ormai ci si sta adoperando per sanare le situazioni anche lontanamente paragonabili alla nostra: [1] [2] [3] [4] [5]

Il bilinguismo grafico ed esteriore non solo aiuta la convivenza, ma è anche un mezzo efficace nel favorire una reale ed effettiva intercomprensione fra le comunità presenti nel territorio, sollecitandole alla mutua conoscenza linguistica, e con ciò assolve pienamente a una funzione civica, istituzionale e pedagogica. La civiltà del bilinguismo paritario è un ponte esemplare nell’Europa dei nuovi muri.

  • Il bilinguismo paritario — che nei fatti, come si accennava, non esiste — non viene per nulla scalfito dall’abolizione di alcune centinaia (o anche migliaia) di nomi, perché la toponomastica col bilinguismo c’entra come i cavoli a merenda.
  • L’Europa dei nuovi muri, invece, si nutre esattamente del nazionalismo (e dell’imperialismo culturale) di cui la presente lettera è espressione.

Ogni soppressione totale o parziale di toponimo in lingua italiana, ogni ipotesi di cancellare in parte o pesantemente nomi protetti dalla Costituzione rappresenterebbe, inoltre, anche la negazione del diritto alla libertà di parola e di espressione dei cittadini italiani e di chiunque al mondo desiderasse liberamente continuare ad indicare e a pronunciare in italiano nomi di luogo che fanno parte della Repubblica italiana e della sua radicata storia plurilingue in Alto Adige».

Già, come Venezia che ufficialmente si chiama solo Venezia, per cui in tedesco «non» la si può certo chiamare Venedig. Ma per piacere.