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Repetto: Italianizzare la Dreischusterhütte.

Ancora una volta, purtroppo, (come già qui, qui o qui) Sandro Repetto, unico deputato alla Dieta sudtirolese del PD, ha perso l’occasione di non fare il fratello d’Italia.

All’accusa di tolomeizzazione, mossa poche settimane fa al CAI per la scritta monolingue sul Rittner-Horn-Haus, infatti, risponde con la richiesta di tolomeizzare anche la Dreischusterhütte dell’AVS — facendo finta di non capire che italianizzazione non equivale certo a riconciliazione.

In tutto il mondo si stanno facendo passi verso l’abolizione di invenzioni e imposizioni toponomastiche (1/ 2/ 3/ 4/ 5/ ecc.), ma la cosiddetta sinistra italiana riesce ancora a scrivere frasi come questa:

Il multilinguismo e il bilinguismo nelle indicazioni toponomastiche e odonomastiche sono valori insindacabili e costituiscono ricchezza nel nostro territorio[.]

— interrogazione di Sandro Repetto, stralcio

A maggior ragione questa affermazione risulta farsesca se teniamo in considerazione che lo Stato, illegalmente, non garantisce il bilinguismo odonomastico su migliaia di Carte d’identità (documenti ufficiali!) — ma la priorità del PD è quella di chiedere la reitalianizzazione di un rifugio di montagna.

Comunque, va riconosciuto che il multilinguismo e il bilinguismo per Repetto sono valori un po’ meno insindacabili quando si tratta, ad esempio, di sanità.

Vedi anche: 1/ 2/ 3/ 4/ 5/

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2 replies on “Repetto: Italianizzare la Dreischusterhütte.”

Vi seguo da tempo e comprendo molte delle note qui espresse.
Non capisco però in questo caso la critica verso una toponomastica “cattiva” contro una toponomastica “buona”.
A mio parere, riconciliazione vuol dire accettazione ed applicazione delle regole decise in comune sulla toponamastica in tutti i casi.
Ricordo anche che anni fa Durnwalder istituì un comitato di esperti sulle tre lingue ufficiali che concordarono su decine di migliaia di Toponimi tranne in 3 soli casi. E questo non credo proprio faccia parte di quei tre casi speciali

In tutto il mondo riconciliazione non vuol dire accettazione della toponomastica imposta, ma rinuncia parziale o totale alla stessa.

In passato, anche recentemente, abbiamo cercato di spiegare perché, a nostro avviso, la toponomastica del Tolomei non può essere salvata [1] [2] [3], a maggior ragione per quanto riguarda i microtoponimi e i nomi di masi, rifugi e quant’altro. Nella fattispecie, come già da parte del CAI nel 2009, ci troviamo di fronte addirittura a una richiesta di reitalianizzazione.

(In Sudtirolo qualche anno addietro era stata democraticamente approvata, con una maggioranza interetnica, una non certo perfetta legge sulla toponomastica, che avrebbe avuto il pregio di superare il binomismo perfetto.

Purtroppo però lo Stato centrale, con fare colonialista, ha voluto impugnare tale legge, facendo sì che nel 2019 venisse abrogata. Mentre però veglia sull’inderogabile italianità dei toponimi si disinteressa dei diritti delle minoranze.)

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