Dopo Marco Galateo (FdI) e i Freiheitlichen, anche Christian Bianchi (FI) scopre improvvisamente la neutralità delle istituzioni — per «neutralizzare» un simbolo di inclusione e pari diritti come la bandiera arcobaleno:
Neutralità non significa disinteresse. Significa assicurare che ogni cittadino si senta ugualmente rappresentato dall’istituzione. Significa garantire che chiunque entri in un edificio pubblico percepisca quello spazio come la casa comune di tutti, non come il luogo in cui vengono privilegiate determinate visioni, convinzioni o sensibilità rispetto ad altre.
Quindi, evidentemente, Bianchi è dell’avviso che le istituzioni debbano essere imparziali tra chi rivendica pari diritti e chi quei diritti li vorrebbe negare.
Non solo. La neutralità tanto sbandierata non sembra valere per chi non si riconosce nella bandiera italiana. In quel caso a Bianchi non interessa che «ogni cittadino si senta ugualmente rappresentato dall’istituzione» o che gli edifici pubblici — in una terra dove il tricolore è stato imposto con la forza — possano essere percepiti come luoghi «in cui vengono privilegiate determinate […] sensibilità rispetto ad altre». Anzi, secondo lui il tricolore andrebbe addirittura «fatto respirare» a chi non lo sente proprio.
E che dire delle lingue ufficiali? Un assessore che non le parla, ma si limita alla sua, contribuisce davvero a far sentire tutti i cittadini «ugualmente rappresentati» dalle istituzioni?
Nessun problema anche quando, nel 2020, da sindaco di Leifers, aveva fatto esporre un presepe nell’atrio del municipio. La neutralità non vale, evidentemente, per i cittadini atei o di religione diversa da quella cristiana, che potevano non riconoscersi in quel simbolo.
Ancora lunedì scorso, nel ricordare pubblicamente un alpino scomparso, Bianchi citava con ammirazione «il tuo enorme presepe che ogni anno facevi all’interno della casa di riposo [pubblica] Domus Meridiana».
Insomma, la neutralità delle istituzioni appena scoperta dalle destre in Sudtirolo sembra avere le gambe piuttosto corte. Se viene invocata soltanto contro simboli legati all’inclusione, ai diritti civili o alla tutela delle minoranze — ma non contro simboli nazionali, religiosi o identitari considerati «normali» dalla maggioranza — allora non si tratta affatto di neutralità. È semplicemente un modo elegante per mascherare la propria intolleranza e invisibilizzare le discriminazioni.
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