Categories
BBD

Plurilinguismo: Ikea in Italia, Spagna e Svizzera.

Oggi in rete cercavo un determinato prodotto, trovandolo solamente presso Ikea. Visto che dal sito austriaco di Ikea gli invii sono disponibili solamente verso l’Austria, come spesso accade mi sono dovuto spostare sul sito dedicato all’Italia. Che mi accoglie così:

Sito monolingue senza opzioni per la scelta di un’altra lingua, nemmeno l’inglese.

Allora mi sono fatto un giro sui siti Ikea di altri paesi e ho scoperto che in molte realtà (Lettonia, Marocco, Spagna, Svizzera per fare solo alcuni esempi) il rispetto per le varie comunità linguistiche è molto maggiore.

Concretamente, ad esempio, sul sito rivolto alla Spagna, appunto, le lingue proposte sono addirittura cinque:

Grazie a una politica linguistica seria, a comunità linguistiche forse più combattive e a un reparto di marketing Ikea più attento rispetto a quello italiano, in Spagna è possibile scegliere tra castigliano, catalano, basco (euskara) e galiciano, oltre che all’inglese.

E il plurilinguismo non si limita al sito internet, ma anche i cataloghi e le riviste di Ikea vengono tradotte in varie lingue. Qui vediamo la rivista Ikea Family in versione basca:

Lo stesso discorso vale per la Svizzera, dove il sito di Ikea è disponibile in tedesco, francese, italiano e inglese. E anche per un paese con circa 360.000 abitanti come l’Islanda, ovviamente, esiste un apposito sito in islandese.

Insomma, Ikea — come molte altre imprese — rispetta in maniera impeccabile i diritti delle persone appartenenti a comunità linguistiche minoritarie o comunque di dimensioni ridotte in alcuni paesi, mentre in altre realtà (come l’Italia) li ignora completamente.

Per quanto riguarda il Sudtirolo, parte del problema risiede sicuramente anche nel fatto che l’autonomia non comprende, se non marginalmente, la tutela dei diritti delle consumatrici. E al contempo né il Governo sudtirolese né ad esempio il Centro tutela consumatrici utenti (CTCU) si sono mai occupati in maniera seria della questione.

Con la conseguenza che i diritti linguistici della popolazione di lingua tedesca e ladina sono praticamente inesistenti in un ambito fondamentale come quello dei rapporti con gli attori economici.

Vedi anche: 1/ 2/ 3/ 4/ 5/ 6/

Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.

13 replies on “Plurilinguismo: Ikea in Italia, Spagna e Svizzera.”

Sinceramente la polemica mi pare pretestuosa. Mi spiego, io sudtirolese di lingua italiana o tedesca, cerco qualcosa sul catalogo Ikea, se non so l’italiano, vado su una qualunque pagina in lingua tedesca e trovo tutto.Poi naturalmente non vado a Roncadelle, ma a Innsbruck a fare acquisti. E qui mi accorgo che ci sono molti italiani che vengono ben accolti, anche da personale che parla entrambe le lingue.

Commenti come questi mi fanno capire come molti non si rendano minimamente conto dei loro privilegi linguistici. Io ho fatto un ordine online e quello va fatto necessariamente sul sito italiano, perché Ikea (come moltissime imprese con siti in paesi diversi) non prevede la spedizione all’estero. Un sudtirolese che non sapesse l’italiano semplicemente non avrebbe, praticamente, la possibilità di fare un ordine.

Faccio comunque notare come anche in Spagna i clienti di lingua catalana, basca o galiciana parlino praticamente tutti lo spagnolo. La traduzione viene però fatta per rispetto e per parità di diritti. Alla pari, i cittadini sudtirolesi di lingua tedesca non dovrebbero avere la possibilità di ordinare in tedesco solo se, come scrive Lei, non sanno l’italiano. Altrimenti, come infatti è, abbiamo una lingua di serie A e altre lingue di serie B, C e D.

E poi arriva il bello e mi dice che a Innsbruck (ma non a Roncadelle) c’è anche personale bilingue. Bellissimo, insomma un sudtirolese di lingua italiana non deve parlare il tedesco nemmeno a Innsbruck, mentre uno di lingua tedesca, viceversa, è meglio che si rechi oltreconfine perché se chiede un minimo di diritti linguistici nel commercio «la polemica è pretestuosa».

Condivido pienamente il commento di Sergio in quanto qui si vogliono fare soltanto polemiche inutili.
Il classico sudtirolese si è talmente adeguato allo stato di fatto che solamente l’assoluta minoranza (BBD, per esempio) fa nascere una polemica per questioni ridicoli del genere. Appartenendo al gruppo linguistico tedesco, non conosco nessuno (!) che non disponga di quel minimo di conoscenza della lingua italiana per non poter ordinare un prodotto da IKEA, anche se questo fosse descritto solamente in lingua italiana. Con un pò di buon senso, l’utente, per cercare la descrizione del prodotto, va sul sito tedesco o austriaco e si risparmia il tempo e i nervi per aprire polemiche.
L’unica tematica che condivido in toto è quella relativa alla negligenza (legislativa) che dovrebbe partire in ogni caso dagli esponenti politici del gruppo etnico tedesco, i quali, invece di intraprendere volontà del genere, cercano di allearsi con gruppi post-fascisti e difendono i loro esponenti davanti alle sedi giudiziarie, qualora essi agiscono in maniera assolutamente populistica non facendo entrare rifugiati in Italia.
BBD, affrontando tematiche del genere, non dovrebbe prendersela con imprese multinazionali, ma spingere la propria popolazione ad eleggere esponenti politici che veramente lottano per i diritti della minoranza tedesca. Per fare questo, bisognerebbe togliersi l’affinità “verde” autodichiarata sul proprio blog, idea politica non compatibile con l’invigorirsi della lingua tedesca.

Non capisco, prima è una polemica inutile e poi invece c’è una negligenza legislativa? Delle due l’una, direi.

Poi non credo che il fatto che la minoranza di lingua tedesca si sia di fatto largamente arresa alla realtà monolingue del commercio renda superfluo ogni sguardo verso realtà in cui la situazione è migliore. A mio avviso invece è importante far vedere e far capire che per molti versi non siamo per nulla la minoranza meglio tutelata, come spesso e volentieri ci si vuol far credere. E che dunque non è vero che facendo parte di uno stato come l’Italia l’unica possibilità sia quella di rassegnarsi al monolinguismo.

Ricercarne la «colpa» principale nella stessa minoranza poi mi pare degno del miglior colonialismo.

Per fare questo, bisognerebbe togliersi l’affinità “verde” autodichiarata sul proprio blog, idea politica non compatibile con l’invigorirsi della lingua tedesca.

In tutto il mondo i verdi si impegnano a favore delle minoranze. Solo perché i Verdi sudtirolesi su questo fronte sono latitanti, non è detto che le due «idee» siano incompatibili.

Wir halten fest: es ist also völlig unnötig, dass IKEA in einigen Ländern mehrsprachigen Service anbietet und das sind alles Deppen dort. Rückständige, hinterwäldlerische Erbsenklauber. Hingegen sind Unternehmen die in mehrsprachigen Kontexten einsprachig kommunizieren Avantgarde. Wir von BBD haben das nur noch nicht verstanden.

Bitte sachlich bleiben. Konzerne reagieren auf (politischen) Druck; fragt Euch lieber warum dieser nicht da ist.
Ich behaupte, weil die regierende Südtiroler Klasse sich zu gut mit denen versteht, die italienisch als Standardsprache etablieren wollen und keine Abstriche dulden.
Deshalb, nochmals in deutscher Sprache: der Adressat der berechtigten Kritik ist weder IKEA noch Rom, sondern Bozen. Während dort Zeit mit unnötigen Gesetzesvorschlägen verplempert wurde, hat sich eine vom Volk gut geheißene Allianz der Volkspartei mit Lega Salvini Premier vollzogen, nicht nur auf provinzieller Ebene. Dass man bei so einem Partner nicht mit Kleinkram in Bezug auf die Erhaltung der deutschen Sprache aufwarten darf, sondern beim Schmieden von Gesetzen, die ein Medienmonopol aufrecht erhalten behilflich sein muss und Populisten vor der Justiz retten muss, müsste allen klar sein.
Und BBD täte gut daran sich zu entscheiden: grün sein oder auf die Einhaltung der deutschen Sprache pochen – beides verträgt sich nicht.

Diesen politischen Druck fordern wir ja stets. Es gibt unzählige Artikel in diesem Blog, wo die Nachlässigkeit der hiesigen Politik und Behörden angeprangert wird. Auch prangern wir an, wenn der Staat geltendes Recht missachtet. Dafür sollte in einem Rechtsstaat eigentlich kein politischer Druck notwendig sein. Und die unsägliche Koalition mit der Lega war auch schon unzählige Male Thema. Und das mit dem grün ist ein bissi wie mit der Freiheit. Die Freiheitlichen tragen auch dieses Wort im Namen. So wie die Südtiroler Grünen in vielen Positionen Anomalien aufweisen, weil Grüne andernorts oft gegenteilige Positionen vertreten. Und trotzdem bin ich für grün und Freiheit.

Deshalb, nochmals in deutscher Sprache: der Adressat der berechtigten Kritik ist weder IKEA noch Rom, sondern Bozen.

Das ist Schwachsinn. Man kann sehr wohl — wie dies auch andere Minderheiten machen — gleichzeitig Druck auf die Privatwirtschaft, auf den Nationalstaat und auf die eigenen politischen Vertreterinnen machen.

Ich bin auch für grün, wenn’s um eine Wiese geht und für Freiheit in der Meinungsäußerung; trotzdem fühlen sich bei mir beide politische Bewegungen an, als ob ich ein ganzes Ei verschluckt hätte. Offensichtlich schmecken Euch Eier als Ganzes.
Das was ich sagen will, ist, dass die Kritik an Großkonzernen vorbeiläuft, da dem eigenen Südtiroler Volk die Bedeutung der deutschen Sprache klar gemacht werden muss. Hast du mal ein Gespräch von heute 18jährigen beispielsweise verfolgt – da wimmelt es von Italianismen oder von pauschalisierenden Verurteilungen ohne jede Beweiskraft (Bsp. walsche Maura san faul)! Bitte jetzt keinen Vergleich mit deinen Eliteschülern, ich meine die absolute Mehrheit, die sich keine Privatschule leisten kann.
Diese Wichtigkeit erreicht man nicht wenn man als 2-Mann-Blog gegen Weltkonzerne wie IKEA wettert, man erntet so eher den Ruf des Besserwissers und Dauernörglers. Der Druck muss bottom-up kommen, die Südtiroler Bevölkerung ist angehalten der regierenden Klasse klar zu machen, dass ein Pakt mit Italien ein Pakt mit dem….naja, du weißt ja mit wem, ist.
@Simon: la polemica è inutile in quanto esagerata. E nessuno parla di arrendersi, anzi, il contrario. La spinta però dev’essere fatta al proprio vicino di casa al posto della multinazionale di turno (bottom-up, ancora una volta).
E sui verdi, la mia posizione è più che chiara, avvicinarsi a loro vuol dire allearsi a qualcuno che ha già perso prima della partenza.

Forse il problema sta nel fatto che IKEA non ha negozi in Sudtirolo. Allo stesso modo suppongo che non ci sono negozi di IKEA nel Grigione… e quindi nessuno che ne potrebbe curarne la versione “localizzata”.

Ma Simon ha ragione ad evidenziare questi problemi. Non si tratta di problemi ridicoli: si parte da una ditta privata come IKEA che non offre la traduzione per passare dai cartelli lungo le piste da sci (dove basterebbero i pittogrammi) per arrivare ai medicinali, dove pure manca la traduzione…

Forse il problema sta nel fatto che IKEA non ha negozi in Sudtirolo.

Il sito si rivolge a tutti coloro che vogliono ordinare un prodotto da inviare/consegnare sul territorio statale, indipendentemente da dove si trovano i negozi. Anzi, più lontano è il prossimo negozio, più interessante diventa ordinare online.

Ikea ha un punto di consulenza in Sudtirolo, a Bolzano, e anche lì non immagino che ad esempio sia disponibile un catalogo in lingua tedesca, né tantomeno ladina. Anzi, non è bilingue nemmeno la paginetta dedicata a Bolzano.

Tra l’altro ci sono punti vendita Ikea in Sardegna e in Friuli, ma anche di sardo e friulano non vedo traccia sul sito. Quindi non si tratta di un problema legato ai punti vendita.

Inversamente ci sono imprese che hanno punti vendita in Sudtirolo (MediaWorld, Aldi, Lidl ecc.) che non offrono siti plurilingui. E anzi ha eliminato l’opzione linguistica tedesca anche onlinestore.it con sede principale a Kastelbell.

Allo stesso modo suppongo che non ci sono negozi di IKEA nel Grigione… e quindi nessuno che ne potrebbe curarne la versione “localizzata”.

C’è un Ikea a Coira, quindi anche quella non può essere una giustificazione per la mancanza del romancio.

Natürlich könnte man versuchen politischen Druck aufzubauen, um auch private Unternehmen dazu zu bringen, die Zweisprachigkeit, die für Südtirol selbstverständlich sein sollte, zu respektieren. Von der SVP in ihrer derzeitigen Verfassung ist da nichts zu erwarten. Daher muss der Druck eben von unten kommen. Der Konsument hat es in der Hand, dort einzukaufen, wo er seine Rechte gewahrt sieht, und andere Unternehmen zu boykottieren. Z. B. kaufe ich nicht in Geschäften der ASPIAG-Gruppe ein, die sich weigert, Verbraucherhinweise in deutscher Sprache zuzulassen, und die die Südtiroler “passo dopo passo”, so ihr Slogan, zu Italienern machen will. Dabei geht es auch anders: Der Südtiroler Sanitätsbetrieb hat die PCR-Testzertifikate teilweise nur in italienischer Sprache ausgestellt. Das Labor von Gernot Walder in Außervillgraten hat die Zertifikate in drei Sprachen ausgestellt: Deutsch, Italienisch, Ladinisch. Nicht etwa, weil die Ladiner weder Deutsch noch Italienisch verstehen, sondern aus Respekt vor ihnen.

Gewisse Politiker wie der LH hätten Spielraum: Anders wie Privatpersonen verfügen sie über ein gewisses Verhandlungsgewicht gegenüber Vertretern von Industrie- und Handelsverbänden – auch auf staatlicher Ebene – die satzungsgemäß die einzelnen Mitgliedsunternehmen vertreten.
Dabei könnte das Argument der Mehrsprachigkeit bei der Digitalisierung schmackhaft gemacht werden, d.h. Betriebe die sich dieser Thematik ernsthaft annehmen (nicht nur die Übersetzung der Homepage auf Englisch) könnten dafür eine Art Entschädigung erhalten. So könnte auch die Sensibilität ethnischen Minderheiten gegenüber Erwähnung finden, dass es bei einem Auswahldialog einen großen Unterschied macht ob lediglich “Trentino-Alto Adige” oder “Trentino-Alto Adige/Südtirol” steht.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *