Che il gestore della rete ferroviaria italiana (RFI) qui in Sudtirolo agisce come se si trattasse di una colonia — e spesso come se il contesto giuridico particolare di questa terra non esistesse — lo abbiamo documentato più volte, anche di recente.
Un caso emblematico è quello della stazione di Franzensfeste. Nel marzo del 2019 — ormai quasi 7 anni fa! — avevo segnalato come RFI avesse sostituito la vecchia segnaletica con una nuova che umiliava la lingua tedesca: non «solo» relegandola sistematicamente in secondo piano, come accade regolarmente, ma rendendola anche meno visibile e meno prominente rispetto all’italiano.
Si tratta di una palese violazione allo Statuto di autonomia e, più concretamente, delle norme sul bilinguismo (D.P.R. 574/88) che prevedono espressamente pari dignità e pari visibilità delle lingue anche a livello grafico. A ciò si aggiunge il fatto che le informazioni sugli schermi delle partenze e degli arrivi risultano in gran parte monolingui in italiano o, al massimo, bilingui italiano-inglese, con l’esclusione sistematica del tedesco.
Sempre a marzo 2019, i consiglieri Andreas Leiter Reber e Ulli Mair (F) presentarono un’interrogazione (nr. 181/19) al Governo sudtirolese, con esplicito riferimento a
. Il Landeshauptmann rispose inizialmente di non disporre di informazioni sufficienti. Solo dopo circa sei mesi — e in seguito a un’ulteriore interrogazione (nr. 334/19) — fornì una risposta più circostanziata, affermando di avere intimato a RFI di riportare la situazione alla legalità e riferendo che, il 3 settembre 2019, il gestore di rete si era impegnato per iscritto a sostituire la segnaletica non conforme:
La Scrivente prende atto della difformità dei caratteri di alcuni cartelli in stazione di Fortezza tra le scritte in lingua italiana e quelle in lingua tedesca. Per quanto richiesto si conferma che sarà nostra cura far sostituire i cartelli. Le nuove forniture avranno i caratteri dei cartelli bilingui tutti uguali e non vi saranno differenze.
– RFI, 3 settembre 2019
A luglio 2020 tuttavia, come avevo documentato qui, la situazione non solo non era stata risolta, ma risultava addirittura peggiorata, con l’aggiunta di nuove indicazioni monolingui italiane, in particolare legate all’emergenza pandemica. Già allora era evidente che gli impegni assunti da RFI erano rimasti lettera morta.
Ieri — pochi giorni dopo la visita in pompa magna del ministro dei trasporti italiano Matteo Salvini (Lega), accompagnato dall’assessore competente Daniel Alfreider (SVP) — casualmente mi sono dovuto recare nuovamente alla stazione di Franzensfeste. Lì, come purtroppo presagivo, ho potuto constatare che RFI si è completamente infischiata dell’intimazione formulata nel 2019 da Arno Kompatscher (SVP). I cartelli illegali — oltre che umilianti e minorizzanti — sono ancora tutti al loro posto, e allo stesso modo le informazioni sugli schermi continuano a essere prive dell’obbligatoria versione in lingua tedesca.
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Non siamo di fronte a un semplice caso di inefficienza, ma di una inadempienza reiterata da parte di un soggetto controllato dallo stato, che opera in Sudtirolo come se le norme di autonomia fossero carta straccia. In questo senso, RFI si è presa gioco del Landeshauptmann, che a sua volta non è stato in grado di far valere le prerogative autonome nei confronti di un ente statale, tradendo così la fiducia dei consiglieri provinciali e, per estensione, della popolazione.
Il tutto mentre, tra pochi giorni, prenderanno il via le Olimpiadi invernali e la stazione di Franzensfeste fungerà da importante snodo della mobilità. L’immagine che il Sudtirolo offrirà anche grazie a RFI sarà quella di una terra italiana, con qualche concessione cosmetica alla lingua tedesca: non come una lingua paritaria, ma subordinata, accessoria e a malapena tollerata.
In questo contesto risulta ancor più grottesco che da natale a questa parte il dibattito pubblico sia stato dominato dal presunto disagio della maggioranza nazionale in Sudtirolo. Da un lato assistiamo a violazioni strutturali e persistenti dei più fondamentali diritti linguistici garantiti dalla legge — dall’altro una narrazione ipervittimistica del gruppo che controlla gli apparati statali e la cui lingua gode di ogni tutela immaginabile in quanto prima lingua ufficiale. Un rovesciamento della realtà che dice molto più di quanto vorrebbe ammettere.
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