Siamo alla pura e semplice follia. Un alleato dell’SVP, membro del Governo sudtirolese come Christian Bianchi (FI), si permette di negare pervicacemente lo stato di minorizzazione della lingua tedesca in Sudtirolo e, ancor più incredibilmente, si avventa a dichiarare ufficialmente che il gruppo linguistico discriminato sarebbe quello italiano. Perché? Perché apparentemente sottorappresentato in Landtag (scelta libera e democratica, che lui vorrebbe limitare) e perché anche gli italiani riceverebbero «una marea, una marea di volte» (cit.) documenti in lingua tedesca. Cosa confutata da tutte le statistiche (p. es. 01 02 03), cheché ne dica la pancia di Christian Bianchi.
Come d’altronde esistono assessori che non parlano il tedesco, ma non ve ne sono che non parlino l’italiano.
La discriminazione della lingua tedesca, nonostante la sostanziale tenuta di chi si dichiara appartenente al gruppo linguistico dal 1991 ad oggi (ma in riduzione rispetto al 2001 e al 2011, e senza tenere conto degli stranieri), sta scritta nero su bianco dappertutto e in tutte le salse. Ci sono diritti, veri e propri diritti, che valgono solo ed esclusivamente per la lingua italiana — e per la lingua tedesca non esistono nemmeno: i diritti dei consumatori e delle consumatrici ad avere informazioni nella loro lingua (è mai entrato in un supermercato?), il diritto a ottenere i «bugiardini» dei medicinali nella propria lingua, il diritto ad avere un processo nella propria lingua anche nelle istanze superiori, il diritto che le leggi (anche provinciali) abbiano pieno valore legale anche nella propria lingua, financo l’ufficialità dei toponimi in Sudtirolo, valgono, ripeto, solo ed esclusivamente per la lingua italiana.
Mentre non esistono diritti relativi alla sola lingua tedesca, ci sono decine e decine, Bianchi direbbe «una marea» di diritti di cui godono solo la lingua italiana e i suoi parlanti — con buona pace dell’articolo 99 dello Statuto, che è sostanzialmente lettera morta.
Ma non basta: anche quei diritti che spetterebbero a entrambe le lingue — e non parliamo del ladino, che è super discriminato — regolarmente e sistematicamente vengono infranti, praticamente sempre a danno della lingua tedesca (cfr. ancora una volta 01 02 03). Possono esistere casi singoli in cui a un cittadino di lingua italiana arrivi per sbaglio un documento in lingua tedesca, ma quel documento esiste, sempre, anche in lingua italiana e può essere reperito. I documenti in lingua tedesca, no, in moltissimi casi non esistono nemmeno, o perché non previsti dalla legge o perché la legge non viene fatta rispettare. Ripeto, questo non lo si evince solo girando con gli occhi aperti, ma anche conoscendo le leggi e leggendo le statistiche ufficiali.
È ora che anche gli alleati dell’SVP, partito che dovrebbe tutelare le minoranze linguistiche, si tolgano il prosciutto dagli occhi e la smettano di cercare scuse per negare l’esistenza di una maggioranza nazionale italiana, di una minoranza nazionale tedesca e di un’ulteriore minoranza nazionale, fortemente discriminata e in serio pericolo di estinzione, di lingua ladina.
Infine, la consistenza dei gruppi linguistici secondo il censimento è solo uno dei vari indicatori che abbiamo a disposizione per valutare lo stato di salute dei gruppi linguistici — ma non per forza delle lingue in sé, in quanto il numero di chi si associa a un gruppo ci dice poco sulle lingue effettivamente parlate in vari contesti, sulle lingue parlate con chi è di altra madrelingua, sui diritti di cui i parlanti una lingua godono né tantomeno su tutto ciò che riguarda i cittadini stranieri di cui il censimento linguistico non tiene nemmeno conto.
Da chi ha un incarico di governo in una terra come questa, ci si può aspettare molto di più — e in particolare che non contribuisca attivamente a una ancor più forte minorizzazione dei gruppi linguistici strutturalmente discriminati.
Dimenticavo: Bianchi, in Landtag, accusa di razzismo — alludendo vergognosamente addirittura ai tatuaggi dei Campi di concentramento — chi ritiene in pericolo la lingua tedesca. Ma chi fa un discorso veramente razzista, poi, è lui stesso, quando parla delle badanti e di lavoratrici nei campi alberghiero, sanitario, dell’agricoltura e nell’industria che «non sono né italiane ne tedesche – però lì ci va bene, eh?» (cit.). Quando parliamo di diritti linguistici non parliamo di provenienza, di religione, di colore della pelle o quant’altro. Parliamo solo di lingue.
Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 | 08 09 10 11

Scrì na resposta