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  • CasaPound darf Park benennen.
    Neuer Tiefpunkt in der Landeshauptstadt

    Augen zu. Im Stadtrat von Bautzen schlägt die NPD vor, einen Stadtpark in »Park der Dresdner Märtyrer« umzubenennen. Den Bombardements der Alliierten seien Hunderttausende Deutsche zum Opfer gefallen. Seriöse Schätzungen sprechen jedoch von 20.000-25.000. Bei Enthaltung der CDU nimmt die rot-grüne Ratsmehrheit den NPD-Vorschlag an, auch die AfD stimmt dafür.

    Augen auf — es war ein klein wenig anders. Im Stadtrat von Bozen schlägt CasaPound (CPI) vor, einen Stadtpark in »Park der Karsthöhlen-Märtyrer« umzubenennen. Den Partisaninnen seien 20.000 Italienerinnen zum Opfer gefallen. Seriöse Schätzungen sprechen jedoch von 5.000-10.000. Bei Enthaltung der SVP nimmt die rot-grüne Ratsmehrheit den CPI-Vorschlag an, auch die übrigen Rechtsparteien stimmen dafür.

    Erst vor wenigen Jahren wurde in der Landeshauptstadt ein Denkmal für Norma Cossetto errichtet. Auch eine Straße ist nach ihr benannt.

    Währenddessen wurden in anderen Südtiroler Städten — etwa Meran und Sterzing — umstrittene Namen gestrichen (wofür Bozen angeblich nicht bereit ist).

    Nachtrag: Von 41 anwesenden Gemeinderatsmitgliedern haben 32 für den Vorschlag gestimmt. Vizebürgermeister Christoph Baur, Judith Kofler Peintner, Stephan Konder (alle SVP) und Claudio Volanti (PD) haben sich enthalten. Dagegen gestimmt haben Sylvia Hofer, Johanna Ramoser, Sebastian Seehauser, Luis Walcher und Peter Warasin (alle SVP).

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06



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  • Haftbefehl gegen Serret, Comín, Puig gegenstandslos.
    Keine Auslieferung an Spanien

    Neuer Rückschlag für Richter Pablo Llarena: Die belgische Staatsanwaltschaft hat heute die Abweisung seines europäischen Haftbefehls gegen die katalanischen Ministerinnen Meritxell Serret, Toni Comín und Lluís Puig beantragt. Wie Medien übereinstimmend berichten, wird dies die Aufhebung aller Einschränkungen zur Folge haben, denen sie unterworfen waren.

    Begründet wird die Entscheidung mit groben Form- und Verfahrensfehlern der spanischen Justiz, da den neuen europäischen Haftbefehlen keine innerstaatlichen Haftbefehle vorausgegangen waren.

    Da ein europäischer Haftbefehl jedoch formal die Ausweitung eines innerstaatlichen Haftbefehls auf andere EU-Staaten darstelle, fehle den Haftbefehlen gegen Serret, Comín und Puig so jegliche rechtliche Grundlage. Die belgische Staatsanwaltschaft bezeichnete sie demzufolge als gegenstandslos.

    Auch eine ausdrückliche Nachfrage Belgiens beim spanischen Höchstgericht habe zu keiner Klärung der Angelegenheit geführt.

    Ob die spanische Justiz nun einen dritten Anlauf wagen wird, um der drei Mitglieder der katalanischen Regierung habhaft zu werden, war vorerst unklar.

    Cëla enghe: 01 02 03 || 01 02 03



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  • Retorica della guerra.
    Quotation

    I giorni dell’adunata a Trento sono stati giorni di esaltazione della guerra. Sui quotidiani, nell’informazione è solo un lungo inseguirsi di mostre che hanno messo e mettono in vetrina armi, che inneggiano all’eroismo degli alpini, al sacrificio dei soldati, alla grandezza – cent’anni fa – di una vittoria voluta fortemente da tutto un popolo.

    Perché? Perché cent’anni dopo ci siamo raccontati ancora le balle degli eroi che morirono in trincea, senza ricordare che morirono squartati, tenendosi le budella, avvolti nella loro merda, mangiati da topi e pidocchi, costretti a ripararsi con i cadaveri dei compagni appena uccisi? Perché dobbiamo raccontare agli alpini di oggi che i loro nonni-commilitoni sono morti inneggiando la patria e il Re, senza dire delle bestemmie, delle morti terribili per il freddo, tra i ghiacci, in una guerra senza senso, travolti dalle slavine, uccisi dalla polmonite e dalla fame, prima che dal nemico?

    Cent’anni dopo siamo ancora a confrontarci con la grezza, stupida, arrogante retorica della guerra e della Prima Guerra Mondiale. Non diciamo che quei milioni di morti ci furono perché avevamo aggredito un altro Paese per strappargli della terra. Noi applaudiamo gli alpini che sfilano nella retorica dei “baluardi che hanno difeso la Patria”. Cantiamo la canzone del Piave spiegando che “l’esercito marciava per far contro al nemico una barriera”. Noi quel 24 maggio del 1915 abbiamo mandato migliaia di italiani a morire invadendo un territorio, varcando l’Isonzo – non il Piave, diciamolo per favore – per occupare pezzi d’Austria. In 157 anni di storia nazionale, non abbiamo mai, mai combattuto una guerra difensiva.

    Abbiamo sempre attaccato briga, andando a conquistare pezzi di imperi, pezzi d’Africa o pezzi di Balcani. Sempre all’offensiva, sempre a casa d’altri. L’unica guerra difensiva della nostra storia è stata la Guerra di Liberazione partigiana: guarda caso è quella che vogliamo dimenticare. In questa retorica da straccioni, ci siamo dimenticati di pensare un solo momento dedicato a chi è stato ed è contro la guerra. Non c’è stata una mostra ufficiale, a Trento o altrove, che ricordi i disertori, quelli che scelsero di morire per non uccidere. Non c’è un momento dedicato alle donne che tentarono di fermare le tradotte carichi di figli, mariti e fratelli destinati al macello. Niente, nulla.

    tratto da un commento di Raffaele Crocco, direttore Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo, apparso su il Dolomiti.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 || 01



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  • Alpini: Zuspitzung des Widerstands.

    Der Widerstand gegen das Alpinitreffen in Trient spitzt sich zu. Waren es anfangs noch kritische Stellungnahmen, Sprüche* und Besetzungen, kam es inzwischen auch zu Sabotageakten auf Einrichtungen der Veranstaltung — und möglicherweise sogar auf die Bahninfrastruktur im Trentino.

    Ob letztere jedoch tatsächlich mit dem Militäraufmarsch in Zusammenhang stehen, ist bislang ungeklärt. Zur Tat bekannt hat sich niemand. Ganz allgemein gilt natürlich: Wo die Unversehrtheit, ja gar das Leben von — zudem unbeteiligten und »unschuldigen« — Menschen aufs Spiel gesetzt wird, muss eine rote Linie gezogen werden. Wobei ich nicht beurteilen kann, ob die konkreten Sabotageakte diese gefährliche Wirkung hätten entfalten können.

    Quer durch die politische Landschaft gab es inzwischen aber teils erstaunliche Reaktionen auf die Vorfälle der letzten Tage. Selbst Linke (LeU) und Partinsaninnen (ANPI) verurteilten nicht nur die Exzesse, sondern nahmen die Alpini auch grundsätzlich vor Kritik in Schutz.

    *) Sprüche nach Trientner Vorbild sollen inzwischen übrigens auch in Bozen aufgetaucht sein, wo 2012 kaum Widerstand zu sehen war.

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  • Il PP non abolisce il titolo nobiliare di Franco.

    Il ministro della Giustizia spagnolo, Rafael Catalá, ha dichiarato che il governo di Mariano Rajoy (PP) non intende abolire il titolo nobiliare di Duque de Franco, con Grandeza de España, introdotto dal re Juan Carlos I nel 1975 su esplicita richiesta dello stesso dittatore spagnolo.

    La questione era stata posta da Fuensanta Lima, senatrice del Partito Socialista (PSOE), dopo l’attivazione della procedura di passaggio del titolo a María del Carmen Martínez-Bordiú y Franco, primogenita dell’unica figlia di Francisco Franco recentemente deceduta.

    Catalá, nel comunicare che non si sarebbe opposto al mantenimento del titolo, ha comunque fatto notare alla senatrice socialista che lo stesso PSOE non si era mai attivato per l’abolizione quando era al governo e che, ad ogni modo, il titolo non conferisce alcun privilegio.

    Cëla enghe: 01 02 || 01 02



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