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  • Widmanns Bloßstellung.

    Während einer Debatte im Landtag hatte Mobilitätslandesrat Thomas Widmann vorgestern behauptet, der Flughafen Innsbruck sei an seiner Obergrenze angelangt und wolle deshalb nach Bozen expandieren. Vom Tagblatt Dolomiten befragt, dementierte der Direktor des Nordtiroler Flughafenbetreibers, Reinhold Falch, jedoch derartige Absichten.

    Zwei Dinge verdeutlicht dieser Vorgang einmal mehr:

    1. Dass Vertreter der Mehrheitspartei offenbar — selbst im Landesparlament — nicht mehr davor zurückschrecken, anderen Parteien und den Bürgern Lügen aufzutischen. Die Grundregeln des politischen Anstands scheinen in der Mehrheitspartei seit einiger Zeit nicht mehr zu gelten.
    2. Wie inhaltsleer die Europaregion Tirol (und wie unerwünscht eine engere Zusammenarbeit innerhalb ihres Rahmens) ist, hatte Widmann doch die angeblich geplante Expansion der Innsbrucker nach Bozen als zu verhinderndes Übel dargestellt, um zu rechtfertigen, dass das Land Südtirol selbst den Flughafen betreiben muss.

    Ad 1.: Leider ist es nicht immer so leicht, wie in diesem Fall, die vorsätzliche Wählertäuschung aufzudecken — etwa, wenn uns wieder einmal weisgemacht werden soll, dass die Autonomie um großartige Errungenschaften erweitert werden konnte. Dann gibt es leider niemanden, der dementiert, und die Medien nehmen leider ihre Kontrollfunktion meist nicht so ernst, dass sie die Fakten recherchierten.

    Ad 2.: Eigentlich sollte es doch sein, dass das Land die Regeln für den Flugplatz aufstellt und nicht selbst Betreiber spielen muss, um mitreden zu dürfen. Leider hat aber nicht Bozen, sondern Rom das Sagen, weshalb das Land nur über diesen (teuren) Umweg auch ein wenig mitgestalten kann. Dies gälte es zu beanstanden und nicht die erfundene Tatsache, dass der Flughafen Innsbruck Interesse an Bozen zeigt.



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  • CLIL senza dati?

    In un’intervista apparsa recentemente (30 maggio) sul quotidiano A. Adige, Carlo Costa, membro del PD, annuncia che la «scuola trilingue» sarà  un punto «irrinunciabile» dell’eventuale programma di coalizione da firmare con la SVP per la formazione del prossimo governo sudtirolese. Un partito che attualmente rappresenta meno del 10% dell’elettorato, dunque, si prepara a «dettare» condizioni sine qua non al partner di governo.

    Come abbiamo espresso, in varie occasioni, le nostre forti perplessità  nei confronti della scuola plurilingue, se attuata nella cornice dello stato nazionale (e dunque senza disinnescare le tensioni «assimilatorie» fra maggioranza e minoranza), ma non sarà  questo l’oggetto del presente articolo.

    Piuttosto, oltre un mese prima che apparisse l’intervista con Carlo Costa, in data 26 aprile, mi ero rivolto all’assessore Tommasini (anche lui PD) per sapere se vi fossero dati riguardanti i risultati delle sperimentazioni in CLIL (insegnamento integrato di lingua e contenuto, ovvero «immersione»). La ragione per la mia richiesta era, imprimis, la mancanza di dati generali sullo sviluppo delle conoscenze linguistiche degli alunni in Sudtirolo, constatata qui.

    La risposta di Tommasini, telegrafica, fu:

    Certo! Abbiamo i dati delle certificazioni linguistiche. Scrivi una mail alla sovrintendente che te li manda.

    Ora, è chiaro che le certificazioni linguistiche, da sole, non possano fornire informazioni sufficienti per quanto riguarda lo sviluppo, l’evolversi delle conoscenze linguistiche nel tempo — ovvero una risposta alla domanda: ma i ragazzi che (oggi) frequentano una scuola plurilingue davvero hanno conoscenze linguistiche migliori di chi (magari cinque anni fa) frequentava una scuola a insegnamento linguistico «tradizionale»? E se sì, in qual misura? Quali sono i vantaggi e quali gli eventuali problemi?

    Ovviamente una sperimentazione scolastica seria — tanto più in un ambito così sensibile per la nostra convivenza e per la tutela delle minoranze — dovrebbe essere in grado di fornire queste informazioni, assieme a molte altre, e a maggior ragione se dalla sperimentazione si vorrebbe passare all’implementazione del nuovo sistema in tutte le scuole. Premetto, a scanso di equivoci, che non ho mai messo in dubbio i vantaggi della metodologia CLIL a livello individuale, e che tutte le perplessità  da me espresse, riguardano invece esclusivamente la sfera collettiva.

    Lo stesso 26 aprile mi sono rivolto alla sovrintendente scolastica, dott.ssa Minnei, come consigliatomi da Tommasini, specificando il tipo di informazione che mi sarebbe piaciuto avere:

    Gentile dott.ssa Minnei,

    l’assessore Christian Tommasini mi ha consigliato di rivolgermi a Lei per ricevere informazioni sulle sperimentazioni scolastiche di tipo “CLIL” e i relativi risultati. In particolare mi interesserebbe sapere se ci sono degli studi o comunque dei dati attendibili sui risultati effettivi raggiunti grazie al “CLIL” — ossia una comparativa fra il livello di tedesco raggiunto coi sistemi “sperimentali” e quello raggiunto con l’insegnamento “tradizionale” di L2.

    Le informazioni mi servirebbero per la redazione di un articolo.

    La ringrazio e porgo

    cordiali saluti

    Ed ecco la risposta, giuntami il 2 maggio, quindi oltre un mese fa:

    Gentile dott. Constantini,

    inoltro la sua richiesta alle dirigenti scolastiche Marina Degasperi e Mirca Passarella, rispettivamente a capo dell’Istituto Comprensivo Bolzano 5 e Bolzano 6.
    Saranno certamente disponibili a collaborare con lei al reperimento/fornitura dei dati utili alla sua attività .

    Cordiali saluti

    La Sovrintendente Scolastica
    dott.ssa Nicoletta Minnei

    Non so esattamente da dove spunti quel titolo («dott.»), giacché (nonostante io sia laureato) non lo uso (quasi) mai, tantomeno in ambiti estranei al mio mestiere.

    Ad ogni modo da quel momento non ho più avuto notizie circa la mia richiesta. Per un assessorato e un «sistema scuola» che si vanta dei risultati raggiunti grazie al CLIL — ripeto, dei quali io non dubito, ma dei quali vanno approfonditi alcuni aspetti potenzialmente problematici nel nostro contesto caratterizzato da equilibri molto sensibili — mi sembra un modo di informare molto chiuso, incapace di fornire un minimo riscontro oggettivo. Se il PD vuole davvero elevare l’immersione a dogma per qualsiasi futura partecipazione di governo, i dati relativi alle sperimentazioni dovrebbero venir resi pubblici in maniera assolutamente trasparente; e questo a prescindere dal fatto che le perplessità  sugli effetti «a livello collettivo» di una tale rivoluzione rimangano comunque intatte, a meno che non si opti per un modello assimmetrico.

    Da parte mia tornerò a rivolgermi direttamente alle dirigenti scolastiche, sperando di ottenere qualche dato utile, e ovviamente terrò al corrente i lettori di .

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05



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  • »Unbrauchbare« Bürgerbeteiligung.

    Die Initiative für mehr Demokratie bezeichnet das gestern von der SVP verabschiedete Gesetz zur Bürgerbeteiligung aufs Schärfste und kündigt ein Referendum an, um es wieder abzuschaffen:

    Jetzt Referendum gegen das unbrauchbare SVP-Gesetz zur Bürgerbeteiligung: Der letzte Schritt hin zu einer wirklich guten Regelung der Direkten Demokratie!

    Die Initiative für mehr Demokratie nimmt mit Unverständnis zur Kenntnis, dass heute die SVP-Fraktion allein mit ihren Stimmen ihr Gesetz zur Regelung der Direkten Demokratie verabschiedet hat. Unverständlich ist es, weil es sich nicht um irgendein Gesetz handelt, sondern um eines, mit dem die Hälfte der Demokratie geregelt wird. Ein solches Gesetz verlangt einen breiteren Konsens, als nur die Zustimmung einer einzigen Partei. Die SVP-Führung weiß schon längst, dass ihr dafür nicht nur die Zustimmung im Landtag, sondern auch in den Teilen der Gesellschaft fehlt, die sich eingehender mit der Materie auseinandergesetzt haben.

    Die Initiative für mehr Demokratie freut es, wenn ihre Haltung vielleicht auch dazu beigetragen hat, dass der SVP-Gesetzentwurf so geschlossen durch die Opposition und den Koalitionspartner der SVP abgelehnt worden ist. Sie empfindet es als billig und scheinheilig, wenn SVP-Exponenten die mangelnde Zustimmung von Seiten aller anderen Parteien als Teil des Wahlkampfes gegen sie abtun. Deren Haltung deckt sich mit der der Initiative für mehr Demokratie, welcher als ehrenamtlich tätiger Organisation sicher kein persönlicher Vorteil aus ihrer ablehnenden Haltung gegenüber dem SVP-Gesetzentwurf erwächst. Ihr Urteil darüber gründet sich auf den mittlerweile schon über eineinhalb Jahrzehnte gereiften fachlichen Kenntnissen in dieser Materie. Die Aktiven in der Initiative haben nichts zu gewinnen, außer die Gewissheit, etwas für eine vernünftigere Politik in ihrem Land getan zu haben und nichts zu verlieren, außer ihre Zeit, die sie gegen eine solche verbockte Haltung dieser Partei einsetzen müssen.

    Die Initiative für mehr Demokratie sieht es jetzt als ihre Pflicht an, gegen dieses Gesetz das Referendum zu ergreifen, eine Möglichkeit, die ihr vom Autonomiestatut geboten wird. Die Volksabstimmung wird wahrscheinlich im Jänner 2014 stattfinden. Bei diesem Referendum muss keine Mindestbeteiligung erreicht werden, es entscheiden die Abstimmenden.
    Es wird auf jeden Fall für die Südtiroler Bevölkerung eine weitere wertvolle Erfahrung sein erleben zu dürfen, erstmalig darüber entscheiden zu können, ob ein vom Landtag beschlossenes Gesetz in Kraft treten soll oder nicht. Die Initiative kämpft u.a. gerade auch dafür, dass die Bürgerinnen und Bürger eine solche Möglichkeit nicht nur in solchen Sonderfällen nutzen können, sondern grundsätzlich, wenn der Landtag Gesetze beschließt oder die Landesregierung Beschlüsse von Landesinteresse fasst. Unter dem Druck eines drohenden Referendums würde die Gesetzgebung zwangsläufig bürgernäher und qualitativ besser. Genau diese Möglichkeit enthält die SVP-Führung der Südtiroler Bevölkerung vor.

    Lehnen die Bürgerinnen und Bürger in diesem Referendum dieses durch und durch mangelhafte SVP-Gesetz ab, dann wird die SVP in der kommenden Legislatur unausweichlich gezwungen sein, endlich einer wirklich guten Regelung zuzustimmen. Zu diesem Zweck wird die Initiative für mehr Demokratie im April 2014 wieder ihren Entwurf zu einem besseren Gesetz zur Direkten Demokratie zur Abstimmung vorlegen.

    Cëla enghe: 01



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  • Palermo-Rom.
    Quotation

    Liegen Sie manchmal nachts wach, weil Ihnen politische Probleme durch den Kopf gehen?

    Einmal ist mir das tatsächlich passiert. In der Woche, als wir den neuen Staatspräsidenten wählen mussten. Bei dieser Versammlung wurde fürchterlich gestritten. Ich saß nur da und habe das Spektakel beobachtet, ich kam mir wie im Kino vor. Anthropologisch sehr interessant. Es hat bis weit nach Mitternacht gedauert, ich hatte noch nichts gegessen, und als wir endlich hinaus kamen, brauchten wir Polizeischutz. Vor dem Gebäude standen alle möglichen Leute, haben geschrieen (sic) und uns beschimpft. Ich dachte, das sind Zustände wie in Zeiten der Weimarer Republik. Mein Gedanke war, ich muss etwas tun, um meine Kinder zu schützen, vielleicht sollten wir auswandern.

    Der Südtiroler Senator Francesco Palermo im dieswöchigen ff-Interview.

    Wäre das nun eine neue Option? Oder doch die individuelle Selbstbestimmung?



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  • Faktencheck: Dr. Gruber und die Frauen.

    Beim Runden Tisch vom 3. Juni im Rai Sender Bozen behauptete Herr Gruber (vom Umfrageinstitut Dr. Gruber & Partner), im italienischen Parlament säßen 44% Frauen — wie in Schweden. Selbst als Brigitte Foppa (Vërc) und Julia Unterberger (SVP) diese Angabe anzweifelten, blieb Gruber bei seiner Darstellung: Er habe dies noch am Nachmittag überprüft und es stimme zweifelsfrei.

    Der Faktencheck ergibt: Im italienischen Parlament sitzen 30,8% Frauen (32% in der Kammer, 30% im Senat). Selbst in der PD-Fraktion, jene mit dem höchsten weiblichen Anteil, liegen die Frauen deutlich unter 44%. Bleibt die Frage: Überprüft Herr Gruber die von ihm selbst erforschten Daten ebenso gründlich?

    Quellen: 01 02



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  • Südtiroler Müll, Entscheidung in Rom.

    Wie die SVP freudig verkündet, hat der römische Senat gestern einer Ausnahmeregelung für Südtirol zugestimmt, was die neue staatliche Müllsteuer (TARES) betrifft. Bekanntlich hatte die Regierung Monti erst im Jänner dieses Jahres mit üblicher Autonomiefeindlichkeit und Ignoranz beschlossen, dass die neue Abgabe auf dem gesamten Staatsgebiet Gültigkeit habe, also auch hierzulande. Dies hätte die absurde Folge gehabt, dass die Südtiroler für ihren Abfall doppelt zur Kasse gebeten worden wären — einmal vom italienischen Staat und einmal nach dem gewohnten Verursacherprinzip. Dass nun der Senat, auf Vorschlag der SVP, einer Änderung zustimmen musste, verdeutlicht zweierlei:

    1. Wieviel Energie in Südtirol für die Abwendung absurder Gesetze und Zweigleisigkeiten zwischen Land und einem autonomiefeindlichen Staat aufgewendet werden müssen und
    2. dass de facto selbst die Zuständigkeit für die Abfallbewirtschaftung und die entsprechenden Tarife in Rom liegt — und die Vorzeigeautonomie auf wohlwollende Mehrheiten in Kammer und Senat angewiesen ist.

    Hätte die Mehrheit im Senat der Ausnahmeregelung nicht zugestimmt, wäre die absurde Situation aufrecht geblieben. Die Kammer muss der Änderung noch zustimmen. Unklar ist, ob Südtirol die Mindereinnahmen des Staates durch den TARES-Wegfall anderweitig aufwiegen muss.



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  • Ingraziamento pubblico dei partiti.

    Mentre le riforme necessarie e urgenti, per le quali ufficialmente è nato il governo Letta, come quella della legge elettorale, sono di fatto ferme, il parlamento romano si appresta ad abolire modificare il finanziamento pubblico ai partiti, in realtà teoria già cancellato vent’anni fa da un referendum, nel lontano 1993. Gli attuali circa 91 milioni di rimborso elettorale si trasformeranno allora in 61 milioni di contributi da assegnare tramite la nuova formula del due per mille, mentre altri 10 milioni arriveranno grazie alla detraibilità delle donazioni a partiti e movimenti.

    Il due per mille è un meccanismo micidiale, ispirato all’otto per mille da devolvere alla chiesa, che renderà di fatto pubbliche le preferenze politiche di milioni di cittadini. Per destinare una quota pari al 2‰ a un partito o a un movimento sarà infatti necessario indicarne il nome in calce alla propria dichiarazione dei redditi. Certo, si potrà non aderire, ma chi non sceglie farà comunque scegliere gli altri, perché il due per mille allora sarà suddiviso in base alle quote di chi ha aderito. Spieghiamoci meglio: se il 40% di chi indica un destinatario del proprio 2‰ sceglie di donarlo al PDL, anche il 40% del due per mille di chi non sceglie sarà destinato a quel partito.

    Non c’è nemmeno bisogno di pensare a come la criminalità organizzata saprà far avere quote importanti del «malloppo» ai partiti ‘giusti’ per rendersi conto di come, dal punto di vista della democrazia e della legalità, un tale meccanismo sia assolutamente preoccupante.



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  • Durnwalder: Ghetto statt Integration.

    Wie Südtirol Online berichtet, schwebt LH Durnwalder (SVP) ein eigenes Schulmodell für Zuwanderer vor, um die bestehenden Schulen zu entlasten. Mit diesem exklusivistischen (ausschließenden) Vorschlag beweist der Landeshauptmann, dass er von Integration keine Ahnung hat. Ein solches Schulmodell würde den gesellschaftlichen Zusammenhalt, das gegenseitige Kennenlernen und den Abbau von Vorurteilen massiv gefährden.

    Nicht nur wurde offenbar aus Erfahrungen im Ausland nichts gelernt, sondern auch aus der historischen Entwicklung im Lande selbst, wo die jahrzehntelange ethnische Trennung Parallelgesellschaften geschaffen hat, die sich erst allmählich annähern konnten.

    Mit einer »Sonderschule für Zuwanderer« würden wir zudem den größten Vorzug des italienischen Schulsystems aufs Spiel setzen, der jetzt immer mehr auch in andere Länder exportiert wird: die Gesamtschule. Hierzulande werden Schüler schon seit langem weder nach Geschlecht, noch nach individuellen Fähigkeiten getrennt, auch Kinder mit körperlichen und geistigen Behinderungen werden in die Klassengemeinschaft integriert.

    Frankreich mit seinen Ghettos in den Banlieues, den anonymen Vorstädten, aber auch die neulichen Unruhen in Stockholm sollten warnende Beispiele sein. Nur ein inklusivistisches (einschließendes) Gesellschaftsmodell — und dabei spielt die Schule eine wichtige Rolle — kann uns vor solchen Konflikten bewahren.

    Will die Landesregierung wirklich, dass Schüler in Zukunft nicht nur nach Unterrichtssprache, sondern auch noch aufgrund ihrer Herkunft getrennt werden? Sollen diese jungen Menschen dann nicht mehr in ihre Dorfgemeinschaft oder in ihr Stadtviertel integriert werden, sondern quer durchs Land zu irgendwelchen Sonderschulen gekarrt werden, wo sie als »Aussortierte«, Bürger zweiter oder dritter Klasse, unter sich sind?

    Das für ein solches Bildungsmonster (und das damit einhergehende, vorprogrammierte Integrationsdesaster) nötige Geld sollte stattdessen in die Ausstattung bestehender Schulen und in die Vorbereitung der Lehrer auf komplexere Schulgemeinschaften, möglicherweise auch in Sprachförder- und — wo nötig — Alphabetisierungsangebote an bestehenden, inklusivistischen Schulen investiert werden. Falls es die Schülerzahlen erforderlich machen, kann auch an zusätzliche Schulbauten gedacht werden, die jedoch in keinem Fall zur Trennung von Einheimischen und Zuwanderern dienen dürfen.

    Wahrscheinlich wäre dies mittelfristig nicht teurer, als die Errichtung von Sonderschulen und der Schülertransport nach apartheidähnlichen Kriterien — mit Sicherheit aber eine der wichtigsten Investitionen in unsere Zukunft. Und wenn man die sozialen Kosten berücksichtigt, die von Parallelgesellschaften verursacht werden, ist es langfristig wohl sogar aus wirtschaftlicher Sicht günstiger.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 08



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