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  • Leugnung der Shoah ist keine zu schützende Meinung.
    EGMR-Urteil

    Die Leugnung des Holocausts ist nicht vom Recht auf freie Meinungsäußerung gedeckt. Dies stellte der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte (EGMR) vor wenigen Wochen in einem wegweisenden Urteil einstimmig fest. Geklagt hatte der deutsche Neonazi Udo Pastörs (NPD), der 2010 im Landtag von Mecklenburg-Vorpommern unter anderem von »sogenanntem Holocaust«, »Auschwitzprojektion«, »Betroffenheitstheater« und »einseitigem Schuldkult« gesprochen hatte. Gerichte in Schwerin und Rostock verurteilten ihn daraufhin zu acht Monaten Freiheitsentzug auf Bewährung und einer Geldbuße von 6.000 Euro. Das Bundesverfassungsgericht wies einen Einspruch von Pastörs 2014 ab.

    Die Straßburger Richterinnen stellten fest, dass Pastörs’ Worte den Werten der Menschenrechtskonvention widersprechen. Seine Verurteilung könne also kein Verstoß gegen die Konvention sein.

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  • Alto Adige / Südtirol, ovvero dell’impossibilità psicologica di ritenere normale che in Italia ci siano territori di cultura e di lingua non italiana.
    Frontiere naturali e culturali


    di Robi Ronza

    [Articolo pubblicato sul Corriere del Ticino del 17 ottobre 2019]

    C’è un recente episodio che merita di venire attentamente esaminato per farsi un’idea sempre più chiara della grande distanza che — malgrado la continuità linguistica e culturale — sul piano della filosofia politica separa l’Italia dalla Svizzera italiana, in quanto parte della Confederazione Elvetica. Si tratta del polverone che si è sollevato in Italia alla notizia che in un disegno di legge della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen l’aggettivo «altoatesino» e il nome «Alto Adige» erano stati tolti e sostituiti con le espressioni «della provincia di Bolzano» e «provincia di Bolzano».

    La Provincia autonoma di Bolzano, i cui abitanti sono oggi per quasi il 70 per cento di lingua tedesca, comprende i territori germanofoni del Tirolo cisalpino che, insieme a quelli di lingua italiana (l’attuale Trentino), vennero annessi dall’Italia dopo la Prima guerra mondiale a seguito della sconfitta e poi della dissoluzione dell’Impero asburgico.

    L’annessione venne legittimata in nome del principio secondo cui ci sarebbero delle “frontiere naturali”, coincidenti con la linea di spartiacque e con l’asse mediano dei maggiori bacini fluviali, che i grandi Stati formatisi nelle pianure avrebbero perciò il diritto di raggiungere a prescindere dalla volontà delle popolazioni coinvolte.

    Elaborato nel secolo XVIII in Francia nel quadro delle guerre contro la Spagna per il controllo dei Pirenei, ovunque sia stato applicato il principio dello spartiacque ha condotto all’arbitrario smembramento delle comunità politiche formatesi, queste sì naturalmente, a cavallo delle grandi catene montuose e dei grandi bacini fluviali. In pratica solo la Svizzera riuscì a sfuggire a questa sorte. Altrove, dal Tirolo al Paese Basco, alle terre catalane, alle Fiandre, al Kurdistan e così via, l’applicazione del principio dello spartiacque è stato all’origine di smembramenti che hanno lasciato dietro di sé una lunga scia di disagio, di attriti e di tensioni. Nel caso della parte germanofona del Tirolo di lingua tedesca annessa dall’Italia (dove era allora di lingua tedesca l’89 per cento degli abitanti), un duro tentativo di italianizzazione forzata venne immediatamente avviato dal fascismo ben presto sopraggiunto. Senza soffermarci in dettaglio su tutto ciò che ne seguì, limitiamoci qui a ricordare che tra il 1962 e il 1969 fra l’Italia e l’Austria, in quanto patrona dei diritti dei sudtirolesi, si giunse ad un accordo garantito dall’Onu, detto “pacchetto per l’autonomia” della provincia di Bolzano, che vige tuttora.

    Il “pacchetto” ha risolto tanti problemi sulla carta, ma non è bastato, né poteva bastare, a rimuovere del tutto negli italiani la diffusa impossibilità psicologica — frutto di decenni di indottrinamento nazionalistico sommerso ma non rimosso — di accettare come qualcosa di normale che ci siano parti del Paese in cui si hanno culture e si parlano lingue diverse dall’italiano. Tanto è radicata l’idea che la gente debba parlare la lingua dello Stato, e non lo Stato la lingua della gente, che viene ritenuta una generosa concessione che in un territorio in cui il 70 per cento degli abitanti è di lingua tedesca anche il tedesco sia lingua ufficiale, e nemmeno alla pari con l’italiano. Ben pochi in Italia si rendono conto che a rigor di logica e di democrazia dovrebbe essere il contrario.

    Un altro sintomo del pregiudizio di cui si diceva è quello dei toponimi. La Repubblica italiana nata nel 1948 confermò infatti i 30 mila fra toponimi e micro-toponimi in lingua italiana del territorio sudtirolese laboriosamente inventati dai nazionalisti negli anni ’20 del secolo scorso e poi imposti dal fascismo (che invece ad esempio in Val d’Aosta vennero eliminati e sostituiti con gli originari toponimi francesi). Tra questi il nome «Alto Adige» che all’inizio del secolo XIX, al tempo del Regno d’Italia napoleonico, era stato dato a un dipartimento in ampia parte coincidente con l’attuale provincia di Bolzano. Con la pretesa di affermare una presunta antica italianità di quell’area si ricuperò dunque un nome risalente all’epoca di una dominazione francese. Tanto caro è però questo nome alla minoranza di lingua italiana della Provincia di Bolzano — che adesso vive il disagio tipico dei “coloni” eredi di un tentativo fallito di colonizzazione, e che oggi è obiettivamente svantaggiata — che alla notizia della sua scomparsa da un disegno di legge si è avuta la levata di scudi di cui si diceva.

    Ieri il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, leader della Südtiroler Volkspartei, il locale partito di maggioranza, ha gettato acqua sul fuoco annunciando che il testo del disegno di legge verrà modificato reintroducendo i due termini che erano stati espunti. Il problema politico è risolto, ma resta il problema culturale.

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    Autor:innen- und Gastbeiträge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterstützen.· I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. — ©


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  • Puigdemont darf ins EU-Parlament.
    Hausverbot gekippt

    Wohl nicht ohne eine gewisse Betretenheit hob EU-Parlamentspräsident David Sassoli (PD/S&D) noch gestern das von ihm verhängte Zutrittverbot gegen den ehemaligen katalanischen Präsidenten Carles Puigdemont (PDeCAT/JxC) und den ehemaligen Regionalminister Toni Comín (JxC) auf. Anlass war das wegweisende EuGH-Urteil zur Immunität von Oriol Junqueras (ERC). Die beiden gewählten EU-Abgeordneten dürfen das Parlament vorerst als Besucher betreten. Es wird jedoch erwartet, dass sie schon bald ihr Mandat aufnehmen können, das ihnen nun — wohl zu Unrecht — mehrere Monate verweigert wurde.

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  • Katalanischer Präsident Torra verurteilt.

    Kurz nachdem heute der EuGH die Immunität von Oriol Junqueras (ERC) festgestellt hatte, verurteilte das Tribunal Superior de Justicia de Catalunya (TSJC) den amtierenden Präsidenten der Generalitat, Quim Torra (JxC), wegen Ungehorsams zu einer Geldbuße in Höhe von 30.000 Euro und verhängte ein 18 Monate währendes Ämterverbot gegen ihn. Torra hatte sich im Frühling 2019 zunächst geweigert, Symbole und Spruchbänder zugunsten der Freilassung von Junqueras und den anderen politischen Gefangenen vom Sitz der Generalitat abzuhängen, wie es die zentrale Wahlkommission (JEC) in Hinblick auf die spanische Kongresswahl gefordert hatte.

    Das heutige Urteil ist nicht rechtskräftig, der katalanische Präsident kann es vor dem Tribunal Supremo anfechten — demselben Gericht, das Junqueras widerrechtlich verurteilt und die Aufnahme seines EU-Mandats verweigert hatte. Sollte der Entscheid des TSJC bestätigt werden, müsste Torra sein Amt niederlegen. Die Folge wären aller Voraussicht nach vorgezogene Neuwahlen.

    Der Weg der Judizialisierung und der Repression ist wohl noch lange nicht zu Ende.

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  • Sturgeon sucht formell um Indyref2 an.
    Bürgerinnen sollen ein weiteres Mal abstimmen dürfen

    Die schottische Regierungschefin Nicola Sturgeon (SNP) hat sich in einem Brief an den bestätigten britischen Premierminister Boris Johnson (Tories) gewandt und formell um Übertragung der Zuständigkeit zur Abhaltung eines zweiten Unabhängigkeitsreferendums (Indyref2) gebeten. Im September 2014 hatte Schottland bereits einmal über die Loslösung vom Vereinigten Königreich (UK) abgestimmt.

    Auch damals hatte die Zentralregierung die Kompetenz, eine solche Abstimmung abzuhalten, an Edinburgh abgetreten.

    Schon seit dem Brexit-Referendum, bei dem sich die Bürgerinnen nördlich des Hadrianwalls im Gegensatz zum übrigen Staatsgebiet klar gegen einen Austritt aus der EU ausgesprochen hatten, ist die Idee eines zweiten Referendums aktuell.

    Im Vorfeld der kürzlich abgehaltenen General Elections in UK hatte Sturgeon klargemacht, dass sie ein gutes Wahlergebnis für ihre Partei als eine Willensbekundung in diesem Sinne interpretieren werde. Deshalb ist die nunmehr gegenüber London erhobene Forderung nur konsequent, nachdem die SNP am 13. Dezember ihre Sitze von 35 auf 48 (von insgesamt 59 in Schottland zu vergebenden Mandaten) deutlich steigern konnte.

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  • UE-Junqueras: E pur si muove.
    Quotation

    Dopo mesi e anni di passività e disinteressamento, se non di connivenza e collaborazione con la repressione spagnola, l’odierna sentenza della Corte di giustizia di Lussemburgo sembra finalmente aver mosso le acque nell’Unione Europea. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli (PDS&D), alle ore 12.25 circa ha letto il seguente comunicato nell’aula dell’assemblea:

    Care colleghe, cari colleghi, oggi la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza nella causa C502/19 Junqueras e Vies. È una sentenza molto importante, che interessa direttamente la composizione di questa istituzione. Non siamo stati a perdere tempo o a farvi aspettare per il gusto di farvi aspettare. La Corte si è pronunciata nel senso che l’assunzione del mandato parlamentare risulta dal voto degli elettori. La Corte ha dichiarato che una persona la cui elezione al Parlamento europeo è stata ufficialmente proclamata dall’autorità competente dello Stato membro in cui suddetta elezione ha avuto luogo, acquisisce a partire da tale momento la qualità di membro del Parlamento e gode della protezione dell’immunità parlamentare ai sensi dell’articolo 9 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell’Unione Europea [applausi] a partire dal momento della proclamazione ufficiale dei risultati. Di conseguenza la qualità di membro del Parlamento deve reputarsi acquisita per il solo fatto e dal momento di suddetta proclamazione. La Corte ha altresì statuito che l’immunità comporta che la misura di custodia cautelare a cui il deputato eletto è stato sottoposto dev’essere revocata al fine di consentire al deputato di recarsi al Parlamento europeo e di completare le formalità necessarie. Ciò detto, nel caso in cui l’autorità nazionale competente consideri che detta misura debba essere mantenuta dopo che la persona in questione ha assunto la qualità di deputato del Parlamento europeo, essa deve richiedere il prima possibile al Parlamento europeo la revoca di tale immunità conformemente all’articolo 9 del suddetto protocollo.

    Faccio appello alle autorità spagnole competenti per esortarle a conformarsi al tenore della sentenza e ho dato mandato ai servizi del Parlamento di valutare nei tempi più brevi possibili l’applicazione degli effetti della sentenza sulla composizione del nostro Parlamento. Vi informo che non accetterò richiami al regolamento su questo tema. Grazie.

    Trascrizione e evidenziazioni mie

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  • EuGH: Junqueras hatte Immunität.
    Auswirkungen auch auf Puigdemont und Comín

    Vor wenigen Minuten (kurz nach 9.30 Uhr) hat der EuGH sein Urteil zum Fall des ehemaligen katalanischen Vizepräsidenten Oriol Junqueras (ERC) bekanntgegeben, der vom spanischen Tribunal Supremo am 14. Oktober dieses Jahres zu 13 Jahren Haft wegen Aufruhr und Veruntreuung verurteilt wurde. Wie die Luxemburger Richterinnen nun feststellten, genoss Junqueras zum Zeitpunkt der Verurteilung aufgrund seiner Wahl ins EU-Parlament Immunität, selbst wenn die spanischen Behörden ihm die Aufnahme des Sitzes in Straßburg verweigert hatten. Laut EuGH beginnt die Immunität der Abgeordneten mit ihrer Wahl und nicht erst mit der formellen Annahme der Wahl und dem Schwur auf die spanische Verfassung.

    Das Urteil wird Auswirkungen auch auf die ebenfalls ins EU-Parlament gewählten katalanischen Politiker Carles Puigdemont und Toni Comín (beide JxC) haben, deren Auslieferungsverfahren ein belgisches Gericht am Montag ausgesetzt hatte, um die Interpretation des EuGH abzuwarten.

    Die Richterinnen machen sich mit diesem Urteil die bereits vor mehreren Wochen bekanntgegebene Position des Generalanwalts der EU zueigen. Mehrere spanische Medien hatten im Vorfeld gemutmaßt, dass sich der EuGH für nicht zuständig erklären könnte.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 || 01 02



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