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  • CUP fordert Schleifung von Kolumbusstatue.

    Die linksradikale katalanische Candidatura d’Unitat Popular (CUP) fordert in einem Beschlussantrag, den sie am Freitag dem Gemeinderat von Barcelona vorlegen wird, die Entfernung der weltbekannten Statue von Christoph Kolumbus am Ende der Rambla. Ebenfalls sollen vom Sockel sämtliche Symbole verschwinden, die sich auf die Eroberung Amerikas beziehen.

    Ihre Forderung begründet die separatistische Partei damit, dass es sich bei dem Denkmal um eine Verherrlichung des Kolonialismus und der Unterdrückung handle. Stattdessen solle darüber nachgedacht werden, an derselben Stelle ein Denkmal für den amerikanischen Widerstand gegen Imperialismus, Unterdrückung und die Segregation der indigenen Bevölkerung zu errichten.

    Der Beschlussantrag beinhaltet außerdem die Forderung, den spanischen Nationalfeiertag vom 12. Oktober, dem Tag der angeblichen »Entdeckung« Amerikas, auf kommunaler Ebene zu einem normalen Arbeitstag zu erklären.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 08



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  • Landesrat Tommasinis englische Ortsnamen.

    Wie die Tageszeitung in ihrer heutigen Printausgabe berichtet, schlägt Landesrat Christian Tommasini (PD) in der aktuellen Toponomastikdiskussion vor, Ortsnamen künftig auch ins Englische zu übersetzen, anstatt über die Abschaffung nicht gebräuchlicher Namenserfindungen aus dem Faschismus nachzudenken. Es ist zwar ernüchternd, dass jemand, der einen derartigen Vorschlag einbringt, für Kultur zuständig ist — und grundsätzlich, dass ein Landesrat keine fundierte Meinung zu einem immer wiederkehrenden Problem hat, sondern offenbar improvisierte »Ideen« einbringt. Doch andererseits ist dieser Einfall auch absolut konsequent: Wenn man, wie leider noch immer viele Politikerinnen in Südtirol, der Meinung ist, dass man Namen (wie eben im Faschismus geschehen) übersetzen kann, dann ist es nur logisch, dass man sich irgendwann darüber Gedanken machen muss, diese Namen in noch mehr Sprachen zu übersetzen. Für die Touristinnen und für unsere neuen Mitbürgerinnen.

    Es heißt doch immer so schön, die italienischen Mitbürgerinnen könnten sich ohne die von Ettore Tolomei erfundenen Ortsnamen in Südtirol nicht heimisch fühlen. Wenn man so denkt, muss man (wie ich hier bereits prognostiziert hatte) die Toponyme irgendwann natürlich auch ins Englische, Französische, Spanische, Urdu, Arabische (…) übersetzen, damit sich auch die neuen Südtirolerinnen hier zuhause fühlen können. Viel Arbeit für viele neue Tolomeis im Auftrag des Landes.

    Oder aber man sieht endlich ein, dass Toponyme Namen sind, die als solche nicht übersetzt werden brauchen und sollen. Fritz bleibt Fritz und Giovanna bleibt Giovanna, genauso wie ein Italiener auch einen Volkswagen (und keine Vettura del Popolo) und eine Deutsche einen Lancia (und keine Lanze) besitzt und fahren kann.

    Übrigens: Wie erst neulich aufgezeigt, hat man selbst im zentralistischen und nicht gerade minderheitenfreundlichen Frankreich verstanden, dass Ortsnamen nichts mit Zwei- und Mehrsprachigkeit zu tun haben. Und trotzdem hat man etwa in der Bretagne wirklich nicht den Eindruck, dass sich dort Frankophone nicht heimisch fühlen könnten.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07



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  • Parlamentswahlen in Galicien und Euskadi.
    Erdrückende Mehrheit für Selbstbestimmung im Baskenland

    Am Wochenende haben Galicien und das Baskenland (Euskadi) ihre Parlamente neu gewählt. Während in Galicien die konservative Regierung von Alberto Núñez Feijóo (PP) mit absoluter Mehrheit bestätigt wurde, konnte sich in Euskadi die Zentrumspartei Eusko Alderdi Jeltzalea (EAJ) 29 der insgesamt 75 Sitze sichern. Zum Regieren benötigt sie einen beliebigen Koalitionspartner unter den weiteren vier im Parlament vertretenen Parteien. Zweitstärkste Kraft wurde die linksradikale EH Bildu (17 Sitze) um Arnaldo Otegi vor Elkarrekin/Podemos (mit 11 Sitzen). Die beiden gesamtstaatlichen Parteien PSE (Ableger des PSOE) und PP schnitten mit jeweils 9 Abgeordneten besonders schlecht ab, während die populistische, ebenfalls gesamtspanische Bewegung Ciudadanos sowohl in Galicien, als auch im Baskenland den Einzug ins Regionalparlament verpasste.

    Mit EAJ, EH Bildu und Elkarrekin verfügen jene Mitte- und Linksparteien, die sich im Wahlkampf klar zugunsten einer Abstimmung über die staatliche Zugehörigkeit des Baskenlandes ausgesprochen hatten, über insgesamt 57 von 75 Sitzen. Das sind mehr als ¾.

    Trotzdem steht nicht zu erwarten, dass die spanische Zentralregierung — in Ahnlenung an das schottische Vorbild — auf die baskischen Wählerinnen zugehen und ihnen die Inanspruchnahme der Selbstbestimmung gewähren wird. Auch im 21. Jahrhundert gewichten europäische »Demokratien« von außen auferlegte, legale Zwänge höher, als einen noch so eindeutig zum Ausdruck gebrachten Bevölkerungswillen.

    40 der 75 Abgeordneten im neuen baskischen Parlament sind Frauen.

    Nachtrag vom 30. September 2016: Aufgrund einer Nachzählung hat EAJ einen Sitz zugunsten von EH Bildu verloren. Aus diesem Grund ist eine Zweierkoalition aus EAJ und PSE bzw. EAJ und PP nicht mehr möglich.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 || 01 02



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  • Come il pane.
    Quotation

    [O]ggi l’accordo Degasperi-Gruber è il nostro aggancio in-ter-na-zio-na-le. E noi abbiamo bisogno come il pane di questo aggancio internazionale, oggi. Perché questo distingue la nostra autonomia da tutte le autonomie, non solo in Italia ma dalla maggior parte delle autonomie in Europa.

    — Riccardo Dello Sbarba (Vërc), Convenzione dei 33, 23.09.2016

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06



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  • È nata Sanca, sinistra veneta indipendentista.

    C’è movimento oltre i confini sudorientali della nostra terra. Movimento… di sinistra indipendentista: Sanca Vèneta.

    La nostra è una sfida. Una di quelle avventurose, dove si inizia con una idea strampalata e si finisce col costruirla. Scriviamo, spieghiamo, raccontiamo di un Veneto in divenire che vorremmo migliore, efficiente, giusto, bello, ecosostenibile e inclusivo, dove chiunque si senta partecipe e a casa.

    — Sanca Vèneta

    Non sarà  la prima volta che il progressismo veneto si esprime senza pregiudizi nei confronti dell’autodeterminazione, sciogliendo le contraddizioni della sinistra «nazionale» e nazionalista tradizionale. Lo avevano fatto i Centri Sociali, lo ha fatto Luca Casarini (candidato della Lista Tsipras). Ma è forse la prima volta che si costituisce un soggetto politico di sinistra — sanca, appunto, in lingua veneta — organicamente e dichiaratamente indipendentista.

    Le 10 buone ragioni per diventare sanchisti (e per capire che cosa vogliono/chiedono/fanno):

    1. IL VENETO HA BISOGNO DI UNA SVOLTA. Abbiamo bisogno di nuova cultura politica. L’obbiettivo di Sanca Veneta è di creare un nuovo approccio al rapporto tra cittadinanza e istituzioni fatto di partecipazione e trasparenza. Creare un’alternativa per un Veneto che merita più di quello che la sua attuale classe dirigente può dare.
    2. SIAMO DIVERSI. Tra le pochezze e le carnavalate dell’indipendentismo veneto e il dogmatismo centralista della sinistra italiana, abbiamo deciso di differenziarci. Nessuno di questi due mondi ci appartiene, ed esattamente per questo siamo nati.
    3. SIAMO LA VOCE DEI GIOVANI VENETI. La gioventù veneta è sempre più lontana da una politica che li delude e dimentica. Il consiglio direttivo ha un’età media di 25 anni. Il nostro obbiettivo è dargli una voce, perché se i giovani veneti non hanno opportunità e non vedono prospettive di cambiamento, il Veneto non ha futuro. Noi siamo l’antidoto a questa malattia.
    4. SIAMO MOLTI DI PIÙ DI QUANTO PENSIAMO. Quando siamo nati eravamo stupiti di essere una decina o poco più, oggi siamo un gruppo molto più numeroso e in continua espansione. Ci hanno convinto che essere indipendentisti e progressisti sia un ossimoro. Non lo è. Siamo parte di un movimento globale per l’autodeterminazione.
    5. LA SINISTRA ITALIANA HA FALLITO IN VENETO. A livello territoriale la sinistra italiana ha dimostrato la propria incompetenza nell’ascoltare, comprendere e analizzare il Veneto. Asservita alla linea e ai diktat romani e impegnata più nei propri conflitti interni, ha dimenticato le priorità e gli interessi di Veneto e Veneti.
    6. L’EUROPA STA CAMBIANDO. Movimenti autonomisti e indipendentisti stanno conquistando la scena politica di molti stati membri, dalla Scozia alla Corsica passando per la Catalunya. Il loro, e il nostro messaggio è chiaro: vogliamo un Europa nuova, più democratica e meno burocratica, che serva gli interessi dei propri popoli piuttosto che quelli delle burocrazie degli stati membri.
    7. SANCA È INTELLIGENZA COLLETTIVA. Il nostro team è giovane e ambizioso. All’interno di Sanca non ci sono capetti o omeni forti, orticelli da coltivare o correnti da prendere. In Sanca Veneta le decisioni vengono prese collettivamente e ogni attivista ha iI diritto di esprimersi a riguardo. Ogni dibattito ci rende più forti, ogni battaglia più motivati.
    8. ABBIAMO UN MESSAGGIO DI POSITIVITÀ. Vogliamo mandare un segnale di speranza e partecipazione. Lamentarci o chiuderci nelle nostre nicchie di conforto non ci portera da nessuna parte. La paura e l’apatia non ci porteranno da nessuna parte.
    9. CULTURA E LINGUA VENETA NON POSSONO ESSERE MONOPOLIO DI PARTITO. Preservare e valorizzare l’identità veneta è fondamentale per affrontare le sfide che la globalizzazione ci pone innanzi. Lasciare a una sola parte politica questo compito significa arrenderci al populismo, all’incompetenza e agli stereotipi oggi ancora troppo diffusi.
    10. SIAMO IL FUTURO DELLA POLITICA VENETA!

    Benvenuti!



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  • Si può dire di tutto…
    Quotation

    So benissimo che essendo l’autodeterminazione — come dire? — una visione in questo momento immaginaria, anche se si può fare riferimento ad altri casi, si può dire che se si fa l’autodeterminazione si fa la scuola bilingue, non ci sarà più il censimento etnico, ci sarà la convivenza bellissima ecc. Si può dire di tutto… e anche il contrario di tutto. […]

    — Riccardo Dello Sbarba (Vërc), Convenzione dei 33, 23.09.2016

    Giusto. Ed è per questo che propone il «modello giurassiano», a più tappe, in modo che prima di prendere una decisione definitiva la popolazione possa

    • contribuire a elaborare, in maniera partecipata
    • leggere, studiare e valutare

    la futura costituzione dell’eventuale Sudtirolo indipendente. Allo stesso modo i partiti darebbero la loro indicazione di voto sulla base di un testo definito e certo.

    Cëla enghe: 01 02 03 04



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  • Der Gruber-Degasperi-Fauxpas.

    Soweit ich das überblicken kann, hat bisher nur Salto über den geharnischten Brief berichtet, den der Südtirol-Unterausschuss im österreichischen Nationalrat an den Südtiroler Landeshauptmann geschickt hat. Es geht da um einen für die Südtirolautonomie beschämenden diplomatischen Unfall, der darin besteht, dass die Abgeordneten, die sich tagein tagaus mit unserem Land (und der vom Gruber-Degasperi-Abkommen ausgehenden Schutzfunktion Österreichs) befassen, nicht zu den offiziellen Feierlichkeiten zum 70. Jubiläum des Pariser Vertrags eingeladen wurden.

    Der Wortlaut des Briefs:

    Wien, den 21. September 2016

    Betreff: Nichteinladung des parlamentarischen Südtirol-Unterausschusses zur Festveranstaltung “70 Jahre Gruber-De-Gasperi-Abkommen”

    Sehr geehrter Herr Landeshauptmann Dr. Kompatscher, lieber Arno!

    Der Südtirol-Unterausschuss im Österreichischen Parlament ist als politisches Gremium laufend und umfassend bemüht, die Interessen und Wünsche von Südtirol zu vertreten. Zudem gibt es einen laufenden und intensiven politischen Austausch, zu aktuellen und politischen Themen.

    Mit Verwunderung und Enttäuschung mussten wir zur Kenntnis nehmen, dass wir zur Festveranstaltung 70 Jahre Gruber De Gasperi Abkommen (sic) nicht eingeladen wurden. An mich als Ausschussobmann sind die Südtirolsprecher der im Parlament vertretenen Parteien herangetreten und haben nachgefragt, wieso wir zu dieser Festveranstaltung nicht eingeladen wurden, war doch das Gruber-De-Gasperi-Abkommen ein Vertrag zwischen Italien und Österreich. Noch im Juni 2016 wurde den Mitgliedern des Südtirol-Unterausschusses eine Teilnahme avisiert. Es sei uns daher erlaubt, von Ihnen Herr Landeshauptmann eine Aufklärung über die Gründe unserer Nichteinladung zu erfragen.

    Mit freundlichen Grüßen für den Südtirol Unterausschuss (sic)

    Der Obmann Abg. z. NR Hermann Gahr

    Die Obmann Stv.: (sic)

    Abg. z. NR Werner Neubauer

    Abg. z. NR Hermann Krist

    Abg. z. NR Georg Willi

    Nachdem dieses Schreiben politischen Gepflogenheiten entsprechend bereits »diplomatisch« formuliert ist, kann man sich leicht ausmalen, welche Verärgerung über diese regelrechte Düpierung bei den Mitgliedern des Südtirol-Unterausschusses herrscht.

    Ich frage mich, wie ein derart offensichtlicher Fauxpas (mit vorhersehbaren Folgen) überhaupt passieren konnte. Sind unsere großen Autonomisten an der Landesregierung außerstande, wenigstens im Rahmen der Autonomie das Nötigste zu leisten, um dem Ansehen unseres Landes — und der Autonomie selbst — nicht zu schaden?

    Offenbar nicht. Denn sogar noch die von Salto kolportierte Ausrede aus dem Büro des Landeshauptmanns, die räumlichen Gegebenheiten hätten einfach nicht für mehr Personen Platz geboten, klingt påtschat — und eher nach einem weiteren Fettnapf, als nach einer diplomatisch klugen Entschuldigung.

    Cëla enghe: 01 02 03



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  • Dello Sbarba e il «modello giurassiano».

    Durante l’ultima seduta della Convenzione dei 33 (K33), consacrata all’autodeterminazione, Wolfgang Niederhofer ha fatto riferimento al cosiddetto modello giurassiano, proponendolo come esempio per un processo di autodeterminazione «a tappe» e quindi più dolce e più «controllabile» dalla popolazione coinvolta.

    Nel 2013 — ma il processo era iniziato negli anni precedenti — le cittadine e i cittadini del Giura bernese avevano avuto l’opportunità di decidere, in via referendaria, se avviare un processo di secessione dal Canton Berna e di unificazione con il Canton Giura. Al contempo, la stessa domanda fu posta alla cittadinanza di quest’ultimo cantone.

    Se ci fosse stata una maggioranza interessata a mettere in moto questo processo — che però non ci fu — i due cantoni avrebbero dovuto iniziare le trattative per un eventuale passaggio di sovranità, mentre le popolazioni coinvolte avrebbero votato un’assemblea costituente con il compito di elaborare una nuova costituzione per il nuovo Canton Giura.

    Solo alla fine di tale processo, a risultati definiti e a bocce ferme, le popolazioni coinvolte avrebbero deciso, in un secondo referendum, se accettarne le conseguenze (e quindi confermare la nascita del nuovo Canton Giura) oppure lasciare tutto com’era prima.

    È evidente che un tale processo sia di una trasparenza e di una chiarezza irragiungibile con una secessione-riunificazione sancita tramite un unico referendum, ovvero in una sola tappa. Si eviterebbe inoltre di costringere la popolazione a «comprare a scatola chiusa».

    Durante tutto il processo, dal primo al secondo referendum sino all’eventuale proclamazione del nuovo cantone sarebbe stata coinvolta solamente la popolazione del Giura bernese e del Canton Giura, ma non quella del restante Canton Berna. Perché? Semplicemente perché la secessione riguarda solamente le persone residenti nel Giura bernese, mentre il Canton Giura avrebbe dovuto approvare l’ampliamento del proprio territorio.

    Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ha ribattuto a Wolfgang Niederhofer che nel caso del Canton Giura fu l’intera popolazione svizzera ad esprimersi in un referendum — e che qui da noi nessuno vorrebbe far votare 60 milioni di italiani sulla secessione del Sudtirolo.

    È vero, l’intera popolazione svizzera si espresse, ma non nel 2013 durante il processo di (eventuale) secessione-unificazione, bensì nel 1978, quando fu fondato l’attuale Canton Giura, anch’esso da una costola del Canton Berna. Ed è logico che così fosse: Se la popolazione giurassiana avesse voluto l’indipendenza dalla Svizzera il referendum avrebbe riguardato solo la popolazione giurassiana. Il nuovo Canton Giura invece voleva, contemporaneamente alla sua nascita, venire accolto dalla Confederazione elvetica come nuovo membro — ed è su questo che si espressero anche le cittadine ed i cittadini degli altri cantoni.

    Esattamente come nel 2013 il Canton Giura poté esprimersi sull’eventuale accoglienza nei confronti del Giura bernese; o come il Landtag sudtirolese si esprime sull’eventuale annessione di comuni ora appartenenti al Veneto piuttosto che alla Lombardia.

    Dunque, per analogia, se il Sudtirolo volesse secedere dall’Italia dovrebbero poter votare solo le ed i sudtirolesi (di tutti i gruppi linguistici, va da sé). Mentre se il Sudtirolo volesse diventare una nuova regione italiana o chiedere l’annessione ad un’altro stato esistente sarebbero anche questi stati a doversi esprimere.

    Ma tutto questo a Riccardo Dello Sbarba interesserà relativamente, avendo già sentenziato (non si sa su che base) che

    Tranquilli: non ci sarà alcuna Selbstbestimmung nel prossimo Statuto di autonomia.

    Cëla enghe: 01 02 03



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