Demo für Religionsfreiheit.

Die Lega Nord organisiert heute eine Kundgebung gegen den Bau eines islamischen Gebetshauses in Bozen. Ursprünglich war geplant, am ausgewählten Ort am Bozner Boden ein Schwein auszuführen; dieses menschenverachtende Ansinnen wurde mittlerweile zugunsten einer nicht minder lächerlichen Speckjause fallengelassen.

Dagegen formiert sich Protest: Eine Stunde früher — um 10.00 Uhr — beginnt am selben Schauplatz, vor der Großmarkthalle am Bozner Boden, eine Gegendemonstration. Alle Bürger, die für die Achtung von Menschen- und verfassungsmäßig verbrieften Bürgerrechten, vor allem jedoch für ein friedliches Zusammenleben mit den neuen Südtirolern aller Religionen einstehen, sind zur Teilnahme herzlich eingeladen.

Die Brennerbasisdemokratie unterstützt diese Demo: Präsenz gegen Rassismus! Für religiöse Selbstbestimmung!

Siehe auch: Moschee.

Gesamttiroler Gesamtgesellschaft.

Ich mache auf den beachtlichen Leitartikel von Norbert Dall’à’ in der aktuellen ff aufmerksam und danke Valentin[o] für den Hinweis:

Landesüblich 2009

Der Festumzug zum Tiroler Gedenkjahr wirft reizvolle Fragen auf: Was ist die Visitenkarte unseres Landes? Wer ist würdig und wer nicht, durch die Straßen von Innsbruck marschieren zu dürfen?

Beim Gedenkjahr 2009 sollen Geschichte, Gegenwart und Zukunft verbunden und dabei alle Bürger einbezogen werden.” Dieses Versprechen von Landeshauptmann Luis Durnwalder im November vergangenen Jahres machte Hoffnung. Wenn “alle Bürger” miteinbezogen werden, dann darf auch ich mich angesprochen fühlen. Dann dürfen sich nicht nur die Schützen auf den Landesfestumzug freuen, sondern auch die Studenten unserer Universitäten. Dann wird nicht nur Bruno Hosp um einen Beitrag gefragt, sondern sicher auch Hans Heiss. Dann werden vor oder hinter der rosengeschmückten Dornenkrone die Gewerkschafter, die Arbeiter der Industriezonen, ja vielleicht sogar eine Delegation der Tiroler Schwulen und Lesben mitmarschieren.

Weiterlesen bei ff-Online.

»Auguri presidente!«

Andreotti.

Die Neue Südtiroler Tageszeitung (TAZ) gratuliert in ihrer heutigen Ausgabe Herrn Giulio Andreotti, italienischer Ministerpräsident a. D., zu seinem 90. Geburtstag. Dem »großen Freund Südtirols« [sowie zahlreicher Mafiabosse].

Bei politischen Vertretern des Nachbarlandes schauen wir halt gern mal großzügig weg. Wohl bekomm’s!

Aus Wikipedia:

Rapporti con la mafia

Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinse il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione». Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.

L’ obiter dicta (parte di una sentenza che non “fa diritto”) della sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «una autentica, stabile ed amichevole disponibilità  dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980».

Interrogato dalla procura di Palermo il 19 maggio 1993, il sovraintendente capo della polizia Francesco Stramandino, dichiarò di aver assistito il 19 agosto 1985, in qualità  di responsabile della sicurezza dell’allora ministro degli Esteri Andreotti, ad un incontro tra lo stesso politico e quello che solo successivamente sarà  identificato come boss Andrea Manciaracina, all’epoca sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina.

Lo stesso Andreotti ammise in aula l’incontro con Manciaracina, spiegando che il colloquio ebbe a che fare con problemi relativi alla legislazione sulla pesca.

La sentenza di primo grado definì «inverosimile» la «ricostruzione dell’episodio offerta dall’imputato». Pur confermando che Andreotti incontrò uomini appartenenti a Cosa Nostra anche dopo la primavera del 1980, il tribunale stabilì che mancava «qualsiasi elemento che consentisse di ricostruire il contenuto del colloquio». La versione fornita dall’onorevole Andreotti, secondo il tribunale, potrebbe essere dovuta «al suo intento di non offuscare la propria immagine pubblica ammettendo di avere incontrato un soggetto strettamente collegato alla criminalità  organizzata e di avere conferito con lui in modo assolutamente riservato».

Sia l’accusa sia la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l’una contro la parte assolutiva, e l’altra per cercare di rifiutare la prescrizione e consentire di indagare a fondo (come potè fare solo il giudice di primo grado). Tuttavia la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 rigettò la richiesta di poter rifiutare la prescrizione (possibile solo nel processo civile) confermando la prescrizione per qualsiasi ipotesi di reato prima del 1980 e l’assoluzione per il resto.

Nella motivazione della sentenza di appello confermata dalla cassazione si legge (a pagina 211):

»Quindi la sentenza impugnata, al di là  delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità , ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione.«
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti avrebbe potuto essere condannato in base all’articolo 416, cioè all’associazione “semplice”, poiché quella aggravata di stampo mafioso (416-bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, grazie ai relatori Virginio Rognoni (Dc) e Pio La Torre (Pci). Ancora oggi il dibattito sulla portata delle affermazioni è aperto soprattutto nella logicità  del teorizzare una volontaria partecipazione al fenomeno mafioso sino ad una data certa. Stesso fenomeno la cui appartenenza è fuori discussione da una certa data (il 1980) in poi. C’è da specificare che gli ultimi governi Andreotti vararono (con la firma dello stesso Presidente) alcuni tra i più importanti strumenti legislativi proprio per contrastare il fenomeno mafioso (v. i decreti Andreotti-Martelli e Andreotti-Falcone).

Ai fini di una valutazione più approfondita, anche sul piano storico, bisogna tenere presente che la Cassazione in più punti sottolinea le differenti ricostruzioni fornite dalla Corte d’Appello. In particolare in due passi della sentenza afferma:

“al termine di questo articolato excursus, il Collegio ritiene di dover riprendere l’osservazione iniziale: i giudici dei due gradi di merito sono pervenuti a soluzioni diverse; non rientra tra i compiti della Corte di Cassazione, come già  reiteratamente precisato, operare una scelta tra le stesse perché tale valutazione richiede l’espletamento di attività  non consentite in sede di legittimità “

“La ricostruzione dei singoli episodi e la valutazione delle relative conseguenze è stata effettuata in base ad apprezzamenti e interpretazioni che possono anche non essere condivise e a cui sono contrapponibili altre dotate di uguale forza logica, ma che non sono mai manifestamente irrazionali e che, quindi, possono essere stigmatizzate nel merito, ma non in sede di legittimità .

La Cassazione, come risulta dai passi citati, afferma che rispetto a quella della Corte d’Appello sono possibili altre interpretazioni “dotate di uguale forza logica”, pur non potendo per questo cassare la sentenza d’appello in quanto ciò richiederebbe un giudizio di merito che è sottratto alle competenze della Suprema Corte, giudice della sola legittimità  delle sentenze.

Quindi non avendo la possibilità  di annullare la sentenza in appello la Cassazione ammette “molto forzatamente” un giudizio di “non assoluzione” per il reato prescritto di associazione mafiosa ( fino al 1980 ), come alcuni giornalisti fanno notare.

Siehe auch: [Y]

Über den Tellerrand.

Bei Facebook wurden bisher drei Initiativen gegründet, die sich — die eine mehr, die andere weniger — auf die hier behandelten Themen und Lösungansätze beziehen. Ich will diese Gruppen hier vorstellen und die Leser dazu einladen, den Anliegen von durch einen Beitritt Nachdruck zu verleihen:

Facebook ist nach meinem Dafürhalten eine interessante Plattform zur Einbindung und Mobilisierung von Menschen, wenngleich auch die Gefahr besteht, dass die Anliegen im Netz gefangenbleiben.

Südtiroler — schreibt man groß!

Nein, das ist beileibe kein Anflug von Größenwahn, doch Südtiroler schreibt man immer groß. Als Substantiv (der Südtiroler) sowieso, und auch als Adjektiv. Mir mögen zwar mir sein, doch das gilt nicht nur für uns — sondern für alle Adjektive, die sich aus der schlichten Aneinanderkettung der geographischen Bezeichnung und dem Suffix -er ergeben.

Ergo:

Der Boz(e)ner Bürgermeister.
Der Südtiroler Wein
Die Tiroler Berge.
Der Schweizer Käse.

Aber:

Der deutsche Politiker.
Das österreichische Gesetz.
Die italienische Spezialität.
Die schweizerische Botschaft.

Die Charta der Minderheitensprachen.

Die Europäische Charta der Regional- oder Minderheitensprachen, am 5. November 1992 vom Europarat beschlossen, ist ein leistungsfähiges Werkzeug des Minderheitenschutzes. Sie stellt zahlreiche konkrete Anforderung an den Umgang mit minoritären Sprachen, um deren Fortbestand und Entwicklung  zu garantieren. Außerdem wird die Umsetzung in den jeweiligen Ländern periodisch strengsten Überprüfungen unterzogen.

»Regional- oder Minderheitensprachen« sind laut Charta Sprachen, »deren Zahl kleiner ist als die der übrigen Bevölkerung des Staates« und »die sich von der (den) Amtssprache(n) dieses Staates unterscheiden«.

Italien hat den Text erst im Jahr 2000 unterzeichnet, doch seitdem ist nichts mehr passiert: Regierungen egal welcher Couleur haben Ratifizierung und Umsetzung auf die lange Bank geschoben. Damit befindet sich die Halbinsel in Gesellschaft von Ländern wie Bosnien-Herzegowina, Russland, Adserbaidschan oder Minderheitenschutz-Verweigerer Frankreich [Liste].

Für einen Staat, der sich für seinen Umgang mit Minderheiten gern selbst lobt, ist dies auf den ersten Blick sehr merkwürdig. Bei näherer Betrachtung der Materie und genauer Lektüre der Charta wird jedoch schnell klar, dass es mit dem Eigenlob schnell vorbei wäre, und sich Italien durch die Ratifizierung vielmehr den erhobenen Zeigefinger der internationalen Gemeinschaft einhandeln würde.

Der letzte periodische Bericht über Spanien [PDF-EN] ist ein interessantes Fallbeispiel. Zunächst hat der Sachverständigenausschuss die Situation vor Ort bis ins Detail überprüft, dabei noch Informationen von Regierung, Opposition und NGOs eingeholt. Der Bericht gibt darüber Auskunft. Selbst in Regionen wie Katalonien und Baskenland, die für manche Lösungen in höchsten Tönen (u. a. als »best practice«) gelobt werden, wurden noch zahlreiche bisweilen stark verbesserungswürdige Zustände festgestellt und aufgezeigt. An die Zentral- und Autonomiebehörden ergehen konkrete Aufforderungen durch die Experten und das Ministerkomitee.

Auch Südtirol würde meiner Einschätzung nach insgesamt nicht glänzend, aber — im Unterschied zu den meisten anderen Minderheiten in Italien — immerhin mehr als passabel abschneiden. Der Ruf der SVP nach einer raschen Umsetzung des Papiers ist jedoch nach anfänglichem Engagement längst verhallt. Ihren Einsatz hat die Sammelpartei seit Jahren vom tatsächlichen Interesse der Bevölkerung entkoppelt und die heutige Autonomie zum Paradies auf Erden erklärt. Eine realistische Einschätzung durch unabhängige Beobachter passt da nicht wirklich ins Konzept. Das eine oder andere hätten sie sicher auszusetzen an der angeblichen Modellautonomie. Noch stärker dürfte jedoch ins Gewicht fallen, dass der halbherzige Schutz der ladinischen Minderheit, einschließlich ihres hochgepriesenen Schulmodells, einer Überprüfung schwerlich standhalten könnte. Die Ladiner wären hierzulande die großen Nutznießer der Umsetzung der Charta durch Italien, und für die SVP wäre es womöglich eine unangenehme Entblößung.

Brennerbasisdemokratie ruft sämtliche Parteien in Südtirol dazu auf, sich für die Umsetzung der Charta einzusetzen!

La Ladinia »unida« te Europa.

[EN] Ladins visit the Intergroup for traditional minorities of the European Parliament

A delegation of Ladins from South Tyrol and from Fodom/Cortina d’Ampezzo in Italy has visited on November, the 20th the Intergroup for traditional minorities in the European Parliament in order to explain the desire to re-unificate the three Ladin municipalities of the Province of Belluno in the Veneto region with South Tyrol. At the end of October 2007, the three Ladin municipalities of Cortina, Fodom and Col, which in 1923 were separated from South Tyrol and administratively allocated to the Veneto region, have expressed within a referendum with the convincing majority of nearly 80% their claim to be re-unificated with the autonomous Province of Bolzano/South Tyrol. In these three municipalities, where the population since 1971 has decreased by more than a third, are living approximate 8,000 persons the half of which still are native Ladin speakers. They need urgently the minority protection which is guaranteed in South Tyrol and which they have bitterly missed since the separation from South Tyrol 85 years ago. In Italy the possibility of changing the administrative allocation (article 132 of the Constitution) is linked to very close preconditions. But on the other hand, the Council of Europe-Framework Convention for the Protection of National Minorities (art. 16) and the European Charter for Regional or Minority Languages (art.7, para.1 lit.b) have recommend to the state parties, to which Italy is belonging, to regulate their administrative divisions in a manner which is fair to minorities.

[LA] Enconteda di referendars con raprejentanc europeics

Na delegazion de Ladins dl Südtirol y de Souramont (Fodom, Col y Anpezo) à  vijité ai 20 de november 2008 l Grup interfrazional per les mendranzes tradizionales dl Parlament Europeich per ti prejenté y splighé les aspirazions de reunificazion con l Südtirol che i trei comuns ladins dla provinzia de Belun à . A la fin d’otober 2007 à  i trei comuns de Anpezo, Col S. Luzia y Fodom, che é dl 1923 vegnus destachés dal Südtirol y sourandés a la region Venet, declaré te na maniera clera tres n referendum davagné con prest 80 % dles oujes de volei endò vegnì reunifichés con la provinzia autonoma de Bulsan/Südtirol.

Te chisc trei comuns, che à  perdù dal 1971 inant prest 1/3 de sia popolazion, vìvel al didancuei ca. 8.000 persones, de cheles che demé plu ca. l mez (40% t’Anpezo y 90% ta Fodom) rejona ladin. Chisc ladins à  assolutamenter debojegn dla sconanza dles mendranzes preveduda y garantida tla provinzia da Bulsan, na sconanza, che ti é vegnuda nieda da 85 agn encà , da canche i trei comuns é passés al Venet.
Tla Talia él la poscibelté de mudé confins aministratifs (art. 132 dla costituzion dl 2001), ma l iter prevedù é dret rie. Da l’autra pert él la Convenzion cheder dl Consei d’Europa per la sconanza dles mendranzes nazionales (art. 16) y la Cherta Europeica per i lingac regionai o de mendranza (art. 7 prum coma let. b) che ti recomana ai Stac firmatars, pro chi che al auda ence la Talia, de tré i confins aministratifs te na maniera che ai respete i debojegns dles mendranzes dailò residentes.

Quelle/source/fontana: Amisc dla Ladinia Unida.