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  • Kruzifix-Marxismus.
    Quotation

    Aus gegebenem Anlass:

    Wenn das Kreuz nur als kulturelles Symbol gesehen wird, hat man es nicht verstanden. Dann würde das Kreuz im Namen des Staates enteignet.

    Es ist ein Zeichen des Widerspruchs gegen Gewalt, Ungerechtigkeit, Sünde und Tod, aber kein Zeichen gegen andere Menschen. Ein Kreuz aufhängen heißt: Ich möchte mich an den Worten dessen orientieren, der am Kreuz für die ganze Welt gestorben ist. Das ist eine Provokation, für jeden Christen, für die Kirche, aber auch für den Staat, der sich auf dieses Zeichen beziehen will.

    Kardinal Reinhard Marx, Erzbischof von München und Freising, Vorsitzender der deutschen katholischen Bischofskonferenz, im SZ-Interview (April 2018) über den bayerischen »Kruzifix-Erlass«.

    Die regierende Lega möchte es dem bayerischen Ministerpräsidenten Markus Söder (CSU) gleichtun und auch in Italien Kruzifixe in allen öffentlichen Ämtern aufhängen lassen.



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  • Passaporto in agorà.
    Quotation · Crimea, esilio, guerra, prima gli italiani…

    Con Sven Knoll di STF in collegamento, nella puntata di ieri Agorà estate di Rai3 si è occupata anche di doppia cittadinanza «sudtirolese». E ancora una volta, indifferentemente che si parli di autonomia, di autodeterminazione o appunto di passaporto la confusione e l’ignoranza regnano sovrane.

    Ecco il pappone indigeribile che Claudia Fusani, giornalista dell’Huffington Post (già dell’Unità) ha somministrato alla platea:

    Innanzitutto volevo dire [a Sven Knoll] che lui è liberissimo di vivere dove vuole, quindi vada pure in Austria, però ci sono stati trattati nella storia che vanno rispettati, non è che uno sposta i confini così come gli pare. Perché non funziona in questo modo qua. Putin ha preso un giorno i carroarmati ed è andato in Crimea e sta ancora pagando le sanzioni, secondo me giustamente. Ora, non è che paragono la richiesta di passaporto al carroarmato, però insomma lo trovo un atto… e trovo una beffa questa cosa, perché abbiamo come ministro dell’Interno Matteo Salvini che… io ho partecipato a ben due riunioni al Viminale con […] il premier austriaco, con il ministro dell’Interno, quindi dimostrando questa grande alleanza Italia-Austria io trovo questo da parte dell’Austria un colpo bassissimo […], un atto di aggressione, un atto ostile. Chi vive a Bolzano e ritiene di vivere meglio in Austria vada pure in Austria, nessuno lo può trattenere, ma l’Italia ha i suoi confini che nessuno toccherà. E io voglio pensare, voglio sperare, che il ministro Salvini, che tiene tanto a ‘prima gli italiani’ su questo punto sarà fermissimo… voglio augurarmi.

    Per poi aggiungere:

    Allora facciamo così: loro prendono il doppio passaporto, togliamo tutti i vantaggi fiscali che il Sudtirolo ha, vediamo se sono d’accordo in Sudtirolo… perché hanno grossi vantaggi fiscali.

    Tuttavia, va detto, ci sono state anche delle prese di posizione abbastanza sorprendenti e sensate, come questa dello scrittore e attivista Iacopo Fo:

    Voglio il passaporto europeo e voglio ricordare anche che l’Italia in Tirolo ha fatto delle porcherie. Li abbiamo invasi, gli abbiamo negato la loro lingua madre, abbiamo trasferito funzionari che non sapevano neanche una parola di tedesco, li abbiamo emarginati, sono stati repressi e il problema si risolve con un grande salto: uno chiedendo scusa ai tirolesi per le porcherie che l’Italia ha fatto contro di loro, due facciamo il passaporto europeo, chiudiamo tutte queste discussioni vuote.

    Trascrizione:

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06



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  • Neue Parkscheinautomaten in Brixen.
    Der übliche Sprachpfusch

    Kürzlich wurden in Brixen die alten, aufgrund von Kleberitis völlig versifften Parkscheinautomaten durch neue ersetzt. Leider hat man jedoch auch diesmal — wie schon am Priel-Parkplatz — »vergessen«, auf eine (gesetzeskonforme) zweisprachige Beschriftung ab Werk zu achten. Aber wer hätte schon ahnen können, dass das in Südtirol ein Thema sein könnte?

    In anderen mehrheitlich deutschsprachigen Südtiroler Gemeinden wurden die Geräte wenigstens so programmiert, dass die Bediensprache am Display standardmäßig Deutsch ist. Hier nicht: Nicht nur ist Italienisch die erste Sprache, sondern Deutsch auch noch die vierte. Die entsprechende Taste, (Cambio/Lingua) muss man also dreimal betätigen (→ Englisch → Französisch → Deutsch), um die Mehrheitssprache anzuwählen, die die in Brixen regierende SVP zu schützen vorgibt. Lächerlich.

    Demnächst können wir unsere Verwalterinnen wohl an den Gardasee schicken, damit sie lernen, wie man Deutsch wenigstens als zweitgereihte (Tourismus-)Sprache angemessen berücksichtigt.

    Zu fordern, dass die Geräte — wie in der Schweiz mancherorts1außerhalb des rätoromanischen Siedlungsgebiets, z.B. im italienischsprachigen Lugano üblich — auch auf Ladinisch funktionieren, würde die Stadtverwaltung wohl überfordern. Lassen wir das.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 || 01 02 03 04

    • 1
      außerhalb des rätoromanischen Siedlungsgebiets, z.B. im italienischsprachigen Lugano ↩︎


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  • Vortrag von Anatol Stefanowitsch.
    Ankündigung

    Am heutigen Mittwoch findet im Innsbrucker Taxispalais – Kunsthalle Tirol ein Vortrag von Anatol Stefanowitsch zum Thema

    Politisch korrekte Sprache, Moral und Meinungsfreiheit

    statt:

    25.07.2018 – 18:30-19:30 Uhr – Vortrag Univ.-Prof. Dr. Anatol Stefanowitsch, Sprachwissenschaftler, Institut für Englische Philologie, Freie Universität Berlin

    „Politisch korrekte“ Sprache – also der Versuch, herabwürdigende Ausdrücke zu meiden – wird vor allem von Politiker_innen und Kommentator_innen aus dem konservativen Spektrum als „Zensur“, „Denkverbot“ und „Meinungsdiktatur“ dargestellt. In meinem Vortrag werde ich zeigen, dass diese Vorwürfe auf einem falschen Verständnis der Ziele „politisch korrekter“ Sprachpolitik beruhen: diese richtet sich nicht vorrangig auf den Inhalt, sondern auf die Form von Aussagen. Bezüglich dieser Form werde ich argumentieren, dass die sprachliche Political Correctness sich aus relativ unstrittigen moralischen Prinzipien ableiten lässt und dazu dient, strukturelle sprachliche Ungleichheiten abzubauen, um der derzeit zu beobachtenden Verrohung des öffent­lichen Redens einen sprachlichen Umgang entgegenzusetzen, der von gegenseitigem Respekt geprägt ist und in dem Meinungen – vor allem solche, die sich auf Wert und Rechte von Individuen und Gruppen beziehen – sachlich und ohne sprachlich herabwürdigende Ausdrücke geäußert werden, sodass Sprecher_innen für ihre Meinungen eine persönliche Verantwortung übernehmen müssen.



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  • Urzì cerca carro.

    Dalle pagine del Secolo d’Italia, ex organo ufficiale del MSI, il consigliere provinciale Alessandro Urzì (FdI) lancia una proposta sorprendente in vista delle prossime elezioni provinciali: la «lista unitaria del centrodestra per gli italiani». Idea sorprendente non tanto perché

    • di liste unitarie si è sempre straparlato, con l’unico effetto di stabilire, puntualmente, nuovi record di entropia;
    • anche questa volta in Sudtirolo le liste si stanno moltiplicando, con esponenti storici di destra (Enrico Lillo, Renato Stancher…) che si schierano con l’ex PD Roberto Bizzo;

    ma in prima linea per il destinatario della proposta: papà Matteo Salvini, ministro, segretario della Lega, custode dei 49 milioni. Secondo Urzì infatti la lista unitaria dovrebbe servire anche e soprattutto alla difesa

    • dagli attacchi austriaci, ovvero dalla doppia cittadinanza;
    • dal razzismo nei confronti delle italiane in Sudtirolo.

    E qui la cosa si fa veramente bizzarra, considerando che Matteo Salvini

    • ha sempre rifiutato di condannare l’idea del doppio passaporto e
    • di antirazzismo non è veramente un grande esperto. Anzi.

    E poi la Lega aveva proposto una convenzione sull’autodeterminazione in consiglio regionale.

    Sui temi come quelli dell’identità la posizione della Lega è molto più vicina a quella di Eva Klotz che a quella dei bolzanini.

    Alessandro Urzì in un video pubblicato in occasione della visita di Salvini in Sudtirolo nel 2015.

    Che Urzì allora sia solamente alla ricerca di un carro che lo riporti nel Landtag? Ma no, non sarà così opportunista.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05



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  • Die Dolomitesvives-Farce.
    Verkehrsbeschränkung durch Bürokratie und Einsprachigkeit

    Seit gestern läuft das insgesamt 30 Tage umfassende Dolomitesvives-Projekt zur angeblichen Verkehrsbeschränkung des Sellajochs, das jedoch weder an Wochenenden (Samstag/Sonntag), noch an Werktagen zwischen 16.00 und 9.00 Uhr gilt. Es gilt unter anderem auch nicht für Gäste der Beherbergungsbetriebe am Sellajoch, landwirtschaftliche Maschinen, Lieferverkehr, technische Dienstleisterinnen, Reisebusse (!) und E-Fahrzeuge. Außerdem frei sind Grundstücksbesitzer-, Eigentümer-, Pächterinnen, Mitarbeitende der Beherbergungsbetriebe, Taxis, Mietwagen mit Fahrerin sowie Pendlerinnen.

    Aber das wars noch nicht: Es reicht, sich — online oder offline — einen kontingentierten, aber kostenlosen Dolomitesvives-Pass zu sichern, um trotz angeblicher Beschränkung jederzeit mit dem privaten Pkw aufs Sellajoch zu gelangen. Doch natürlich dürfen Gäste, die vor 9.00 Uhr ‘oben’ waren, jederzeit ohne Pass herunterfahren — also auch im Zeitfenster zwischen 9.00 und 16.00 Uhr.

    All diese Informationen finden sich auf der eigens eingerichteten Homepage, die für ein Gebiet, das sich vollständig in der »Ladinia« befindet, nur auf Italienisch, Deutsch und Englisch — aber nicht auf Ladinisch! — verfügbar ist.

    Das Kalkül ist, dass eine (minimale) Verkehrsminderung nicht durch die Regulierung, sondern durch die Schikane der Pass-Beantragung erreicht werden kann. Das dürfte wenigstens bei Gästen gelingen, die der italienischen Sprache nicht mächtig sind, denn sowohl die Handy- als auch die Web-App sind neben Italienisch nur in der Variante »gebrochenes Deutsch« verfügbar und kennen außerdem weder ladinische noch deutsche, sondern nur die italienischen Ortsbezeichnungen (Selva di Valgardena, Passo Sella…). Das steht auch so im einschlägigen Leitfaden:

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 || 01 02



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  • 5S: Sintomatico passaporto.
    Tempora mutantur

    E così il doppio passaporto per le sudtirolesi si trasforma in cartina di tornasole per il governo italiano — e in particolare il M5S.

    La notizia di Tiroler Tageszeitung (TT) è che entro settembre l’esecutivo austriaco preparerà la bozza di legge in tema di doppia cittadinanza, ma che nulla si farà senza il consenso di Roma. Non si è fatta attendere la risposta del ministro alla democrazia diretta (sic), il trentino Riccardo Fraccaro, che parla di «atto ostile» da «respingere fermamente». Gli stessi pentastellati che hanno poco da eccepire sui continui attacchi di Salvini alla Tunisia o ai partner europei, sugli atti ostili nei confronti di migranti, rom, sinti, ONG, si allarmano quando l’Austria, bene o male che faccia, si accinge a dare alle sudtirolesi un trattamento simile a quello che l’Italia da alle italiane di Slovenia e Croazia. Tre pesi e tre misure espressione del solito nazionalismo cui ci hanno abituato sia le destre sia le sinistre romane — isteria ancor più incomprensibile se consideriamo, appunto, che l’Austria intende procedere d’intesa con l’Italia.

    Il «bello» però è che solo qualche mese addietro il consigliere 5S alla Dieta sudtirolese, Paul Köllensperger, aveva sottoscritto una petizione pro doppio passaporto, e che il M5S — in ossequio alla democrazia diretta — voleva perfino permettere un referendum sull’indipendenza.

    Adesso però, si sa, il barometro segna tempo di sovranismo.

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  • Giro giro Tundo.
    Fördern die Gemeinden Sozialdumping?

    Seit der Vergabe des Südtiroler Behindertentransports an die Firma Tundo aus Apulien war es immer wieder zu Beschwerden gekommen. Mehrmals war sogar von Verzögerungen bei der Auszahlung von Gehältern die Rede, was die Landesregierung im Februar bestätigte.

    Nun will zwar das Land die Neuausschreibung des Schülerdienstes so gestalten, dass dem Preis bei der Vergabe eine geringere Priorität zukommt — womit auch Südtiroler Betriebe und Vereine wieder eine Chance hätten. Berichten der TAZ zufolge gewinnt Tundo jedoch »der Reihe nach« die Ausschreibungen der Bezirksgemeinschaften: Bozen, Wipptal, Pustertal, Burggrafenamt, Vinschgau.

    Was daran besonders besorgniserregend ist: Tundo soll in allen Fällen alleinige Bieterin gewesen sein, weil Arbeitsgemeinschaft für Behinderte (AfB), Lebenshilfe und Konsortium der Südtiroler Mietwagenunternehmen (KSM) errechnet haben wollen, dass sie aufgrund der niedrigen Preisvorgaben nicht hätten kostendeckend arbeiten können.

    Wenn das stimmt, hieße das im Umkehrschluss, dass die Südtiroler Gemeinden nicht bereit sind, Preise zu zahlen, die den Südtiroler Lebenshaltungskosten entsprechen. Sozial- und Preisdumping »im Dienste« der Öffentlichkeit — das darf nicht sein.

    Cëla enghe: 01 02 03



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