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  • Auch die digitale Unterschrift ist einsprachig.

    Vor wenigen Wochen habe ich mir aus beruflichen Gründen bei einer Außenstelle der Handelskammer eine sogenannte digitale Unterschrift besorgt. Es handelt sich dabei nicht um ein italienisches, sondern um ein gesamteuropäisches — von der EU definiertes und EU-weit gültiges — System. Dennoch wird es wie so oft national dekliniert.

    In Südtirol führt das wieder einmal dazu, dass man sich die Zwei- oder gar Dreisprachigkeit weitgehend auf den Hut stecken kann.

    Das Einzige, was es auch auf Deutsch gibt, sind der Antrag auf Erteilung der Nationalen Servicekarte mit Authentifizierungs- und Unterschriftszertifikat und eine Kurzanleitung (bestehend aus einer A4-Seite), die die Bedienung der einsprachig italienischen Software erläutert.

    Die Software für die Registrierung, das Infoheft mit der ausführlichen Anleitung, die Allgemeinen Vertragsbedingungen und eben auch die Software, mit der man Computerdateien digital signieren kann, gibt es ausschließlich in italienischer Sprache. Genauso wie übrigens das einschlägige Webportal, auf das in der Anleitung verwiesen wird.

    Selbst die Ortsnamen (Geburtsort, Wohnort, Ort der Vertragsunterzeichnung…) gibt es nur in der von Ettore Tolomei erfundenen (bzw. abgesegneten) Variante. Die scheinen dann in dieser Form auch auf dem deutschsprachigen Antrag auf, was einen Hauch von 1920er Jahren versprüht: Frau Soundso, geboren in Vipiteno und wohnhaft in Chiusa, beantragt am 20.10.2018 in Brunico einen Antrag auf Erteilung der Nationalen Servicekarte. Nachdem die digitale Signatur dann auch — ausschließlich — mit der »faschistischen« Wohnortsbezeichnung gekoppelt ist, geht mit der Digitalisierung eine erneute (Teil-)Abschaffung der historisch gewachsenen Ortsnamen einher. Frau Soundso aus Klausen scheint dann digital als Frau Soundso aus Chiusa auf.

    Vor einiger Zeit, so versicherte mir der freundliche Kammerangestellte, seien die Ortsbezeichnungen übrigens noch zweinamig gewesen, doch das habe sich mit der Übernahme des Dienstes durch die Firma Aruba leider geändert.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 || 01 02 03



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  • Wer hat’s erfunden?
    Pöder macht einen auf Jörg

    Andreas Pöder, Chef der BürgerUnion für Südtirol, macht auf seinen Plakaten anlässlich der bevorstehenden Landtagswahl kein Hehl daraus, an wem er sich politisch orientiert. Pöder plakatiert nämlich ziemlich unverfroren die leichte Abwandlung eines Spruches, der in den 1990er-Jahren in Österreich allgegenwärtig war. Mit “Sie sind gegen ihn, weil er für euch ist” zog – wenn man so will – der Urvater des modernen Rechtspopulismus, Jörg Haider, 1994 in den Wahlkampf.

    Mit “Sie sind gegen ihn, weil er für euch kämpft” möchte Pöder 2018 punkten und ist dabei nicht einmal der erste, der Haiders Spruch abgekupfert hat.

    Denn bereits im Nationalratswahlkampf 2008 recycelte die FPÖ den Slogan und verband ihn pikanterweise mit dem Bild von H. C. Strache.

    Pikant deshalb, weil Haider sich zu diesem Zeitpunkt bereits mit der FPÖ zerstritten und sein BZÖ (Bündnis Zukunft Österreich) gegründet hatte. Haider selbst trat als dessen Spitzenkandidat zur Wahl an, obwohl er Landeshauptmann von Kärnten war und ein etwaiges Mandat – wie er selbst ankündigte – nicht antreten würde. Haider starb knapp zwei Wochen nach dem Urnengang (FPÖ 17,54 %, BZÖ 10,70 %) an den Folgen eines Verkehrsunfalles.

    Mr. “ordentliche Beschäftigungspolitik” und Mr. “Wehrsportübung und drei Bier” sind also offenbar jene Politiker, mit denen sich Pöder in einer Reihe sieht. Feine Gesellschaft.

    Cëla enghe: 01 02 03



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  • Zweisprachige Kontrollen für einsprachige Etiketten.

    Wie die SVP bekanntgibt, musste auf dem glorreichen Weg in die →Vollautonomie mal wieder eine am Wegesrand gepflückte Blume zurückgegeben werden. Voriges Jahr sei nämlich den Regionen und dem Land Südtirol die Zuständigkeit entzogen worden, Verwaltungsstrafen im Bereich der Lebensmitteletikettierung auszustellen. Stattdessen wurde diese Aufgabe an die Zentrale Aufsichtsbehörde ICQRF mit Sitz in Conegliano Veneto übertragen.

    Einen Durchbruch konnte nun Senator Meinhard Durnwalder verkünden: das zuständige Ministerium in Rom habe auch im Umgang mit dem ICQRF das Recht auf Verwendung der deutschen Sprache anerkannt. Bei einem Dienst, der bereits in Südtirol angesiedelt war, darf man nun also in Venetien von vorne mit dem Kampf um die Zweisprachigkeit beginnen.

    In der Aussendung wird Durnwalder abschließend mit den Worten zitiert, dass

    der Schutz der Zweisprachigkeit auf allen Ebenen […] ein Fixpunkt unserer parlamentarischen Arbeit [bleibt].

    Nun ja, gerade beim Thema Etiketten gäbe es dringenden Handlungsbedarf, um die deutsche der italienischen Sprache gleichzustellen. Doch dazu hat die SVP weder im Parlament noch im Landtag eine Lösung erzielt.

    Somit gibt es zwar bei den Kontrollen ein Recht auf Zweisprachigkeit, die Etiketten selbst müssen aber vor allem eins: auf Italienisch verfasst sein.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05



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  • Doppia cittadinanza e sudtirolesità.
    Una risposta a Andrea Carlà


    Che significa essere sudtirolese chiede Andrea Carlà in un commento sull’Alto Adige del 19 settembre e solleva tutta una serie di interrogativi legittimi e urgenti. Fra altro Carlà ricorda giustamente che il conferimento della cittadinanza austriaca solo a quei sudtirolesi dichiaratisi appartenenti al gruppo tedesco o ladino creerà una divisione fra chi vive su questo territorio. La divisione fra chi sarà “doppio cittadino” e chi non si sarà dotato della cittadinanza austriaca attraverserà anche il gruppo tedesco stesso, perché migliaia di sudtirolesi non vedranno nessuna necessità di procurarsi un altro passaporto. Aumenterà inoltre la distanza fra chi sarà sudtirolese DOCG (con doppia cittadinanza), sudtirolese DOC normale, altoatesino non interessato di un passaporto straniero e chi da immigrato non ha nessuna di queste cittadinanze tranne quella del suo paese di origine in cui non vive più. Si arriverà alla situazione paradossale che i sudtirolesi con doppia cittadinanza voteranno anche per il Parlamento a Vienna, pur non vivendo in Austria, e che gli immigrati, pur risiedendo in provincia di Bolzano da 15-20 anni, continueranno ad essere esclusi da elezioni di tutti i livelli.

    “Quali sono i fattori che accomunano le persone in questa ‘comunità immaginata’ dell’Alto Adige?” ci domanda Carlà. Se dopo un secolo dall’annessione e dopo 46 anni di autonomia seria, che ha saputo proteggere le minoranze linguistiche, riconosciamo che i fattori principali non devono essere quelli della madrelingua, le tradizioni tirolesi o il “sangue giusto”, resta solo l’ultimo fattore che Carlà annovera: vivere in questa provincia, sentirsi parte della comunità, rispettare la costruzione autonomistica, ancora imperfetta, che abbiamo saputo darci. Poi ci saranno tanti modi diversi di sentirsi sudtirolesi o altoatesini, ma effettivamente una doppia cittadinanza concepita solo su basi etniche-linguistiche limiterà questa varietà e inevitabilmente indebolirà quel “patriottismo dell’autonomia” invocato anche da Arno Kompatscher. Anziché creare varie categorie di cittadino la politica dovrebbe rafforzare legami comuni con questa provincia fra chi vive in questa terra. Ed è proprio l’autonomia il dispositivo che invita tutti i gruppi autoctoni ad autogovernarsi nella concordia senza il costante bisogno di dover chiamare in causa ognuno i rispettivi «agenti di scorta» nazionali: lo Stato centrale per gli italofoni; lo Stato austriaco per i sudtirolesi di lingua tedesca.

    Perciò alla provincia di Bolzano, terra pluriculturale e plurilingue, anziché l’elargizione selettiva e non indolore della doppia cittadinanza austriaca, servirebbe altro cioè rafforzare il concetto di una heimat comune, da porre al di sopra delle rispettive identità di gruppo che vanno comunque protette. Un’azione da svolgere contemporaneamente presso sudtirolesi, ladini ed altoatesini, nella consapevolezza che la «molteplicità» costituisce una ricchezza egualitaria. Perciò occorre pensare a forme di cittadinanza che promuovano l’integrazione di chi già oggi vive in Sudtirolo.

    Le Isole Aland, regione autonoma della Finlandia, ci propongono al riguardo un modello molto interessante. Qui, dove la gran parte della popolazione è di cultura e madrelingua svedese, è vigente una «cittadinanza regionale», definita Hembygdsrätt, ovvero «diritto alla Heimat». Essa viene riconosciuta a quei cittadini finlandesi che padroneggiano lo svedese e detengono un periodo di residenza minimo presso uno dei suoi sedici Comuni. Il «diritto alla Heimat», emesso dall’Amministrazione autonoma dell’arcipelago, assicura il diritto ad esercitare qualunque mestiere, ad acquistare immobili, nonché il diritto passivo e attivo di voto alle Elezioni comunali e regionali. La «cittadinanza regionale» delle Isole Aland non deve e non può essere riproposta sic et simpliciter in Alto Adige, benché sia perfettamente compatibile con il diritto comunitario. Ciò che conta è l’approccio di fondo: si tratta di rafforzare il legame delle persone con la propria regione, la propria Heimat comune, creando condizioni migliori per l’integrazione.

    Ne consegue che un’ipotetica “cittadinanza regionale sudtirolese” dev’essere accessibile a tutti coloro che intendano stabilirsi qui, perfino per chi è residente ma non ancora cittadino italiano. Analogamente a quella proposta dalle Isole Aland, essa sarebbe legata ad un periodo minimo di residenza e ad una conoscenza minima delle lingue locali. Come contropartita dovrà includere alcuni diritti forti come il diritto di voto nelle elezioni comunali e per il Consiglio provinciale. Così, oltre che a corroborare i vincoli reciproci tra i gruppi autoctoni, si aiuterebbero anche i «nuovi arrivati» – qualunque sia la loro provenienza – ad identificarsi con la loro nuova heimat e a costruirsi una prospettiva di lunga permanenza per sé e per i figli.

    Cëla enghe: 01 02 03 || 01


    Autor:innen- und Gastbeiträge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterstützen.· I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. — ©


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  • Problem Bär und Wolf im Wahllokal.

    Das (gefühlte) Problem der Stunde durfte im Fragenkatalog des Wahllokals natürlich nicht fehlen: der Umgang mit Problemwolf und -bär. Leider scheint bei der Formulierung etwas danebengegangen zu sein:

    [Soll] Südtirol “Problemwölfe” und “Problembären” abschießen können?

    Wobei das »soll« fehlt und mit »können« wahrscheinlich »dürfen« gemeint ist, im Italienischen aber genau dieses Wort (können/dürfen) wieder fehlt.1Im Italienischen lautet die Frage also, ob Südtirol Problemtiere abschießen soll.

    Mit »Ja« antworten Team Köllensperger (TK) und AAnC/FdI (»weniger wichtig«), Noi A. A. Südtirol und Lega Nord (»wichtig«) sowie STF, Freiheitliche, BürgerUnion und SVP (»sehr wichtig«).

    Dabei gibt die STF an, Südtirol solle »wolf- und bärenfrei« bleiben [sic]. TK und AAnC/FdI schränken ihre Zustimmung auf Fälle ein, in denen eine Gefährdung für den Menschen besteht.

    Gegen die Entnahme von Problemtieren durch das Land sprechen sich Forza Italia, Grüne, PD und 5SB (»weniger wichtig«) sowie die Vereinte Linke (»wichtig«) aus.

    Die 5SB gibt im Umgang mit problematischen Exemplaren eine zentralistische Linie vor: in Zusammenarbeit mit den Lokalkörperschaften solle hier der Staat agieren. Unverständlich hingegen die — lapidare — Antwort der Grünen:

    Südtirol hat dafür nicht die Zuständigkeit.

    Die Frage war doch gerade, ob Südtirol dafür zuständig sein soll.

    Ganz grundsätzlich bin ich der Meinung, dass wir uns darüber streiten können, ab wann wir einen Bären oder einen Wolf als »Problemtier« einstufen. Und wir können uns auch uneins sein, ob für einen allfälligen Abschuss das Land zuständig sein soll. Sobald wir uns aber einig sind, dass wir es mit einem Problembären oder -wolf zu tun haben — wovon in der Fragestellung ja ausgegangen wird —, sollte ein Abschuss doch immer eine Option (können/dürfen) sein. Daher kann ich ein einfaches »Nein« auf diese Frage — ohne nähere Ausführungen, wie etwa die von TK, AAnC/FdI oder 5SB — nicht nachvollziehen.

    Cëla enghe: 01 02 03 | 04 05

    • 1
      Im Italienischen lautet die Frage also, ob Südtirol Problemtiere abschießen soll.


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