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  • K33: Arbeitsgruppen zu den Kompetenzen.

    Am gestrigen Freitag traf der Konvent der 33 zum ersten Mal in Arbeitsgruppen zusammen. Nach langen und mühseligen Diskussionen konnten wir erstmalig konkret an unserem “strukturierten Dokument”, welches zum Abschluss der Arbeiten an den Landtag übergeben wird, arbeiten. Als Laura Polonioli einen Versuch unternahm, den Beginn wieder zu verzögern, indem sie einen Vorschlag über die Arbeitsweise einbrachte, riss mir beinahe der Geduldsfaden; in fast jeder Sitzung wurde über die Arbeitsweise diskutiert, bei der letzten Sitzung wurde dann beschlossen, dass wir in drei Arbeitsgruppen an unseren Vorschlägen zur Reform des Autonomiestatutes arbeiten wollen. Ich konnte es kaum erwarten, endlich konkret daran zu arbeiten und war überzeugt, dass wir nun einen qualitativen Sprung machen würden. Für mich gingen zwar die bisherigen Arbeiten im Plenum in Ordnung, allerdings kam es nie zu echten Diskursen, vielmehr wurden von meist denselben Personen Statements vorgebracht.

    Die Arbeitsgruppen haben eine Größe von elf Personen, die vom Präsidium eingeteilt wurden. In jeder Gruppe gibt es je einen Rechtsexperten (Happacher, von Guggenberg, Toniatti) und ein ausgewogenes Verhältnis der übrigen Teilnehmer nach objektiven Kriterien. Ich bin in einer Arbeitsgruppe zusammen mit Roberto Toniatti, Luis Durnwalder, Laura Senesi, Maurizio Vezzali (gestern abwesend), Edith Ploner, Olfa Sassi, Magdalena Amhof, Beatrix Mayrhofer, Ewald Rottensteiner und schließlich Andreas Widmann (der den Vorsitz führt) eingeteilt. Die Gespräche waren sehr anregend, es gab die Möglichkeit zu Diskursen, zudem erweist sich Roberto Toniatti als eine echte Bereicherung. Thema der Gespräche waren die zukünftigen Kompetenzen. Wir protokollierten bereits einige interessante Forderungen wie beispielsweise, dass sämtliche sekundäre und tertiäre Kompetenzen in primäre umgewandelt werden sollen. Hier herrschte Konsens, auch hinsichtlich der Abschaffung der Suprematieklausel und den AKBs. Beim “nationalen Interesse” gab es keinen Konsens, deshalb werden hier zwei Standpunkte nebeneinander gleichberechtigt stehen bleiben.

    Zusammengefasst kann man sicherlich von einer interessanten und sehr kontstruktiven Sitzung sprechen, von den beiden anderen Gruppen habe ich ähnliches vernommen.

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  • Le vergognose celebrazioni di El Alamein.

    Anche nel 2016, come ogni anno, le forze armate ufficiali di un paese democratico, l’Italia, hanno festeggiato una battaglia — persa, ma «eroicamente» a quanto pare — dell’Asse nazifascista: quella di El Alamein in Egitto.

    Da un paio d’anni le celebrazioni si svolgono a Pisa dove, nonostante le proteste delle associazioni antifasciste al grido di «niente da commemorare», continuano tranquillamente a sfilare alte autorità civili, religiose (!) e militari; per la felicità dei nostalgici fascisti che si danno appuntamento in città, esibendo impunemente simboli del ventennio e saluti romani, mischiandosi alle famiglie attratte dall’esposizione di armamenti bellici e dagli show dei paracadutisti.

    Nella stessa data, il 25 ottobre di ogni anno, l’ambasciata italiana d’Egitto organizza una commemorazione presso un grande «sacrario» appositamente eretto dall’Italia nel 1955 nei pressi della località di El Alamein. Prima dell’ingresso, su di un cippo, si trova una pietra marmorea con un’iscrizione divenuta un mantra: «mancò la fortuna, non il valore».

    [La] Battaglia di El Alamein […] vide 3500 paracadutisti italiani battersi strenuamente contro preponderanti forze avversarie, mostrando dedizione, abnegazione ed amor di Patria.

    La cerimonia testimonia i valori quali l’onore, il sacrificio e la fedeltà  propri del soldato Italiano e che hanno contribuito a rendere grande il nostro Paese.

    dal sito internet del «Capo di Stato Maggiore dell’Esercito»

    In realtà la seconda battaglia di El Alamein (dal 23 ottobre al 4 novembre 1942), che vide fronteggiarsi le forze nazifasciste comandate da Erwin Rommel e l’Ottava armata britannica, fu il punto di svolta decisivo nella «campagna d’Africa», quindi verso l’invasione della Sicilia e la liberazione del continente dalle dittature totalitarie e dai campi di concentramento.

    Targa apposta nel sacrario di El Alamein (foto: difesa.it)

    Targa affissa nel sacrario di El Alamein (foto: difesa.it)

    Sarà vero, come narrano gli storici, che i paracadutisti della Folgore, in una battaglia che costò migliaia di vite, riuscirono a opporsi (inutilmente) per vari giorni agli attacchi delle forze alleate; e che, come piace ricordare nei festeggiamenti, al momento della resa ricevettero «l’onore delle armi» dagli inglesi. Ma questo non giustifica che un paese democratico commemori — acriticamente — le forze armate al servizio di due dittatori aguzzini.

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  • Vall-de-roures, eliminata la «croce» franchista.

    Il comune di Vall-de-roures, località catalana nella regione a maggioranza castigliana dell’Aragona (provincia di Teruel), in ossequio alla Legge sulla Memoria Storica, ha fatto abbattere la Croce dei Caduti sita sul proprio territorio urbano. Eretta nel 1942 su preciso ordine di Francisco Franco, la croce ricordava le vittime della guerra civile e includeva il simbolo del giogo e delle frecce.

    L’abbattimento del monumento, definito «fascista» e «anacronistico» dalla mozione approvata in consiglio comunale, fu deciso a gennaio dai due partiti regionalisti (Chunta e Partido Aragonés) con il sostegno del Partito Socialista spagnolo (PSOE).

    Undici mesi più tardi, nel giro di 48 ore, il monumento è sparito. La croce, che dava il nome all’intero manufatto (e che era posta in cima ad esso) è stata spostata al cimitero del paese assieme a uno scudo di Vall-de-roures scolpito in pietra, mentre tutto il resto è stato asportato. Il terreno sul quale era stato eretto il monumento sarà presto restituito ai suoi precedenti proprietari.

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  • Ethnie vor Politik?
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    [M]an weiß, dass die Linke, wenn es um das Siegesdenkmal geht, der Rechten um nichts nachsteht. Freilich, die Linke ist für den “depotenziamento”, eine Abschwächung, Hauptsache die Monumente bleiben stehen.

    Chefredakteur Arnold Tribus, 17. November, TAZ-Leitartikel

    Ricordo che quando parlavamo di questo argomento con Langer ci dicevamo: anche uno di sinistra, se è italiano, prima è italiano e poi è un compagno… Ovvio che tra tedeschi a volte era anche peggio.

    Joseph Zoderer im AA-Interview vom 15. November

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  • Vielfältig und autofrei durch Südtirol.

    Liedesc zënza auto.

    Die Landesmobilitätsagentur hat unter dem Titel Autofrei durch Südtirol eine neue Broschüre herausgegeben, die umfassend über das Tarifsystem, die Abonnements, die Vergünstigungen im Südtiroler Nahverkehr informiert. Eine handliche und nützliche Unterstützung für BürgerInnen und Gäste, die auf umweltfreundliche Mobilität setzen wollen.

    Einmal mehr erweist sich dabei die zuständige Landesabteilung (gemeinsam mit dem Landeswetterdienst) als Vorreiterin, wenn es um den Respekt für die kleinste Sprachgemeinschaft im Lande geht: Unter dem Titel Liedesc zënza auto tl Südtirol ist die gesamte, 60 Seiten starke Publikation auch auf Ladinisch verfügbar.

    Dazu drei Hinweise:

    • Dass uns als erwähnenswert erscheint, was eigentlich selbstverständlich sein sollte, ist eigentlich kein gutes Zeichen. Dennoch: Lob, wem Lob gebührt.
    • Zahlreiche Weblinks in der ladinischen Broschüre führen auf eine anderssprachige Version des Internetauftritts, obschon der Auftritt von SüdtirolMobil auch auf Ladinisch verfügbar wäre.
    • In der Broschüre werden auch für Ortschaften außerhalb der ladinischen Gemeinden die ladinischen Exonyme benutzt. Das ist gut — und beweist, dass Toponyme nicht zwangsläufig offiziell sein (auf dem Ortsschild stehen) müssen, um öffentlich gebraucht werden zu können.

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  • Medienkampagnen des AA.
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    [B]eim Alto Adige war es schon öfters so, dass die Zeitung durchaus stolz drauf ist, nicht Journalismus im klassischen Sinne, sondern Kampagnen zu machen. Das war bei den Dolomitenpässen der Fall, wo man systematisch und bewusst Druck auf die Politik gemacht hat. Und das ist auch jetzt wieder der Fall. Denn es gibt jeden Tag mindestens einen Artikel zu diesem Thema [dem angeblichen Unbehagen der Italienerinnen, Anm.].

    Landeshauptmann Arno Kompatscher (SVP) im heutigen Salto-Interview

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  • Disagio 2.0, stop ai fatti!
    Quotation

    Sì, è vero gli italiani stanno per sparire dalle valli, vivono solo nelle città, in pratica in una piccola frazione di territorio. È un deflusso inevitabile, basta volerlo vedere.

    Dice questo il professor Luca Fazzi, «ordinario di Sociologia a Trento», nell’intervista ad opera di Paolo Campostrini pubblicata sull’A. Adige di oggi. Prima di dire che «lo Statuto [di autonomia] non va riformato. Va superato.»

    Eppure, secondo i dati ufficiali dell’Astat, la percentuale degli italiani dal 2001 al 2011 è aumentata ad Aldein, Andrian, Algund, Altrei, Appiano, Badia, Bolzano, Bressanone, Bronzolo, Brunico, Cortina s.s.d.v., Corvara, S. Crestina, Dobbiaco, Feldthurns, Freienfeld, Glurns, Graun, Gsies, Hafling, Jenesien, Kaltern, Kastelbell-Tschars, Kastelruth, Kuens, Laives, Lauregno, St. Lorenzen, Lüsen, Mareo, Marling, S. Martin de Tor, Merano, Mölten, Montan, Mühlwald, Nals, Naturns, Natz-Schabs, Niederdorf, Olang, St. Pankraz, Partschins, Percha, Pfalzen, Plaus, Prettau, Proveis, Ratschings, Riffian, Ritten, Rodeneck, Sarntal, Sexten, Sterzing, Terenten, Terlan, Tisens, Tirol, Tramin a.d.W., Truden, Tscherms, Urtijëi, Vadena, Vahrn, La Val, Villnöß, Völs, Vöran, Waidbruck, Welsberg-Taisten, Welschnofen. Ovvero in 72 comuni su 116 (il 62%) e in 6 comunità comprensoriali su 8.

    Ma questi sono «solo» i fatti… e quelli oggigiorno sembrano non interessare più nemmeno ai professori.

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