Das Kind mit dem Bade…

Die Süd-Tiroler Freiheit treibt kommunal die Änderung amtlicher Gemeindebezeichnungen voran, um den Namen Alto Adige zu beseitigen. Dabei nehmen die Patrioten billigend in Kauf, dass aufgrund der vorschriftmäßigen Gleichstellung der Sprachen auch Südtirol entfällt. So bliebe auch im deutschen Sprachgebrauch nur noch die etwas unnatürlich klingende Bezeichnung »Autonome Provinz Bozen« erhalten.

Statt einer rein symbolischen Negativaktion, die im täglichen Sprachgebrauch wirkungslos verpuffen würde, wäre es wohl angebrachter, die Umsetzbarkeit eines konstruktiven Vorschlags zu überprüfen — nämlich ob es möglich wäre, an die offizielle Landesbezeichnung »Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige« den Zusatz Sudtirolo zu hängen:

Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige/Sudtirolo

Meiner bescheidenen Meinung nach dürfte es jedenfalls einfacher sein, einer zunächst vollständig erhalten bleibenden Bezeichnung etwas hinzuzufügen, als einseitig etwas zu entfernen und/oder zu ersetzen. Sofern zulässig, könnte diese Änderung sowohl im Landtag als auch in allen anderen öffentlichen Entscheidungsgremien beantragt und hoffentlich von einem Teil der »italienischen« Parteien mitgetragen werden.

Dies wäre eine wirksame Unterstützung zur Etablierung der italienischen Landesbezeichnung Sudtirolo; irgendwann könnte dies zur Substitution von Alto Adige durch Sudtirolo führen. Überhaupt wäre eine Politik der schrittweisen Annäherung im Sinne des gesellschaftlichen Zusammenhalts ungleich zielführender als irgendwelche Hauruck-Aktionen, durch die wir riskieren, das Kind mit dem Bade auszuschütten.

Eine Idee auch für andere Parteien?

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JGS doch für die Selbstbestimmung.

Wie sich jetzt herausstellt, sind die Jungen Grünen doch für die Selbstbestimmung. Nach einer diesbezüglichen Mitteilung, die nicht Pressemitteilung heißen durfte, und nach dem entsprechenden Medienrummel hatten die Young Greens zunächst einen Rückzieher gemacht und sinngemäß klargestellt: »Wir sind nicht für die Selbstbestimmung, wir wollen nur diskutieren.«

Auf Nachfrage heißt es nun, man sei zwar nicht für die Selbstbestimmung, aber sehr wohl für eine Abstimmung. Ein Widerspruch, denn selbst bestimmen heißt in einer Demokratie abzustimmen. Ergebnisoffen — denn Selbstbestimmung heißt per se noch lange nicht Unabhängigkeit.

Wenn die Jungen Grünen also für eine Abstimmung unter »mündigen BürgerInnen« sind, dann sind sie für die Selbstbestimmung — ohne die Unabhängigkeit fordern zu müssen.

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Reißverschluss.

In eigener Sache.

Nachdem ich heute zum wiederholten Male aus dem Auto steigen musste, um einem hupenden Zeitgenossen das Reißverschlussverfahren zu erklären, sehe ich mich veranlasst einen Beitrag dazu zu verfassen. Es gibt (zum Beispiel) auf der Eisackuferstraße in Bozen nicht dafür zwei Spuren, damit jeweils nur diejenige befahren wird, die nicht in einer Engstelle endet. Der Verkehr soll hingegen erst dort — an der Engstelle — in eine einzige Spur zusammenfließen, und zwar wie bei einem Reißverschluss durch abwechselndes Einordnen eines Fahrzeugs vom linken und eines vom rechten Fahrstreifen.

Hierzulande versuchen die Fahrer zumeist, sich möglichst bald (und undiszipliniert) in die eine Fahrspur einzuordnen. Wenn dann jemand die freibleibende Spur nutzt, um dem Reißverschlussprinzip folgend bis zur Engstelle vorzufahren, wird diese »Dreistigkeit« nicht selten mit einem Hupkonzert quittiert, und das Einordnen wird quasi »zur Strafe« nicht gestattet.

Durch konsequente Einhaltung des Reißverschlussverfahrens ließe sich jedoch viel Zeit und Ärger — aber auch ein bisschen Umweltverschmutzung — sparen. Übrigens: Dasselbe Prinzip gilt auch auf der Autobahn, wenn ein Fahrstreifen baustellenbedingt entfällt.

Geht hin und verbreitet diese Kunde. Meine Nerven bedanken sich schon mal.

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Rappresentare gli italiani.

Quando i Verdi, qualche giorno fa, andarono a sbattere contro l’autodeterminazione, Christian Tommasini (PD), interpellato dai giornali, disse che quella «tigre» non andava accarezzata. Fu l’ammissione, nemmeno troppo velata, di voler rinunciare a prendere in considerazione una delle ipotesi di evoluzione di questa terra — per pura e semplice paura. Ma la paura, come afferma giustamente Riccardo Dello Sbarba, è una cattiva consigliera. In questo contesto, ad esempio, impedisce di riflettere sulla differenza tra un processo «etnico», certamente pericoloso, ed uno «interetnico», potenzialmente capace di condurre questa terra ad un futuro indiviso.

Invece i due ministri democratici, Tommasini e Repetto, hanno sentito la necessità di scrivere all’A. Adige per ribadire la loro contrarietà perfino al passaggio della polizia alla provincia. A loro avviso infatti le competenze andrebbero richieste solo qualora un servizio funzionasse male, ed in ogni caso quando al contempo si riuscisse a far risparmiare lo stato*. Argomentazioni strampalate, che ridurrebbero l’autonomia ad un semplice pretesto funzionale ed economico, senza tener conto delle specificità di questa terra.

Se ora è vero, ed io ne sono convinto, che una buona fetta dei sudtirolesi di lingua italiana sarebbe disposta a parlare di indipendenza, a patto di farlo con piena dignità, è evidente che lo stretto legame che quasi tutti i partiti «italiani» hanno con il centralismo romano crea un problema di rappresentanza. Ammesso cioè che i rappresentanti politici «tedeschi» volessero interloquire con gli «italiani» su questo tema — e lentamente ne stanno comprendendo l’importanza — ora come ora sarebbe impossibile farlo per la ragione stessa che gli italiani, da questo punto di vista, non sono adeguatamente rappresentati.

E non si tratta tanto di un deficit dei partiti nazionali, quanto invece dell’intero sistema politico sudtirolese etnicizzato — per via del quale si sta rischiando di far arenare in partenza un dibattito stimolante e doveroso sul nostro comune futuro. A medio termine solo l’apertura dei partiti coinvolti nei confronti di tutti i cittadini che vi siano interessati, indipendentemente dall’appartenenza linguistica, potrebbe garantire un confronto vero. Ecco quindi che se l’SVP o la stessa Süd-Tiroler Freiheit dovranno giocoforza rivolgersi direttamente ed attivamente ai concittadini italiani, cambiando radicalmente atteggiamento nei loro confronti, il ruolo dei Verdi come partito interetnico per definizione potrebbe diventare fondamentale.

In questo frangente è difficilissimo capire se questa svolta avverrà tra cinque mesi o tra cinquant’anni. Però è un’evoluzione imprescindibile se vogliamo avvicinarci seriamente al traguardo dell’indipendenza. E questo evidenzia come lo stesso «processo» contribuirebbe a trasformare la politica — ed al contempo la società — in senso post-etnico.

*) Se la sicurezza — per fortuna — non è un problema che attualmente ci affligge, sarebbero sicuramente migliorabili la formazione, la collaborazione transfrontaliera e soprattutto il bilinguismo delle forze dell’ordine. Se pensiamo a quest’ultimo punto ci rendiamo conto come non sia vero nemmeno che il servizio oggi sia già perfetto. Inoltre, il controllo del territorio fa indubbiamente parte di un’autonomia matura ed evoluta.

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Indipendenza. Dalla storia.

In risposta ai commenti di Florian Kronbichler e Riccardo Dello Sbarba, sul Corriere di oggi è apparsa un’ottima lettera-analisi di Valentino Liberto.

Un Sudtirolo indipendente dalla storia.

Egregio Direttore, desidero esprimere alcune perplessità riguardo all’editoriale di Florian Kronbichler nel quale il giornalista si rivolge al capogruppo verde nel Landtag, Riccardo Dello Sbarba, quasi fosse l’unico interlocutore legittimato a rispondere sul caso Selbstbestimmung dal punto di vista dei Verdi. Sbaglia Kronbichler a vedere nei Consiglieri i soli responsabili della linea assunta dal dibattito interno. È una questione di metodo: i partiti moderni discutono in base alle istanze che salgono dalla base. Allinearsi al pensiero dominante significa rallentare, se non compromettere, i progressi in atto. Tornando all’oggetto del contenzioso, duole constatare che l’equivoco di fondo – capace di renderci prigionieri un po’ ottusi dei vocaboli – è di là dall’essere superato. L’inerzia collettiva ha privato il termine “autodeterminazione” di un sinonimo meno saturo di riferimenti, ma il suo contrario non è “autonomia”. Entrambe vengono celebrate come valori in sé, entrambe fanno parte di un linguaggio storicizzato che ne determina il significato. Gli interetnici, fautori di un lessico alternativo al vocabolario autonomista, si sono arresi di fronte all’equivoco. E’ stato proprio il timore di invadere il campo semantico altrui a condannare l’autodecisione al declassamento nel gergo del conflitto etnico »ben temperato« e i Verdi a prenderne le distanze.«

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Wie die Bayern.

Es ist geradezu beängstigend, mit welcher Laienhaftigkeit wir es auch in den Reihen der Regierungspartei beim Thema Selbstbestimmung zu tun haben. So spricht sich Thomas Widmann, im Doppelpack mit Richard Theiner Obmannkandidat der SVP, im heutigen TAZ-Gespräch für eine Selbstbestimmungslösung nach bayrischem Vorbild aus. Der Landesrat hat offensichtlich keine Ahnung, dass »Freistaat« in Deutschland nicht mehr ist, als eine folkloristische Bezeichnung, die das Selbstverständnis eines Bundeslandes beschreibt. Ansonsten hat Bayern keine Zuständigkeiten oder Vorrechte, die nicht jedes andere deutsche Bundesland auch hätte. Wenn sich das Duo Theiner-Widmann auf Bayern beruft, dann ist dies nicht nur keine Verbesserung, sondern unter Umständen die Vorlage zur Abschaffung der Südtirol-Autonomie. Eine erschreckende Ignoranz.

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Selbstbestimmungsrenaissance.

Die Ereignisse überschlagen sich weiterhin. Im heutigen Tageszeitungsinterview bestätigt Richard Theiner, Landesrat und SVP-Obmannkandidat, sich mit dem Thema Selbstbestimmung beschäftigen zu wollen. Erneut nimmt er dafür den Vorstoß der Jungen Grünen zum Anlass, was unterstreicht, wie befreiend deren Enttabuisierung für die gesamte politische Landschaft war. Gleichzeitig sind Theiners Ansichten zum Thema nach wie vor nebulös, wenn er sich zum Beispiel auf die Lega beruft oder eine Rückkehr zu Österreich nicht ausschließt.

Und dennoch fällt auf, dass sich auch Theiner Argumente zueigen macht, die diese Plattform in dieser Form zum ersten Mal vertreten hat, und die noch vor wenigen Monaten beinahe unerhört waren. Ob es tatsächlich einen Zusammenhang zu gibt, sei dahin gestellt, doch man kann feststellen dass Theiner bereits viel sinnvoller argumentiert, als die Südtiroler Rechtsparteien — was gar nicht so schwierig ist. Zum Beispiel spricht er — wie Zeller vor ihm in der ff – von einem gemeinsamen Weg aller Südtiroler, ungeachtet ihrer Muttersprache.

Wenn es sich nicht mehr um ethnische Grabenkämpfe handelt, Deutsche gegen Italiener, sondern wenn man sich gemeinsam Gedanken über die Gestaltung der Zukunft macht.

Richard Theiner im TAZ-Interview

Die logische Konsequenz dieser positiven Sichtweise wäre wohl was bereits niwo in diesem Blog gefordert hatte: Dass die SVP zunächst ein klares Ziel definiert und sich dann sämtlichen Mitbürgern, auch ItalienerInnen und neuen SüdtirolerInnen öffnet, sofern sie die Erlangung dieses Zieles mittragen. Das wäre dann eine sofortige Vorwegnahme der positiven Auswirkungen der Eigenstaatlichkeit auf Parteiebene, und insofern ganz im Sinne von . Wie will die SVP auch sonst die Selbstbestimmung gemeinsam mit den »ItalienerInnen« anstreben?

Natürlich ist dies alles Zukunftsmusik, und selbstverständlich ist es zu früh für eine objektive Einschätzung. Doch ich konstatiere, dass es neben den fürchterlichen Angriffen der SVP/Dolomiten auch gemäßigtere Töne gibt. Allein die Tatsache, dass sich die Volkspartei an den Grünen orientiert, und dies sogar öffentlich kundtut, war bis vor kurzem unvorstellbar.

Diese Plattform wird an der Sache dranbleiben und kritisch beobachten, wie sich der Politkoloss Sammelpartei in dieser Hinsicht bewegt. Die plötzliche Kurskorrektur und die zum Teil unausgegorenen Positionen geben Anlass zur Vorsicht.

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