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  • Land ficht Stellenwettbewerb der Finanzwache an.

    Wie das Landespresseamt mitteilt, hat die Landesregierung beschlossen, einen Stellenwettbewerb der Finanzwache anzufechten, weil er gegen die Zweisprachigkeitsbestimmungen verstößt.

    Dieser Wettbewerb sieht keinen Stellenvorbehalt für zweisprachige Kandidatinnen und Kandidaten für das Gebiet der Provinz Bozen vor, die (sic) in diesem Fall das Niveau B und A betreffen würde.

    — LH Arno Kompatscher

    Ein weiteres Mal setzen sich Ordnungs- und Kontrollorgane des Staates über die Südtirolautonomie und den damit einhergehenden Minderheitenschutz hinweg. Der Vertragsbruch wird somit — frei nach dem Motto pacta sunt frangenda — zur Normalität:

    Auch die italienische Zollbehörde umgeht die Südtiroler Autonomiebestimmungen (Zweisprachigkeit und Proporz) systematisch.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06



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  • La toponomastica inventata vista da Nicolò Rasmo.

    La collaborazione fra gli studiosi per mezzo della reciproca informazione sui singoli raggiungimenti scientifici può portare a risultati che ricerche isolate permetterebbero raramente di conseguire. Ma solo l’accordo su basi comuni rende possibile il naturale dialogo fra gli studiosi su di un determinato argomento.

    Nel campo degli studi storici e scientifici della nostra regione è intervenuto da qualche decennio su queste basi, necessarie per una comprensione comune, e rese del resto già difficili per la necessaria conoscenza di due diverse lingue e culture, un ulteriore elemento disturbatore, il cui influsso si fa sempre più sentire creando malintesi e rendendo difficile agli italiani la partecipazione alle ricerche scientifiche ed ai tedeschi la comprensione degli studi fatti dagli italiani. Intendo accennare alla toponomastica altoatesina (sic) la cui situazione attuale può considerarsi letteralmente caotica. Infatti sotto il velo pseudo-scientifico di un ritorno dei nomi alla loro forma originaria si gabellò, da parte di elementi che non appartengono al campo della cultura, ma piuttosto a quello di un deteriore politicismo, un’arbitraria traduzione e spesso una fantastica invenzione di nuovi nomi con cui si volle sostituire qualsiasi denominazione precedente, sia che riguardasse una città o un paese o un castello o una singola casa o un campo. Le conseguenze, astraendo dal penoso senso di ridicolo gravante non soltanto su chi progettò tali nomi, ma anche, e ben di più, su chi li accolse, li impose e li divulgò, non mancarono di dimostrarsi controproducenti appunto nel campo della toponomastica stessa; perché nella massa delle denominazioni latine o italiane inventate, quelle, ed erano molte, autentiche e, come testimonianze storiche e culturali, veramente importanti, ormai spesso si perdono e rimangono così prive di efficacia e di valore per la media delle persone che in esse si imbattono. Infatti è più logico che queste stesse persone dalla constatazione di prevalenti palesi falsi arrivino ad una conclusione generalizzante del tutto negativa e certo ingiusta.

    Che taluno in un momento di euforia si potesse un giorno illudere di imporre dei nuovi nomi allo stesso modo come vennero imposti d’autorità nei secoli passati in certi Stati agli ebrei, è fenomeno naturale ed inevitabile, per quanto da deprecarsi. Ma che tale utopia potesse essere condivisa da tutti era ed è assolutamente inverosimile perché, a meno che non si fosse realizzato un completo trapianto di popolazione, cosa questa che non riteniamo né augurabile, né possibile, tale integrale sostituzione di denominazioni non avrebbe mai potuto compiutamente attecchire.
    I nomi di località non devono mai essere artificiosamente cambiati; eventualmente essi col tempo si modificano o si adattano, in modo naturale, alle mutate condizioni linguistiche del paese. Ma anche quando si intendesse affrettare tale opera con semplificazioni ortografiche o con ritorni a più vecchie denominazioni per rendere facilmente pronunciabili i nomi delle principali località anche ad un italiano ignaro della lingua tedesca, non era affatto naturale che tali misure, che dovevano essere prese semmai solo in singoli casi isolati, venissero generalizzate ed introdotte anche dove ciò non era affatto necessario.

    Ignoriamo infatti per esempio perché al paese di Blumau, nome certamente non più ostico di Iglesias o Terzolas o Gennargentu o Comeglians o Sauris, ma caratteristico ed inconfondibile, si sia voluto mettere il nome banale di Prato Tires (e prima: Prato Isarco); lo stesso valga per Gossensass, ora Colle Isarco, per Prad, ora Prato Stelvio, per Picolein ora Piccolino e per molti altri.

    Da «Toponimi e buonsenso» di Nicolò Rasmo, in «Cultura Atesina» numero 8, 1954. Sottolineature:

    Vale la pena soffermarsi sull’affermazione

    I nomi di località non devono mai essere artificiosamente cambiati; eventualmente essi col tempo si modificano o si adattano, in modo naturale, alle mutate condizioni linguistiche del paese.

    in quanto ben descrive che cosa si intenda per «toponimi storici», ovvero «stratificatisi storicamente». Non si tratta di ritornare indietro nei tempi e scegliere, arbitrariamente, quale fosse il toponimo «storicamente corretto», bensì di un processo non «artificioso», di stratificazione ed evoluzione «naturale», non decisa e imposta a tavolino.

    Spesso si vuol far credere che il rifiuto e particolarmente l’abolizione della toponomastica inventata sarebbe un’ingiustizia equiparabile alla sua introduzione e imposizione durante il fascismo; il testo di Rasmo invece rende comprensibile perché tale concezione sia assolutamente fuorviante.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 || 01 02



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  • La CUP chiede un referendum unilaterale.

    Il presidente catalano Carles Puigdemont (PDC, già CDC) ha deciso di sottoporsi a un voto di fiducia in settembre, dopo che la Candidatura d’Unitat Popular (CUP), federazione di associazioni della sinistra radicale e dell’anarchismo (particolarmente radicato in Catalogna), prima della pausa estiva aveva negato il proprio consenso alla legge finanziaria del suo governo.

    Carles Puigdemont era succeduto ad Artur Mas (anch’egli PDC/CDC) su richiesta della stessa CUP, la quale aveva chiesto un segnale di discontinuità  rispetto al passato.

    Alcuni osservatori avevano interpretato l’atteggiamento della CUP sulla finanziaria come il sintomo di un ripensamento sul comune programma di governo, imperniato sull’indipendenza dalla Spagna. Mentre però si sta avvicinando la data fatidica del voto di fiducia, vari esponenti di spicco della CUP spingono nella direzione opposta: se Puigdemont vuole assicurarsi il pieno consenso della sinistra radicale, affermano, deve impegnarsi a indire un RUI (referendum unilaterale d’indipendenza) entro breve e a dichiarare l’indipendenza dalla Spagna se il risultato fosse favorevole a tale opzione.

    Per ora le reazioni di Junts pel Sí­ (JxS, piattaforma elettorale e di governo di PDC/CDC ed ERC) sono piuttosto tiepide, in quanto la roadmap concordata non prevede l’indizione di un ulteriore referendum. Sarà  dunque da vedere quanto JxS e CUP riusciranno ad avvicinare le loro posizioni prima del voto di fiducia. Quel che è chiaro sin da ora, invece, è che entrambi i movimenti rimangono chiaramente favorevoli alla secessione.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07



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  • NISF – Weitere Zentralisierung staatlicher Dienste.

    Am kommenden Mittwoch, den 31. August, ist die NISF-Dienststelle in Neumarkt zum letzten Mal geöffnet. Zwar ist geplant, im dortigen Rathaus ein Informationsbüro des staatlichen Sozialversicherungsinstituts aufrecht zu erhalten, doch wer mehr benötigt als eine Auskunft, wird sich fortan in die Landeshauptstadt begeben müssen. Während das Land erst allmählich über eine Dezentralisierung der eigenen Dienste (nach bayerischem Vorbild) nachdenkt, die die Attraktivität der Südtiroler Bezirke wieder stärken soll, schreitet die Zentralisierung staatlicher Dienste im Eiltempo voran:

    Und nun beginnt also die Zentralisierung auch beim NISF. Angesichts dieser besorgniserregenden Entwicklung sollte man vielleicht im Rahmen des Südtirolkonvents darauf pochen, die Koordinierung und Planung sowie die geographische Verteilung öffentlicher Dienstleistungen in den Zuständigkeitsbereich des Landes zu holen — sofern diese Dienste nicht zur Gänze übertragen werden.

    Cëla enghe: 01 02



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  • Schlimmste Erfindung der Politik?

    EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker war vor wenigen Tagen Gastredner beim Tiroltag in Alpbach. Indem er dort die Landeshauptleute der Europaregion als »Landesobermuftis« verunglimpfte, zeigte er wenig Respekt für die subsidiären Strukturen in der EU und deren gewählte Repräsentanten.

    Darüberhinaus behauptete Juncker in seiner Rede, Grenzen seien die schlimmste Erfindung, die Politiker je gemacht hätten. Er hatte dabei wohl die europäischen Binnengrenzen, die drohende Schließung der »Unrechtsgrenze« am Brenner und die mangelnde europäische Zusammenarbeit in der Flüchtlingsfrage vor Augen.

    Alles gut? Nach meinem Dafürhalten kann man seine Aussage so nicht stehenlassen. Nicht nur, weil wir territoriale Verwaltungsgrenzen immer brauchen werden, um den Kontinent nicht zu einem zentralistisch regierten (bzw. unregierbaren) Moloch verkommen zu lassen. Das ist banal.

    Doch auch die Asylsuchenden — denen die Grenzüberschreitung unnötig erschwert wird — kommen nicht etwa trotz, sondern wegen der Grenzen. Auf der einen Seite der Grenze fühlen sich diese Menschen unsicher und verfolgt, weshalb sie auf der anderen Seite Schutz suchen.

    Unser Ziel wird es also nicht sein können, Grenzen abzuschaffen, sondern ihre negativen Eigenschaften zu vermindern und die positiven aufrechtzuerhalten und zu stärken. Wichtig wäre hierfür natürlich auch, dass Grenzziehungen nach demokratischen Grundsätzen und nicht nach dem Gesetz des Stärkeren erfolgen.

    Cëla enghe: 01 02 03 04



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  • ›Ihr vom völkischen Lager…‹

    Mamma mia! Ihr vom völkischen Lager seid echt nicht mehr zu retten.

    Maximilian Benedikter (Gründungsmitglied von Salto, Spitalsarzt, Mitglied im F100) mir gegenüber (hier). Einen Nazi — wenn auch verklausuliert, wie diesmal — hatte mich schon länger niemand genannt.

    Was ist passiert? Ich hatte mich erdreistet, darauf hinzuweisen, dass die Ablehnung von Roland Langs Plakaten (»il Sudtirolo non è Italia«) durch den römischen Plakatierungsdienst aufgrund eines Maßstabs (nämlich mit der Begründung, dass der Inhalt falsch sei) erfolgt ist, bei dessen konsequenter Anwendung man wohl auch die meisten Werbekampagnen ablehnen müsste.

    Dafür also das

    Mamma mia! Ihr vom völkischen Lager seid echt nicht mehr zu retten.

    Wenn ich mich gegen ein Burkaverbot ausspreche, bin ich dann wohl auch ein Islamist (oder gar Dschihadist). Schade, dass in Südtirol selbst — oder gerade — gebildeten Menschen die grundlegendste Abstraktions- und Differenzierungsfähigkeit abhanden kommt, wenn es im weitesten Sinn ums Thema »Selbstbestimmung« geht.

    Wie sonst könnte man jemanden dem »völkischen Lager« zuordnen, der die Überwindung des Ethnizismus, die Multikulturalität, die Aufnahme von Flüchtlingen, die Gleichstellung von Homo- und Anderssexuellen (…) befürwortet?

    Vielleicht sollten sich die Selbstgerechten auch mal fragen, ob ihr blindes Festhalten am Nationalstaat nicht eher etwas Völkisches an sich hat, als die Forderung nach seiner Überwindung.

    Und: Nein, ich halte Langs Kampagne auch nicht für besonders hilfreich. Ihm deshalb das Recht auf freie Meinungsäußerung zu verwehren, ist aber mindestens (!) genauso schlimm.

    Cëla enghe: 01 02 03



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  • Einbürgerungen: Vergleich Südtirol-Bayern.

    Liebe Neubürgerin,

    mit der heutigen Aushändigung der Einbürgerungsurkunde haben Sie die deutsche Staatsangehörigkeit erworben. Ich gratuliere Ihnen dazu sehr herzlich!

    Mit dem Erwerb der deutschen Staatsangehörigkeit sind Sie Inhaberin aller staatsbürgerlichen Rechte und Pflichten in der Bundesrepublik Deutschland. Gerne übergebe ich Ihnen anbei die Texte des Grundgesetzes für die Bundesrepublik Deutschland und der Bayerischen Verfassung.

    Ihre Einbürgerung stellt den Schlusspunkt eines langen Integrationsprozesses dar, den Sie erfolgreich gemeistert haben. Ich heiße Sie als neue deutsche Staatsbürgerin in der Mitte der Gesellschaft recht herzlich willkommen.

    Ich bitte Sie um Ihre engagierte Mitarbeit in unserer Gesellschaft, unsere Demokratie braucht aktive Bürger.

    Auf Ihrem weiteren Lebensweg wünsche ich Ihnen viel Glück und Erfolg!

    Mit freundlichen Grüßen

    Joachim Herrmann

    Die Einbürgerungsurkunde, der dieses Schreiben des Bayerischen Innenministers beiliegt, ist vom Landratsamt bzw. von der kreisfreien Gemeinde unterschrieben und wird auch von diesen ausgehändigt.

    Auch die Entscheidung über den Einbürgerungsantrag fällt in Bayern nicht etwa der Bund, sondern die Regierung des eigenen Bezirks.

    In Südtirol sind für Einbürgerungen die zentralstaatlichen Institutionen Präfektur, Quästur und Innenministerium zuständig. Land und Gemeinden spielen dabei so gut wie keine Rolle. Bei der Übergabezeremonie ist mitunter sogar das italienische Heer anwesend.

    Wird den »Neubürgerinnen« auch hierzulande der Text der Landesverfassung (Autonomiestatut) ausgehändigt? Wohl nicht — obwohl dies hier aufgrund der sprachlich-kulturellen Besonderheiten eine noch wichtigere Rolle spielen würde als etwa in Bayern.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 || 01 02



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