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  • AfLB – Anche nel 2025 segnalazioni in crescita.
    Aumento del 61%

    In rapporto agli anni precedenti, il numero di segnalazioni ricevute dall’Amt für Landessprachen und Bürgerrechte / Ufficio per le lingue ufficiali e i diritti civici (AfLB) è aumentato notevolmente anche nel 2025.

    Per portare alla luce i dati è stata nuovamente necessaria un’interrogazione (n. 1371/26) in Landtag, poiché l’AfLB non pubblica statistiche di sua iniziativa. Un po’ più di trasparenza certamente non guasterebbe.

    Anche nel 2025, secondo la risposta del Landeshauptmann, ci sono state segnalazioni relative alla lingua tedesca (118) e italiana (4), mentre non è stato registrato alcun caso legato al ladino — nonostante dalle statistiche ufficiali emerga che è proprio questa lingua a subire la maggiore discriminazione. Sarebbe molto interessante capire se ciò sia dovuto a rassegnazione o ad altri fattori.

    I casi di cui l’ufficio si è occupato sono aumentati continuamente di anno in anno: le 122 segnalazioni dell’anno scorso rappresentano infatti un aumento consistente (del 61%) rispetto alle 76 dell’anno precedente e addirittura del 578% rispetto ai 18 casi del primo anno di attività (2020).

    Il fatto che pressoché la totalità (ossia il 97%) delle segnalazioni riguardi la lingua tedesca, mentre quelle per infrazioni a danno della lingua italiana si attestano a poco più del 3%, conferma ancora una volta in modo inconfutabile che tra le due lingue ufficialmente parificate, quella maggiormente negata è il tedesco. Questo dato è in linea con le statistiche ufficiali pubblicate da ASTAT e conferma lo stato di minorizzazione della lingua tedesca.

    Ciononostante, va comunque sottolineato come, nel rendere noti i dati, l’AfLB continui a non distinguere tra denunce ricevibili e irricevibili, rendendo impossibile stabilire quante riguardino situazioni effettivamente illegali.

    A titolo di esempio, la reclamazione n. 98 (cfr. tabella) riguarda la mancata disponibilità di modulistica e informazioni in lingua italiana sul sito di un’associazione privata di lingua tedesca come l’AVS.

    In ogni caso, secondo la risposta ufficiale del Landeshauptmann, dei 122 casi presi in carico solo 14 sarebbero ancora in attesa di una risposta da parte degli enti coinvolti, mentre tutti gli altri sarebbero già stati trattati. Tuttavia, ciò non significa necessariamente che il caso sia stato risolto in senso positivo e soddisfacente. Anche a tal proposito sarebbe necessaria una maggiore trasparenza.

    Rimane invece senza risposta, almeno per ora, la domanda relativa alle sanzioni comminate per il mancato rispetto della normativa sul bilinguismo, che — in maniera del tutto anomala — rimangono competenza esclusiva dello stato centrale.


    Per chi ne avesse bisogno, i contatti dell’AfLB sono: landessprachen.buergerrechte[at]provinz.bz.it per quanto riguarda l’e-mail ordinaria e lb-ld[at]pec.prov.bz.it per quella certificata.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 | 06 07 08



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  • In Austria i rifugiati impareranno il dialetto.

    Il governo austriaco — composto da ÖVP, SPÖ e Neos — ha riformato i corsi di lingua obbligatori per i rifugiati, con nuove regole che entreranno in vigore a partire da aprile.

    Sostanzialmente, l’obbligo è stato flessibilizzato per renderlo maggiormente compatibile sia con le esigenze familiari sia con quelle lavorative, aumentando le possibilità di apprendimento autonomo a casa o in appositi spazi pubblici, di accudimento dei bambini nonché di frequenza dei corsi in orario serale. Al contempo, tuttavia, l’obbligo sarà reso anche più severo mediante l’inasprimento di alcune sanzioni per chi non collabora o si sottrae alla partecipazione.

    La riforma prevede anche un maggior orientamento dei contenuti all’uso pratico e, in particolare, l’insegnamento dei dialetti regionali a partire dal livello linguistico B1.

    Tutto ciò, secondo la ministra all’integrazione Claudia Bauer (ÖVP), dovrebbe contribuire a rendere i corsi maggiormente vincolanti, più aderenti alla realtà e più effettivi.

    La scelta di includere i dialetti è interessante anche se rapportata al «dibattito» attualmente in corso in Sudtirolo: mentre in Austria, a partire da un certo livello, le varietà linguistiche regionali vengono incluse esplicitamente nel percorso di integrazione, qui da noi, secondo alcuni, dovrebbe valere il contrario. Il dialetto non viene visto né come un dato di fatto neutrale né tantomeno come una risorsa, bensì come un problema — qualcosa da escludere dalla sfera pubblica a favore di una presunta lingua standard «pulita».

    L’approccio austriaco, già sperimentato in alcuni Länder della vicina repubblica, riconosce che la convivenza e la comprensione non avvengono solo tramite lingue normate, ma fornendo gli strumenti per sapersi orientare nella realtà linguistica concreta di un territorio dove — esattamente come in Sudtirolo — spesso prevale il dialetto.

    La partecipazione alla vita sociale difficilmente può funzionare senza una certa familiarità con i dialetti, e non ha alcun senso esigere che la popolazione locale li abbandoni — se non da un punto di vista coloniale.

    Se in Austria i dialetti sono considerati una componente normale della vita quotidiana, perché dovrebbero essere trattati come un ostacolo proprio in un territorio di minoranza in cui sono altrettanto radicati e fanno parte dell’identità collettiva?

    Cëla enghe: 01 02



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  • LLMs diskriminieren deutsche Dialektsprecherinnen.

    Forschende der Johannes-Gutenberg-Universität (Mainz), der Universität Hamburg, des Allen Institute for AI, der University of Washington sowie der University of Colorado Boulder haben untersucht, wie sich Vorurteile gegenüber deutschen Dialekten auf sogenannte Large Language Models (LLMs) auswirken.

    Dialekte stellen eine signifikante Komponente menschlicher Kultur dar und sind in allen Weltregionen anzutreffen. […] Da über 40 Prozent der Deutschen einen regionalen Dialekt sprechen und auch NLP-Tools wie LLMs in ihrem Dialekt nutzen wollen, stellt sich eine wichtige Frage: Werden diese Stereotype von den LLMs wiedergegeben und verstärkt?

    – aus der Studie “Large Language Models Discriminate Against Speakers of German Dialects” (2025)1DOI 10.18653/v1/2025.emnlp-main.415

    Übersetzung von mir (Original anzeigen)

    Dialects represent a significant component of human culture and are found across all regions of the world. […] Since more than 40% of Germans speak a regional dialect (Adler and Hansen, 2022) and also want to use NLP tools such as large language models (LLMs) in their dialects (Blaschke et al., 2024b), a critical question arises: Are these stereotypes being reflected by and reinforced within LLMs?

    Für die Untersuchung wurden insgesamt zehn LLMs mit zwei fiktiven Personen konfrontiert, einer Standarddeutsch- und einer Dialektsprecherin. Dies geschah auf zwei unterschiedliche Arten: Einerseits wurden die Personen explizit als Standard- und Dialektschreibende bezeichnet (dialect naming bias), andererseits wurden einfach die Eingaben (Prompts) der beiden Personen in Standardsprache bzw. Dialekt formuliert (dialect usage bias), wobei unterschiedliche Dialekte zum Einsatz kamen.

    Den »großen Sprachmodellen« wurden anschließend sowohl assoziative als auch Entscheidungsaufgaben gestellt. So sollten sie den beiden Personen Eigenschaften zuschreiben oder etwa Berufe empfehlen.

    Das Ergebnis ist unglaublich, ja nahezu unheimlich: Sowohl beim Dialect-Naming- als auch beim Dialect-Usage-Ansatz schrieben die LLMs Dialektsprechenden systematisch eher negative Eigenschaften wie »ungebildet« zu. Zudem empfahlen sie ihnen konsistent Tätigkeiten, die einen niedrigeren Bildungsgrad voraussetzen. Obwohl Dialektsprecherinnen laut soziolinguistischen Studien häufig als freundlicher wahrgenommen werden, wiesen ihnen die Modelle sogar in dieser Hinsicht eher die negative Eigenschaft »unfreundlich« zu.

    Den Studienautorinnen zufolge birgt diese Voreingenommenheit erhebliche Risiken, da sie die Ergebnisse bei der Nutzung von LLMs verzerren kann.

    Dies verdeutlicht die dringende Notwendigkeit, die Dialekt-Voreingenommenheit gezielt zu adressieren, da aktuelle LLMs weiterhin ein explizit diskriminierendes Verhalten gegenüber deutschen Dialektsprechenden an den Tag legen.

    – aus der Studie “Large Language Models Discriminate Against Speakers of German Dialects” (2025)

    Übersetzung von mir (Original anzeigen)

    This highlights the pressing need to address dialect bias, as current LLMs continue to display explicit discriminatory behavior toward German dialect speakers.

    Deutsche Dialekte würden zwar vor allem gesprochen und nicht so oft geschrieben, so die Autorinnen, doch sie beeinflussten selbstverständlich auch — vor allem informelle — schriftliche Kommunikation.

    Nicht zuletzt — so ließe sich ergänzen — ist es bereits heute möglich, mit LLMs mündlich interagieren. Da dies künftig noch an Bedeutung gewinnen dürfte, könnte sich auch die Problematik der Dialektverzerrung weiter verschärfen, wenn ihr nicht entgegengewirkt wird.

    Auf die Studie hatte mich (schon Ende November) Josef Prackwieser hingewiesen. Er ist Vorsitzender der Michael-Gaismair-Gesellschaft, wissenschaftlicher Mitarbeiter am Autonomiezentrum der Eurac und Kurator im Gründungsteam des NS-Dokumentationszentrums München.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 || 01 02

    • 1
      DOI 10.18653/v1/2025.emnlp-main.415 ↩︎


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  • STF fordert wenig glaubwürdig Abgrenzung von FdI.
    Nach Eklat um Ehrenbürgerschaft

    Vorgestern Abend ist der Gemeinderat von Trient daran gescheitert, dem faschistischen Diktator Benito Mussolini die Ehrenbürgerschaft der Stadt zu entziehen. Dies hat auch die STF auf den Plan gerufen, die den Vorfall in einer Pressemitteilung als »demokratiepolitische Bankrotterklärung« bezeichnet.

    Man stelle sich vor, welch Aufschrei der Entrüstung durch ganz Europa gehen würde, wenn der Gemeinderat einer Stadt in Deutschland oder Österreich mehrheitlich für die Beibehaltung der Ehrenbürgerschaft von Adolf Hitler stimmen würde. In Italien hingegen ist so etwas völlig normal.

    – Sven Knoll (laut Pressemitteilung der STF)

    Ganz richtig. Mir ist auch kein Fall aus Deutschland oder Österreich bekannt, wo ein derartiges Ansinnen mehrheitlich abgelehnt worden wäre. Wer allerdings in in mehreren Fällen nicht zur Aberkennung der Ehrenbürgerschaft von Adolf Hitler beitragen wollte und sich mehrfach — mit ähnlichen Argumenten wie jenen der italienischen Rechten in Trient — enthalten hat, war in Österreich wenig überraschend die FPÖ, mit der die weit nach rechts abgedriftete STF eine immer engere Zusammenarbeit pflegt.

    So enthielten sich die österreichischen Freiheitlichen zum Beispiel im Mai 2011 im Gemeinderat von Amstetten in Niederösterreich, als Hitler dort die Ehrenbürgerschaft aberkannt wurde.

    Wenn Knoll also zur sofortigen Beendigung der Koalition zwischen SVP und FdI in Südtirol aufruft und fordert, dass sich die Landesregierung eindeutig von jeglichen faschistischen Kräften abgrenzen müsse, kann ich mich dem zwar anschließen, doch leider hat die STF selbst keinerlei Glaubwürdigkeit, wenn es um derartige Abgrenzung geht.

    Cëla enghe: 01 | 02 03 04 05 06 07 08 09 10



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  • Aberkennung der Ehrenbürgerschaft von Mussolini laut Alpini ›ideologisch‹.
    Trient

    Mitte Jänner hatte das Internetportal il Dolomiti aufgedeckt, dass der faschistische Diktator Benito Mussolini bis heute Ehrenbürger der Trentiner Landeshauptstadt (sowie Hauptstadt der Region Trentino-Südtirol) ist. Seitdem fordern Antifaschistinnen, dies schnellstmöglich zu ändern. Wie an anderen Orten auch, winden sich die rechten und neofaschistischen Parteien mit den absurdesten Argumenten dagegen — und natürlich werden auch die beiden Klassiker aus der Trickkiste bemüht: Man dürfe die Geschichte nicht auslöschen und es gebe Wichtigeres zu tun.

    Doch neben FdI und Lega kritisieren auch die Alpini die Aberkennung der Ehrenbürgerschaft, die Mittelinks-Bürgermeister Franco Ianeselli so bald wie möglich über die Bühne bringen möchte.

    Rechtsanwalt Paolo Frizzi, Vorsitzender der ANA im Trentino, bezeichnet das Ansinnen gegenüber il Dolomiti als »ideologisch«, was ja auch zutrifft — allerdings im besten Sinne: es ist antifaschistisch und prodemokratisch. Es sei nun 80 Jahre lang zugewartet worden, so Frizzi, obwohl die Angelegenheit in den 50er, 60er oder 80er Jahren brisanter gewesen wäre. Eine Aussage, die umso absurder ist, als Mussolinis Ehrenbürgerschaft ja erst kürzlich bekannt geworden war. Andernfalls hätte man sich selbstverständlich auch schon früher damit befassen können. Dass ein Missstand lange bestanden hat, ist im Übrigen kein Argument für seine Fortführung, sondern eines für seine Behebung.

    Jedenfalls handle es sich um »kein einfaches Thema«, so der ANA-Chef weiter, insbesondere weil es auch unter einem historischen Gesichtspunkt bewertet werden müsse. Wie umstritten und negativ eine Persönlichkeit auch sein möge, sei es seiner Meinung nach erforderlich, die Aberkennung zu »kontextualisieren«, weil mit ihr der Weg zu einer Proskriptionsliste eröffnet werde. Er sage das nicht, um die Beibehaltung der Ehrung für Mussolini zu rechtfertigen — doch genau das ist der Subtext seiner Äußerungen.

    Warum bitte muss die Aberkennung einer Ehrung für einen faschistischen Diktator noch heute »unter einem historischen Gesichtspunkt bewertet« werden? »Kein einfaches Thema«? Was sollte offensichtlicher sein als die Tatsache, dass einer der größten Demokratiefeinde und Verbrecher des 20. Jahrhunderts nicht von einer demokratischen Institution geehrt werden sollte? Eine Ehrenbürgerschaft ist keine historische Dokumentation, sondern eine aktive, fortdauernde Auszeichnung. Wer sie nicht aberkennen will, trifft im Hier und Heute eine bewusste Entscheidung.

    Und von welcher Proskriptionsliste spricht der Herr? Ehrungen werden einzelfallbezogen vergeben und aberkannt. Einen Automatismus gibt es nicht. Sollte es aber weitere problematische — historisch ohnehin bereits geächtete — Persönlichkeiten wie Mussolini im Verzeichnis der Ehrenbürgerinnen geben, wäre es nur folgerichtig, auch ihnen die Ehrung zu entziehen. Doch das scheint gar nicht der Fall zu sein.

    Heute Abend soll im Gemeinderat »unserer« Regionalhauptstadt über Mussolini abgestimmt werden. Ianeselli hat den Rechten bereits entgegnet, wenn es Wichtigeres zu tun gebe, könne man die Aberkennung ja in zwei Minuten erledigen. Gerade weil es sich um einen symbolischen Akt handelt, wäre die Umsetzung so einfach — umso bezeichnender, wenn selbst dazu der Wille fehlt. Und vermutlich wird das Ansinnen tatsächlich scheitern: Die Geschäftsordnung des Gemeinderats sieht für solche Fälle ein Quorum von vier Fünfteln vor, das die Faschistenfreundinnen mit einer Enthaltung verhindern können.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 | 05 06 07 08 09 | 10 || 01 02 03 04



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