→→ Archif di cuntribuć esterns →→

  • Qui siamo in Italia, e quindi si parla Hochdeutsch.

    Gli attacchi alla lingua tedesca in Sudtirolo — e in particolare alle varietà qui effettivamente parlate — vengono ormai portati avanti con una veemenza e a un ritmo finora sconosciuti. Politici di ogni colore, giornalisti, intellettuali e professionisti di lingua italiana sembrano aver scoperto nel dialetto sudtirolese il nuovo grande nemico della convivenza linguistica, e stanno portando avanti una battaglia senza quartiere, sotto la sostanziale apatia (quando non addirittura il sostegno attivo) del mondo di lingua tedesca.

    La vecchia formula «qui siamo in Italia, qui si parla italiano» è diventata difficilmente presentabile e, inoltre, giustamente suscita forti resistenze da parte tedesca. Al suo posto è ora apparsa una versione più elegante: in prima battuta non si mette in discussione il tedesco in quanto tale, ma si contesta il fatto che i sudtirolesi parlino il proprio dialetto, suggerendo di passare allo standard o — appunto — all’italiano.

    Per un appartenente a una minoranza linguistica, indipendentemente da quale si tratti e dal fatto che utilizzi uno «standard» o un dialetto, è già psicologicamente difficile mantenere la propria lingua nel contatto con chi parla la lingua maggioritaria dello stato (cfr.). Una volta che cambia registro, nella stragrande maggioranza dei casi non lo farà per passare da una varietà a un’altra della lingua minoritaria, ma tenderà ad assumere la lingua dell’altro: il termine scientifico è «accomodamento linguistico». E quindi, normalmente, non si sceglierà il tedesco standard, ma l’italiano.

    Chi demonizza il dialetto tedesco in Sudtirolo forse dice di voler raggiungere il Hochdeutsch, ma molto più probabilmente otterrà l’assimilazione.

    Un esempio concreto di come viene portata avanti questa battaglia è l’intervista di Valeria Frangipane con Bruno Fattor, responsabile del servizio diabetologico presso l’ospedale di Bolzano, apparsa sabato sul sito dell’A. Adige con un titolo molto eloquente: «Patentino, altro che tedesco il vero problema è il dialetto».

    Tra le altre cose, Fattor propone di abbassare dal livello C1 al B2 il requisito di tedesco per il personale sanitario, concentrando maggiormente la formazione sul «linguaggio specialistico clinico». Nella stessa intervista, però, ammette di avere personalmente «una certa […] difficoltà a comprendere certe parti del discorso», quando la conversazione con i pazienti esce dall’ambito medico. E racconta che proprio per questo alcuni di loro finiscono per passare all’italiano.

    Se un medico con una certificazione C1 incontra difficoltà nel comprendere il tedesco parlato dai propri pazienti, la soluzione può davvero essere abbassare il livello richiesto? E quando mai a un medico può bastare una conoscenza specialistica della lingua? Deve parlare in tedesco con i pazienti — o solo con altri medici?

    Io personalmente quasi mai, con un medico di madrelingua italiana, ho avuto l’impressione che parlasse il tedesco «troppo bene», tanto da pensare che gli si sarebbe potuto richiedere un livello inferiore. Molto, troppo spesso ho avuto invece l’impressione contraria — e penso di non parlare solo per me.

    La questione diventa ancora più interessante quando Fattor parla esplicitamente del dialetto, con un senso di superiorità linguistica che lascia a bocca aperta.

    Racconta che negli anni ’90 del secolo scorso «il Bauer» (!) si sentiva «mortificato» se non riusciva a farsi capire. Oggi, invece, secondo Fattor, l’uso del dialetto avrebbe assunto «una coloritura prevalentemente identitaria, o politica».

    È difficile non notare il grave problema di questa rappresentazione.

    Perché il dialetto di decine di migliaia di sudtirolesi viene associato al «Bauer»? Perché chi lo parla dovrebbe sentirsi mortificato? E soprattutto: da quando il fatto che una persona utilizzi la propria varietà linguistica costituisce un problema politico?

    Il dialetto non è una deformazione del tedesco, né un residuo folkloristico che può essere tollerato solo nella vita privata. È il tedesco in Sudtirolo, la varietà linguistica utilizzata quotidianamente da decine di migliaia di persone nella comunicazione orale, indipendentemente dal grado di istruzione — medici inclusi! —, in città come nelle zone rurali. Allo stesso modo in cui in un paese plurilingue come la Svizzera si parla lo svizzero tedesco, anche in situazioni molto più formali che in Sudtirolo.

    Fattor arriva a sostenere che si possa «essere fieri del proprio dialetto da conservare (!) in un contesto “privato” di vita sociale», mentre nella vita professionale e nei rapporti con le istituzioni servirebbero «lingue scolastiche “ufficiali”».

    Qui emerge una concezione della lingua da far rabbrividire.

    Il tedesco che i sudtirolesi parlano realmente viene accettato finché rimane relegato alle proprie quattro mura e al proprio gruppo di amici. Quando entrano in ospedale, in municipio o in un’altra istituzione, dovrebbero invece trasformarsi in parlanti di una varietà diversa, quella appresa a scuola.

    Ma il paziente non è un candidato al patentino. Non ha il compito di dimostrare al medico di saper parlare quello che lui ritiene il tedesco «corretto». Può certamente farlo, ma al contempo deve avere il diritto di essere compreso nella lingua nella quale riesce a esprimersi meglio, soprattutto quando è malato, anziano, spaventato, sotto choc o stress, o comunque in una situazione di particolare vulnerabilità. Altroché questione identitaria. Dover spiegare questa cosa a un medico mi spaventa.

    Dipingere il dialetto come un ostacolo da eliminare è già discutibile sul piano linguistico e culturale. In sanità, però, diventa anche una questione di qualità e sicurezza dell’assistenza. La capacità di comprendere correttamente un paziente è fondamentale e non dipende certo solamente dalla conoscenza del lessico specialistico. Dipende dalla capacità di comunicare con una persona reale, nelle condizioni concrete in cui si trova, e non ultimo dall’empatia, che — nel caso specifico — nei confronti di chi parla dialetto non mi sembra particolarmente sviluppata.

    Invece di restringere la formazione al linguaggio clinico, un approccio aperto, moderno dovrebbe portare ad allargarla alla varietà effettivamente parlata dalla popolazione.

    E qui arriviamo a un altro passaggio significativo dell’intervista. Fattor racconta che, durante le visite alle quali assistono studenti provenienti dalla Germania, chiede ai pazienti sudtirolesi di parlare in Hochdeutsch, perché gli studenti — se non sono bavaresi — spesso non comprendono il dialetto locale. In queste situazioni, aggiunge, capita che sia necessario che un «Walsche[r]» come lui traduca in «tedesco ufficiale (!)».

    È un modo curioso di intendere le priorità. Non è il medico o lo studente a dover (imparare a) comprendere il paziente, ma quest’ultimo a dover modificare il proprio modo di parlare affinché il medico o lo studente non facciano fatica.

    Una curiosità sorge spontanea: in presenza dei famosi studenti tedeschi, Fattor chiede anche ai propri pazienti di lingua italiana di parlare in tedesco (standard), se lo sanno, oppure è un trattamento riservato a quelli di lingua tedesca?

    A un certo punto concede che in Sudtirolo la conoscenza del tedesco è «certamente imprescindibile», ma afferma che sarebbe altrettanto necessario «un cambio di paradigma culturale radicale (!) da parte del mondo sudtirolese». Stupisce con quanta spocchia, ancora una volta, un rappresentante della maggioranza nazionale si arroghi il diritto di stabilire quale sia il paradigma culturale «corretto» per la minoranza linguistica.

    Fattor spiega poi che, nel caso del diabete gestazionale, il 70 per cento delle pazienti necessita di mediazione in urdu, arabo o curdo, che viene fornita. E, bontà sua, dice di non vedere alcun impedimento a fornire un simile aiuto anche ai «pazienti sudtirolesi in difficoltà linguistica», che sarebbero «veramente pochi».

    È naturalmente positivo che il servizio sanitario garantisca mediazione linguistica a chi ne ha bisogno. Ma il ragionamento evidenzia una questione di non poco conto: il tedesco dei sudtirolesi, per i quali il plurilinguismo ufficiale e le varie tutele sono stati istituiti, è ormai visto come una qualsiasi lingua straniera?

    E chi sono quei tedeschi che non hanno «difficoltà linguistica»? Quelli che abbandonano la propria lingua per adeguarsi a quella del medico, con tutti i gravi rischi che ciò comporta? È questo lo stato ideale, da raggiungere?

    Proviamo anche solo un attimo a immaginare affermazioni simili da parte di un medico di lingua tedesca, riferite ai propri pazienti di lingua italiana. Gli ispettori del ministero non tarderebbero ad arrivare.

    La vecchia richiesta di assimilazione — il già citato «qui siamo in Italia» — non è dunque stata accantonata, ma si è arricchita di un passaggio che la rende meno evidente e per questo meno attaccabile. Il tedesco va bene, ma non quello che parlate voi.

    Il dialetto diventa un espediente per mettere in discussione indirettamente la piena legittimità del tedesco, mentre l’italiano viene dipinto come una lingua franca «naturale», omettendo le gerarchie linguistiche strutturali e storiche, di tipo coloniale, che portano molti a preferirlo al tedesco standard nella comunicazione tra i gruppi. (L’assenza di un dialetto comune al gruppo linguistico italiano, tra l’altro, è dovuto proprio a questo passato.)

    Quando si pretende che il dialetto venga confinato alla sfera privata, quando lo si associa all’arretratezza, quando si considera una richiesta accettabile che un paziente debba «tradursi» per essere compreso e quando contemporaneamente si propone di ridurre i requisiti linguistici per chi lavora nella sanità, è legittimo chiedersi quale sia la concezione della convivenza linguistica che sta dietro a tutto ciò.

    L’idea che una lingua minoritaria sia accettabile soltanto quando anche nella forma orale si avvicina sufficientemente a uno standard codificato, quando viene parlata nel modo preferito dalla maggioranza e soprattutto quando non costringe quest’ultima ad impararla anche solo passivamente, la dice lunga.


    Mi sorprende che dal mondo politico, mediatico e scientifico di lingua tedesca non si risponda per le rime a questi attacchi ormai quasi quotidiani, volti a rassicurare gli italiani che non vogliono imparare il tedesco e a mortificare i tedeschi in modo che, sempre più spesso, accettino di rinunciare alla propria lingua. Da parte tedesca vedo quasi solo rassegnazione, rinnegamento dei propri diritti e, a volte, adesione attiva al suprematismo.

    E c’è poi un’altra questione, più concreta. L’intervista è stata pubblicata dall’A. Adige, testata edita da Athesia. Alla luce anche della sua storia, sarebbe interessante sapere se l’editore ritenga davvero accettabile che il proprio quotidiano veicoli — regolarmente — una rappresentazione del tedesco sudtirolese e dei suoi parlanti come quella proposta nell’intervista, senza contraddittorio.

    Infine, forse sarebbe opportuno che anche l’Azienda sanitaria prendesse posizione su esternazioni di questo tipo. Non per mettere in discussione la libertà di opinione di un medico, ma perché qui non si parla soltanto di opinioni private: vengono messi in discussione principi fondamentali della comunicazione tra personale sanitario e pazienti, che toccano la qualità dell’assistenza e i diritti sanciti dalla legge. Quando un professionista parla pubblicamente del rapporto con i propri pazienti in questi termini, è lecito chiedersi se una presa di posizione dell’azienda non sia doverosa anche per tutelare l’immagine e la credibilità del servizio sanitario pubblico.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 | 08 09 10 || 01 02



    Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.
  • Keine großen Feiern.
    Podcast


    Ex-Landeshauptmann Luis Durnwalder (SVP) erkennt trotz Autonomiereform keinen Grund für Triumphgefühle.

    Das Gespräch beginnt Durnwalder mit einer Gegenfrage: Wie bewerten Sie die von Alessandro Urzì von den Fratelli d’Italia angestrebte Neueinteilung des Senatswahlkreises Bozen-Unterland? Seine Antwort: »Ich stehe auf der Seite der Unterlandler«. Kritisch steht Durnwalder der Autonomiereform gegenüber, die seit mehr als einem Monat in Kraft ist. Er begrüßt die Reform, sie sei aber kein Grund für Siegesfeiern.

    Ein Podcast von Wolfgang Mayr:

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06


    I cuntribuc esterns ne spidlea nia for la minonga o la posizion de BBD, nsci coche i/la autëures ne sustën nia for i fins de BBD. · Autor:innen- und Gastbeiträge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterstützen. · I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. — ©


    Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.
  • Versteasch du mi?

    Erst kürzlich hatte ich auf eine Studie hingewiesen, der zufolge große Sprachmodelle (LLM) Sprecherinnen deutscher Dialekte diskriminieren. Nun bin ich auf ein neues Paper von Verena Platzgummer und John McCrae von der Ollscoil na Gaillimhe / University of Galway (Irland) sowie Sina Ahmadi von der Universität Zürich gestoßen, das ebenfalls diesem Thema gewidmet ist — diesmal jedoch mit einem direkten Bezug zu Südtirol.

    Der Titel lautet: Versteasch du mi? Computational and Socio-Linguistic Perspectives on GenAI, LLMs, and Non-Standard-Language. Neben (Süd-)Tiroler Dialekten wurden dabei verschiedene Varietäten des Kurdischen unter die Lupe genommen.

    Die Forscherinnen kommen darin zum Schluss, dass moderne Sprachtechnologien stark von historischen Prozessen der Sprachstandardisierung geprägt seien. Dadurch würden gewisse schriftliche und kodifizierte Formen privilegiert, während Dialekte, mündliche Varietäten und ressourcenärmere Sprachen marginalisiert werden.

    Die Ursache dafür liegt offenbar nicht einfach in der weit größeren Verfügbarkeit standardsprachlichen Trainingsmaterials. Die Autorinnen argumentieren vielmehr, dass die Benachteiligung von Nichtstandardvarianten im System angelegt sei und sich aus mehreren Faktoren speise: Technologie, Auswahl von Trainingsdaten, Evaluationspraxis, Sprachideologien sowie politische und historische Prozesse.

    Erst diese Kombination von Gründen führt möglicherweise dazu, dass LLMs sprachliche Hierarchien reproduzieren und verfestigen, anstatt zu ihrer Überwindung beizutragen.

    Wenn ein Sprachmodell eine Varietät schlechter beherrscht, möchte man zunächst vermuten, dass dies an einem Mangel an Trainingsdaten liegt. Stattdessen scheint aber auch die Entscheidung, welche Sprachformen überhaupt als legitim und relevant wahrgenommen werden, eine wichtige Rolle zu spielen.

    Dadurch entsteht ein potenziell selbstverstärkender Kreislauf. Dies zu erkennen, ist eine wichtige Voraussetzung, um der diskriminierenden Entwicklung entgegenwirken zu können. Die Autorinnen plädieren konsequenterweise dafür, sprachliche Vielfalt nicht als eine Art Störgeräusch zu betrachten, das es zu beseitigen gelte, sondern als eine fundamentale Eigenschaft menschlicher Kommunikation.

    Cëla enghe: 01 02 03 || 01



    Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.
  • Das Siegesdenkmal entzaubern.
    Podcast


    Die Boznerin Nora Viehweider plädiert für einen demokratischen Umgang mit dem faschistischen Relikt.

    Der Blick von der Talferbrücke westwärts, das Siegesdenkmal. Protzig, umzäunt, nachts beleuchtet und videoüberwacht. Nicht nur deshalb ist es nicht zu übersehen. Seine Botschaft, noch immer, »[…] von hier aus bildeten wir die Übrigen durch Sprache, Gesetze und Künste«.

    Italienische Rechtsradikale nutzen diesen Standort für ihre Remigrations-Demos, Südtirols Rechte fordern die Schleifung des »faschistischen Tempels«.

    Es gibt noch einen anderen Weg, einen demokratischen, sagt Nora Viehweider, Absolventin der Liberal Arts and Sciences an der Universität Amsterdam.

    Ein Podcast von Wolfgang Mayr:

    Nora Viehweider freut sich über Anregungen, Vorschläge, Kritik und Fragen: nora.viehweider[at]gmail.com

    Cëla enghe:


    I cuntribuc esterns ne spidlea nia for la minonga o la posizion de BBD, nsci coche i/la autëures ne sustën nia for i fins de BBD. · Autor:innen- und Gastbeiträge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterstützen. · I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. — ©


    Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.
  • Dal juech dla pelota ai poec Bertsolaritza: n raion rich de tradizions che se à mantenì.
    4a pert


    de Sofia Stuflesser

    L sistem imersif

    Tla pert spanuela dl Paesc Basch iel plu mëudli scolastics: Tl model A ie dut per spanuel, mé da trëi a cin’ ëura de basch al’ena. Tl model B ie basch y spanuel la rujenedes de nseniamënt. Tl model D an dut per basch, mé da trëi a cin’ ëura de spanuel al’ena. L model D à la Ikastolak, ma l ie nce truepa scoles publiches y catoliches cun chësc sistem.

    Tla Cumunità Autonoma Basca iel te duta la scoles, sibe privates che publiches, n sistem imersif (model D). N possa ruvé nchin ala fin dl studium cun basch coche rujeneda prinzipela de furmazion.

    Tla region de Navarra iel – sciche tla Cumunità Autonoma Basca – al nord la scoles imersives per basch. Tamez iel n raion ulache i genitores possa crì ora te ce sort de scola mandé i mutons y tl sud iel l sistem imersif per spanuel. Tla pert franzëusa dl Paesc Basch iel – sciche tl sud – scoles cun l sistem imersif basch, dantaldut la Ikastolak, ma pona iel nce truepa scoles bilingueles y scoles cun sistem imersif per franzëus. Tres la sensibilisazion di ultimi ani iel unì a s’l dé for plu y plu scoles bilingueles y l ie nce truep genitores che scrij ite si mutons o mutans tla scola basca. N generel se lascel usservé, n pue’ sciche da nëus, che la sculées y i sculeies de rujeneda franzëusa o spanuela rejona mpo franzëus danter ëi, nce sce i ie te na Ikastola. Sciche da nëus vëniel te n cuntest plurilinguel nia ngërt rujenà l lingaz de maiuranza o cun n prestige plu aut, y nia chël dla mendranza. Sëuraprò iel studënc y studëntes che rejona euskara mé a scola, ma nia tla vita da uni di. L medemo possen usservé tla valedes ladines. N vëija che l ie truepa paraleles cun nosta realtà.

    Canche ie ti cuntove ala jënt de nosc sistem plurilinguel fova belau duc feter scetics y me damandova ciuldì che ne on nia n sistem imersif de ladin, ajache l tudësch y talian mperen pa bën tla vita da uni di.

    Studium y università

    L’ëila che me à dat d’albierch, Begotxu, à fat n studium de basch pra i Gesuits, n studium n con‘ dla rujeneda, la leteratura, la storia, la leges y truep deplù n cont de chësc raion. Ntlëuta ne fovel mo nia universiteies publiches per basch. Al didancuei possen studië d’uni sort de cosses per basch. L’università plu mpurtanta ie l’Università dl Paesc Basch (EHU, Euskal Herriko Unibertsitatea) che à si sëntes a Bilbo, Donostia (per spanuel: San Sebastian), Vitoria-Gasteiz y nsci inant. Pona iel nce mo l’università privata de Deusto a Bilbo. Tla pert franzëusa ne n’iel degun studium defin per basch, ma mé singuli cursc o prugrams.

    I studies publics tl Paesc Basch costa danter i 1000 y i 1800 euro al ann, ma iló iel scialdi rie ruvé ite, nce sce n à na media de 8 sun 10. L’universiteies privates al incontra costa danter 5500 y 15.000 euro al ann. Nfat sce privat o publich – n possa crì ora na lingia de studies d’uni sort per basch: studies bascs (cun n focus sun la rujeneda, cultura, leteratura y storia), storia, filosofia, jurnalism, scienzes sozieles, pedagogia, economia, dërt, aministrazion, nfurmatica, scienzes njenieres, biologia y scienzes natureles.

    Nteligënza artifiziela

    L Paesc Basch ie scialdi inant cun la nteligënza artifiziela, dantaldut tres l gran lëur fat dala urganisazion privata non-profit Elhuyar. Ëi se à tëut dant de cunlië l euskara y la scienza. Nscila ai svilupà n tradutëur automatich, che à inuem elia, ulache n possa ciancé te truepa rujenedes. N possa nce rujené ite, y pona fejel la traduzion.

    La traduzion ne vën nia mé fata sun chësta plata internet. Elhuyar à fat n system informatich cun nteligënza artifiziela che n possa mëter sun uni plata internet y che ciancia pona simultan duta la plata internet per spanuel, franzëus, nglëisc o auter. Canche n njonta o muda velch sun la homepage ne muessen donca nia uni iede ciancé te d’autra rujenedes y ciarië su duta la cumedures ti lingac defrënc. N se sparania tëmp. Chësc sistem de traduzion automatica ie bele da udëi sun truepa plates internet de istituzions publiches y privates, firmes y nsci inant. L ie bën scrit leprò che la traduzion ie simultana y automatica.

    La traduzion simultana ie nce scialdi de utl canche n fej sentedes o manifestazions. Chëstes possa unì fates defin per euskara. Chi che ne ntënd nia euskara se mët su auriculeres tres chëi che i possa scuté la traduzion simultana per basch, fata dala nteligënza artifiziela.

    Daujin ala traduzion automatica per basch iel nce unì svilupà n sistem per trascrì chël che l vën dit. Chësc uega p. ej. sce n uel i sottituli de n video o sce n uel se sparanië l lëur de scrì n protocol de na senteda. Nce tl tradutëur automatic ie mplementà chësc sistem dal rujenà al scrit (speech to text).

    L cuntrer de dal rujenà al scrit ie dal scrit al rujenà (text to speech). Na usc de na nteligënza artifiziela ie bona de liejer dant n test. Elhuyar dà ora n magasin scientifich che n possa dut se scuté su, nce mé na cërta pert o na frasa spezifica. Chësc sistem possa vester de utl per persones che mpera la rujeneda y uel audì la pronunzia, ma l possa nce vester de utl per persones che fej iust stroc a cësa y uel p. ej. scuté su la zaita, mpede se la liejer. Sëuraprò possen tò ca chësc sistem te scola cun sculées y sculeies che à dislessia.

    La usc artifiziela che liej dant l scrit possa unì adateda dassënn ala usc de na persona vëira. Sce l vën p. ej. ntervistà tla televijion euskara na esperta spanuela che ne sà nia euskara, possen njunté la usc artifiziela al video, y mudé n pue’ i muvimënc di slefs, a na moda che l cëla ora sciche la savëssa ora de nia da rujené euskara. Sambën vëniel pona scrit leprò che chësta pert ie unida fata cun nteligënza artifiziela.

    Tl ultimo tëmp fovel scialdi de moda danter i mëndri y la mëndres cialé na trasmiscion per euskara tla televijion. I atëures y la atëures de chësta trasmiscion ie scialdi populeres. L ie unì de moda ti scinché a zachei i auguresc persunalisei per l cumplì di ani, fac propi da n atëur o n’atëura de chësta seria. Co va pa chëla? I atëures nstësc à tëut su n video ulache i dij “Ie é audì che te es ncuei cumplì di ani. Te mbince dut l bon…” y nsci inant. Chësc ai per da vëira tëut su per euskara. Ma davia che i ne possa nia dì y tò su l inuem de uni mut o muta che se l mbincia vën la prima pert dl video, ulache l vën p. ej. dit “Hoila Sara” o mefun n auter l inuem, fata dala nteligënza artifiziela. Tres l prugram dal scrit al rujenà y tres l adatamënt di slefs cëlel pona ors sciche sce chësta persunaliteies ti fajëssa i auguresc persunalisei per euskara per i mutons.

    Bertsolaritza – l’ert dla mpruvisazion

    Bertsolaritza ie poejia a usc, mpruviseda, che vën cianteda o dita dant te na maniera spontana y performativa, zënza se njenië ca. I artisć à inuem Bertsolari. A un n vers ti dijen Bertsos. La mpruvisazion vën fata aldò de regules de rima y metrica. L vën dantaldut ciantà te meludies dates dant. Suvënz dà n muderadëur dant na tematica spontana. I argumënc spidlea la descuscions atueles dla sozietà. La tematiches va dala vita da uni di ala politica, suvënz cun umor o ironia.

    L Bertsolari muessa nscila argumenté o cunté tl medemo mumënt, fé rimes poeticamënter drëtes, cianté cun ritm y melodia, mpruvisan dut chësc. N possa l udëi coche na pratica culturela danter leteratura, performance y politica. Bertsolaritza ie n’ert y na pert zentrela dl’identità basca, tres chëla che l vën nce mantenì, svilupà inant y dat inant la rujeneda basca.

    N elemënt zentrel ie l carater agonistich, sciche tla poejia da zacan o pra i poetry slams d’al didancuei: i Bertsolaris fej suvënz pea pra garejedes. I se respuend vers per vers. Nscila vëniel a s’l dé na forma de dialogh poetich cumpetitif cun versc.

    La tradizion ie scialdi vedla y va de reviers ala cultura populera a usc. Pra festes, marcëi, nozes o auter trasmetova Bertsolari stories, nutizies y valores. Tla sozieteies preletereles ie chësta na funzion tipica dla poejia mpruviseda.

    Ncueicundì ie Bertsolaritza mo na tradizion viva. L ie de gran campionac (uni cater ani cun milesc de spetadëures). Bertsolaritza vën al didancuei nce nsenià tla scoles. Scebën che l se à modernisà, restel na poejia mpruviseda.

    Mujiga

    L euskara ne vën nia mé vitalisà tres la leteratura, ma nce tres la mujiga. L ie truepa grupes che ciantia per basch te stii d’uni sort. Na plataforma che pieta na sëuravijion dla mujiga ie “Badok”.

    Bal

    Tl Paesc Basch iel na gran varietà de bai; n desferenzieia passa 10 sortes. Suvënz vëniel balà sun plaza, majera pert te na grupa o a forma de ciadëina.

    L bal plu mpurtant d’unëur ie l Aurresku. L se trata de n bal zeremoniel, suvënz purtà dant da una na persona per uneré zachei p. ej. pra nozes o ucajions ufizieles. Cun chësc bal vëniel mustrà respet, denità y la gerarchia soziela. L ie n stil elegant cun sauc auc y vares avisa. L bal vën acumpanià dal flaut txistu y dal tamburdl.

    Aurresku1https://it.wikipedia.org/wiki/Aurresku#/media/File:Aurreskua_dantzatzen.jpg

    N bal plu rituel y marziel ie l Ezpata-dantza, che n bala cun spedes o fusć. Furmazions coletives y batudes ritmiches caraterisea chësta sort de bal che simbolisea la cumenanza y la forza. N possa paredlé l Ezpata-dantza cun bai cun la speda tla Nghiltiera y tla Elpes. Liej inant / Weiterlesen / Continua →

    • 1
      https://it.wikipedia.org/wiki/Aurresku#/media/File:Aurreskua_dantzatzen.jpg ↩︎

    I cuntribuc esterns ne spidlea nia for la minonga o la posizion de BBD, nsci coche i/la autëures ne sustën nia for i fins de BBD. · Autor:innen- und Gastbeiträge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterstützen. · I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. — ©


    Einen Fehler gefunden? Teilen Sie es uns mit. | Hai trovato un errore? Comunicacelo.

You are now leaving BBD

BBD provides links to web sites of other organizations in order to provide visitors with certain information. A link does not constitute an endorsement of content, viewpoint, policies, products or services of that web site. Once you link to another web site not maintained by BBD, you are subject to the terms and conditions of that web site, including but not limited to its privacy policy.

You will be redirected to

Click the link above to continue or CANCEL