Rajoy lehnt erneut Verhandlungen ab.

Noch im Lauf des gestrigen Tages hat der spanische Ministerpräsident Mariano Rajoy (PP) den Brief des katalanischen Präsidenten Carles Puigdemont (JxS) beantwortet. Das unterbreitete Verhandlungsangebot lehnt Rajoy in seinem neuerlichen Schreiben ab. Er verweist auf die (klar zentralstaatsfreundliche) Haltung der Europäischen Union und gibt der katalanischen Regierung noch bis Donnerstag Zeit, ihn darüber in Kenntnis zu setzen, ob bereits die Unabhängigkeit ausgerufen wurde. Dann könnte Madrid Artikel 155 der spanischen Verfassung aktivieren, der die Aussetzung einer Autonomie erlaubt.

Medienberichten zufolge soll der scheidende deutsche Außenminister Sigmar Gabriel (SPD) Katalonien am Rande eines Treffens in Luxemburg zur Rückkehr auf den Verhandlungsweg ermahnt haben. Ob er da nicht das Ziel verfehlt hat?

Politische Gefangene in Katalonien?
Cuixart und Sánchez hinter schwedischen Gardinen

Jordi Cuixart, Leiter von Òmnium Cultural, und Namensvetter Jordi Sánchez, Vorsitzender der Unabhängigkeitsbewegung ANC, müssen sofort ins Gefängnis. Das hat die Richterin am nationalen Gerichtshof, Carmen Lamela, heute entschieden, indem sie auf die Forderung der Staatsanwaltschaft einging.

Cuixart und Sánchez wird vorgeworfen, am 20. September einen Volksaufstand organisiert zu haben, als sie zu Massenprotesten gegen das Eindringen der Guardia Civil in Gebäude der Generalitat und die Festnahme von hohen katalanischen Funktionärinnen aufgerufen hatten. Ihnen drohen Haftstrafen von bis zu 15 Jahren.

Der ebenfalls wegen Volksaufstands angeklagte Major Josep Lluís Trapero, Chef der Landespolizei Mossos d’Esquadra, wurde hingegen vorläufig und unter Auflagen auf freien Fuß gesetzt. Anders als von der Staatsanwaltschaft gefordert, muss er (noch) nicht ins Gefängnis, doch sein Pass wurde eingezogen.

Ein paar Erkenntnisse zur Nationalratswahl 2017.

  • Es sieht so aus, als ob garantiert ist, dass das – meines Erachtens – vordringlichste Problem in Österreich (und anderswo), nämlich das Auseinanderklaffen der Schere zwischen arm und reich, in den kommenden fünf Jahren nicht kleiner werden wird.
  • Scheinlösungen aka. Symptombekämpfungen in der Migrations- und Flüchtlingsfrage sprechen die Menschen – nicht ganz unverständlicherweise – mehr an als überhaupt keine Lösungen.
  • Sebastian Kurz als gefährlichen „Rechtsaußen“ zu bezeichnen und über ihm die berüchtigte Keule zu schwingen ist lächerlich und grenzt an NS-Verharmlosung.
  • Es ist erstaunlich, wie jemand, der seit sechs Jahren Regierungsmitglied ist und dessen Partei seit genau 30 Jahren durchgehend in der Bundesregierung vertreten ist, die Menschen überzeugen kann, für Erneuerung zu stehen.
  • Peter Pilz ist ein Lästiger. Aber genau deshalb ist es wichtig, dass er und seine Liste im Parlament vertreten sind.
  • Ähnliches gilt für Duracell-Häschen Matthias Strolz und seine Neos, die ein wichtiges liberales Korrektiv sind, das auch die europäische Ebene – bei allen Problemen und Fehlentwicklungen derzeit – im Fokus hat.
  • So desaströs und inhaltsleer („FPÖ verhindern“) das Auftreten der Grünen und ihrer Doppelspitze in diesem Wahlkampf war, so schade wäre ein Ausscheiden aus dem Nationalrat. Auch die Grünen erfüllen für eine lebendige Demokratie im Sinne des Pluralismus in Österreich eine unschätzbar wichtige Aufgabe.
  • Der demokratiefeindliche Wahlkampf der SPÖ und die Strahlkraft von Bundeskanzler Christian Kern als Gegenpol zu Kurz/Strache wiegen einander auf.
  • Ich vermute, dass eine Regierungsbeteiligung der FPÖ diese – wie bereits 2007 – ziemlich zerklauben wird und der ganze Spuk dann wieder von vorne beginnt. Die Frage ist nur, wieviel es den Steuerzahler dieses Mal kosten wird. Die Korruptionsmaschinerie Schwarz-Blau hat zwischen 2000 und 2007 rund 17.000.000.000 Euro verbrannt (BUWOG, Eurofighter, Hypo usw.) an denen Österreich zehn Jahre später immer noch zu kauen hat. Mindestens zehn ÖVP- bzw. FPÖ-Getreue haben im Zuge der Korruptionsskandale bislang Haftstrafen ausgefasst (Martinz, Strasser, Rumpold, Westenthaler, Dobernig, Dörfler usw.).
  • Die Wahlbeteiligung ist trotz (oder gar wegen?) des verbreiteten Schmutzkübelwahlkampfes um fünf Prozentpunkte gestiegen.
  • Nach unten treten und nach oben kuschen war und ist die erfolgreichste Wahlkampfstrategie.
  • Die mangelnde Fähigkeit, divergierende Meinungen innerhalb des demokratischen Grundkonsenses nicht gleich als Extremismus abzutun, trägt Mitschuld am “Rechtsruck” in einem seit Jahrzehnten vom Rechtskonservatismus geprägten Land.

Siehe auch: [1] [2]

La risposta di Puigdemont a Rajoy.

Con questa lettera il presidente catalano oggi ha risposto alla precedente missiva del primo ministro spagnolo:

Gentile Presidente Rajoy,

la situazione che viviamo è di tale importanza da esigere risposte e soluzioni politiche all’altezza. La mia lettera vuol contribuire a raggiungere questo tipo di risposte, che sono quelle che ci chiede la maggioranza della società e che ci si aspetta in Europa, dove non non si comprende nessuna maniera di risolvere un conflitto che non passi per il dialogo, il negoziato e l’accordo.

In questo senso, mi ha sorpreso che la Sua missiva del passato 11 ottobre annunciasse la volontà del Suo governo di attivare l’articolo 155 della Costituzione per sospendere l’autogoverno della Catalogna.

Quando il passato giorno 10 [di ottobre], assecondando la richiesta di numerose personalità e istituzioni internazionali, spagnole e catalane, Le ho sottoposto una sincera offerta di dialogo, non lo ho fatto come una dimostrazione di debolezza, ma come una proposta onesta per trovare una soluzione alla relazione fra lo Stato spagnolo e la Catalogna, che risulta bloccata da molti anni.

Domenica 1 ottobre, in mezzo a una violenta azione di polizia, denunciata dai più prestigiosi organismi internazionali, più di due milioni di catalani hanno conferito al Parlamento catalano il mandato democratico di dichiarare l’indipendenza. Ai risultati di questo referendum vanno aggiunti quelli delle ultime elezioni al Parlamento della Catalogna dove una chiara maggioranza, un 47,7%, ha votato forze indipendentiste, e dove le forze esplicitamente contrarie [all’indipendenza] hanno raggiunto il 39,1%. Bisogna inoltre ricordare che l’80% dei cittadini manifesta la volontà di decidere il futuro politico votando in un referendum concordato. Accettare la realtà è la strada per risolvere i problemi.

La priorità del mio governo è quella di cercare intensamente la via del dialogo. Vogliamo parlare, come succede nelle democrazie consolidate, del problema che pone la maggioranza del popolo catalano, che vuole intraprendere il cammino di un paese indipendente nella cornice europea.

La sospensione del mandato politico scaturito dalle urne l’1 ottobre dimostra la nostra ferma volontà di trovare una soluzione e non lo scontro. È nostra intenzione percorrere il cammino in maniera concordata, tanto nelle tempistiche quanto nella forma. La nostra proposta di dialogo è sincera e onesta. Per tutto ciò, durante i prossimi due mesi, il nostro obiettivo principale è invitarLa al dialogo in modo che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane che hanno espresso la loro volontà di aprire un cammino di negoziazioni abiano l’opportunità di esprorarlo. In questo modo constateremo l’impegno di tutte le parti a trovare una soluzione concordata.

Per tutto ciò che ho esposto Le faccio pervenire due richieste:

La prima è quella di fermare la repressione contro il popolo e il governo della Catalogna. Questo stesso lunedì sono citati come imputati davanti al Tribunale nazionale due leader della società civile catalana che dal 2010 in poi hanno promosso le manifestazioni pacifiche di milioni di persone. Inoltre, davanti allo stesso Tribunale nazionale, è convocato anche il maggiore del corpo dei Mossos d’Esquadra, uno dei quadri di polizia con maggior prestigio nell’ambito della polizia europea e che esercita i suoi compiti con grande rigore e garantismo.

Per quanto riguarda la repressione soffriamo, fra le altre cose, la vulnerazione di diritti fondamentali; l’intervento su e il congelamento di conti bancari che impediscono che rispettiamo i nostri obblighi con le persone che più ne hanno bisogno; la censura di internet e mezzi di comunicazione; la violazione del segreto postale; le detenzioni di servitori pubblici; e la brutale violenza di polizia esercitata contro la popolazione civile l’1 di ottobre.

La nostra offerta di dialogo è sincera nonostante tutto ciò che è accaduto, però logicamente è incompatibile con l’attuale clima di crescente repressione e minaccia.

La seconda richiesta è quella di concretizzare, prima possibile, una riunione che ci permetta di esplorare i primi accordi. Non lasciamo che la situazione si deteriori ulteriormente. Con buona volontà, riconoscendo il problema e guardandogli in faccia, sono sicuro che potremo trovare la via della soluzione.

Cordialmente

Carles Puigdemont e Casamajó
Presidente della Generalitat de Catalunya

Barcellona, 16 ottobre 2017

Traduzione: BBD

Vedi anche: [1] [2]

Ricorso a Strasburgo contro il «constitucional».

Ben 76 deputate e deputati del parlamento catalano, su un totale di 135, hanno deciso di denunciare alla Corte europea dei diritti umani la sospensione forzata dei lavori parlamentari recentemente imposta dal tribunale costituzionale spagnolo. Hanno aderito le rappresentanti di Junts pel Sí (alleanza elettorale di ERC e PDeCAT) e della Candidatura d’Unità Popolare (CUP), ma anche quelle di Catalunya Sí que es Pot (CSQP; gruppo parlamentare di Podem, Verdi e altre sigle della sinistra).

Nell’ammettere un ricorso del Partito Socialista (PSC), il tribunale costituzionale spagnolo aveva sospeso l’attività del parlamento catalano, vietandogli di riunirsi lunedì 9 ottobre, come originariamente previsto. Una misura presa ancor prima che la seduta fosse ufficialmente convocata e sulla base di ciò che forse sarebbe potuto succedere nel corso della stessa (dichiarazione di indipendenza).

Contrariamente a quanto richiesto da CSQP il presidente catalano, Puigdemont, decise di non contrapportsi al divieto, presentandosi in parlamento solo il giorno successivo.

Le 76 ricorrenti, fra cui la presidente del parlamento Carme Forcadell, sono dell’avviso che la decisione del constitucional abbia leso i loro diritti fondamentali, inclusi quelli di esprimersi e riunirsi liberamente.

‘El País’, Autoren ziehen Konsequenzen.

Die vier valencianischen Autoren Joan Francesc Mira, Enric Sòria, Martí Domínguez und Manuel Baixauli haben zeitgleich ihre mehrjährige Zusammenarbeit mit der Tageszeitung El País aufgekündigt. In einer gemeinsamen Stellungnahme begründeten sie diesen Schritt mit der Berichterstattung des Madrider Tagblatts über die »politische und soziale Aktualität in Katalonien«.


Damit ist die nahezu bedingungslos regierungsfreundliche Linie der linksliberalen Zeitung in Bezug auf die Unabhängigkeitspläne in Barcelona gemeint. Selbst das gewaltsame Vorgehen der spanischen Polizei gegen friedliche Stimmbürgerinnen am 1. Oktober, das international für großes mediales Aufsehen gesorgt hat, wurde kaum hinterfragt.

Bereits vor Tagen hatten Journalistinnen die Rolle staatlicher Medien als »manipulativ« kritisiert.

Quotation (409): Nationen nicht provisorisch.

Natasha Bertaud ist »koordinierende Sprecherin für Tätigkeiten von Präsident Juncker«.

Der Kommissionspräsident erklärt die jetzige Eigenschaft der EU als Club der (etablierten) Nationalstaaten für unüberwindbar und Projekte wie die Vereinigten Staaten von Europa oder — implizit — eine europäische Republik für nicht realisierbar.

Das ist erstens undemokratisch, denn einer wie auch immer gearteten Entwicklung dürfte — entsprechende Mehrheiten vorausgesetzt — nichts im Wege stehen. Und zweitens steigert es naturgemäß die Attraktivität von Eigenstaatlichkeit, wenn »Nationen« zu einzigen und »ewigen« Trägerinnen der Union deklariert werden.

Das wahre Gesicht dieser EU zutage gefördert zu haben ist eine von mehreren Leistungen der katalanischen Unabhängigkeitsbewegung. Wer darauf gewartet hat, dass sich die Nationalstaaten von selbst auflösen, wird eines Besseren belehrt. Im Gegenteil: Sie scheinen die EU als Garantin ihres Fortbestands zu sehen.

Siehe auch: [1] [2] [3]

Ärzte ohne Grenzen gegen Land Südtirol.
Behandlung Geflüchteter in der Kritik

Die Hilfsorganisation Médecins Sans Frontières (Ärzte ohne Grenzen) hat heute eine Stellungnahme veröffentlicht, mit der sie den »entwürdigenden« Umgang mit sogenannten quotenfremden Flüchtlingen in Südtirol scharf kritisiert. Sie würden zwar von Vereinen wie SOS Bozen und Antenne migranti unterstützt, speziell aufgrund des Critelli-Rundschreibens aber von umfassenden Schutzmaßnahmen ausgeschlossen — selbst wenn es sich um unbegleitete Minderjährige, Frauen, Familien mit Kindern oder Kranke handle. Sie seien gezwungen, in Parks und unter Brücken zu leben, hätten keinen Zugang zu Sanitäranlagen, die medizinische Versorgung sei mangelhaft.

Ärzte ohne Grenzen zeigt sich besonders im Hinblick auf die kalte Jahreszeit besorgt und fordert das Land zur sofortigen Rücknahme des berüchtigten Rundschreibens auf.

Siehe auch: [1] [2]